Cgil

19 maggio/ presidio assemblea davanti alla Prefettura di Como

buonascuolaContinua la mobilitazione della scuola per tutto il periodo di discussione alla camera dei deputati del disegno di legge sulla buona scuola. I Sindacati Cgil, Cisl, Uil, Snals, Fgu organizzano martedì 19 maggio dalle 8 alle 11 fuori dalla Prefettura di Como un presidio assemblea

«I risultati dell’incontro con il Governo del 12 maggio –scrivono i sindacati – non hanno dato risposte alle tante criticità che stiamo da tempo evidenziando e su cui tutta la scuola è mobilitata. Dal Governo, oltre ad una generica disponibilità all’ascolto, non è giunto nessun impegno, ma la conferma che potranno esserci emendamenti fino alla fine dell’iter parlamentare». Martedì 19 maggio, di fronte alla prefettura di Como in via Volta 50, dalle 8 alle 11 si terrà un’ assemblea/presidio. L’iniziativa si svolgerà in tutte le prefetture della Lombardia. Si ribadirà: «L’urgenza di un piano di assunzioni che soddisfi le legittime aspettative di migliaia di precari esclusi da quanto prevede l’attuale stesura della legge: un decreto legge deve garantire le assunzioni decorrenti dal 1° settembre e, per coprire il fabbisogno delle scuole e stabilizzare decine di migliaia di precari che ne hanno diritto, la definizione di un piano pluriennale che interessi il personale docente e il personale ATA. Il rifiuto di un modello di governo della scuola centrato su prerogative del dirigente enfatizzate a scapito della collegialità e della dimensione cooperativa che deve caratterizzare la progettazione e la gestione delle attività della scuola. La salvaguardia delle prerogative contrattuali su materie che investono aspetti normativi e retributivi del rapporto di lavoro, come l’assegnazione di sede, la mobilità e la retribuzione accessoria. L’esclusione di soggetti non adeguatamente qualificati nelle sedi di valutazione ai fini della conferma in ruolo e della valorizzazione professionale. La necessità di ascolto reale e non virtuale sull’impianto della riforma stessa».
Inoltre, i sindacati hanno proclamato fino al 19 maggio lo sciopero/astensione delle attività aggiuntive programmate.

22 aprile/ rilanciare l’edilizia residenziale pubblica

cgilcisluilCgil, Cisl e Uil, insieme ai sindacati degli inquilini, i lavoratori delle Aler, edili e i pensionati, organizzano mercoledì 22 aprile alle 15 un presidio a Milano davanti al palazzo nuovo della Regione in piazza Città della Lombardia.
Leggi il volantino

«Chiediamo alla Regione – scrive Sunia Cgil – di riprendere subito il confronto con noi su tutti i temi della riforma normativa e del finanziamento dell’edilizia residenziale pubblica. Sono necessari un nuovo modello regionale delle politiche abitative e un fondo Regionale per l’edilizia pubblica. Va garantito il finanziamento e gli interventi già previsti nel PRERP 2014-2016, la sopportabilità del canone e delle spese. Inoltre, basta alle casi popolari sfitte, ci vuole una festione degli accessi e degli alloggi efficiente e coerente con le finalità sociali».

Isee 2015: non ancora rinnovata la convenzione tra Caf e Inps

cafI centri d’assistenza fiscale di Cgil, Cisl, Uil e Acli: «Questa circostanza causa grosse difficoltà ai cittadini posto che circa il 90% delle richieste di certificazione Isee viene veicolata tramite noi. Al momento, quindi, non possiamo fornire assistenza ai contribuenti e  neppure stipulare convenzioni con i comuni»

