L’Altra Cernobbio/ Un’economia del lavoro, dell’ambiente e dei diritti

Ad apertura del primo panel pomeridiano del forum della campagna di Sbilanciamoci, il suo portavoce Giulio Marcon, ricordando Fabio Mussi, recentemente scomparso, introduce il quadro di riferimento della sessione: un’economia del lavoro, dell’ambiente e dei diritti. Ovvero, un’economia di pace, che si declina con i diritti, il lavoro, l’istruzione, l’ambiente, il benessere e la qualità della vita, secondo un modello alternativo. Spesso i partiti presentano emendamenti ispirati a queste proposte, contributi che possano entrare nei programmi elettorali. Marcon afferma che abbiamo bisogno di scelte coraggiose. Abbiamo bisogno di una fiscalità progressiva, di rafforzare gli elementi di uguaglianza fiscale. Questo il senso dell’impegno e delle scelte compiute e in potenza. L’attuale modello di sviluppo crea guerre, morti nelle società civili.

Il primo intervento è a cura di Andrea Di Stefano, economista, il quale presenta una tendenza attuale, relativa all’incremento della produzione e distribuzione di umanoidi, nuova frontiera della tecnocrazia. In una visione prospettica, dobbiamo capire cosa ci aspetta il futuro più prossimo. Perché questo domani ha elementi di rischio tecnocratico elevato. Assistiamo ad esempio alla sostituzione di umani anche nella sanità, nell’assistenza agli anziani, ma anche nella protezione civile e nell’edilizia, attraverso il noleggio a canone. Dalla filiera delle auto elettriche derivano le tecnologie atte al perfezionamento degli umanoidi, questi addestrati dall’Ai. A sostegno di questa nuova filiera, in Cina esiste un mandato statale, mentre in Europa non c’è alcun obiettivo di deployment. I rischi si traducono nel crollo occupazionale, in quanto concepito come risposta alla carenza della manodopera, ma anche nella dipendenza dalla terre rare. è previsto che nel 2030 i posti a rischio saranno circa 300 milioni. Questo pone la necessità di introdurre un reddito di base e alternative, tra cui la tassazione dei ricchi e una vera e propria ridistribuzione. C’è comunque da provvedere alla tassazione anche delle transazioni, quelle che sempre più avvengono digitalmente e attraverso i bitcoin. Nonché l’introduzione di politiche industriali vere.

Carlo Testini, Arci, ripone dunque l’attenzione su un mondo sempre più governato dai tecnofascisti, nonché caratterizzato dallo smantellamento delle democrazie. Quale sarà la forza dell’Europa nel provare a reggere questo attacco globale alle democrazie, ai diritti e al lavoro?

Giorgio Airaudo, segretario della Cgil Piemonte, riprendendo quanto detto da Di Stefano, riflette sul tema della cura. Se l’automazione, gli umanoidi, dovessero sostituirsi nella cura all’interno della sfera degli affetti, certamente ci avvieremo ad acuire quel che la guerra sta producendo nelle nostre sfere domestiche, ovvero la solitudine e l’impossibilità di provvedere all’autosufficienza. Le stesse scelte di governo stanno colpendo duramente le figure dei caregiver, figure familiari lasciate sole, private di un sostegno sociosanitario pubblico. Al tempo stesso, la storia di una donna rapita e uccisa tra Firenze e Bologna, rivela essere, dentro il femminicidio, una storia di solitudine. C’è un nesso tra il clima di guerra e il collasso della società, la perdita di dimensioni solidali. Il tempo sta diventando un problema. Ai fatti di cronaca non c’è risposta politica, una risposta in grado di fornire un sostegno adeguato e sistemico che sia capace di stare al tempo con quanto avviene. Come si giustifica la sostituzione umana da parte di una tecnologia in netto avanzamento. Il vice-presidente del sindacato cinese, in relazione alla tendenza secondo cui gli umanoidi soppianteranno i lavoratori, rimane positivo, oltre ogni previsione, affermando che verrà ridotto l’orario di lavoro, a salvaguardia della salute dei lavoratori.

