L’altra Cernobbio/ La militarizzazione dell’economia e della società

Apre i lavori per Un’economia di pace della mattina del 5 settembre, prima del primo panel La militarizzazione dell’economia e della società, l’introduzione di Danilo Lillia (Arci Como) e Cecilia Begal (co-portavoce di Sbilanciamoci!), definendo gli obiettivi di costruzione dell’economia di pace che il XVI forum de L’altra Cernobbio vuole porsi.
Prosegue Roberta Capone, segretaria della Flc Como, con una riflessione: se la nostra economia punta al riarmo, dove sono i fondi per la scuola e la salute? Lascia la parola a Massimo Alberti, direttore di Radio Popolare che con lei medierà il suddetto panel che nota come la retorica militare stia entrando nella legislazione per limitare gli spazi di dissenso.

Continua questa riflessione Rossella Miccio, Presidente di Emergency, che invita il singolo, le realtà associative e le scuole, luoghi da cui dovrebbe partire il cambiamento, a non considerare la guerra una possibilità. Allo stesso tempo Rossella crede che in Italia ci sia la maggioranza della popolazione che non vede la guerra come una possibile soluzione di problemi e forse questo, se così fosse davvero, ci infonde un po’ di speranza. Il compito è fornire strumenti diversi, creare cittadinanza attiva e ricostruire un tessuto sociale, ciò di cui gli italiani hanno bisogno.

Michele De Palma, segretario generale della FIOM, interviene raccontando dello sciopero dei metalmeccanici della FIOM contro il genoicidio a Gaza. Il sindacato infatti non dovrebbe essere une ente volto solo a decidere orari e salari ma deve mantenere forte la sua identità politica, come CGIL fa. L’invito e l’intervento del generale Vannacci al forum rappresenta infatti una caduta verso alla normalizzazione delle guerre, del razzismo, della violenza. Le questioni economiche e sociali hanno bisogno di alternative. Non si può più giocare in difesa, dobbiamo giocare in attacco e se si dice di cambiare l’economia e l’industria del paese dobbiamo aprire un dibattito in cui immaginiamo un paese con un economia in grado di competere e che sia un punto saldo e neutrale del mediterraneo.

Continua il dibattito Paolo Maranzano, statistico economico dell’Università Milano Bicocca, che attraverso delle slide ci illustra come paradossalmente l’economia in europa cresca molto poco ma la spesa militare è alle stelle. Tramite grafici constata come la diminuzione della produzione delle armi non sia mai avvenuto. Dobbiamo capire che le industrie militari non giovano alcun beneficio nei grandi paesi Europei perchè portano poco indotto e poco lavoro.

Ma allora come si può contrastare all’interno della nostra struttura economica? Interviene Francesco Vignarca di Rete Italiana Pace e Disarmo; è fondamentale capire che la militarizzazione dell’Europa non è nata oggi, è nata dieci anni fa. Il rischio è che frammentare i nostri interventi di smantellamento di questo modello non portino a nulla. Dobbiamo ricostruire una proposta sociale e politica che però faccia leva sulla collettività perchè ne abbiamo la capacità, abbiamo l’analisi e la proposta, dobbiamo stare attenti a tenerle insieme.

Marta Passarin, di ASC nazionale APS, arrivando da Vicenza ci racconta quanto la realtà in cui vive sia in realtà una zona estremamente militarizzata. Ma non è solo Vicenza, l’Italia è piena di territori a servizio dell’industria bellica e il nostro dovere è sensibilizzare i cittadini su ciò e questo lo si può fare anche attraverso il servizio civile, attraverso uno spazio di protagonismo giovanile dove ragazzi che vengono formati su tematiche attuali e di attivismo.

Roberta Capone interviene su questa tematica ampliandola anche a quella della scuola. Il finanziamento dell’industria bellica è ovviamente a discapito di quello del sistema scolastico. Con questo governo, viene inoltre scoraggiato lo spingere i ragazzi al pensiero critico e al contrario aumenta il controllo psicologico ma anche fisico, ad esempio grazie alla proposta dei metal detector per apportare più ispezionamento. Dobbiamo mettere in campo un’altra narrazione, una narrazione che non vieta il parlare di Palestine o di pace nelle scuole ma che crei una scuola pubblica di qualità. Una scuola in cui non si deve avere paura di avere idee e di esprimerle.

Conclude questo panel l’intervento di Federica Borlizzi, di Rete a Pieno Regime, continua il dibattito riguardo all’istruzione. Ci dice, secondo lei, che si può anche insegnare ad un ragazzo ad avere un pensiero critico ma che probabilmente a breve l’avere un idea e soprattutto esprimerla in manifestazione o protestando verrà comunque condannato, censurato. Ogni tipo di dissidente viene visto che nemico da questo governo infatti. La questione importante non è solo quindi togliere le risorse di guerra ma anche togliere il potere. [Articolo di Amelie Di Matteo e Matteo Bevilacqua, ecoinformazioni]

Guarda le foto di Massimo Borri e Beatriz Travieso Pèrez, ecoinformazioni, a questo link.

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