Arci

Arci e Anpi/ Un accordo nazionale per diffondere la Memoria e ricordare la Resistenza

anpiUn patto per diffondere la Memoria e ricordare la Resistenza attraverso la promozione di iniziative teatrali, musicali, artistiche, convegnistiche e attività nelle scuole rivolte agli studenti passando dai Viaggi della Memoria, in Italia e all’estero, fino ad arrivare alle  tante manifestazioni che ogni anno si organizzano durante la giornata della Memoria il 27 gennaio, la giornata del Ricordo il 10 febbraio e la giornata della Liberazione il 25 aprile. Questo il fondamento dell’accordo nazionale stipulato in questi giorni da Arci e Anpi per rafforzare quello che è già un legame solido tra due organizzazioni che da sempre si impegnano per la difesa dei valori della Resistenza e per la arci-logo-coppreservazione della Memoria. Un risultato importante che darà voce a un bisogno indispensabile, quello di conoscere la Storia per capire meglio il mondo di oggi, per sviluppare cittadinanza attiva e consapevole e per riconoscere i meccanismi sociali e culturali che hanno portato in passato a terribili tragedie. Scarica qui il testo integrale dell’accordo.

L’Arci lancia la campagna #giafamiglia

giafamigliaA3-01Il 10 dicembre, in occasione della Giornata internazionale dei Diritti umani, l’Arci ha lanciato la campagna #giafamiglia, aprendo una riflessione sulla famiglia, tanto osannata ed evocata.

«Vogliamo partire da una data importante, il 12 marzo 2015, in cui l’Europarlamento a Strasburgo si è espresso a favore del riconoscimento delle unioni civili e del matrimonio tra persone dello stesso sesso considerandolo come un diritto umano. Diritto umano, e dunque universale e inalienabile per tutti i cittadini, indispensabile per la salute ed il benessere psicofisico della persona, il diritto all’unione e all’unità familiare. Siamo voluti partire da questa data fortemente simbolica, che segna un passaggio importante per le libertà individuali e che irride ancora una volta all’enorme ritardo del nostro Paese.

Che cos’è per noi #giafamiglia?
Vogliamo dare voce alla famiglia reale, alle diverse famiglie che esistono già e che sono legate dal legame più autentico e assoluto, quello d’amore.
Vogliamo dare voce ai tanti cittadini e cittadine, ai tanti minori, che non hanno alcun riconoscimento pubblico e che non hanno tutele. Vogliamo raccontare le tante storie di #giafamiglie che vivono accanto a noi, che sono composite, variegate, colorate, che sono fatte da coppie, eterosessuali o omosessuali, con figli o senza figli, unite dal matrimonio o iscritte al registro delle unioni civili o forse ancora niente di tutto questo.
Vogliamo definire il nostro concetto di famiglia partendo da quello che già esiste e che già costituisce, nella vita vera, Famiglia.

In Italia il diritto di famiglia è fermo ad un impianto legislativo la cui ossatura risale agli anni settanta, che non prevede la differenziazione degli istituti familiari e che non riesce in alcun modo a stare al passo con i tempi in una società che evolve velocemente. In questi anni sono i giudici, a suon di sentenze che stanno riscrivendo di fatto il diritto di famiglia, raggiungendo le punte più avanzate nell’unico interesse della salvaguardia dell’interesse supremo del minore.

