Goletta dei laghi 2026/ Dati sconfortanti/ Oltre il 50 per cento fuori legge

Anche quest’anno Legambiente si è dedicata al monitoraggio dello stato di salute dei laghi italiani, tra cui anche i maggiori laghi lombardi. Passano gli anni, ma le condizioni non migliorano: di 30 punti campionati il 50% inè risultato oltre i limiti di legge.

Da ormai due decenni i volontari di Legambiente effettuano monitoraggi dello stato di salute dei laghi italiani, all’interno del progetto «Goletta dei laghi», con l’obiettivo di evidenziarne eventuali criticità ed anomalie; un intervento fondamentale vista l’importanza che i laghi e tutte le acque dolci presenti sul territorio italiano rivestono.

In Lombardia, come di consueto, non mancano purtroppo i dati negativi: di 30 campionamenti effettuati su lago d’Iseo, Garda, Lario, Ceresio e Maggiore, il 50% è risultato oltre i limiti di legge (11 risultati «fortemente inquinati» e 4 «inquinati»). In particolare, per quanto riguarda il lago di Como, preoccupa principalmente il dato relativo alla foce del torrente Cosia, risultato da anni e tutt’ora «fortemente inquinato», e lo conferma il presidente del circolo Legambiente Angelo Vassallo di Como Enzo Tiso, scrivendo «I risultati di Goletta confermano ancora una volta lo stato “fortemente inquinato” della foce del torrente Cosia. Una situazione che il circolo Legambiente di Como denuncia da anni e che ha voluto approfondire, anche attraverso un lavoro di analisi dei dati di Arpa relativi alla qualità dell’acqua del Cosia. Arpa esegue infatti controlli periodici in tre stazioni fisse: una a nord di Tavernerio, una a Como zona San Martino e una alla foce. Dai dati – pubblici – si evince che l’inquinamento microbiologico e l’alterazione di altri parametri, indicatori di scarichi di natura fognaria, aumentano in modo molto evidente passando dalla zona di San Martino alla foce, dove risultano peraltro presenti altre sostanze inquinanti di tipo chimico, come i Pfas. In autunno presenteremo i risultati definitivi di questo approfondimento sui dati pubblicati da Arpa che stiamo realizzando in collaborazione con Arci ecoinformazioni. Alla luce dei risultati di Goletta, ribadiamo comunque oggi, come già denunciato più volte in passato, la necessità di intervenire sulle fognature comunali, soprattutto quelle di carattere misto, di provvedere al dimensionamento degli sfioratori di piena e di attuare controlli seri sui possibili scarichi inquinanti nel tratto interrato del Cosia. In assenza di interventi in tal senso, anno dopo anno potremo solo limitarci a constatare lo stato “fortemente inquinato” della foce del Cosia». Sarà quindi disponibile dal prossimo autunno una relazione di analisi dei dati resi consultabili da Arpa riguardo il torrente Cosia ed i suoi affluenti, lavoro che Legambiente sta effettuando collaborando con le ragazze e i ragazzi di ecoinformazioni.

Indipendentemente dal risultato ottenuto e dalla relazione che il circolo Legambiente di Como presenterà, ribadiamo l’importanza di questi monitoraggi, ma soprattutto degli interventi che dovrebbero essere effettuati, perché i laghi, ed in particolare il Lario, si presentano per il comune e le infrastrutture degli ottimi «strumenti» sfruttabili per l’over-turism estivo, ma al contempo non ricevono le giuste attenzioni ed il giusto rispetto che meriterebbero. Acque dolci di superficie, che siano laghi o fiumi, rivestono un ruolo ecosistemico importantissimo, fungendo da siti di alimentazione e riproduzione di numerose specie animali, senza considerare il ruolo fondamentale che hanno nella regolazione climatica, anche grazie all’enorme biomassa vegetale presente (o che dovrebbe esser presente); di contro, sono ambienti fragilissimi, in cui anche piccole variazioni di parametri possono incidere fortemente sull’intero ecosistema. Chiediamo dunque a tutt3 di rispettare il più possibile questi ambienti, che non meritano di certo sfruttamenti e trattamenti di questo genere, e dunque, se possibile, di segnalare alle autorità o associazioni di competenza eventuali condizioni anomali riscontrate.

[Matteo Gioia, ecoinformazioni]

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