Il Consiglio comunale di Como di giovedì 19 maggio

Senza gli autonomisti la maggioranza non ha i numeri e abbandona l’aula, solo il sindaco vota a favore del bilancio consuntivo, ma mancando il numero legale nel Consiglio degli insulti

 Le polemiche hanno caratterizzato il Consiglio comunale di Como di giovedì 19 maggio già dalle preliminari quando il consigliere del Pd Bruno Saladino ha giustificato il suo abbandono dell’aula prima del voto del Bilancio consuntivo, avvenuta dopo la mezzanotte, nella seduta precedente. Un fatto ripreso dalla stampa locale che ha creato qualche screzio sia con il suo capogruppo Mario Lucini che con l’esponente di Adesso Como Alessandro Rapinese.

Bilancio

La seduta si è quindi concentrata sul Bilancio consuntivo 2010 dell’Amministrazione, una delibera già presentata dall’assessore competente, Sergio Gaddi, nei temini di legge ma poi accantonata per un paio di mesi per l’approvazione, più urgente del Preventivo. Dopo la consueta presentazione del lavoro di Commissione della presidente Veronica Airoldi, Lucini ha chiesto un chiarimento su alcuni lavori messi nelle voci di Bilancio come iniziati «la sistemazione dei muri di viale Geno, il Ponte della conoscenza, la posa di pannelli solari su quattro strutture comunali» ed altri per cui gli uffici hanno chiesto tempo per fare una verifica. «Non sono iniziati i lavori ma le procedure e l’impegno di spesa» la risposta di Gaddi fatte le verifiche del caso.

«Non abbiamo fatto un golpe» ha affermato l’autonomista Emanuele Lionetti appena iniziata la discussione giustificando il voto contrario al Preventivo e anche al Consuntivo sottolineando l’importanza dell’acquisizione del Politeama per l’Amministrazione comunale.

Ma le ripercussioni con l maggioranza si sono subito sentite nel vero senso della parola con unrla che provenivano da un’accesissima discussione fra l’autonomista Pasquale Buono e l’assessore Cenetiempo la ripartizione delle quote delle nomine degli scrutatori fra i diversi gruppi politici.

Ultrà xenofobo

«Spero che questa amministrazione non arrivi a fine mandato» ha detto uno sconfortato Donato Supino, Prc, che ha poi criticato l’incapacità di gestire la crisi da parte del Governo che si è ripercossa anche a livello locale. Un affondo contro la gestione dell’appalto dei rifiuti «sono 8 anni che si va di proroga in proroga e non si riesce ad assegnare il servizio» ha scatenato le ire dell’assessore competente.

Per il leghista Peverelli la colpa va ascritta ad altri e comunque Como «non è all’ultimo posto in Lombardia per la differenziata, dietro abbiamo Milano e Pavia», ma per il sempre più infervorato assessore al verde Supino non ha diritto di criticare quello che succede in città: «guardi alla sua città di origine, Benevento, dove la differenziata è al 21 per cento!». «Mi scusi, ma io sono a Como dal ’61, cosa c’entra la mia città di origine» la risposta del consigliere comunista; «Como ce l’hai scritto solo sulla macchina!!!» ha urlato Peverelli lasciando visibilmente accalorato l’aula.

«Disagio per le modalità con cui l’assessore ha affrontato il contradditorio – espresso Lucini – argomenti simili offendo le istituzioni di cui facciamo parte».

Unico della maggioranza, Marco Butti, Pdl, ha dovuto ammettere che l’assessore ha ecceduto.

Supino ha invece risposto con l’ironia all’assessore «anche Peverelli non è comasco… è nato prima del ’43 a Breccia che allora era un Comune a sé e non faceva parte di Como».

Uscite

Anche Rapinese ha difeso il consigliere comunista ma ha poi trasceso attaccando a destra e a manca, sia fra i banchi della maggioranza che dell’opposizione, dopo che, in conseguenza di diversi richiami e inviti del presidente della seduta con cui era stato invitato a moderare i termini, gli è stata tolta la parola. Come una furia si è scagliato contro tutti urlando «mi avete rotto  coglioni. Siete dei barboni», attaccando briga con i consiglieri che chiedevano di farlo uscire dall’aula.

Molte le reazioni alla sua sortita da Luigi Bottone, Pid, che ha chiesto con una lettera di intervenire «con un provvedimento formale» a Saladino per cui «è giunto il momento di una risposta non occasionale ed emotiva a simili atteggiamenti».

Fughe

Arrivati quasi alla mezzanotte su proposta dell’autonomista Piercarlo Frigerio è stata votata l’oltranza, contraria la maggioranza che non aveva i numeri per potere votare il Bilancio. Passata la proposta dai banchi del Pdl è cominciato un fuggi fuggi per far mancare il numero legale alla votazione.

Infatti la proposta è stata bocciata con 18 voti contrari, 1 favorevole il sindaco, rimasto in aula, delle minoranze e degli autonomisti (per le minoranze non erano presenti Dario Valli, Area 2010, che era già andato via e Franco Fragolino, Pd, assente dall’inizio della seduta). Non essendo stato raggiunto il numero legale la votazione è stata riproposta dopo i 15 minuti di prammatica con lo stesso identico risultato e la seduta è stata dichiarata deserta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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