Luigi Nessi/ Case vuote/ la confessione di Salis
Scrivo queste note mentre la televisione trasmette telegiornali relativi alla discussione in Regione Lombardia sul debito (farlocco) con Aler di Ilaria Salis, eletta democraticamente al Parlamento Europeo con Avs e stravotata anche a Como. Tralascio le discussioni e le invettive contro di lei, soprattutto da parte di figure istituzionali che dovrebbero rappresentarci, ma che non conoscono e riconosciuto pienamente la nostra Costituzione nata dalla Resistenza.
Non so come, quando e per quanto tempo la Salis abbia occupato una casa. Lei si dichiara rea confessa e rivendica la piena legittimità e necessità del suo operato e della lotta per i diritti di tutt3. Vorrei solo far riflettere sul problema delle case vuote: quelle Aler, comunali. Sono migliaia. Con tutta la necessità che c’è di abitazioni, questo è il vero scandalo. Pensate solo alla nostra città, quanti appartamenti vuoti ci sono e in quali condizioni sono quelli abitati da persone che comunque fanno fatica a tirare avanti.
Vi invito a fare un giro magari in via San Bernardino da Siena o in via Spartaco, i primi luoghi che mi vengono in mente. Questa situazione non considera il bisogno che le persone hanno di un tetto, un tetto normale. Un altro drammatico problema è avere un affitto equo e sostenibile per permettere alle persone di vivere dignitosamente. Pensate a tutte le persone che dormono per strada, a chi deve lasciare la casa al termine del contratto e non riesce più a trovarne un’altra. No, facciamo invece infiniti B&B.
Pensate al danno che queste scelte – affitti cari, case vuote, poca disponibilità di alloggi – provocano a livello sociale e quanto esse siano esecrabili eticamente. Una città che sta diventando solo per i ricchi. Case e appartamenti inutilizzabili che, è bene ricordarlo, sono stati realizzati negli anni con i soldi di tanti comaschi, di tanti nostri concittadini, di tant3 lavorator3. Case di proprietà comunale che per anni sono state un vanto per Como, un servizio prezioso per la nostra città e per la nostra comunità.
Quanto è grave lasciare questo patrimonio sociale, sottolineo sociale, in simili condizioni? È giusto, indifferenti ai diritti di tant3 lasciare appartamenti vuoti? Perché la politica non riconosce questa priorità e tenta soluzioni? E’ giusta la campagna denigratoria contro l’attivista per la casa Salis, mentre non si parla di persone che non hanno una casa? È giusto occupare, come dice Ilaria, o come ha detto più volte un parroco? [Luigi Nessi, ecoinformazioni]
la confessione di Ilaria Salis
«Sì, lo confesso!
Sono stata una militante del movimento di lotta per la casa che negli anni ha dato battaglia sul tema del diritto all’abitare, a Milano e in tutta Italia.
Se qualcuno pensava di fare chissà quale scoop scavando nel mio passato, è solo perché è sideralmente lontano dalla realtà sociale di tale movimento, che si compone di decine di migliaia di abitanti delle case popolari e attivisti, i quali, per aver affermato il semplice principio di avere un tetto sulla testa, sono incappati in qualche denuncia.
Sarebbe auspicabile che l’informazione, piuttosto che gettare fango sul mio conto, si dedicasse al contesto di grave povertà e precarietà abitativa nel quale si ritrovano ampie fasce di popolazione.
Le pratiche collettive dell’occupazione di case sfitte, il blocco degli sfratti, la resistenza agli sgomberi, gli sportelli di ascolto e la lotta per la sanatoria rappresentano un’alternativa reale e immediata all’isolamento sociale e alla guerra tra poveri, strumentalizzate tanto dalle forze politiche razziste quanto dal racket.
Dare una risposta concreta al bisogno dell’abitare significa non solo trovare qui e ora una soluzione, benché precaria e provvisoria, ad una questione lasciata irrisolta dalla politica istituzionale, ma anche indicare una prospettiva politica di trasformazione delle condizioni materiali di vita nel segno della giustizia sociale.
E’ con grande orgoglio, dunque, che rivendico di aver fatto parte di questo movimento e di continuare a sostenerlo!
Voglio anche fare chiarezza sulla mia situazione.
Come è stato ampiamente sbandierato sui media di destra, Aler reclama un credito di 90.000 euro nei miei confronti come “indennità” per la presunta occupazione di una casa in via Giosuè Borsi a Milano, basandosi esclusivamente sul fatto che nel 2008 sono stata trovata al suo interno. Sebbene nei successivi sedici anni (!) non siano mai stati svolti ulteriori controlli per verificare la mia permanenza, né sia mai stato avviato alcun procedimento civile o penale a mio carico rispetto a quella casa, Aler contabilizza tale credito e non si fa scrupolo a renderlo pubblico tramite la stampa il giorno prima delle elezioni.
Un gran numero di individui e famiglie, spesso prive dei mezzi necessari per reagire adeguatamente, sono tormentate da richieste infondate di questo genere. Il totale dei crediti contabilizzati da Aler ammonta infatti ad oltre 176 milioni di euro! La pratica di richiedere esose “indennità di occupazione” agli inquilini, basata su presupposti a dir poco incerti, è una strategia utilizzata sistematicamente per spaventare gli occupanti e tentare di fare cassa.
Mentre molte, troppe persone non vedono garantito il proprio diritto all’abitare e non hanno alternative dignitose se non occupare – in una della città con gli affitti più cari, ricordiamolo sempre -, l’ente che dovrebbe tutelare questo diritto sembra essere più interessato a criminalizzare il movimento di lotta per la casa e gli inquilini piuttosto che a trovare soluzioni concrete.
Nei prossimi giorni condividerò alcuni dati e spunti di riflessione sulla questione abitativa a Milano e in Italia.
Ringrazio Libero & co. per avermi servito questo assist per riportare l’attenzione mediatica su un tema che mi sta molto a cuore, perché così cruciale per le classi popolari e i giovani.
MAI PIÙ GENTE SENZA CASA, MAI PIÙ CASE SENZA GENTE!» [Ilaria Salis]

