Arci

Arci/Mare nostrum chiude e nel Mediterraneo si continua a morire

arci«Morti di freddo in ventinove, al largo delle coste libiche e a centoquaranta miglia da Lampedusa, da dove sono partiti i soccorsi, perché i mezzi di Triton non possono superare le trenta miglia dalle coste europee. Si apre con questa nuova tragedia il 2015 nel Mediterraneo, una tragedia frutto  non del caso, delle condizioni avverse del mare, del freddo invernale – che pure hanno contribuito a determinarla – ma imputabile in primo luogo alla scelta sciagurata compiuta dal governo di sospendere Mare nostrum, passando da un’azione dedicata  alla ricerca  e al soccorso in mare dei migranti all’operazione Triton, finalizzata solo al controllo e alla sicurezza delle frontiere. Quando, insieme a molte altre organizzazioni sociali, chiedemmo di non interrompere Mare nostrum,  eravamo consapevoli che l’esito non poteva che essere questo, visto che in un mondo sempre più attraversato da guerre e in cui milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà il flusso di profughi non si sarebbe arrestato, ma sarebbe anzi  aumentato. Né l’egoismo cinico dell’Europa, né la furia della natura – come dimostrano anche queste ultime vittime – può infatti fermare la determinazione di chi si mette in viaggio alla disperata ricerca di condizioni migliori di vita. Le parole ipocrite di cordoglio da parte delle istituzioni, italiane ed europee, suscitano ormai solo un moto di indignazione. Queste, come le morti di frontiera degli ultimi anni, si sarebbero potute evitare se ci fosse stata la volontà politica di adottare le misure necessarie, a partire dall’apertura di canali umanitari, o di moltiplicare le operazioni come Mare nostrum, anziché sopprimerle. Ci aspettiamo adesso non lacrime di coccodrillo ma azioni concrete, che dimostrino un cambiamento radicale delle politiche italiane ed europee sull’immigrazione. Altrimenti crescerà la convinzione che queste morti siano sempre più assimilabili a veri e propri omicidi, visto che nulla si fa per evitarle.» [Arci Nazionale]

Arci/ Calderoli assolto/ La Giunta del Senato approva l’odio razziale

Arci KyengeCalderoli assolto per le parole razziste contro Cecile Kyenge. Siamo sbalorditi dalla decisione della Giunta per le autorizzazioni del Senato che, quasi all’unanimità, ha ritenuto che le parole di Calderoli contro l’allora Ministra Kyenge sono insindacabili e quindi che il senatore leghista non è perseguibile per istigazione all’odio razziale.

Facciamo appello al Presidente del Consiglio nonché al presidente del Senato affinché intervenga per fermare una decisone sbagliata e pericolosa.

Chiediamo ai partiti di prendere le distanze da questa decisione che alimenterà il ricorso al razzismo come strumento di propaganda elettorale e moltiplicherà la popolarità di predicatori d’odio come Calderoli

comunicato stampa Arci qui: http://tinyurl.com/k59uyh4

Arci auguri Mattarella

Comlogoarciplimenti e buon lavoro al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Al Quirinale sale una figura sobria e autorevole che ha sempre mostrato di essere garante dei processi democratici e dei principi della nostra Costituzione. E una conferma del suo legame con i valori della Resistenza, della lotta di Liberazione, dell’antifascismo é giunta subito dopo l’elezione con la visita al sacrario delle Fosse Ardeatine. (altro…)

L’Arci aderisce alla campagna #IoStoConErri

erriL’Arci aderisce alla campagna #IoStoConErri, convinta che il processo che si apre oggi a Torino contro Erri De Luca, accusato addirittura di “istigazione a delinquere” per le sue dichiarazioni sulla resistenza al proseguimento dei lavori per la linea Tav Torino Lione, dimostri amaramente che il diritto e la libertà di espressione del proprio pensiero non è solamente una questione fra noi e certo fondamentalismo fanatico di ispirazione islamica, ma si pone anche all’interno dei nostri confini. Stabilire un meccanico rapporto tra opinioni espresse e atti considerati illegali riporta alla memoria i teoremi giudiziari che generarono l’ondata di arresti del 7 aprile del 1979. Oltretutto contraddice una recente sentenza che esclude che l’attivismo anti Tav possa essere considerato alla stregua di terrorismo contro lo Stato. Malgrado questo, il movimento NoTav è stato oggetto di pesanti condanne proprio in questi giorni, a dimostrazione di un atteggiamento quantomeno altalenante della Magistratura, con una propensione però alla repressione pura e semplice. Ha quindi ragione Erri De Luca a dire che è pronto a reiterare il presunto reato, se tale verrà considerato. E noi siamo pronti a sostenerlo. Tutte le evidenze, perfino quelle contabili, dimostrano che il movimento della Val di Susa che si oppone alla Tav ha sempre avuto ragione. La tratta di alta velocità Lione Torino è distruttiva dell’ambiente, costosissima e priva di interesse economico visto il mutamento della situazione. Qualunque governo serio avrebbe il dovere di voltare pagina su quel progetto. Così come del resto sta accadendo in altri paesi europei. [Arci Nazionale]

