arte

13 maggio/ “Il calzino di Ulisse” e una rosa per la mamma

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Domenica 13 maggio alle 16,  alla Piccola accademia del TeatroGruppo popolare in via Castellini 7 a Como,  per la rassegna teatrale dedicata ai bambini “La domenichina dei piccoli”, si terrà lo spettacolo “Il calzino di Ulisse”. (altro…)

“I’m your Man”: Belcastro e Poggioni con Leonard Cohen

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I grandi artisti non muoiono mai. Cinema e teatro piangono la recente dipartita di Ermanno Olmi, Paolo Ferrari e Paolo Taviani, fratello di Vittorio. Della riproducibilità tecnologica dell’opera d’arte ha diffusamente scritto Walter Benjamin già nel 1936 (Das Kunstwerk im Zeitalter seiner technischen Reproduzierbarkeit, edito in Italia da Einaudi), nei suoi aspetti positivi e in quelli negativi. Non bisogna però dimenticarsi dell'”altro” modo per tenere viva la sensibilità poetica di chi non c’è “fisicamente” più, e cioè quella del tributo, mai identico alla versione originale dell’artista e della sua opera, ammesso di versione ne esista una sola, una “versione Alfa”  (e spesso non è così, o se ne è persa ogni traccia), mai però impoverito, perché ogni opera d’arte è frutto di contaminazioni e suggestioni, della somma di introspezione e di ispirazioni esterne, a volte trascendentali e mistiche, a volte materiali e sensoriali, a volte universali e a volte, viceversa, strettamente personali.

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Mostra/ A cavallo della storia e dell’arte

Per una volta i cavalli entrano in pinacoteca, e lo fanno con delicatezza (niente a che vedere con i proverbiali elefanti in cristalleria). La nuova mostra della Pinacoteca Züst di Rancate (nel Cantone Ticino) può sembrare strana, ed è invece stimolante e perfettamente congeniale agli spazi e alla missione del museo ticinese che ci ha abituato in questi anni a esposizioni originali, interessanti e – non di rado – inconsuete.

Tra gli obiettivi che la Pinacoteca Züst si è data nel suo lavoro c’è anche quello di sondare e “pubblicizzare” le collezioni private del territorio, e non solo quelle di carattere strettamente artistico. C’è in questo sforzo la curiosità di scoprire l’inesauribile varietà del patrimonio locale (che poi tanto “locale” non è) e la voglia di aprire idealmente le stanze private alla fruzione pubblica (qualcuno – forse – ricorderà la bella mostra fotografica di qualche anno fa dedicata alle stanze piene degli oggetti della vita quotidiana e poi “svuotate”). Dal magico cilindro del territorio è uscito questa volta non un coniglio, ma un cavallo, o meglio: una quantità di possibili cavalli. La collezione di Claudio Giannelli, prioritariamente dedicata ai morsi per cavalli, è infatti tra le più ricche al mondo e presenta, oltre ad alcuni pezzi degni di entrare nei più importanti musei, una miriade di altri reperti utili a farsi un’idea dell’universo equino.

Mariangela Agliati Ruggia (direttrice della Pinacoteca Züst, Claudio Giannelli, Alessandra Brambilla

 

Addomesticato alcune migliaia di anni fa, il cavallo svolge un ruolo fondamentale nella società umana, soprattutto presso quei popoli non stanziali che hanno fatto del movimento (non sempre pacifico) il loro modo di esistere. A tale millenaria storia si deve il valore simbolico che tuttora il cavallo mantiene. Quindi, un’esposizione dedicata al cavallo permette di sondare atteggiamenti culturali e sociali diversi da quelli della società sedentaria (la nostra, certo, ma anche quelle che ci hanno immediatamente precedute).

