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Oasi no money. Perché l’azione, in verità marginale, nelle ultime manifestazioni di piazza nelle quali sono stati sottratti da negozi beni viene definita saccheggio? Solo per più facilmente collegarla alla VIOLENZA CRIMNALE? Forse perché non si vuole neppure ipotizzare che si si tratti di “esproprio proletario”, termine desueto, certamente non del tutto idoneo a descrivere i fatti, ma più onesto del completamente fuori luogo saccheggio. Eppure parlare del desiderio (indotto dal capitalismo e dal consumismo) di beni, sogno impossibile per buona parte della popolazione, e della necessità di tanti di disporre di oggetti che sono necessari per tutti, non solo per i ricchi, deve trovare soddisfazione. Così l’azione fortemente eversiva per il capitalismo di donare e di prendere in dono è forse una possibilità importante, almeno una speranza, prima dell’indispensabile rivoluzione. Lo dimostra il successo dell’iniziativa del Mercatino degli orrori della Parrocchia di Rebbio del 31 ottobre e 1 novembre, quello atteso di Regalo tutto dell’Arci il 4 novembre al Joshua e dell’iniziativa Regalo tutto della lista Cerco offro dell’8 novembre. Tutte oasi no money. Bellissime. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