Un problema, questo, destinato ad acuirsi soprattutto ora che, a partire da quest’anno, l’indicatore della ricchezza
economica equivalente è cambiato e che le modalità  sono state rese più complesse.
«Lo stallo è evidente – continuano – Se i Caf sono bloccati, il cittadino non può ottenere la Dsu; senza la Dsu l’Inps non può elaborare il valore dell’Isee; senza l’Isee le famiglie non potranno accedere ai servizi agevolati.
Tra i servizi a rischio ci sono l’iscrizione agli asili nido comunali, le agevolazioni per gli affitti, gli sconti sulle bollette delle utenze domestiche, le rateizzazione delle cartelle esattoriali e la definizione delle rette universitarie». [aq, ecoinformazioni]

Una intesa per i dipendenti delle province

provincia_como_saporitiRegione Lombardia, Anci, Upl e organizzazioni sindacali della funzione pubblica (Cgil, Cisl e Uil) hanno firmato un protocollo per continuare con l’erogazione dei servizi svolti sinora e per l’istituzione di un tavolo di confronto.

 

«Il riconoscimento della necessità di assicurare continuità di erogazione dei servizi rivolti alle persone e al territorio e di tutelare gli attuali livelli occupazionali dei lavoratori dipendenti delle Province in Lombardia; l’istituzione di un Tavolo regionale di confronto e monitoraggio, che rimarrà attivo fino a completo compimento del processo di riordino, compresa la nuova collocazione del personale. Sono questi i due punti principali del protocollo d’intesa sottoscritto da Regione Lombardia, Anci, Upl e organizzazioni sindacali della funzione pubblica (Cgil, Cisl e Uil), relativo alla situazione del personale delle Province lombarde».

«La Legge Delrio e la Legge di Stabilità hanno creato un pasticcio di dimensione colossali, per cui ci vorranno anni per rimediare – dichiara Massimo Garavaglia, assessore all’Economia, crescita e semplificazione –. Unica Regione in Italia, abbiamo tentato e tentiamo di limitare i danni, anche firmando questo protocollo d’intesa condiviso da tutti. Per compiere i prossimi passi, come ad esempio le decisioni legate alle funzioni delegate, continueremo a lavorare insieme, cercando anche di capire cosa succede nel sistema Paese e cosa hanno intenzione di fare le altre Regioni». [md, ecoinformazioni]

Liberi dal gioco d’azzardo/ La campagna di Mettiamoci in gioco

Rotair bifacc cnca_Layout 1Liberi dal gioco d’azzardo. Con l’azzardo ti giochi la vita. Questo è lo slogan della campagna di comunicazione lanciata da Mettiamoci in gioco, la campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo promossa da Acli, Ada, Adusbef, Anci, Anteas, Arci, Associazione Orthos, Auser, Aupi, Avviso Pubblico, Azione Cattolica Italiana, Cgil, Cisl, Cnca, Conagga, Ctg, Federazione Scs-Cnos/Salesiani per il sociale, Federconsumatori, FeDerSerD, Fict, Fitel, Fp Cgil, Gruppo Abele, InterCear, Ital Uil, Lega Consumatori, Libera, Scuola delle Buone Pratiche/Legautonomie-Terre di mezzo, Shaker-pensieri senza dimora, Uil, Uil Pensionati, Uisp.

L’iniziativa si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica decostruendo i messaggi illusori di vincite facili diffusi dall’industria dell’azzardo.

«Il messaggio che lanciamo con questa campagna di sensibilizzazione – spiega don Armando Zappolini, portavoce di Mettiamoci in gioco – è molto chiaro: attenzione, non fatevi abbindolare dalla pubblicità dei giochi d’azzardo. Non avete “quasi vinto” e non “vincerete facile”. Anzi, è vero piuttosto che più giochi più perdi, è matematico, come diciamo nei nostri materiali di comunicazione. Il consumo di azzardo può dar luogo ad abuso e dipendenza, con conseguenze molto negative per sé, per le persone che ci sono accanto, per la società».

