7-22 aprile/ Mostra delle opere di Stefano Turconi e di Teresa Radice

La rassegna di mostre d’arte al Chiostrino Artificio continua con l’esposizione delle opere di Stefano Turconi e di Teresa Radice, visitabile dal 7 al 22 Aprile 2018.

La rassegna di mostre d’arte al Chiostrino Artificio continua con l’esposizione delle opere di Stefano Turconi e di Teresa Radice, visitabile dal 7 al 22 Aprile 2018.

In un onirico set televisivo, Laura Carioni (Giuliana) e Davide Scaccianoce (il presentatore) racconteranno la sua storia, tra tuffi nel passato e repentini ritorni al presente, in un atipico spettacolo di teatro di narrazione civile diretto da Sergio Fantoni, che andrà in scena alle 21 di sabato 7 aprile al circolo Arci Mirabello, in via Tiziano 5 a Cantù.

Domenica 18 marzo alla trasmissione di Fabio Fazio Che tempo che fa, l’astronauta italiano Paolo Nespoli ha spiegato le peculiarità del simbolo della missione spaziale Vita, dove figura Il terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto. Nella visione dell’artista, il “Terzo Paradiso” è la fusione tra il primo paradiso, quello in cui gli uomini erano in totale armonia con la natura, e il secondo paradiso, quello artificiale, creato dall’intelligenza umana. Il Terzo Paradiso è dunque una nuova fase dell’umanità, un terzo tempo in cui natura ed artificio trovano un equilibrio e dove l’arte gioca il ruolo fondamentale di promuovere il cambiamento sociale. Tre cerchi orizzontali, riconfigurazione del segno matematico dell’infinito, ne sono il simbolo ormai noto in tutto il mondo. (altro…)
La nuova mostra della Pinacoteca Züst di Rancate, in Canton Ticino, affronta con le consuete attenzione e delicatezza un tema centrale per l’arte moderna, ovvero il rapporto tutt’altro che semplice e pacifico tra diffusione dei modelli comunicativi e la loro affermazione pubblica.
Ovvero: nella seconda metà dell’Ottocento, il “fare arte” comincia a uscire dai ristretti ambiti degli operatori professionisti o dei dilettanti delle classi più elevate; la diffusione della scolarizzazione e della cultura, l’affermazione sociale di nuovi ceti e di nuovi ambiti territoriali, la progressiva e sempre più rapida evoluzione dei modelli di comportamento provoca una nuova attenzione ai linguaggi artistici (o – se si preferisce – a diversi modelli di comunicazione, tendenzialmente più liberi e legati ai sentimenti). Non a caso, spesso, al centro di questa tendenza “popolare” stanno nuove figure sociali che proprio in questi decenni a cavallo dei due secoli acquisiscono una nuova consapevolezza. Sono molte donne a impegnarsi in questo nuovo sforzo di rappresentazione e di comunicazione: nuove scrittrici, nuove musiciste, nuove artiste. Ma i freni della società tradizionale sono ancora molto forti: solo raramente le loro opere riescono ad essere conosciute, più spesso restano in ambito familiare o personale, espressione di una promozione individuale e non ancora di un riconoscimento di genere.
È questo (detto in estrema sintesi) lo sfondo su cui si colloca la mostra dedicata dalla Pinacoteca Züst a Valeria Pasta Morelli (e ad altre pittrici del suo tempo) e intitolata Arte e diletto. Il diletto è appunto il ripiegamento su una dimensione privata di un’aspirazione pubblica, ma non bisogna commettere l’errore di ritenere che sia poco: il diletto è già una conquista, a fronte di tutto ciò che era imposto come un dovere (quando non una condanna).
Valeria Pasta è una delle poche ticinesi che nella seconda metà dell’Ottocento si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, grazie a una posizione sociale di tutto rispetto (proviene da una famiglia di Mendrisio ormai solidamente affermata; suo padre Carlo è medico e imprenditore, suo zio Bernardino pittore). Negli studi artistici rivela notevoli doti, ma il matrimonio con un alto funzionario dell’esercito italiano la riporta all’interno di un orizzonte familiare, a un ruolo di sposa e di madre che contempla l’arte solo come attività marginale, come “diletto”, appunto. Ciò non significa che le sue opere, cui continuerà ad applicarsi per tutta la vita, siano dilettantesche: per quanto non tutte dello stesso livello, mostrano indubbie qualità e alcune sono decisamente interessanti.
