Fatti non fregate

Non si deve cadere nella trappola bellica di Crosetto e Meloni che è bene ricordarlo recitano parti diverse di una stessa feroce commedia. Non aiuta la Flotiglia una nave da guerra, per salvare la faccia e dare all’opinione pubblica la sensazione che solo la violenza delle armi può mettere in sicurezza perfino una missione umanitaria. Il problema non è solo che la Fregata, corrispondendo al suo nome, lascerà la Flotilla quando entrerà nella acque che Israele considera, con al consueta violazione delle leggi internazionali, sue. Il problema è che al governo italiano non si chiede di giocare alla guerra fingendo di proteggerci qui e sul mare. La richiesta dei pacifisti, di noi dell’Arci che in quella flotilla abbiamo persone carissime non solo eroiche, ma esseri umani che affrontano il pericolo per il popolo palestienese e per tutti, è che Meloni e Crosetto, Taiani e gli altri complici del genocidio italiani e europei cessino la vendita di armi e l’appoggio indecoroso e criminale che permette al governo di Israele di compiere misfatti inauditi, crimini contro l’umanità. La Fregata la vendano per trasformarla in una nave disarmata e disarmante e per dare aiuto alla popolazione ovunque le guerre dei mercanti d’armi affamano, dilaniano, uccidono persone, popoli ambiente. [Gianpaolo Rosso, presidente Arci Como]

[Il video dell’illuminante intervento di Grazia Villa per le Donne in nero al presidio a Como per Gaza del 25 settembre]

Riportiamo nel seguito da il manifesto l’articolo aggiornato al 26 settembre di Alberto Negri La fregate è una fregatura.

Dopo che gli israeliani hanno alzato le mani e i droni contro i cittadini italiani della Global Sumund Flotilla diretta a Gaza, il governo si è deciso a fare qualche cosa per calmare un’opinione pubblica sempre più nervosa per l’assenza di ogni iniziativa, anche diplomatica, degna di nota. Anzi, si arrampica sugli specchi per giustificare il mancato riconoscimento dello stato palestinese.

La premier Meloni accusa persino chi manifesta di «volere creare un situazione di ordine pubblico molto complessa»: davvero incredibile che il problema siamo noi, non il genocidio in corso a Gaza e che non facciamo nulla per fermarlo. Ma la situazione ormai sfiora il grottesco. Che sia chiaro subito: quella di mandare una fregata in acque greche è soltanto un’iniziativa di immagine. Niente di più.

In realtà il ministro Crosetto – uno che sosteneva che Israele «avvisava» la popolazione prima di fare stragi di civili – ha inviato la fregata Virginio Fasan che già si trovava in acque greche e stava tornando al porto di La Spezia dopo aver partecipato a Cipro alle manovre dell’operazione internazionale «Mediterraneo Sicuro». La nave non scorta nessuna Flotilla. Si terrà invece a distanza dal convoglio diretto a Gaza e le barche degli attivisti non la vedranno mai. La premier Meloni alla fine di un giornata convulsa confessa che l’invio della fregata è una bufala: «Se l’alternativa è forzare il blocco navale cosa dovrebbe fare il governo italiano? Mandare la Marina militare e dichiarare guerra Israele? Mi pare si stia un po’ esagerando».

Ma dopo il bluff della fregata la Meloni tace sul resto.

La fregata non parteciperà neppure a operazioni di soccorso che in acque greche spettano in primo luogo alle autorità e ai mezzi navali di Atene. Non lo farà neppure oltre le acque territoriali elleniche perché anche qui l’intervento eventuale spetterà ai greci. Quando poi si avvicineranno a Gaza saranno gli israeliani a essere responsabili di quanto accadrà alla Flotilla: almeno questa è l’interpretazione data dalle autorità italiane.

Insomma né scorta né soccorso, almeno in prima battuta. Possiamo dire che Crosetto e Meloni si stiano dilettando con la battaglia navale perché non c’è nessuna intenzione da parte italiana di arrivare allo scontro con gli israeliani. E se i militari israeliani salissero a bordo delle imbarcazioni della Flotilla o le costringessero a cambiare rotta? Lo faranno anche se nei pressi – ma a decine di miglia – fosse in navigazione la fregata Fasan. Il comandante della fregata ha l’ordine di tenersi a distanza dalla Flotilla. Nessuno deve vedere nessuno.

Eppure la Fasan è equipaggiata con sistemi di ultima generazione, compresi i dispositivi anti-drone entrati in funzione contro gli Houthi nel Mar Rosso. La nave ha abbattuto droni, fermato i pirati e porta il nome di una medaglia d’oro della seconda guerra mondiale.

Sullo stemma campeggia il motto latino In aleis strenua, in pugna invicta, ovvero «valente nei rischi, invitta in battaglia», a richiamare la sua vocazione di nave sempre pronta alle sfide. Ma questa volta tutta la sua potenza di fuoco e tutto il suo valore militare sono assegnati a una missione puramente di immagine. Perché gli israeliani, al solito, faranno quel che gli pare. E noi li accompagneremo pure con una bella nave militare, vessillo al vento. [Alberto Negri il manifesto]

[Foto di copertina Alle Bonicalzi, ecoinformazioni]



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