Osannata, evocata, oggetto di furori di popolo, la famiglia proprio in questi giorni diventa nuovamente oggetto di una giornata di iniziative in difesa della famiglia tradizionale.
Ma che cos’è la famiglia “tradizionale”? Quella che neppure i politici di destra, i più strenui difensori, riescono ad applicare alla loro vita reale fatta di matrimoni, separazioni, convivenze, figli di partner diversi? Quella che costruisce un casellario rigido ma che in alcun modo riesce a ricomprendere l’amore che per definizione è fluido, libero, che rompe gli schemi? E quali i mostri che ancora oggi nasconde la famiglia tradizionale? Che cosa diciamo di fronte alle drammatiche le stime in costante aumento di violenze e stupri sulle donne, di abusi su minori consumati all’interno delle sacre mura familiari? Riempie le piazze la nostra indignazione?» [Arci nazionale]

Arci/ La pace è una necessità

pacecolomba«I più accorti lo avevano predetto da subito: dopo gli attacchi terroristici a Parigi nessuna cosa sarebbe stata più come prima. Tutto ciò che è seguito a quella tragica notte è costituito da scontata retorica, dichiarazioni avventate, azioni non meditate, il fil rouge che le lega insieme è dato da una sostanziale e generalizzata inadeguatezza dei governanti a fronteggiare una situazione complessa e inedita. Manca una visione d’insieme del mondo, la difficoltà per l’occidente di stabilire cosa vuole fare ed essere fuori dai confini dell’occidente stesso.

Il mondo è cambiato, e con esso sono cambiate anche le modalità dei conflitti che si continuano ad affrontare con gli stessi criteri del secolo scorso: Daesh non è la Germania nazista, la sola risposta in campo oggi – quella militare e muscolare – è inadatta proprio perchè mutuata acriticamente dalla seconda guerra mondiale e dettata dall’impellenza vendicativa avente come solo obbiettivo quello di placare gli animi (e le forze politiche che li animano) più reazionari e nazionalisti.

Nessuna riflessione emerge invece su come fronteggiare l’Is depauperandolo di forniture militari e facili guadagni economici derivanti dalla vendita di petrolio sottocosto; nessun insegnamento tratto dagli insensati interventi che sono stati agiti a favore di dittatori senza scrupoli – funzionali, di volta in volta, alle variegate politiche neocoloniali – per poi spodestarli determinando instabilità regionali e macerie che abbiamo chiamato pace. La Storia non si ripete solo in forma di tragedia o di farsa, ma anche come colpevole riproposizione di modalità fallimentari sapientemente suggerite da appetiti economici e di potere privati.

Qual è il primato di civiltà che dovremmo far prevalere contro la barbarie? Forse quello che annuncia la creazione, nel cuore dell’Europa, di luoghi di detenzione straordinari per i terroristi, obbrobri giuridici nella patria dello Stato di diritto di cui andiamo tanto fieri? O la minaccia di poter utilizzare ancora ordigni nucleari, in una guerra non convenzionale per definizione? Possiamo rimanere inerti ad ascoltare le proposte di chiusura dei confini nazionali – su base razziale e di culto religioso – da parte di chi si candida a rappresentare lo Stato paladino dell’ordine mondiale? Per quanto dovremo ancora sopportare di essere cittadini di un’Europa che ha fallito l’unità politica e tradito i propri ideali di umanesimo subordinandoli all’egoismo dei nazionalismi e delle spinte più reazionarie?

Viviamo tempi bui per la ragionevolezza e il buon senso: siamo costretti a barattare le libertà individuali con la sicurezza, i frutti di secoli di lotte per l’emancipazione con qualche strumento in più di controllo delle nostre vite, chiediamo ancora tempo per edulcorare i danni prodotti al nostro pianeta quando di tempo non ne abbiamo più. Siamo a un passo dal baratro, dovremmo resuscitare non solo la capacità d’indignazione della società tutta ma appellarci all’umanità che risiede in ciascuno per un sussulto che segni un deciso cambio di rotta nelle politiche globali e nazionali, che prima di ogni cosa metta la Pace non più come opzione possibile ma come necessità impellente.» [Franco Uda, coordinatore nazionale Arci Pace, solidarietà e cooperazione internazionale]