La mostra di Rancate, curata da Mariangela Agliati Ruggia, Stefania Bianchi e Sergio Rebora, propone questa vicenda personale di notevole significato sullo sfondo del contesto familiare (e territoriale) e su quello dell’ambiente culturale. L’esperienza di Valeria Pasta Morelli non fu infatti unica: non poche altre donne seguirono nello stesso periodo o nei decenni immediatamente seguenti parabole di vita e di interessi analoghe. Marie-Louise Audemars Manzoni, Giovanna Béha Castagnola, Adele Andreazzi, Olga Clericetti, Elisa Rusca, Antonietta Solari e Regina Conti sono nomi oggi quasi del tutto sconosciuti (ma qualcuna di loro guadagnò in passato una certa rinomanza), ma comunque espressione di una ricerca di espressione artistica e di affermazione sociale che provocò un progressivo mutamento nel ruolo e nell’immagine delle donne. E l’esposizione di Rancate è una testimonianza essenziale per il riconoscimento dell’importanza di questo mutamento, anche in aree “periferiche”, come il Canton Ticino tra Otto e Novecento (ma il discorso non sarebbe diverso se fatto sul Comasco o la Brianza).
Una nota ulteriore garantisce, poi, del ruolo non effimero di queste ricerche. Le opere di Valeria Pasta Morelli sono giunte in donazione alla Pinacoteca di Rancate (per volontà dell’erede dell’artista) proprio a seguito del lavoro di valorizzazione delle memorie locali svolto in tutti questi anni, con un’attenzione particolare a temi poco frequentati (come la storia delle donne).
Un esempio in più, se mai ce ne fosse bisogno, che la memoria di un territorio non è data una volta per tutte, ma va “costruita” con un lavoro continuo.
[Fabio Cani, ecoiformazioni]
Valeria Pasta Morelli, La famiglia Morelli
Due immagini dell’allestimento della mostra:
Arte e diletto.
Valeria Pasta Morelli (1858-1909) e le pittrici del suo tempo
a cura di Mariangela Agliati Ruggia, Stefania Bianchi, Sergio Rebora
Rancate (Mendrisio), Pinacoteca Züst
27 marzo – 26 agosto 2018
Orari: martedì-domenica 9-12, 14-17 (da marzo a giugno); 14-18 (luglio e agosto); lunedì chiuso
Ingresso: CHF/euro 10, ridotto CHF/euro 8
Info: 004191 8164791, http://www.ti.ch/zuest
Accanto al m.a.x.museo, lo Spazio Officina di Chiasso svolge – come esplicita il suo nome – un’opera di ricerca e approfondimento delle varie espressioni dell’arte contemporanea, privilegiando un’idea di “costruzione” delle conoscenze e senza porsi limiti di tecniche e di linguaggio.
L’esposizione dedicata a Francesco Vella riflette queste scelte e, al tempo stesso, evidenzia quanto ciò, lungi dallo scivolare in un approccio indistinto, consenta invece di elaborare precise ipotesi interpretative sulla contemporaneità.
Francesco Vella, artista di nascita ticinese (Caneggio, 1954) e di formazione milanese (diploma all’Accademia di Brera nel 1980), mette al centro della sua ricerca il segno, con gli inevitabili corollari di parola e materia. Nelle oltre duecento opere esposte in questa prima antologica, in gran parte provenienti da collezioni private (oltre che dagli archivi dell’artista), si coglie un interesse specifico per il linguaggio (cioè per l’articolazione dei sistemi di segni), continuamente rielaborato alla luce delle sollecitazione del contesto contemporaneo. Persona di poche, efficaci parole, e di molti interessi (oltre all’arte visiva, anche la musica e persino il calcio), Francesco Vella conduce attraverso le sue visioni a un punto nodale, a un “concetto”: quello appunto del valore del segno.
Se guardando le sue opere da una certa distanza a colpo d’occhio sembra di cogliere un’esigenza di rarefazione e di sintesi, bisogna avvicinarsi (soprattutto ai grandi cerchi “tagliati”) per verificare la complessa stratificazione di elementi, non solo parole (e, comunque, di grandezza e grafia differenti), ma anche figure e sottili vibrazioni delle grandi campiture di colori (semplici, ma mai primari).
Attraverso questo gioco di equilibri sempre mutevoli, Francesco Vella riesce a raccontare non solo trent’anni di storia dell’arte contemporanea, ma – forse – anche di vita quotidiana, di continua dialettica tra persone (l’individuo metaforizzato dalla cifra 1) e contesto.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]
Francesco Vella
Visioni dell’arte: la ricerca del segno in pittura
a cura di Dalmazio Ambrosioni, Nicoletta Ossanna Cavadini
24 marzo – 29 aprile 2018
Chiasso, Spazio Officina, via Dante Alighieri 4
Orari: martedì-venerdì 14-18; sabato-domenica 10-12, 14-18; lunedì chiuso
Ingresso: CHF/euro 7, ridotto CHF/euro 5; ingresso gratuito ogni prima domenica del mese
Info: 004158 122 42 52, http://www.centroculturalechiasso.ch