«L’impegno che mettiamo in questa campagna di comunicazione – continua don Zappolini – è però anche un appello lanciato alle Istituzioni e alla politica: suona la campanella, è ora di prendere decisioni precise e coraggiose, a cominciare dall’approvazione della prima legge quadro sul gioco d’azzardo in Italia, da quanto sarà contenuto in materia nella legge delega fiscale e dal riconoscimento, finalmente, del gioco d’azzardo patologico nei livelli essenziali di assistenza garantiti dallo stato, per i quali vanno stanziate risorse economiche aggiuntive rispetto a quelle ora previste nel fondo sanitario.»

Scarica e diffondi le locandine della campagna: locandina e locandina2
[jl, ecoinformazioni]

Taglio ai Patronati, a rischio il 30% del servizio

patronatiLa Legge di stabilità propone una riduzione significativa del “Fondo Patronati”. A rischio una buona fetta dei servizi agli utenti anche nel Comasco. Definito un piano di protesta unitario.

«Ci metterà in ginocchio». È questa, in estrema sintesi, la denuncia che i patronati del Ce – Pa comasco (cui fanno riferimento le strutture di Cgil, Cisl, Uil e Acli) lanciano alla proposta contenuta nella nuova Legge di stabilità.
Il Fondo è alimentato da una quota dei versamenti dei contributi previdenziali obbligatori di tutti i lavoratori dipendenti. Facendo i conti, dal 2015 si tratterà di un ammanco del 30%. A ciò non corrisponderà una diminuzione delle tasse per i cittadini: semplicemente una parte dell’aliquota sarà utilizzata per fare altro (e, a oggi, non si sa bene cosa).
Qualche numero. A livello nazionale, il sistema patronale consente allo stato di risparmiare ben 657 milioni. In provincia, nel 2013, sono state aperte 75785 pratiche nei 108 recapiti. Sono circa 26 le sedi distribuite  su tutto il territorio, a fronte delle  4 dell’Inps e una dell’Inail. Dal 2010, il lavoro è aumentato del 30%.
«Verrà quindi a mancare un punto di riferimento per l’utenza, specie per quella più fragile», spiegano i responsabili territoriali dei patronati. «Un esempio?  – dice Salvatore Monteduro, segretario Uil – I 130 mila disoccupati del territorio».
Già, perché i tagli costringeranno a ridurre il servizio, a oggi interamente gratuito per tutti, iscritti ai sindacati e non, che significa pure lasciare a casa i dipendenti.
«I conti sono presto fatti – spiega Gerardo Larghi, segretario Cisl dei Laghi – su quarantuno dipendenti, tredici persone sono a rischio». Alessandro Tarpini, segretario Cgil, rincara la dose: «In soldoni, per la Camera del Lavoro di Como saranno 200 mila euro in meno. E considerate che già ora l’Inca è in deficit».
Al momento, la legge non permette ai patronati di fatturare. Per i cittadini, quali saranno le soluzioni? Rivolgersi all’Inps e affrontare la famigerata e temibile procedura telematica (per molti un vero e proprio incubo), oppure mettersi nelle mani di privati, un mercato illegale già presente nella “clientela immigrata”. «A 50 metri dalla nostra sede – continua Tarpini c’è un sedicente ufficio in cui le pratiche costano 80 euro».
Venerdì 7 novembre i responsabili locali incontreranno il prefetto. Sabato 15 novembre in tutta Italia si organizzeranno presidi informativi sulle attività dei patronati. A Como, l’appuntamento è dalle 10 alle 16 a Porta Torre. Inoltre, all’indirizzo http://www.tituteliamo.it è possibile firmare la petizione on line.
Si sta aprendo – in attesa di una marcia indietro dell’esecutivo –  un nuovo capitolo dello scontro fra governo e sindacati. «Non siamo dei semplici passacarte – conclude Maria Luisa Seveso, presidente delle Acli – il nostro è un lavoro nel merito, si difendono i diritti». E forse il punto è proprio quello.  [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

Un milione a Roma per diritti e lavoro

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Un milione di persone a Roma con la Cgil per i diritti  e il lavoro contro le politiche del governo Renzi. La segretaria della Cgil, Susanna Camusso ha dichiarato: «pronti allo sciopero generale». In piazza anche una parte del Pd. Da una parte la Leopolda, dall’altra la gente. Nel giorno della kermesse renziana a Roma in una piazza San Giovanni gremita e colorata di rosso ha risposto al premier respingendo al mittente il jobs act e la demolizione dell’articolo 18. In attesa dello sciopero generale, annunciato – senza data – da Susanna Camusso. 