26-28 novembre/ L’Arci a Forlì con Strati della cultura

strati 2015

Dal 26 al 28 novembre a Forlì torna Strati della cultura, l’appuntamento annuale che l’ Arci nazionale organizza per confrontare le proprie proposte sulla promozione culturale con il mondo delle istituzioni, della politica e della cultura. L’edizione 2015 avrà un focus particolare dedicato alla figura di Pier Paolo Pasolini, intellettuale, scrittore, regista, poeta, scomparso quarant’anni fa. Il convegno si concentrerà sulle politiche a sostegno del sistema culturale e della creatività, con una particolare attenzione alle nuove forme organizzative complesse che coinvolgono associazionismo, start-up innovative, imprese profit e non profit e al loro ruolo nei progetti di rigenerazione urbana. Scarica tutto  il programma cliccando qui.

 

Chiavacci/ L’Arci sta con emergency

Francesca ChiavacciCon una lettera, la presidente nazionale dell’Arci Francesca Chiavacci, esprime tutta la vicinanza dell’associazione a Cecilia Strada, presidente di Emergency,  nel ricordare Valeria Solesin e afferma inoltre la piena solidarietà dell’Arci contro le ignobili affermazioni apparse sul profilo social dell’opinionista Fabrizio Rondolino.

«Cara Cecilia,
tenevo a inviarvi queste righe, a nome mio e di tutta l’Arci, innanzitutto per esprimere la commozione che ha colpito tutti noi non appena appresa la notizia che tra le vittime dell’attacco al teatro Bataclan c’era Valeria Solesin, volontaria Emergency per anni. In secondo luogo per farvi pervenire la nostra solidarietà per quelle frasi deliranti e sconsiderate scagliate contro di voi dal profilo social di un cosiddetto opinionista. Crediamo che, purtroppo, l’inquinamento del dibattito pubblico italiano raggiunga spesso livelli intollerabili e questo ci chiama a impegnarci sempre di più a lavorare per una cultura che sappia fare a meno di colpi a effetto e sensazionalismo di infima qualità. Dopo le stragi di Parigi, il movimento pacifista italiano è chiamato a far sentire con forza e responsabilità le proprie ragioni. Confidiamo di poterci trovare sin dai prossimi giorni in un percorso comune. Un abbraccio da tutta l’Arci» [Francesca Chiavacci]

14 novembre/ Manifestazione a Milano Con Parigi/ Coltivare e difendere cultura, democrazia, libertà, laicità

WFRANCEL’Arci invita a partecipare alla manifestazione di sabato 14 novembre alle 16 a Milano alla Darsena (la precedente indicazione avanti al consolato francese è stata cancellata per motivi di sicurezza): «Piangiamo l’orrore di Parigi insieme al mondo intero. Hanno colpito lì dove le persone stavano bene insieme. Dove c’era divertimento e spensieratezza. La musica, la cultura, lo sport, la convivialità. Noi non vogliamo farci sconfiggere dalla paura nè dalla follia del terrorismo. Oggi, noi dell’Arci, ci stringiamo attorno ai parigini. Convinti che dovremo continuare a coltivare e a difendere la cultura, la democrazia, la libertà, la laicità».

Arci/ No a nuovi bavagli all’informazione

arci-logo-copSi è svolta martedì 3 novembre, nella sede della Federazione nazionale della stampa a Roma, la presentazione pubblica della petizione contro la proposta di legge bavaglio contenuta nella delega al Governo in materia di intercettazioni, nell’ambito del processo di riforma del processo penale. Primi firmatari sono il giurista Stefano Rodotà e i giornalisti   Marino Bisso, Arturo Di Corinto e Giovanni Maria Riccio. L’Arci, insieme ad altre associazioni, di operatori del settore e non (da Libertà e Giustizia, a Libera, alla Uisp, ad articolo 21, all’Usigrai, al sindacato dei cronisti, ecc.), fa parte del Comitato promotore. Le adesioni sono ormai centinaia, di comuni cittadini e di tantissimi giornalisti . Leggi nel seguito l’intervento di Francesca Chiavacci.