Al centro dell’esposizione ci sono – appunto – diversi modelli di morso, cioè quell’attrezzo che si mette in bocca al cavallo per guidarlo, e a cui si attaccano le briglie. Gli esemplari in mostra spaziano dai reperti archeologici all’epoca moderna: questi oggetti funzionali sono ovviamente anche occasione di sfoggio del gusto, della ricchezza e del potere dei proprietari, e le varie declinazioni stilistiche permettono di spaziare su orizzonti artistici diversissimi. Le culture delle aree dell’Asia centrale sono particolarmente ben documentate con modelli di grandissimo fascino; l’arte degli Sciti spicca su tutti, con un paio di modelli straordinari. Ma anche i pezzi di epoca romana (di difficile datazione e di ancor più difficile attribuzione territoriale) sono veramente notevoli.

E poi ci sono le staffe, i finimenti, una bellissima sella, molte stampe (tra cui un notevole gruppo dello Stradano, quello stesso che dedicò alla sete una delle prime serie iconografiche), alcuni ritratti equini. Un bellissimo cavallo a dondolo, probabilmente settecentesco, accoglie il pubblico nella prima sala.

L’esposizione, accuratamente allestita, si propone anche un obiettivo didattico, poiché l’universo equino, a dispetto della sua importanza e della sua fama, non è poi così noto nel dettaglio. E quindi alle pareti e nelle vetrine sono disposte indicazioni interpretative e storiche, utili a collocare nel giusto contesto i diversi oggetti esposti.

Ma  ci si può anche limitare a “cogliere la bellezza” di questi oggetti, come si farebbe in un qualsiasi museo.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune immagini dei reperti e dell’allestimento:

 

Il cavallo: 4000 anni di storia.

Collezione Giannelli

a cura di Alessandra Brambilla, Claudio Giannelli

Rancate (Mendrisio – CH), Pinacoteca Züst

6 maggio – 19 agosto 2018

Orari: martedì-domenica 9-12, 14-17 (da maggio a giugno); 14-18 (luglio e agosto); lunedì chiuso

Ingresso: CHF/euro 10, ridotto CHF/euro 8

Info: 004191 8164791, http://www.ti.ch/zuest

5 maggio/ Poetry slam alla Piccola accademia


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Approda anche a Como, nella stupefacente sede di TeatroGruppo Popolare, la strabiliante sfida tra giocolieri di parole! Il Poetry Slam è una gara senza esclusione di colpi a base di rime, versi, risate ed emozioni, organizzato in collaborazione con Poetry Slam Lombardia, Lips –  Lega Italiana Poetry Slam e Slam!
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Arte: Angelo Tenchio e la classicità

Al Museo archeologico di Como, in palazzo Giovio, si inaugura sabato 21 aprile una mostra particolare: accanto ai reperti archeologici dell’epoca classica sono infatti collocate alcune sculture di Angelo Tenchio, artista comasco prematuramente scomparso nel 1994.

Non sono sculture scelte a caso. Si tratta di opere che in qualche modo intrattengono con l’arte classica (o, più in generale, arcaica) un rapporto di ispirazione o di relazione o di contaminazione. In un artista profondamente segnato dalla dialettica fra tradizione e modernità, un tale rapporto non può che essere complesso, ovviamente non di semplice derivazione e men che meno di copia (significativamente, il titolo della mostra richiama Una classicità immaginaria). Il gioco è sottile e altalenante tra allusione e contenuti: a volte basta un nome (Nike o Era, ma anche Totem) per sollecitare un’immagine o un ricordo, altre volte questo stesso titolo serve a ribaltare delle conoscenze che sembravano assodate. Del resto, per quel che ho imparato frequentando Angelo Tenchio al tempo dello studio di via Borgovico, non tutti i titoli erano scelti per affermare riconoscimenti certi: molto spesso l’intenzione era assai più labile e “giocata di sponda”, e molte delle Nike sono più intime che bellicose. Ma le certezze non sono obiettivo dell’arte. Persino la Nike per eccellenza, la Nike di Samotracia che oggi fa bella mostra di sé al Louvre, è opera complessa, contraddittoria e tutt’altro che “classica” in senso pacificante.

