Arci Como e nazionale/ Il quorum non c’è, ma c’è un popolo che resiste

Continueremo a lottare anche contro il razzismo endemico nei nostri territori. L’Arci  prima di tutto ringrazia le tante persone che hanno dato vita a Como a una straordinaria convergenza di idee, inventiva, azione che ha unito organizzazioni sindacali, associazioni, movimenti, singole persone di ogni età che insieme ai partiti della sinistra costituiscono la società civile  e si contrappongono al militarismo e alla subcultura della guerra e degli armamenti. L’Arci ha dato a questa campagna il suo contributo in ogni attività e con il circolo ecoinformazioni ha cercato di reagire alla censura che in molti media ha impedito alla campagna referendaria di svolgersi, negando a tant3 cittadin3 persino il diritto a sapere che si votava. Il risultato di Como è insufficente ma straordinariamente positivo e sarà enzima per nuove lotte per i diritti. Ci sembra invece preoccupante  il numero dei No al referendum sulla cittadinanza contro il quale evidentemente hanno influito ignoranza e razzismo che la propaganda violenta particolarmente nel nostro territorio ha inculcato in tant3. Sarà necessaria un’analisi profonda per comprendere e per lavorare alla trasformazione culturale necessaria e urgente. [Gianpaolo Rosso, presidente Arci Como]

Il quorum non c’è, ma c’è un popolo che resiste

È mancato il quorum, è un dato di fatto. C’è anche un po’ di amarezza, inutile nasconderlo, ma c’è anche la consapevolezza che oltre 14 milioni di cittadinɜ che si sono recatɜ alle urne meritano rispetto. Sembra persino strano doverlo dire ma di questi tempi, per quello che si sente, vale la pena ribadirlo. Non c’è delusione: l’Arci, da nord a sud, si è mobilitata con forza e generosità, perché questi referendum non erano un punto d’arrivo, ma una tappa di un percorso collettivo di protagonismo politico, di partecipazione e di lotta per i diritti e la giustizia sociale. Quello che serve al nostro paese per ripartire.

Sull’affluenza, che altro dire? È indubbio che abbiamo promosso i referendum all’interno di una grande crisi democratica e di sfiducia nel voto. Non si può poi negare il peso del silenzio complice dei media e il boicottaggio politico da parte del governo. Una presidente del Consiglio che va al seggio e si rifiuta di ritirare le schede, la seconda carica dello Stato che invita all’astensione, un partito di governo che ironizza dicendo “eravamo tutti al mare”. Sono gesti gravi, che rivelano il disprezzo per la democrazia e un’arroganza istituzionale che dovrebbe indignare chiunque creda nella partecipazione popolare.

Eppure in queste settimane si è vista un’altra Italia. Il percorso promosso dalla CGIL e da una vasta alleanza sociale ha riportato al centro un’idea di politica che parte dal basso, si nutre di conflitto e mira a cambiare davvero la vita delle persone. Le nostre vite. Non è poco, soprattutto in un tempo in cui ci vorrebbero passivi e rassegnati. Il lavoro, la sua dignità, la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, il futuro dellɜ ragazzɜ sono un punto di partenza. Tutti temi che tornano con forza grazie a una mobilitazione diffusa e determinata, che parla a chi non si arrende e non accetta che i diritti vengano smantellati nel silenzio.

Fare politica oggi vuol dire alzare la testa, istruirsi, organizzarsi e provare a cambiare lo stato attuale delle cose. E noi, da qui, non torniamo indietro. [Walter Massa, presidente nazionale Arci]

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