«L’Arci, che da sempre si batte per vedere pienamente affermato il diritto alla libertà di informare ed essere informati, è tra i promotori – insieme a molte altre organizzazioni e a centinaia di operatori del settore – dell’appello lanciato da Stefano Rodotà, Marino Bisso, Arturo Di Corinto e Giovanni Maria Riccio contro ogni legge bavaglio, in particolare contro la delega al governo in materia di intercettazioni. Consideriamo infatti particolarmente grave e pericoloso sottrarre al dibattito parlamentare un tema così delicato, che riguarda il diritto dei cittadini ad essere informati su questioni di interesse pubblico contenuti negli atti delle inchieste giudiziarie.

In un periodo come quello che viviamo, in cui gli atti di corruzione si moltiplicano, la possibilità per i cittadini di conoscere e vigilare sulla gestione della cosa pubblica è un’esigenza democratica da tutelare. Non spetta al governo, di qualunque colore esso sia, stabilire a priori quali siano le notizie rilevanti per i cittadini. Il rischio è infatti quello di affermare per legge la pratica di una censura preventiva che avrebbe lo scopo di impedire ai cittadini di esercitare il controllo sugli atti dei poteri pubblici e privati.

Bisognerebbe invece preoccuparsi di rafforzare gli strumenti di indagine e non ostacolare il lavoro di chi ha il compito di informare con obiettività e trasparenza l’opinione pubblica.

Facciamo nostra quindi la richiesta, contenuta nell’appello, di stralciare la disciplina delle intercettazioni dal Ddl in discussione al Senato, restituendola alla discussione dell’aula e consentendo ai cittadini di vigilare perché l’articolo 21 della nostra Costituzione venga pienamente affermato.

Per questo partecipiamo all’incontro promosso per il 3 novembre alla Federazione nazionale della stampa, in cui verrà presentata la petizione on-line tratta dall’appello e decise le modalità di mobilitazione per diffonderla e sostenerla.» [ Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci]

Sul sito www.nobavaglio.org è disponibile il testo dell’appello, con l’elenco dei primi firmatari e del comitato promotore, oltre all’apposito spazio per apporre anche la vostra firma.

 

Arci/ Pier Paolo Pasolini, il grande intellettuale corsaro

ppp2«Quaranta anni fa, la sera del 2 novembre del 1975, Pier Paolo Pasolini veniva ucciso in circostanze mai del tutto chiarite. Con il suo assassinio non veniva meno solo la sua persona fisica, ma si concludeva  un periodo  che aveva segnato profondamente la storia del nostro paese. Si concludeva il “lungo 68” italiano. Mentre in altre parti d’Europa e del mondo quello straordinario movimento esaurì presto la propria carica nobilitatrice e innovativa, in Italia, grazie all’incontro tra operai e studenti, tra ceti medi, intellettuali e classi popolari, durò negli anni e contribuì in modo determinante a democratizzare e modernizzare la nostra società. Aiutando anche la crescita della sinistra politica nel nostro paese. Non sembri strano accostare la figura di Pasolini a quel periodo così ricco di sommovimenti sociali e culturali.

E’ vero, l’autore di “Scritti corsari” non lisciò il pelo dei movimenti sessantottini. Chi non ricorda quei versi sui poliziotti dopo gli scontri di valle Giulia a Roma, immediatamente travisati e strumentalizzati dalla destra di allora? Ma anche per questa ragione Pasolini interpretò integralmente e con coraggio il suo ruolo di intellettuale che rappresenta la  coscienza critica di un paese, che non si piega al potere né si adagia sull’onda della sua contestazione.

Di intellettuali di quella fatta non ne abbiamo avuti molti dopo di lui. E anche questo è stato il sintomo e una delle cause del declino del nostro paese nei decenni successivi e dell’affermarsi di classi dirigenti sempre più aggressive, autoritarie e rozze. Un declino che non ha risparmiato i settori popolari, sempre meno popolo, sempre più individui tra loro contrapposti, spesso succubi delle peggiori culture di destra.