Non sono nemmeno sculture collocate a caso. La mostra si inserisce nelle sale espositive del museo con ritmo pausato ed estremamente significativo. Intrattiene con il contesto (cioè con i reperti archeologici, ma anche con le decorazioni originali di palazzo Giovio) un confronto aperto, davvero stimolante. Il punto d’arrivo è, non a caso, una scultura collocata tra i dadi scolpiti provenienti da via Cinque Giornate (forse appartenuti un tempo alla biblioteca donata da Plinio il giovane alla città) e sullo sfondo del grande rilievo dei Cavalieri. In pochi metri duemila anni di cultura visiva trovano un momento di sintesi.

La mostra, organizzata dal Museo Archeologico Paolo Giovio insieme con The Art Company Como, e frutto dell’attenta cura di Roberto Borghi, è un bell’esempio di quello che si può fare, con misura e intelligenza, per valorizzare il patrimonio culturale e artistico del territorio.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Angelo Tenchio

Una classicità immaginaria

Como, Museo Archeologico Paolo Giovio, piazza Medaglie d’Oro

21 aprile – 3 giugno 2018

orari: martedì-domenica 10-18; lunedì chiuso

Ingresso al museo: euro 4; ridotto per gruppi di più di 15 persone: euro 2

Inaugurazione sabato 21 aprile 2018 alle ore 17

 

 

“Le Trans fiabe”/ fare arte per superare le barriere

DSCN0082.JPGDopo I classici dentro e fuori, la rassegna – tuttora in corso, a cadenza mensile, alla libreria Feltrinelli in via Cantù 17 a Como –  l’associazione La Bottega volante propone al pubblico un’altra iniziativa realizzata insieme ai detenuti e alle detenute della casa circondariale del Bassone. (altro…)

17 aprile/ Corsi di Teatro recitazione al Carducci

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«Chi guarda se stesso, rischia di incontrare se stesso. Lo specchio non lusinga, mostra diligentemente ciò che riflette, cioè quella faccia che non mostriamo mai al mondo perché la nascondiamo dietro il personaggio, la maschera dell’attore. Questa è la prima prova di coraggio nel percorso interiore. Una prova che basta a spaventare la maggior parte delle persone, perché l’incontro con se stessi appartiene a quelle cose spiacevoli che si evitano fino a quando si può proiettare il negativo sull’ambiente.» (Carl Gustav Jung)

I corsi, tenuti da Miriana Ronchetti, si terranno all’associazione Carducci in Viale Felice Cavallotti, 7 a Como. L’iniziativa è composta da 12 incontri (tre mesi) e ha lo scopo di avvicinare le persone al mondo del teatrot e di migliorare la propria capacità espressiva, vocale e gestuale.
Il corso si svolgerà dal 17 aprile 2018 dalle 10 fino alle 12 e dalle 15 fino alle 17.
Gli incontri si svolgeranno ogni martedì alla stessa ora e saranno tenuti da Miriana Ronchetti commediografa, attrice, regista, insegnante di teatro terapia e recitazione.  I corsi sono aperti a tutti i maggiorenni e saranno gratuiti . Per informazioni rivolgersi alla segreteria dell’Associazione Carducci 031267365 oppure al numero 3293817686.   [Irene Falzone e Alessia Rizza per ecoinformazioni]

 

7 aprile/ Cantù Mirabello/ “La marciatrice”

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In un onirico set televisivo, Laura Carioni (Giuliana) e Davide Scaccianoce (il presentatore) racconteranno la sua storia, tra tuffi nel passato e repentini ritorni al presente, in un atipico spettacolo di teatro di narrazione civile diretto da Sergio Fantoni, che andrà in scena alle 21 di sabato 7 aprile al circolo Arci Mirabello, in via Tiziano 5 a Cantù.

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