Libertà di nazismo/ L’intervento di Emilio Arnaboldi

nazicestinoL’intervento svolto al Consiglio comunale di Cantù di lunedì 30 settembre da Emilio Arnaboldi, stimato esponente del pacifismo e della nonviolenza lariana e capogruppo di Lavori in corso, l’aggregazione politica del sindaco Claudio Bizzozero. Per Arnaboldi la scelta fatta autorizzando nazifascisti europei all’uso di uno spazio pubblico non è stata “Politicamente inopportuna”, come sostenuto dal Pd, bensì giustificata dalla scelta di aprire un dialogo con chi «viene considerato pericoloso, eversivo, nemico della Repubblica democratica». Leggi nel seguito dell’articolo il testo integrale dell’intervento.

«Nell’interrogazione che ha fatto pervenire a tutti i consiglieri comunali, Antonio Pagani ribadisce “ferma denuncia avverso una decisione ritenuta ingiustificata e politicamente inopportuna”.

La Costituzione ci dice che una manifestazione può essere legittimamene vietata o sciolta solo se mette a repentaglio l’incolumità delle persone e la sicurezza di beni pubblici e privati, ma non in quanto sia sgradita al governo, al sindaco o alla maggioranza dell’opinione pubblica.

In questo modo la Costituzione è lungimirante e fa tesoro delle esperienze totalitarie del nostro passato.

Gli abusi vanno evitati, ma prima occorre che il legislatore li definisca come illeciti penali, che poi devono essere accertati.

Tutto questo affinché alle autorità, in particolare quelle politiche, non venga attribuita una discrezionalità che possa trasformarsi in arbitrio.

Non basta ritenere che qualcuno sia fascista o delinquente in genere: bisogna dimostrarlo. Finché siamo in uno stato di diritto.

Questo è il motivo per cui la nostra amministrazione ha permesso a Forza nuova l’utilizzo del Camposolare.

Ma noi non ci siamo limitati a concedere, come era nostro dovere, uno spazio pubblico a un partito politico.

Noi non sottovalutiamo il pericolo rappresentato dai movimenti racchiusi su se stessi, quelli che fondano la propria esistenza sull’esclusione e si ritengono perseguitati e quindi in diritto di difendersi, magari attaccando (se vuoi la pace prepara la guerra, ci ricorda, indignato, Pagani, ma su questo torno).

Noi non sottovalutiamo il pericolo, ma riteniamo che questi gruppi siano rafforzati dall’isolamento e, al contrario, il confronto delle idee possa disinnescare la carica virale che viene loro attribuita, mettendo in risalto menzogne e contraddizioni.

Noi non dimentichiamo, non lasciamo che i segni del tempo affossino la memoria di ciò che è stato e, proprio per questo, non permettiamo che la pigrizia e il conformismo ci portino ad accantonare piuttosto che a indagare, a domandarci, a documentarci, a conoscere.

Proprio perché siamo consapevoli che quel partito viene considerato pericoloso, eversivo, nemico della Repubblica democratica, abbiamo deciso di parlargli.

Nell’epoca dello scontro delle inciviltà e dei fanatismi, noi scegliamo il dialogo.

Il fascismo è la negazione della persona umana, noi siamo andati a dire loro, siano fascisti o no, che li riconosciamo come persone e che questo riconoscimento viene direttamente dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

Abbiamo ritenuto fosse nostro compito aprire il dialogo della ragione, per indicare una via a quei giovani di varie nazioni, così simili nell’aspetto a questi nostri figli che qui siedono davanti a me, e che stanno portando nella vita politica della nostra città quella serietà civica, quell’impegno di sincerità e di dignità umana, che fu il carattere distintivo della Resistenza: il senso di auto responsabilità, la volontà di governarsi da sé, contro il paternalismo, contro il conformismo, contro l’immobilismo.

Due osservazioni sulle critiche che abbiamo ricevuto.

Sostiene, Antonio Pagani: “Bastava leggere il Manifesto del Festival Boreal: SI VIS PACEM, PARA BELLUM, per capire con chi si aveva a che fare!“

Se vuoi la pace prepara la guerra.

Non so se è il motto di Forza Nuova.

Però è quanto pratica, da sempre, ogni nazione dotata di forze armate, Italia compresa.

Un esempio è l’adesione italiana al programma per la realizzazione degli aerei, con proiezione d’attacco, F 35.

Seguendo il ragionamento di Pagani dovremmo considerare “politicamente inopportuna” anche la concessione di spazi pubblici al PD, il suo partito, che è corresponsabile della sciagurata adesione a quel programma criminale, che sottrae risorse ingenti e preziose, che meriterebbero migliore destinazione.

La seconda osservazione riguarda i cattolici.

Proprio alcune settimane fa, il papa, riferendosi al conflitto siriano, invitava a trovare la strada del confronto, perché allo scontro armato bisogna preferire il dialogo.

Qualche anno fa, era il 1985, Carlo Maria Martini ci spiegava che:

“Il prossimo non esiste già. Prossimo si diventa. Prossimo non è colui che ha già con me dei rapporti di sangue, di razza, di affari, di affinità psicologica. Prossimo divento io stesso nell’atto in cui, davanti a un uomo, anche davanti al forestiero e al nemico, decido di fare un passo che mi avvicina, mi approssima.”

Io chiedo: cosa c’è di scandaloso nel passo che abbiamo fatto?

La nostra scelta è fonte di grande sofferenza.

Alcuni, tra i nostri amici non la condividono.
Il contrasto con chi abbiamo al fianco da decenni provoca in loro e in noi una tristezza profonda.

Tuttavia consideriamo questa vicenda una buona occasione, il momento di risveglio dal torpore e dalle ipocrisie, per iniziare a cambiare, sia dentro di sé, sia nel modo di pensare alla politica.

Seguendo ovviamente la strada della nonviolenza.

Perché noi rifiutiamo sempre di considerare un uomo meno uomo, solo perché appartiene a un’altra razza o a un’altra religione o a un altro partito.

Costruire ponti, scavare tunnel: per far passare una voce, un appello, un richiamo.

Ecco quello che abbiamo fatto, non altro. [Emilio Arnaboldi, capogruppo di Lavori in corso]

1 thought on “Libertà di nazismo/ L’intervento di Emilio Arnaboldi

  1. Le istituzioni sono una delle forme organizzate che ogni sistema si da’ nello spazio pubblico; conseguentemente rispondono alla costituzione e alle leggi. Il discorso di Arnaboldi sull’ascolto e l’accoglienza anche delle posizioni più estreme, per tenere aperto un dialogo (per evitare l’isolamento che accentuerebbe la radicalita’) e’ parte della dialettica della società civile e della relazione tra individui, ma inaccettabile come metodo istituzionale. La politica istituzionale non è la continuazione, con gli stessi metodi, delle relazioni individuali! Non si creano ponti istituzionali con chi rifiuta le regole della democrazia ed è portatore della memoria del totalitarismo. Marco Lorenzini

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