Ricordare oggi Pasolini per noi significa questo. Rendere omaggio al suo ruolo di multiforme artista e di grande intellettuale capace di percepire e di elevare da cronaca a storia i sommovimenti profondi della società, partendo dai suoi punti più bassi e nascosti; di non fermarsi mai alle apparenze, anche quelle che sembrano appaganti;  di non dismettere mai, di fronte a nessuno, il proprio atteggiamento critico e insieme appassionato. Questo suo insegnamento non deve andare disperso.» [Francesca Chivacci, presidente nazionale Arci]

Gli appuntamenti Arci per Pasolini:

Lunedì 2 novembre

*La Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, in collaborazione con Arci nazionale e Artdigiland, promuove, dalle 16 in via Ostiense a Roma, Pier Paolo Pasolini. 40 anni senza. Interviene Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

*Arci Bellezza di Milano propone una serata di omaggio a Pasolini al circolo di via Bellezza 16. Una disperata vitalità. Una mostra, videoproiezioni, un recital toccante. Alla voce, Lorenzo A. P. Balducci. Estratti video da Godard a tutta la filmografia di Pier Paolo. Musiche di Ricerca. Mostra fotografica a cura di Alberto Molteni. Ingresso 7 euro con tessera Arci

Mercoledì 4 novembre

*Arci Cremona ricorda Pasolini con la proiezione di Salò o le 120 giornate di Sodoma al al Cinema Filo, unica sala cinematografica rimasta in centro città e convenzionata per i soci Arci, che tutti i mercoledì godono di una riduzione sul costo del biglietto.

Giovedì 5 novembre

*Arci Virgilio e Arci Mantova Padre nostro, 40 anni senza Pier Paolo Pasolini,  a seguire musica con Pat Moonchy. Serata speciale dedicata al grande poeta, regista, intellettuale, scomparso tragicamente il 2 Novembre 1975. Il titolo riprende volutamente quello di un convegno tenutosi a Macerata dieci anni fa, per continuare a riflettere sull’eredità lasciataci da una figura poliedrica, “a tutto tondo, ultimo rinascimentale” (G. Cara); e per raccogliere il messaggio, la coerenza e l’esempio di chi si è assunto la responsabilità di guida per le generazioni future. Definire la musica Pat Moonchy non è facile: la sua attrezzatura si basava su una cassa armonica amplificata da cui sporgevano cavetti di bronzo che, strofinati tra loro o messi a contatto con svariati oggetti, producevano sonorità sorprendenti ed originali che la performer filtra poi attraverso un mixer. Impressionante l’impatto teatrale di questa musicista dalla figura esile e ieratica, sempre intenta a far cascare fagioli e piccole pietre sul suo strumento per poi rimuoverli con rastrellini e scopine, accompagnando il tutto con vocalizzi dal sapore ipnotico.

 

La lenta marcia dei diritti/ Cittadinanza: quasi ius soli

litaliasonoanchioquadratoApprovata il 13 ottobre alla Camera la legge dello ius soli per la quale anche a Como grande è stata la mobilitazione per la raccolta delle firme della proposta de L’Italia sono anch’io che ha scosso la politica determinando un articolato ancora ingiusto, non  soddisfacente, ma comunque relativamente positivo. Il testo  passa al Senato dove, grazie all’attuale sistema bicamerale, potrà essere ancora migliorato.  .  Pubblichiamo il giudizio di Filippo Miraglia, vicepresidente dell’Arci, da sempre impegnato per i diritti dei migranti.

