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Controinformazione studentesca/ Ritorna “Il turpiloquio”

13000361_1049802908423576_2351067296793910394_nDal 12 gennaio, studenti dei licei Giovio, Ciceri, Volta e Setificio hanno riaperto la redazione de Il turpiloquio, giornale studentesco di controinformazione. Il proposito della redazione è il coinvolgimento delle scuole nella discussione su tematiche attuali, locali e non, dando spazio alla diversità, alle opinioni e al confronto. Leggi nel seguito il comunicato integrale della redazione.
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Como senza frontiere e Caritas: Appello al sindaco Lucini

cropped-4-como-senza-frontiere-logo.pngLa rete Como senza frontiere* e la Caritas diocesana di Como hanno sottoscritto insieme un appello al sindaco di Como perché, di concerto con la Prefettura, si affronti il problema delle tante persone  costrette a rimanere in strada al gelo perché non accolte. Nella lettera la richiesta di rendere disponibile lo spazio dell’ex Drop in in viale Innocenzo e la Caserma De Crisotoforis, un luogo militare  la cui restituzione alla cittadinanza  per destinarlo a persone fragili sarebbe una realizzazione concreta di Como Città messaggera di Pace. Leggi il testo integrale della lettera.

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Lettera/ Sel-Si scrive ai giornali comaschi

lorenziniRiceviamo da Marco Lorenzini, coordinatore provinciale di Sel-Si, la lettera ai giornali comaschi che pubblichiamo integralmente.

«Egregio signor direttore e giornalisti della testata, Vi scrivo per svolgere alcune considerazioni sul tema dei migranti che in questi tre mesi è stato al centro dell’impegno e del dibattito di una parte considerevole della nostra città. Il consiglio comunale aperto di lunedì scorso e quello che ci sarà il 26 a Como, credo abbiano il merito di affermare che ogni istituzione ha il dovere di fare la propria parte; del resto come rimanere freddi di fronte ad un fenomeno storico che secondo dati Onu coinvolge nel mondo 46 milioni di uomini, donne e bambini e che nei prossimi anni sarà il tema che ogni stato dovrà affrontare, come ha ricordato Obama nel suo ultimo discorso all’Onu?

Sempre lunedì 19 il quotidiano La Repubblica pubblicava una lettera del Sindaco di Milano sullo stesso tema che poneva l’accento sulla gestione nazionale, argomento caro all’Anci, che attraverso il suo presidente Fassino ha più volte ribadito la necessità di un maggior impegno governativo. Il quadro europeo non è però incoraggiante perché le ricollocazioni da Italia, Ungheria e Grecia, decise lo scorso anno, sono avvenute per il 4% dei casi e perché per ragioni di politica interna crescono muri come funghi dentro e fuori l’Ue. Credo che di fronte ad un fenomeno storico che sarà di media durata, come quello dello spostamento di milioni di persone, serva un progetto politico non emergenziale, equilibrio nella gestione e massimo coinvolgimento della popolazione.

Ci sono tre narrazioni molto diverse presenti oggi a Como: quella dei volontari e degli attivisti che pongono l’accento sul diritto di circolazione e sulla libertà dei migranti di costruire un progetto di vita senza i vincoli delle frontiere, impostazione più vicina al mio sentire, ma che rischia di rimanere una astratta rivendicazione senza un cambiamento delle politiche europee; quella delle istituzioni che si auto assolvono perché hanno applicato leggi e procedure, ma che rischia di trasformare uomini e donne in cammino, in scolaretti da educare; quella delle minoranze e delle destre che amplificano paure e preoccupazioni per fini elettorali, ma che danno voce ad inquietudini pur presenti negli strati profondi dei quartieri di cintura, che sono i luoghi di vita delle persone che sono state colpite di più dalla crisi di questi anni.

Forse dovremo provare a capire le ragioni profonde di ognuna di queste impostazioni (garanzia dei diritti, governance, risposta alle paure e alle insicurezze) e integrarle in una proposta complessiva di gestione, con una impostazione che non dovrebbe avere soltanto un fine caritatevole e solidale, peraltro fondamentale, ma anche quello di costruire un progetto chiaro e di lungo respiro capace di dare risposte e di impedire che una società venga travolta, e la storia è colma di esempi in tal senso.

Tralascio il quadro internazionale e mi concentro su quello locale.

Sul piano provinciale servirebbero tre livelli di intervento, finanziati da un piano nazionale e coordinati dalla Prefettura e dall’Assemblea dei sindaci come gli ultimi accordi prevedono; questo piano deve prevedere anche un ruolo del volontariato come costruttore e facilitatore di reti sociali, non come fornitore di servizi vitali che sono dovere dello stato. Il livello di prima accoglienza dovrebbe essere situato a Como, che come città di confine vive l’impatto dei grandi numeri; questa struttura (o queste strutture diffuse) potrebbe essere un Hub permanente per persone in transito e migranti (da non confondere con il campo di accoglienza temporanea), in grado di rispondere ai bisogni immediati (presidio sanitario, supporto psicologico, vitto, alloggio, area wi-fi e ricarica cellulari, restoring family links, mediazione linguistica, informazione sui diritti e sul percorso di accoglienza provinciale), corsi di base per apprendere una lingua europea, attività culturali e ricreative. Per i richiedenti asilo strutture di secondo livello in alcuni grandi comuni della provincia (proporzionalmente agli abitanti) che, oltre ai servizi di base, offrano corsi strutturati di lingua italiana, formazione professionale, opportunità di partecipare alla vita sociale del territorio, orientamento e lavori temporanei. Penso che si debba stabilire un tetto massimo di 20-30 persone per struttura e che non debbano essere gli stessi soggetti a gestire più strutture; che si debbano controllare costantemente le condizioni socio sanitarie, il grado di servizi offerto, la rete sociale costruita, per non isolare uomini e donne in un limbo senza tempo e futuro. Strutture di terzo livello per chi ha ottenuto il riconoscimento, distribuite in maniera capillare nei territori e in tutti i comuni, per forme di inclusione socio-lavorativa. Rispetto ai minori non accompagnati, servono strutture diffuse, costituite da Comunità educative territoriali piccole, da case famiglie e da famiglie affidatarie, per favorire gli inserimenti temporanei nelle scuole, con la collaborazione dell’Ufficio scolastico. Sono consapevole che in questo momento diverse parti politiche comasche stanno pensando di utilizzare i migranti come “moneta” elettorale e che la consapevolezza istituzionale e sociale sulla gravità della situazione sia bassa, pur tuttavia credo che il ruolo dei mezzi di informazione possa essere fondamentale per tenere aperto questo dibattito oltre la cronaca. Vi ringrazio per avermi ospitato. Un cordiale saluto, Marco Lorenzini (Coordinatore provinciale di Sel – Sinistra Italiana)».

