Luigi Nessi/ Povera Como

Lungi da me fare polemica su queste tematiche, non sarebbe giusto, ma vorrei far ragionare e aprire magari un dibattito sulla e nella nostra città. Propongo una riflessione nata in questi giorni, mentre tutti dai media locali e nazionali alla gente, parlano di boom di turisti, di mezzi di trasporto per loro inadeguati, di piazze gremite, del lungolago nuovo, di ristoranti e alberghi pieni ed affollati.
Cose buone (forse) per l’economia della città, ma che però non diminuiscono le disuguaglianze presenti, anzi le aumentano sul piano reale e su quello etico.
Facciamoci caso: da alcuni media è scomparsa persino la parola “povertà”. Questo crea l’illusione che non ce ne sia più, ma purtroppo è il contrario e personalmente ne noto l’aumento.
In questi giorni una persona è stata rintracciata dopo qualche giorno di assenza in una mansarda, seminuda, senza nulla da mangiare, con cartoni di vino vuoti vicino; nella stanza un disordine totale. Meno male che volontari insospettiti della sua mancanza agli appuntamenti quotidiani, si sono dati da fare, lo hanno ritrovato e soccorso.
Un’altra persona mi dice che non ce la fa più a vivere con la pensione di invalidità e con la moglie che lavora solo poche ore la settimana; un altro è senza lavoro e con le sue difficoltà fisiche non riesce a trovarlo. I pacchi viveri quindicinali o mensili, che le parrocchie della città e le organizzazioni solidali distribuiscono, sono sempre in aumento; segno reale della povertà crescente, di una crisi che speriamo finisca al più presto, ma che attualmente è drammatica.
Ci sono persone che tra poco lasceranno il carcere per fine pena; bello, meno male, ma il problema è dove andranno a vivere, hanno rotto con la famiglia, non hanno casa né lavoro. Quale sarà il loro futuro? Compiere altre infrazioni e ritornare poi al Bassone?
Ci sono in città tante persone giunte da noi, tra cui diversi minori non accompagnati, che sono fuggiti dalla loro terra di guerra e di fame, pensando di trovare una nuova vita. Quale vita proponiamo loro? L’accoglienza è stata negli anni per una parte della città un gravoso impegno ma anche un grande valore della Como solidale. Cinquanta anni fa la nostra gente arrivata dal Sud, poi vennero i libanesi, i kossovari, tutte persone che si sono trovate nei giardini della stazione anni fa e ci hanno regalato grandi momenti di condivisione e di crescita.
Como ha molti luoghi abitabili che potrebbero essere concessi e creare nuova vita alle persone il cui diritto alla casa è negato.
A fine aprile chiuderanno i dormitori, chiuderà l'”emergenza freddo”, gestita da tante associazioni cattoliche e laiche impegnate nella solidarietà. Ma quale è il progetto che la città propone per queste persone senza dimora? Quello di tornare a riempire i portici delle chiese?
Ci sono tanti ragazzi che hanno abbandonato la scuola che vagano per la città; sconteranno, se non si interviene subito, la loro futura povertà culturale.
Gli anziani, magari malati, quindi persone fragili. Tra loro qualcuno ricco, ma molti poveri. Anche in questo caso c’è un’intollerabile disuguaglianza, chi ha e chi non ha.
Forse anche per superare queste situazioni occorre davvero mettere in campo un Portierato sociale, creare e fare rete.
Como è una città ricca che dovrebbe e, secondo me potrebbe, superare queste disuguaglianze, iniziando magari dalle scelte amministrative e condividendo con le associazioni che sono presenti e attive quotidianamente sul territorio. Indispensabile riprendere a parlare di povertà, parlarne per studiarla e per impegnarsi a superarla con scelte e con l’impegno di tutti e di tutta la città.
Questa, secondo me, è la vera emergenza. [Luigi Nessi, ecoinformazioni]