«Non è la legge sulla quale abbiamo raccolto le firme. Ma se siamo arrivati a fare un passo avanti con l’approvazione oggi alla Camera di una riforma della legge n.91/1992, è anche grazie alle firme di quelle migliaia di persone che ci hanno creduto, al lavoro delle associazioni che da anni si battono per avere un Paese migliore, più giusto e democratico.
Se la legge passerà anche al Senato (continueremo a fare il possibile per migliorarla) da oggi chi nasce in Italia sarò italiano da subito, senza dover aspettare 18 anni. Dovrà rispettare la condizione di essere figlio di uno straniero o una straniera con il permesso Ue di lungo soggiornante. E’ un limite pesante ma non possiamo che salutare con soddisfazione un passo avanti della civiltà giuridica e della democrazia di questo Paese, che cambierà la vita di migliaia di famiglie e persone, di tante bambini e bambini che in Italia sono stati a lungo discriminati per legge. Non abbiamo certo sconfitto il razzismo ma abbiamo contribuito a migliorare la democrazia.
Il prossimo obiettivo, insieme all’approvazione di un testo migliore sulla cittadinanza al Senato, è far ripartire la campagna sul diritto di voto alle amministrative. La legge sul diritto di voto alle amministrative è infatti l’altra proposta sulla quale abbiamo raccolto il consenso di centinaia di migliaia di persone. In molte città la prossima primavera verranno rinnovati sindaci e consigli comunali. Una percentuale importante di cittadini e cittadine straniere che vivono e contribuiscono in maniera determinante, anche pagando le tasse, alla crescita delle comunità locali, non potranno partecipare al voto. Quella battaglia va rilanciata al più presto.
E’ importante sottolineare come la relatrice della legge alla Camera, on.Marilena Fabbri, così come l’on, Celeste Costantino di Sel e i parlamentari Khalid Chaouky e Paolo Beni, hanno avuto in questi mesi un atteggiamento sempre costruttivo nei confronti delle associazioni. Vanno ringraziati per questo motivo al di là del risultato ottenuto.
Noi continueremo a portare avanti le nostre battaglie per i diritti dei migranti e contro ogni forma di razzismo, perché siamo convinti di essere dalla parte giusta e perché pensiamo che questo serva all’Italia e al nostro comune futuro».  [Filippo Miraglia]

Leggi anche il comunicato stampa dell’Arci nazionale e quello de L’italia sono anch’io.

Giornata mondiale della Salute Mentale / Arci: salvaguardare e rilanciare i contenuti della legge 180

nessuno-è-normale«Il 10 ottobre è la giornata mondiale della Salute Mentale e tale ricorrenza è occasione per alcune riflessioni. L’Italia va giustamente fiera di una riforma, la legge 180 del maggio 1978, che ha chiuso i manicomi e organizzato i servizi secondo un’ottica che metteva al centro la persona e non la patologia, tanto da indurre l’Organizzazione Mondiale della Sanità a indicare l’Italia e Trieste in particolare come modello di riferimento. A trent’anni di distanza da quella riforma, è necessario ribadire la correttezza di quell’impianto e respingere i tentativi di relegare i centri di salute mentale in una condizione di isolamento.  Secondo l’Arci, l’intervento in tema di salute mentale deve restare saldamente legato al tessuto sociale e ai servizi territoriali. Tale legame ha rappresentato e rappresenta il cuore della rivoluzione ‘basagliana’. Reciderlo significa cancellare l’idea della de-istituzionalizzazione e, dunque, il senso stesso della legge 180. Come Arci vogliamo parlare in un modo diverso di salute mentale, vogliamo parlarne in termini di diritti di cittadinanza, vogliamo offrire i nostri spazi come opportunità di relazione, di lavoro, di riflessione culturale e scientifica, promuovendo incontri tra il sapere dei professionisti (Dipartimenti di Salute Mentale), il sapere dell’esperienza (i cittadini utenti) e quello della prossimità non professionale (amici, familiari, associazioni) per costruire un percorso collettivo nel quale tutti, nessuno escluso, si sentano protagonisti.» [Arci nazionale]

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