Walter Massa, presidente Arci nazionale, rivela in apertura al suo sentito intervento il senso di frustrazione e inquietudine provato, alimentato dalla pratica di portare sul tavolo tesi molte corrette. Tuttavia manca ancora un processo che converta tutto ciò in un progetto. La crisi non può essere documentata dal proprio osservatorio tematico, avendo difficoltà nel riconoscere le crisi che altri ci propongono. La concentrazione di potere è incompatibile con la democrazia che abbiamo conosciuto. Dobbiamo provare a trovare un terreno comune e a mettere in campo un’alternativa, laddove i contributi intellettuali rischiano di essere fini a sé stessi, sterili, ovvero un contributo a quella che diverrà la morte della società civile. Questo processo di delega che ogni volta attendiamo è diventato troppo simile alla ricerca dell’uomo forte, in quanto è ad essa speculare. Per rendere credibili le proposte che vogliamo fare, il programma non dovrà essere fatto solo dalle forze politiche. Si ha nostalgia dell’impegno civile e politico, che ricorda non essere discordi tra loro. Le condizioni descritte da Andrea e Giorgio rivelano come le cose non siano giunte senza preavviso. Inoltre, c’è una distinzione forte tra politica e classe politica. Siamo riusciti a distruggere la politica, che attualmente è coincidente con il fascismo e il riarmo. Serve avere coraggio e credibilità nelle nostre proposte. Non coerenza, ma credibilità. Siamo schiavi di un’economia di guerra. L’alternativa è una. Fabio Mussi diceva che questi sarebbero stati tempi difficili per la sinistra, e solo a distanza di tempo saremmo potuti tornare a parlare di socialismo e comunismo. Adesso sentiamo distante il tempo del socialismo, tuttavia declinato negli Usa con l’elezione di sindaci che investono sulla pratica della ridistribuzione di denaro e potere. Abbiamo un’informazione asservita al potere che rema contro questo tentativo di cambiare rotta. Più saremo e meno potranno farci del male.

L’intervento di Elly Schlein, segretaria nazionale del Pd, si apre con l’intenzione di rivendicare il coraggio dell’alternativa, che non significa fare ritocchi alla situazione ereditata, ma costruirne un’altra. Non è possibile tornare alla normalità, perché questa è parte del problema. L’avanzamento dal basso di una nuova visione ha ispirato e sospinto ad esempio il new green deal: questo è il modello da seguire. Serve più di una somma di proposte. Da dove ripartire? In Spagna hanno messo a sedere le organizzazione di impresa e sindacati per la lotta al precariato. Al contempo hanno fatto una vera politica industriale, con l’investimento nelle rinnovabili. La transizione energetica deve poter essere democratica. Nota necessaria, se si pensa anche solo al caso della Sardegna, sul cui territorio l’eolico spinge a tal punto da condizionarne il paesaggio a scapito dei residenti, per alimentare la regione Sicilia e neppure la terra ospitale della conversione nelle rinnovabili. Liberarsi delle fonti fossili è pur sempre prioritario. In termini di redistribuzione, non possiamo riferirci solo alla ricchezza, ma anche al tempo. La riduzione del tempo di lavoro deve potere essere fatta a parità di salario, questo per via dei processi di automazione e Ai. Ne ha un beneficio la produttività. Ma è davvero possibile disarmare l’Ai, come suggerisce la segretaria del Pd? Non è forse intrinseco il rapporto di potere nel training dell’algoritmo? A questo proposito propone ciò il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi ha suggerito, ovvero l’istituzione di un Cern dedicato all’elaborazione di una piattaforma Ai libera dal gioco statunitense, e altresì cinese. Il senso della cura ci invita a ripartire da questa per costruire una società. Un senso che non ci permetta di incorrere nella marginalizzazione. La sicurezza non va declinata in termini militari e nazionalisti, così come la cura non può dipendere dal portafoglio. Di fronte allo smantellamento della sanità pubblica serve voler rifinanziare la sanità e la scuola pubblica. Questi gli emendamenti fatti con tutte le forze dell’alleanza progressista.

E per quanto riguarda l’Europa? Si fa davvero portatrice di un modello cooperativo? Forse non possiamo più accettare un modello che si qualifichi al di sotto di un reale impegno di cambiamento, che non sia capace di guardare a quanto le associazioni, i sindacati e le organizzazioni più informali ci insegnano. [Giulia Rho, ecoinformazioni]

Guarda tutte le foto di Massimo Borri e Beatriz Travieso Pèrez, ecoinformazioni, a questo link.

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