Diritto all’acqua pubblica: la lotta del popolo palestinese

La resistenza dei comitati della Valle del Giordano, contro la privatizzazione dell’acqua nei Territori palestinesi da parte del governo, dell’esercito e delle multinazionali israeliane, come esempio di mobilitazione a tutela dell’oro blu e dei beni comuni.  Con questo obiettivo, quello di «occuparsi di questioni internazionali anche per leggere la nostra realtà» Cinzia Thomareizis del Comitato italiano del Contratto mondiale per l’acqua sarà a Como mercoledì 25 maggio alle 21 per discutere di acqua, a poche settimane dai referendum.La battaglia per l’acqua pubblica è arrivata in Italia ad un punto di svolta cruciale, il referendum del prossimo 12 e 13 giugno. Ma continua ad essere, anzi tutto, una vertenza globale, che alimenta la nascita di movimenti di resistenza, comitati partecipati “dal basso” dalle popolazioni, emblematici. Per questo, mercoledì 25 giugno alle 21 alla Fondazione Avvenire in via Teresa Ciceri 12, a Como, Cinzia Thomareizis del Comitato italiano del Contratto mondiale per l’acqua, sarà ospite di un incontro dedicato alla lotta di un popolo “resistente per antonomasia”, i palestinesi, contro la privatizzazione dell’acqua. La serata è promossa da Arci, Camera territoriale del Lavoro di Como, Comitato referendario provinciale 2 sì per l’acqua bene comune, Coordinamento comasco per la Pace, Donne in nero e Fondazione Avvenire.

Proprio in Palestina, a settembre, farà tappa la carovana per il diritto all’acqua, «un progetto – come si legge nel testo di presentazione dell’iniziativa – che ha l’obiettivo di dare visibilità alle situazioni di esclusione dal diritto di accesso all’acqua e affermare il principio che l’acqua non debba costituire uno strumento di guerra, ma possa essere veicolo di pace, alla luce della ripresa dei negoziati di pace israelo-palestinesi. La carovana percorrerà la regione palestinese per incontrare esponenti della società civile, delle autorità locali ed esperti riguardo alla questione del diritto all’acqua nell’area, e per avviare relazioni tra le realtà locali e i  movimenti per l’acqua italiani ed europei».

Dunque una delegazione «mirata sugli obiettivi», come anticipa Thomareizis, partirà alla volta della Palestina. Un luogo dove il problema dell’acqua, nel contesto di militarizzazione della regione, con gli espropri e gli abusi perpetrati dall’esercito e dal governo israeliano nei confronti dei palestinesi, nei Territori occupati e a Gaza, è diventato una drammatica priorità. «La siccità – spiega la rappresentante del Contratto mondiale per l’acqua – sta diventando una condizione insostenibile, all’interno di un quadro di cambiamenti climatici che interessano l’area della Valle del Giordano (uno dei fiumi il cui livello si sta abbassando notevolmente e rapidamente), dove si trova un terzo di tutte le risorse idriche della Cisgiordania, soprattutto a causa della disuguaglianza di accesso all’acqua per gli israeliani e i palestinesi, a causa di una gestione delle risorse idriche fortemente impositiva da parte di Israele». Nel corso dell’incontro saranno forniti gli ultimi dati sulla situazione dell’acqua nei Territorori; l’analisi dell’emergenza sarà tra l’altro l’oggetto della prima giornata della carovana di settembre, che incontrerà i referenti locali dei comitati che si occupano di questo tema, in particolare del Comitato popolare di resistenza nonviolenta della Valle del Giordano, guidato da Fathi Khdirat, che è stato proprio a Milano e in altre città italiane a parlare di questa vertenza pochi mesi fa, in una serie di incontri promossi daLuisa Morgantini, ex vice presidente del Parlamento europeo, da sempre in prima linea per la difesa dei diritti del popolo palestinese.

Il confronto con queste realtà è importante e strategico. «Ci siamo accorti sempre di più di come la gestione dell’acqua sia fondamentale a livello geopolitico. Lo è stata nel 2009 inTurchia, con un progetto di 19 dighe e 22 centrali idroelettriche sul Tigri, e lo è nella regione palestinese con tutte le sue specificità. Secondo il rapporto di Amnesty International del 2009 «Israele utilizza più dell’80 % dell’acqua della falda montana, e i palestinesi solo il 20%. Il consumo giornaliero di acqua dei palestinesi è di 70 litria persona, quello degli israeliani è di 300 litri. 450mila coloni israeliani utilizzano una maggiore quantità d’acqua di 2.300.000 palestinesi. Nella Striscia di Gaza, il 90-95 % dell’acqua dell’unica risorsa idrica presente, la falda acquifera costiera, è contaminato e inutilizzabile per uso».

A fronte di questi numeri impressionanti la carovana si propone di verificare l’incidenza della costruzione del muro e dei nuovi insediamenti israeliani rispetto alla possibilità di accesso all’acqua nella regione.

«È fondamentale fare del ‘focus acqua’ un problema politico, di governance delle risorse idriche – conclude Cinzia Thomareizis – e non più solo una mera questione tecnica. E, per noi italiani, a pochi giorni dal referendum, la resistenza dei comitati della Valle del Giordano è una lezione, una mobilitazione che è anche uno strumento per leggere la nostra realtà, nella consapevolezza che la privatizzazione dell’acqua è una strategia globale».

Per maggiori Informazioni sugli ostacoli che i palestinesi devono affrontare per avere il diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, è possibile scaricare un dossier specifico da questo link: http://www.thirstingforjustice.org/files/634358600719204885.pdf (in inglese).

Per informazioni sulle iniziative del Comitato italiano Contratto mondiale per l’acqua: www.contrattoacqua.it.  [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

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