Cgil, Cisl, Uil/ Ripartire dal dialogo sociale, riconoscendo chi cura la città

«Le polemiche di questi giorni non sono un fatto personale ma il segnale di una città che rischia di chiudersi e di smarrire il proprio senso di comunità; lo ricordano anche le parole di don Giusto Della Valle, che ci invitano a smontare la logica dei nemici e a guardare in faccia le fragilità che entrano nei quartieri. La parrocchia di Rebbio svolge un ruolo prezioso che supplisce a mancanze del settore pubblico, tiene insieme i pezzi dove i servizi non arrivano, mette in campo accoglienza, aiuto e prossimità reale: questo lavoro non è un’opzione accessoria ma una funzione pubblica di fatto, che evita disagi maggiori e sostiene la coesione sociale della città.

Come organizzazioni sindacali riconosciamo e sosteniamo questo impegno e diciamo con chiarezza che non condividiamo il pensiero del sindaco quando nega il confronto e sceglie una cultura conflittuale che divide invece di unire; chi guida una città deve rappresentare tutti, deve ascoltare e costruire, non contrapporre e delegittimare chi ogni giorno si prende cura delle persone. Per questo sfidiamo il sindaco ad aprire immediatamente tavoli di dialogo con la regia del Comune e la partecipazione di parrocchie, associazioni, terzo settore, scuole, sindacati e categorie economiche, tavoli orientati a risultati misurabili e tempi certi, perché Como ha bisogno di un confronto stabile e verificabile e non di polemiche a mezzo stampa.

Gli obiettivi sono concreti e alla portata se c’è volontà: un patto per la casa a costi accessibili con più edilizia sociale, canoni concordati e regole sugli affitti brevi dove comprimono l’offerta; la riapertura e il sostegno di luoghi di aggregazione nei quartieri per ragazze, ragazzi e persone anziane; il rafforzamento dei percorsi educativi in collaborazione con le scuole e le realtà civiche; politiche sociali integrate contro povertà e nuove disuguaglianze, con orientamento ai servizi, mediazione culturale, prevenzione del disagio giovanile, sport e cultura come leve di coesione. Siamo pronti a sederci già dalla prossima settimana per definire metodo, calendario e indicatori di risultato: chiediamo al Comune di convocare, indicare priorità e assumere responsabilità di regia.

Como può scegliere la strada del dialogo e della corresponsabilità, riconoscendo il valore di chi, come la parrocchia di Rebbio, tiene aperta la porta della città quando altri la vorrebbero chiusa; misurarsi sui risultati, non sulle contrapposizioni, è l’unico modo per restituire fiducia ai quartieri e rendere più forte la nostra comunità. Noi ci siamo.» [Cgil, Cisl, Uil Como]

Al comunicato congiunto si aggiungono le dichiarazioni dei segretari e coordinatori delle singole organizzazioni sindacali, riportate di seguito:

«Riteniamo che l’amministrazione di Como, e il sindaco che la rappresenta, debbano recuperare quel senso di educazione istituzionale ormai smarrito: rispetto dei ruoli e disponibilità al confronto sono doveri imprescindibili di chi governa e non può limitarsi a rappresentare solo una parte della città. Non si invita ad andarsene chi, come don Giusto e la parrocchia di Rebbio, svolge una funzione di supplenza pubblica; al contrario, lo si ascolta e si costruisce insieme. Serve coraggio per aprirsi a un vero confronto: questa amministrazione ne è capace? Finora si è sottratta al tavolo di contrattazione sociale che chiediamo da anni. Noi sollecitiamo scelte condivise e partecipate su casa, scuola e servizi, insieme a una tassazione progressiva che protegga i più fragili. Lo stadio non può essere l’unica priorità.» [Sandro Estelli, Cgil Como]

«Le parole del Sindaco Rapinese ci restituiscono l’immagine di una Como che non ci appartiene: una città piegata tra ricorsi e minacce di chiusure, lontana dai bisogni reali delle persone. Non è lo scontro permanente a rafforzare la comunità, ma la capacità di garantire casa, educazione e luoghi di socialità. È un paradosso che la Ticosa resti immobile, simbolo di una rigenerazione promessa e dimenticata, mentre l’amministrazione consuma energie in polemiche. Como non può ridursi a un’arena di conflitti: è una città viva che merita futuro, dignità e coesione.» [Dario Esposito, Uil Lario]

«Vivere e lavorare a como è diventato un lusso non si capisce come si possa pensare di amministrare una città così bella senza aprirsi a persone che nn sono sotto il controllo di questa amministrazione e quindi hanno la possibilità di avere idee e valori diversi impensabile che un sindaco si arroghi la possibilità di avere potere anche nella chiesa ultimo baluardo della socialità che non guarda al ricco o al povero ma alla così lauta come sistema che non lascia indietro nessuno e se può aiuta chi ha più bisogno. Chiediamo a questa amministrazione di valutare con attenzione i bisogni di chi vive e lavora a como e magari nn è così ricco da avere vari appartamenti da affittare o attività ci sono persone a cui va dato rispetto che lavorano e fanno davvero fatica a sostenere o costi di una città dove gli affitti i parcheggi e la vita in generale ha raggiunto costi improponibili per chi invece in questa città dovrebbe vivere dignitosamente e lavorare garantendo servizi pubblici e privati imprescindibili.» [Daniele Magon, Cisl dei Laghi]

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