Un nuovo mondo è possibile

È stata bella la festa per i referendum  in piazza Cavour a Como dalle 19 di lunedì 13 giugno. C’erano tante persone, tante bandiere, tanti striscioni, musica (da Bella ciao all’Inno di Mameli) .  C’era un bel pezzo della politica lariana (agita, non millantata). E c’era tanta incontenibile gioia per una vittoria che ci trova forse antropologicamente impreparati.Fortunatamente non tutti gli attivisti che si sono impegnati a Como hanno la mia età e non tutti loro sono ormai così abituati,elezione dopo elezione, a vedere soccombere le ragioni delle proprie proposte da essere impacciati quando c’è una così grande e plateale vittoria. Ma anche i giovani i “nostri” giovani, così distanti da quel qualunquismo un po’ ebete che per anni si è propagandato come “nuovo che avanza” sono stupiti della loro stessa forza. Eppure è vero: abbiamo vinto. A Como (a Como!) la maggioranza assoluta della popolazione è contraria alle privatizzazioni dei beni comuni, non vuole vendere la salute propria e delle generazioni future in cambio di una irrealistica maggiore economicità dell’energia nucleare, è convinta che l’immunità del capo sia una caratteristica delle dittature non delle democrazie. Difficile fare un’analisi delle molte cause di questo straordinario risultato. Certamente esso non può essere attribuito solo alla meravigliosa multicolore e intensissima campagna elettorale alla quale anche l’Arci provinciale ed ecoinformazioni  hanno dato – come tante e tanti altri – un appassionato contributo. Questa vittoria è culturale, quindi politica, e ci sembra giusto venga connessa con la capacità che i movimenti hanno di apparire e poi carsicamente entrare nelle viscere della società per imbibirla e riapparire poi più forti imprevisti, imprevedibili, vincenti. Dieci anni fa a Genova il Movimento dei movimenti aveva condiviso l’obbiettivo di «Cambiare il mondo senza prendere il potere», aveva proposto inascoltato da tanta politica (tutte le destre e una parte considerevole delle sinistre) il tema dei Beni comuni e dell’acqua in particolare come fondamento per la costruzione del Nuovo mondo possibile. Dieci anni, fa nel 2001, molti non lo capirono e qualcuno dopo la repressione scambiò persino gli aggrediti per aggressori. Ma oggi nel 2011 finalmente comincia ad accadere. Evviva. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

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