L’aiuola che ci fa tanto feroci/ Giulio Marcon

Giovedì 4 settembre, la presentazione del libro L’aiuola che ci fa tanto feroci di Giulio Marcon scrittore, saggista e politico italiano, nella sala della Stazione di Erba, sede de lo Snodo, iniziativa di Rete Pace e Disarmo verso Addio alle armi!

L’incontro, seguito da una trentina di persone, aperto da un’esponente de Lo snodo, introdotto da Roberto Caspani, presidente del Coordinamento comasco per la Pace che ha anche espresso l’adesione a Global Sumud Flotilla, è stato cooridnato da Francesco Vignarca, di Rete Pace e Disarmo che ha chiarito come «Ogni tanto c’è bisogno di tornare alle parole, sull’idealismo sulla spinta ideale». L’incontro si apre con la domanda forse più importante: Perché il bisogno di raccogliere parole di pacifisti?
Risponde Giulio Marcon «Il libro nasce da chiacchiere con Goffredo Fofi, con l’idea di creare un testo per i ragazzi che sceglievano il servizio civile in questo paese, uno strumento di lettura per loro. È partito tutto con l’idea di selezionare un gruppo ristretto di persone e i loro racconti, poi sfociato fino alla raccolta di testimonianze di 55 autori, padri e madri nobili della disobbedienza civile, ma anche cantanti, attori, da Sofocle, Alda Merini, a testi di Bob Dylan. Un insieme eterogeneo, ma che può incuriosire su temi che vengono affrontati in modo diverso da persone che con il loro esempio pratico hanno espresso un’esperienza di disobbedienza civile».

Come tradurresti oggi la possibilità di costruire un’aiuola che non ci fa feroci?

«Si possono promuovere attività di inclusione, di disobbedienza civile come la Sumud Flotilla (definibile di obbedienza civile); c’è sempre un intreccio tra obbedienza e disobbedienza (da un lato e dall’altro).
Si possono fare tanti atti concreti, tanti gesti singoli e collettivi nella direzione di testimonianza di pace».

Altra difficoltà che abbiamo oggi: il rapporto con la politica?

«Chi ha coltivato l’aiuola in modo diverso, ha fatto la storia. Se vuoi cambiare devi incidere sulla politica, con leggi ecc. Molti di noi sono scettici, ma se ci sono stati cambiamenti è grazie ai movimenti che hanno avuto forza che hanno avuto la capacità di premere sulla politica, come il movimento femminista, esempio per il diritto di famiglia inizialmente incentrato sul maschio, la lotta per l’aborto e poi la legge sull’obiezione di coscienza, che nasce grazie ad un impegno dei radicali, una serie di scelte del parlamento frutto di una spinta. La politica si può quindi “aggredire” (in modo nonviolento), incalzare per ottenere cambiamenti».

Marcon ricorda inoltre Lidia Menapace, di cui l’incontro del 3 settembre ha visto la presentazione del libro Lidia Menapace. Fuori la guerra dalla storia, come partigiana nonviolenta, esempio che unisce nonviolenza e resistenza. Il conflitto faccia parte della nostra vita, delle nostre giornate, l’importante che sia non violento ma costruttivo.
«Non c’è solo storia di guerre, ma anche storia di tanta collaborazione, cooperazione e conflitto nonviolento alla base di conquiste; non per tutti ovviamente, parliamo di Europa, altra storia parlando di altri Stati e Continenti, in cui ci sono ancora molte ingiustizie».

Disponibile sul canale YouTube la registrazione completa.

[Testi, foto e video a cura di Mattia Lavezzi e Matteo Gioia, ecoinformazioni]

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