Si dice che la Cgil abbia dovuto procurarsi pullman anche oltre confine per accogliere e portare a Roma tutte le persone che hanno partecipato sabato 25 ottobre alla manifestazione. E che il numero dei bus utilizzati fosse oltre la metà di quello dell’altra manifestazione passata alla storia, quella della Cgil di Cofferati del 23 marzo 2002, con oltre tre milioni di partecipanti. Al di là del balletto dei numeri, comunque, il corteo e la piazza hanno dato un segnale forte e chiaro a Renzi e al suo governo: il jobs act è irricevibile, servono altre politiche per il lavoro.

L’attenzione dei giornalisti era tutta sugli esponenti del Pd scesi in piazza a fianco della Cgil, in contrapposizione con l’appuntamento di Firenze delle stesse ore: Gianni Cuperlo, Pippo Civati, Stefano Fassina, Guglielmo Epifani, Cesare Damiano e Sergio Cofferati.

Presenti tutte le regioni e le categorie sindacali, foltissimo come sempre il gruppo dei pensionati dello Spi, e poi studenti di varie sigle e movimenti, associazioni, a partire dall’Arci, partiti ( L’altra Europa con Tsipras, Rifondazione comunista, Sinistra ecologia libertà) e moltissime delegazioni di lavoratori in lotta in diverse vertenze territoriali.

I più “antagonisti”  avevano già sfilato il giorno prima, a Roma, in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base. E a proposito di sciopero, nel corso del suo intervento, la segretaria generale del principale sindacato italiano ha chiesto al governo di  estendere «le tutele a tutti piuttosto che toglierle ad alcuni. Il passaggio successivo per la protesta, – ha continuato Camusso – se non si otterranno modifiche alla delega sul lavoro e sul ddl di stabilità in direzione di una maggiore giustizia fiscale, saranno quindi gli scioperi articolati sul territorio e infine lo sciopero generale».  L’autunno di lotta è appena cominciato. [BB, ecoinformazioni]

 


 

25 ottobre/ L’Arci è per i diritti con la Cgil

25_ottobre_-_sitoSabato 25 ottobre l’Arci è in piazza a manifestare con la Cgil per i diritti, la dignità e l’uguaglianza. Con un comunicato stampa, la più grande associazione della sinistra italiana ha dichiarato che le ragioni della sua adesione all’iniziativa del sindacato.

