L’insegnamento della Musica

La cena conviviale presso l’oratorio (ottima e affettuosa, come sempre) ha aperto la speciale serata dedicata alla riapertura del Teatro Nuovo il 19 aprile. Radoslav Lorkovic, uno dei musicisti, si è anche presentato con un’anteprima musicale: lui, croato di origine e residente a Chicago, ci ha cantato e suonato con la sua fisarmonica una canzone di origine serba e montenegrina.

L’evento in teatro, Questa terra è la mia terra, il tuo cuore è il mio cuore, è stato poi caratterizzato dalla forte emozione e commozione per la musica e per le numerose testimonianze che si sono succedute. Prima di tutto quelle relative alla vicenda del Teatro Nuovo e al percorso di riapertura. Poi quella dell’associazione Aido (organizzatrice della serata) che ha portato sul palco due famiglie di donatori (madre e padre) che hanno, con dolore, deciso di assecondare la scelta delle figlie e acconsentire alla donazione degli organi dopo la loro morte in un incidente, e quella di un ricevente che ha potuto continuare a vivere grazie alla donazione di una ragazza inglese. Testimonianze di grande dolore, ma anche di speranza e desiderio di vita. E ultima, al centro del concerto, la testimonianza della scrittrice palestinese Alae Al Said che, con un intenso monologo, ci ha costretto a vedere e sentire la tragedia del genocidio e della pulizia etnica che il popolo palestinese vive quotidianamente a Gaza e in Cisgiordania.

Ma non meno emozionante e coinvolgente è stata la musica.

Sarah Lee Guthrie, statunitense, figlia di Arlo Guthrie e nipote di Woody Guthrie, ci ha presentato alcune canzoni in puro stile folk, su testi di Woody Guthrie, raccontandoci aneddoti musicali, di vita, di relazioni e facendo un esplicito apprezzamento a quanto si fa a Rebbio per l’accoglienza e per il rispetto dei diritti di tutti e tutte, cosa che negli Stati Uniti lei vede sempre più lontana (ma non è che in Italia si stia molto meglio!).

Radoslav Lorkovic ha proseguito le sue proposte musicali con grande varietà, passando dal pianoforte alla fisarmonica e da un genere all’altro (Blues, Jazz, Rock, Popular…) e integrandosi perfettamente con le persone con cui suonava, spesso restando in secondo piano, ma sempre introducendo elementi personali.

Andrea Parodi (conduttore e organizzatore della serata) con i Borderlobo (chitarra, basso e percussioni, pianoforte elettrico   e fisarmonica), ha presentato due sue canzoni: una dedicata a Don Giusto, di critica alla ricca Como che si interessa delle luci di natale e non vede (o prende a calci) chi dorme (o muore) ai lati delle strade; un’altra dedicata a Carlos e Smith, i due atleti afroamericani che alle olimpiadi del 1968 di Città del Messico, saliti sul podio (senza scarpe) salutarono col pugno chiuso e col guanto nero del potere nero, mentre veniva suonato l’inno statunitense.

La serata avrebbe potuto svolgersi con tre momenti musicali separati, ad opera dei diversi musicisti, tutti di ottimo livello (particolare interesse ha suscitato il bassista che suonava anche le percussioni sevendosi di pedali), e sarebbe sicuramente stata apprezzata.

La sua grande forza e ricchezza è invece stata quella di riuscire a tenere insieme queste diversità che hanno saputo integrarsi e rafforzarsi a vicenda senza mai sopraffarsi, ma con grande attenzione a valorizzarsi vicendevolmente. E questo è stato evidentissimo nella canzone finale, This land is your land, e nel bis Peace, basata su quello che si deve considerare come l’ultimo testo scritto da Woody, con cui hanno salutato il folto pubblico (il teatro era esaurito).

Questa reale collaborazione tra diversità – che non si annullano, ma si rafforzano – ha creato un fortissimo coinvolgimento del pubblico, amplificando le emozioni. A dimostrazione del fatto che la musica può davvero essere uno strumento di pace, non perché è (come erroneamente si dice) un linguaggio universale, ma perché richiede ascolto e attenzione per entrare in relazione e saper lasciare spazio e valorizzare anche differenze che sembrerebbero inconciliabili. [Mariateresa Lietti, ecoinformazioni] [foto di copertina Massimo Borri, ecoinformazini}

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