«Un festival libero e indipendente, dedicato al cinema libero e indipendente». Così Enzo D’Antuono, presidente dell’Arci provinciale di Como e del circolo Arci Xanadù, riassume l’essenza di Fuori mercato, il festival internazionale di cinema indipendente che è stato presentato alla stampa martedì 20 marzo allo Spazio Gloria di via Varesina 72, dove, giovedì 22 marzo, si aprirà per la sua prima edizione, anticipata dalla proiezione di Mexico! Un cinema alla riscossa di Michele Rho, lunedì 19 marzo nella rassegna de I lunedì del cinema, e seguita dalla proiezione dei film vincitori la sera di lunedì 26 marzo e dalla proiezione di Upm – Unità di produzione musicale ( 77′, 2015) di Pietro de Tilla, Elvio Manuzzi, Tommaso Perfetti, alle 21 di martedì 27 marzo. (altro…)

Dal 17 Marzo al 15 Aprile lo spazio espositivo di San Pietro in Atrio di via Odescalchi a Como ospiterà la mostra personale di Virgilio Vairo, organizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Como. L’inaugurazione si terrà venerdì 16 marzo dalle 17.30.
Al termine della salita del Sacro Monte di Ossuccio, il Santuario della Madonna del Soccorso è percepito dalla maggior parte delle persone che vi si recano come un semplice punto d’arrivo.

Sarà aperta al pubblico fino a mercoledì 4 aprile alla Fabbrica del Vapore di Milano (via G.C. Procaccini 4, M5 Monumentale) Revolution, Musica e ribelli 1966-1970, dai Beatles a Woodstock. Questa grande esposizione – una visita approfondita dura almeno due ore – vuole celebrare la moltitudine di correnti culturali e “controculturali” che hanno segnato un’epoca tumultuosa sotto ogni punto di vista, dai costumi alla politica ai rapporti tra individuo, società e istituzioni. Oltre 500 oggetti e testimonianze sapientemente collocati in sale tematiche ricostruiscono un vero e proprio universo che, non avendo vissuto gli anni Sessanta, è difficile immaginare “condensato” in così pochi anni.

In Carmen Show, giovedì 15 marzo alle 20,30 al Teatro Sociale di Como, Davide Marranchelli mette in scena il rito di Carmen, il rito della donna libera, della zingara ribelle che viene uccisa dal suo amante. (altro…)