Arci/ Francesca Chiavacci a Human factor

chiavaccihfAll’incontro delle sinistre politiche, culturali e sociali organizzato da Sel alla Permanente di Milano grande è stata la partecipazione nei diversi laboratori di esponenti dell’Arci. Domenica 25 gennaio, è intervenuta anche la presidente nazionale Francesca Chiavacci che ha ricordato l’importanza del lavoro dell’associazione nella formazione di una politica fatta per le persone e dalle persone. Per Chiavacci non solo è necessario pensiero critico, ma anche azione, promozione sociale, presenza nel territorio. 

Francesca Chiavacci eletta Presidente della Federazione Arci

chiavacci 2Francesca Chiavacci, già Presidente nazionale dell’Arci, è stata eletta Presidente della Federazione Arci. Della Federazione Arci fanno parte quattordici associazioni nazionali, unite da un patto federativo. Le quattordici associazioni sono nate, in epoche diverse, dall’esperienza originaria dell’Arci-Associazione Ricreativa Culturale Italiana fondata nel 1957 a Firenze. Il patto federativo è stato siglato nel 1995 al fine di tutelare e preservare nel tempo il patrimonio ideale e culturale dell’Arci, con l’impegno di promuovere l’adozione e il rispetto di principi e regole comuni di riferimento ispirati alla sua storia associativa. Per questo si può affermare che la Federazione rappresenta un soggetto unitario laico e progressista, presente in tutto il territorio nazionale, che pur intervenendo in risposta a tanti bisogni diversi dei cittadini, è unita e si ritroverà in iniziative comuni, dalla difesa del valore della rappresentanza sociale e dell’associazionismo, all’affermazione delle libertà civili. La volontà delle associazioni della Federazione è rendersi più utili in un periodo di frammentazione e perdita di riferimenti culturali come quello che stiamo vivendo. Sono soci della Federazione Arci: Arci,  Arci Caccia, Arcigay, Arcilesbica, Arci Natura, Arci Pesca Fisa, Arciragazzi, Arci Servizio Civile, Legambiente, Movimento Consumatori, Prociv-Arci, Slow Food Italia, Uisp, Zskd-Uccs. [Arci Nazionale]

10 dicembre/ Un minuto di silenzio per una legge contro la tortura

10_dicembre_contro_la_tortura_per_copertina_sitoUn minuto di silenzio per chiedere una legge contro la tortura, affinché anche l’Italia si adegui a quanto previsto dalle Nazioni Unite. La tortura non può esistere senza il silenzio che la protegge. Nella Giornata internazionale dei diritti umani, all’omertà di tutti coloro che hanno coperto crimini di tortura l’Arci con altre realtà oppone un silenzio di pacifica protesta di tutti i cittadini che credono in uno Stato trasparente e non violento. Il Parlamento approvi subito una legge che introduca il delitto di tortura. Il nostro silenzio contro il silenzio delle Istituzioni. [Arci Nazionale]