 

 

20 settembre/ Migranti perché

volantino-20-settembreL’Associazione Asci Don Guanella e la Casa divina provvidenza, invitano martedì 20 settembre alle 21, nell’Auditorium San Luigi Guanella in via T. Grossi,18 a Como all’incontro Migranti perché – strumenti per capire il fenomeno migratorio. (altro…)

La bella Como/ Legàmi in grado di contrastare il razzismo

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La bella Como impazza sui giornali italiani. Tra i tanti nei quali viene riconosciuta la straordinaria accoglienza che l’attivismo politico, il volontariato di ogni colore (che bello poter vedere riconosciuto finalmente che il volontariato ha anche idee politiche) suggeriamo la lettura dell’ampio servizio su Famiglia cristiana di Giulia Cerqueti con le foto di Grazia Lissi e de Il manifesto del 20 giugno che giustamente evidenzia che c’è una lega razzifascista fatta per creare problemi e trarne profitti personali e un altro Nord che si associa in Lega per affrontarli.

Se Wikipedia va sulla Grigna

wikimania_esinolario_WEB 2 DSC4381Wikimania è un ciclo di conferenze in cui si discutono i metodi per migliorare Wikipedia. Si tiene ogni anno in una città diversa dal 2005. Quest’anno, dopo che negli anni scorsi l’iniziativa era stata ospitata in città come Francoforte, Hong Kong e Londra, la scelta è caduta su Esino Lario, paesino in provincia di Lecco a 910 metri sul livello del mare, che è stata invaso dai wikipediani dal 21 al 28 giugno.

La scelta di Esino ha fatto storcere il naso ad alcuni, ha fatto sorridere altri e ha suscitato lo scetticismo di quasi tutti: basti pensare che per una settimana la popolazione esinese è raddoppiata, passando da settecento o poco più a quasi duemila abitanti.
La sfida, quando nel 2013 la candidatura è stata accolta, pareva proibitiva: mancavano le strutture dove far alloggiare i partecipanti, che sono confluiti a centinaia da sessantatrè paesi diversi, mancavano le sedi delle conferenze, mancava persino una connessione che garantisse una fruizione accettabile di internet. Ma in tre anni tutti, chi più, chi meno volentieri, si sono messi a disposizione per garantire il successo di Wikimania 2016.
Lo sforzo maggiore richiesto ai paesani è stato quello di rendere possibile un raduno di mille persone in luogo così piccolo, condividendo con i wikipediani le proprie abitazioni con un rimborso di 25 euro al giorno per l’alloggio. 650 sono stati gli ospiti delle case, mentre altri 200 sono stati smistati tra l’albergo di Esino Lario e quello di una località vicina, l’Ortanella.
Per garantire il pieno funzionamento dell’organizzazione sono intervenuti circa 400 volontari provenienti da Lecco, Barzio, e da altre zone vicine a Esino, e per garantire loro l’alloggio è stato riaperto un albergo, l’Italia.
Ma i veri beneficiari di Wikimania sono stati proprio gli esinesi, dato che è stato installato un sistema di fibre ottiche che garantisse il wi-fi ai wikipediani ma che rimarrà in eredità a Esino, come anche le migliorie apportate ai luoghi pubblici che hanno ospitato le conferenze (il palazzetto dello sport, le scuole e il cinema). Oltre alle ripercussioni tecniche e infrastrutturali, però, il vero tesoro di quest’edizione non metropolitana del raduno della più grande enciclopedia online è quello che le persone porteranno con sé: da una parte i wikipediani, abituati a stare sempre con gli occhi fissi sul computer, hanno imparato che anche un luogo sperduto, sconosciuto e poco abitato può serbare tesori come i prati e la chiesa di San Pietro a Ortanella, gli alpeggi della Grigna o il belvedere di Passo Agueglio, scoperti nel corso delle passeggiate tra una conferenza e l’altra, d’altra parte anche gli abitanti di Esino hanno preso consapevolezza di quanto un maggiore contatto con altre persone diverse dai soliti noti possa essere stimolante umanamente, oltre che economicamente.
Sentire nelle parole dei paesani l’entusiasmo per il confronto con una realtà così più grande della loro dimensione quotidiana mediato dalla comunicazione in un inglese imparato in fretta e furia in un anno (e in cui non è illecito immaginare un po’ di sfumature dialettali) fa pensare che davvero Esino abbia capito quanto il soprannome di Perla del Lario gli si addica, e di quanto la lontananza dalla civiltà metropolitana sia un’enorme risorsa di scambio culturale tanto per chi la scopre quanto per chi la vive giorno dopo giorno. [Pietro Caresana, ecoinfomazioni – foto Enzo Mangalaviti]

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