22 marzo/ Giornata mondiale per l’acqua

Al Forum sociale mondiale di Nairobi nel gennaio del 2007, recuperai due manifesti che istruivano ragazzi e ragazze delle scuole su come e quando lavarsi le mani.Nel “come-How” vengono raffigurati un rubinetto e un sapone, un lusso non concesso a tutti.  Nel “quando-When” c’è solo una teiera di plastica, da usarsi all’aperto, perché il gabinetto in casa o la sala da pranzo sono  veramente per pochi nella capitale delle baraccopoli più famose al mondo.

Dopo aver visto la baraccopoli di Kibera scrissi una canzoncina per bambini: “chi non ha rubinetto né tazza né sciacquone di certo non ha i soldi per un bel pannolone.”Oggi ai tempi del corona virus  potremmo parafrasare con “di certo non ha i soldi per l’amuchina”.Le malattie legate alla mancanza di acqua pulita causano milioni di morti all’anno e la questione che oggi qui in Europa ai tempi del COVID-19 mi spinge a riflettere ancora una volta sull’importanza dell’acqua come cura e prevenzione. Lavarsi le mani riduce del 25% le possibilità di contagio. Questo virus ha l’effetto collaterale di ridurre l’inquinamento atmosferico, luminoso e sonoro. Riduce la nostra libertà di movimento, le relazioni sociali e culturali. Riduce l’economia la finanza speculativa e lo sfruttamento da lavoro.La cosa che invece aumenta è il nostro consumo di acqua potabile per i  frequenti lavaggi delle mani a scopo preventivo. L’inosservanza di questa norma igienica non ci porterà a morire di diarrea, (1,5 milioni di bambini morti all’anno) di malaria (1 milione) di schistosomiasi (207 milioni di persone infette nel mondo), ma se saremo infettati dal virus con complicazioni e se non avremo una sala di terapia intensiva a salvarci, ci mancherà il respiro e ci aggiungeremo ai 1,8 milioni di bambini che ogni anno muoiono di malattie respiratorie. La mancanza di mascherine, che qui in Occidente inceppa la grande macchina della prevenzione, sarà – per i 2,5 miliardi di abitanti dei paesi (mai raggiunti dagli “obiettivi del millennio”  e) senza servizi igienici sanitari adeguati – la mancanza meno grave rispetto alla non disponibilità di acqua pulita. La prevenzione semplicemente non ci sarà: e la nuova pandemia aggiungerà lutti a quelli causati da Ebola, dalla Sars e da H1n1.


Dal Vangelo di Matteo 27,15-26 : Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». Gli psicologi hanno dimostrato che il lavarsi le mani riduce i sensi di colpa, sono un antidoto alla propria immoralità. Alla Lady Macbeth di Shakespeare non basta l’acqua dell’oceano (“Will all great Neptune’s ocean wash this blood clean from my hand?: divorata dai sensi di colpa cammina di notte  e si lava compulsivamente le mani. Solo l’arroganza fascista si sottrasse alla morale rilanciando il suo “me ne frego”.

La politica populista di oggi, dai Boris Johnson, ai Trump fino al nostro Salvini, sconfitta dalla dimensione sovranazionale della pandemia, sguazza nello stagno della polemica. Si preparano le retoriche delle future campagne elettorali in cui rinfacciarsi le molte colpe e attribuirsi i pochi meriti… Intanto le guerre vere continuano. I morti  ammazzati o annegati nelle rotte di fuga passano in secondo piano.  La “minaccia islamica”,  di quelli che si lavano le mani prima di pregare,  non è più emergenza: anche l’Iran è vittima della pandemia (sotto embargo si stimano 3 milioni di morti su una popolazione di 82 milioni), domani vedremo… Inshallah.         

 Domani il mondo sarà diverso?

Ci ricorderemo che ora stiamo imparando a rallentare, a consumare meno e a prenderci cura delle relazioni ? La consapevolezza dei rischi legati al cambio climatico  contagerà i pensieri di tutti, non solo dei giovani di Fridays for Future? La vertenza per i  diritti negati ai lavoratori precari oggi  ha trovato cittadinanza e la privatizzazione dei servizi sanitari ha trovato la denuncia: faremo fruttare queste occasioni di giustizia sociale ?  Forse sì, se coltiviamo consapevolezza e solidarietà, lavandoci le mani per precauzione igienica, ma senza “lavarcene le mani”.  [Paolo Rizzi, Comitato novarese acqua, Contratto mondiale per l’Acqua]

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