Arci/ Colletti bianchi e camicie nere. Il nuovo sacco di Roma

arciGli arresti dei giorni scorsi a Roma, che gettano un’ombra sinistra sulla capitale e sugli interessi convergenti tra politica, malaffare e pubblica amministrazione, confermano fra l’altro le nostre preoccupazioni sulle periodiche ‘emergenze procurate’ in tema d’accoglienza. L’emergenza impedisce infatti una programmazione e una gestione controllata attraverso i normali canali amministrativi, facendo spesso saltare regole e controlli. La cosiddetta emergenza nord africa ha per esempio consentito, con il ricorso ad affidamenti diretti al di fuori del sistema ordinario dei bandi pubblici, l’ingresso nel settore dell’accoglienza rifugiati di tanti soggetti che mai se ne erano occupati e che non avevano nessuna competenza specifica. Da anni sosteniamo la necessità di una programmazione nazionale, di un sistema unitario che faccia capo solo allo SPRAR e di un albo nazionale delle organizzazioni che possono offrire servizi nel campo dell’accoglienza, di provata esperienza e competenza.L’emergenza, oltre ad alimentare un vero e proprio business dell’accoglienza, comporta uno spreco di denaro pubblico insopportabile. Infatti i profughi, una volta usciti da grandi centri dove non sono stati in alcun modo seguiti, devono ricominciare da capo il loro percorso di integrazione. Si buttano via quindi risorse per strutture inadeguate e con personale incompetente, infischiandosene del danno anche psicologico che ne deriva per gli ospiti, che spesso dopo hanno bisogno di maggiori cure e attenzioni e di un periodo di accoglienza più lungo. Insomma l’agire in ‘emergenza’, con il ricorso a grandi strutture, senza controlli, con soggetti inadeguati, oltre a facilitare infiltrazioni di ogni tipo, avvelena le relazioni e appesantisce il già difficile carico di ingiustizie che i rifugiati si portano dietro. Ancora oggi, a causa dei bandi al massimo ribasso con i quali sono stati assegnati i posti in accoglienza dalle prefetture in giro per l’Italia, i rischi di affidamento a soggetti inadeguati e potenzialmente fuori controllo sono tanti e concreti. Questo metodo, di cui sono in primo luogo responsabili il governo e il Ministro dell’Interno, produce spesso un impatto negativo col territorio e le comunità locali, che possono sfociare in violenze strumentalizzate dalla destra xenofoba che alimenta il razzismo. Quanto tempo bisognerà aspettare ancora perché si decida di cambiare registro? [Arci Nazionale]

 

La solidarietà dell’Arci alle lavoratrici dell’Igea

logoarci1Con un comunicato stampa, Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci, esprime la solidarietà e la vicinanza dell’associazione alla lotta delle lavoratrici dell’Igea chiuse nelle miniere di Monteponi.

lavoratrici igea«Noi non abbiamo paura” dicono le venti lavoratrici dell’Igea che dal 28 novembre stanno occupando la Galleria Villamarina della ex miniera Monteponi a Iglesias perché la Regione prenda impegni precisi sul futuro  della società che dovrebbe operare le bonifiche. Assieme ad altri duecentocinquanta lavoratori rivendicano anche il pagamento degli stipendi arretrati. Ma questa volta sono le donne a volere condurre la battaglia in prima linea, calate nel sottosuolo. Così, in quelle condizioni  – lo dicono loro stesse in un documento – vogliono attirare l’attenzione sulle  difficoltà che incontra ogni giorno chi è madre, moglie,  compagna e lavoratrice. Per farlo, sembra quasi un paradosso, devono scendere sottoterra, sfatando un antica preclusione verso la presenza femminile nel sottosuolo. Loro non hanno paura! Sono pronte all’occupazione ad oltranza finché non riceveranno risposte rassicuranti da parte della Regione. Una lotta eccezionale, per difendere il destino della loro società, per la dignità del lavoro, per il futuro di tutti i lavoratori in una regione martoriata da processi di dismissione e da una disoccupazione crescente. La loro  lotta ha la nostra piena solidarietà. Vorremmo che quelle donne ci sentissero davvero al loro fianco. Ci uniamo  a tante altre organizzazioni e movimenti nel chiedere che le istituzioni, a partire dal livello regionale, si adoperino per trovare finalmente una soluzione che dia risposte positive e certe. Alle donne di Iglesias vorremmo dire “voi non avete paura non solo perché siete straordinariamente coraggiose, ma anche perché non sarete mai sole. Siete voi, con la vostra azione,  a infondere coraggio a tutte e tutti noi”.» [Francesca Chiavacci – Arci Nazionale]

L’abbraccio dell’Arci a Emergency

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arciIl messaggio di solidarietà di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci, all’associazione Emergency.

«Cara Cecilia, care amiche e amici di Emergency,
appresa la notizia che un vostro operatore in Sierra Leone è stato contagiato dal virus dell’Ebola mentre si prodigava per portare aiuto ai malati, desidero non solo chiedervi di inviargli i nostri più sinceri auguri di pronta guarigione, ma anche farvi sapere che siamo convinti che il vostro coraggio e la vostra totale dedizione alla causa della pace, della sopravvivenza e della salute di chi nel mondo vive già in condizioni disperate, rappresenta un insegnamento e un punto di riferimento costante per chiunque si prefigga di agire per lo sviluppo della solidarietà umana. Vi abbraccio con affetto, insieme a tutta l’Arci.» [Francesca Chiavacci]

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