La via maesta dell’ambientalismo. E se ci credessimo davvero alla possibilità dell’ecologia politica? Non si tratterebbe solo di riprendere l’insegnamento prezioso di Giovanna Ricoveri, ma si dovrà osare molto di più per contrastare una diffidenza oramai radicata verso la politica, l’unica alternativa all’egoismo sociale e alla tendenza a costruirsi in mondo a misura di se stessi, delle isole apparentemente felici ma devastate da egoismi dominanti.

Forse La via maestra è una delle possibili strade e credo che la su natura sistemica sia l’elemento più interessante. Se infatti proviamo a riconoscere nella straordinaria varietà di organizzazioni, caratterizzate da forti relazioni tra loro, che la costituiscono insieme alla Cgil, all’Arci, all’Anpi e a centinaia di altre una realtà un ecosistema potremmo comprendere che non si tratta solo di un coordinamento o peggio di una serie di sigle. La via maestra potrebbe essere una scelta saggia: di fronte a problemi di complessità infinita, affrontarli come ecosistema. Si potrebbe rinunciare alla competizione e alla sicurezza granitica che le proprie scelte sono quelle giuste e adottare il punto di vista ambientalista che vede nelle relazioni e non nella potenza delle azioni la via risolutiva. Ma questo approccio come negli ecosistemi permette di analizzare la realtà efficacemente e trovare soluzioni (sempre parziali, il tempo cambia continuamente i valori delle infinite variabili) solo se si considerano tutti gli attori del sistema. Se scelgo alcuni attori e costruisco sezioni parziali di un ecosistema, corro il rischio di non capire nulla, come chi volesse guardare in un ambiente naturale o in una città solo gli animali, senza accorgersi delle piante o solo le donne, senza accorgersi della complessità dei generi, o solo i ricchi, senza accorgersi dei poveri. Ciò vale sia globalmente che in un territorio ristretto e dovrebbe influire su lotte, politica della rappresentanza, cultura.

Intanto alla manifestazione del 17 ottobre a Roma ecoinformazioni ci sarà, vi racconteremo ciò che vedremo. In questo numero pubblichiamo un documento Cgil e Arci che mette in fila in vista della manifestazione idee condivise che assomigliano a un programma elettorale fecondo. Un modo per dire alle forze politiche ma anche ai movimenti che le idee di futuro  non possono essere generate da trattative intestine di apparati leaderistici e da discutibili finzioni di ascolto del popolo.  Devono invece emergere da tutt3 3 protagonist3 dell’ecosistema (sindacati, associazioni, movimenti, partiti, persone) sia che si parli di comuni che dell’intero Paese. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

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