«Più diritti e più democrazia, a partire dal mondo del lavoro, costituiscono  le vere ‘innovazioni’ che servono al nostro paese. La crisi di questi anni è frutto dello strapotere dei poteri finanziari e di rendite di posizione che hanno svilito dignità e lavoro, e ora si pensa di uscirne cancellando i diritti, con più precarietà e più ingiustizia sociale. La discussione sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non è una discussione ‘tecnica’, è invece una questione che attiene al riconoscimento di un diritto fondamentale. Per questo pensiamo che l’impostazione con cui si è affrontato il dibattito sulla disciplina del mercato del lavoro sia profondamente sbagliata. E’ sbagliato partire dalla riduzione di tutele già previste dal nostro ordinamento indicandola come possibile soluzione della crisi. Si tratta peraltro di una ricetta che ha già fallito in tutti i paesi in cui è stata applicata. E’ del tutto strumentale usare la disciplina dei licenziamenti come una clava per definire i confini tra ciò che è vecchio e ciò che nuovo, tra immobilisti e innovatori. Siamo convinti del contrario: è attraverso l’uguaglianza e i diritti che si sviluppa lavoro, così come attraverso investimenti in cultura, welfare, ambiente. Un mercato del lavoro privo della cultura dei diritti fondamentali non potrà mai ‘innovare’ e rispondere al cambiamento richiesto da un nuovo e necessario modello di società e di sviluppo. A queste considerazioni, va aggiunta la grande preoccupazione per una legge di stabilità che, tagliando risorse alle Regioni, avrà ricadute che peggioreranno ulteriormente il sistema di protezione sociale e la vita dei cittadini. Il Jobs Act  è stato presentato come una riforma del sistema di ammortizzatori sociali, ma le risorse economiche previste per il nuovo ‘salario minimo’ sembrano ad oggi del tutto insufficienti. Non tocca un tema centrale per la modernità del nostro paese come la democrazia nei luoghi di lavoro. Noi non condividiamo l’operato del Governo su questo provvedimento non solo per i suoi contenuti. Crediamo che oggi a rischio non sia solo la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici ma la concezione stessa del nostro vivere democratico. L’iter del Jobs Act svela un’idea alla quale non vogliamo e non possiamo rassegnarci: le organizzazioni della rappresentanza sociale (in questo caso il sindacato), parte fondamentale del nostro sistema democratico, vengono percepiti  come fastidioso orpello, come il  residuo di un’epoca passata del quale c’è volontà di sbarazzarsi.

Francesca Chiavacci (presidente nazionale Arci) alla manifestazione della Cgil
Francesca Chiavacci (presidente nazionale Arci) alla manifestazione della Cgil

Noi pensiamo invece che le forme della rappresentanza sociale siano essenziali per la costruzione della democrazia nel nostro paese, agenti di sviluppo e non fattori di immobilismo. Anche a noi non sfugge la necessità di introdurre innovazioni nei rapporti tra forze sociali e istituzioni (in questo caso il Governo), ma questo non può significare il disconoscimento o peggio la delegittimazione del ruolo dei cosiddetti ‘corpi intermedi’ e quindi anche dei sindacati. E’ attraverso il confronto e il dialogo con le forme della partecipazione e di rappresentanza dei cittadini che è possibile costruire un nuovo modello per uscire dalla crisi. La nostra adesione alla manifestazione del 25 ottobre è quindi anche un appello alla riflessione per chiunque, ricoprendo responsabilità di governo (nazionale o locale), pensi che il confronto e il dialogo sui temi fondamentali del vivere comune possano essere derubricati a passerelle o sbrigativi teatrini. L’Arci, associazione che ha tra le ragioni fondative della sua esistenza lo sviluppo della partecipazione, crede invece che sia  giusto riconoscere l’apporto di chi il confronto lo pratica quotidianamente con milioni di cittadini. Per questo saremo in piazza con la Cgil il prossimo 25 ottobre e invitiamo i nostri soci e le nostre socie a manifestare per il lavoro, la dignità e l’uguaglianza.» [Arci nazionale]

Cinegiornale/ Cgil: Renzi luce e guida

cinegiornale senzaAnche la Cgil propone (sul suo sito nazionale) un cinegiornale e la satira rappresentando le gesta del capo supremo del Partito democratico e presidente del consiglio come lo avrebbe raccontato la stampa del regime fascista nei suoi cinegiornali. Da non perdere.

Stop all’austerità: quattro sì contro il fiscal compact

LOGO STOP AUSTERITA'_4Anche a Como è cominciata la raccolta delle firme per la presentazione dei quattro referendum con cui s’intende modificare alcune parti della legge 243, quella che dà attuazione al principio di equilibrio del bilancio pubblico, introdotto nella Costituzione. Leggi i quattro quesiti referendari, il comitato promotore e quello sostenitore

In Europa, le politiche di austerità non hanno raggiunto l’obiettivo prefissato. Lo dicono i dati: negli ultimi sette anni, i disoccupati nella zona euro sono cresciuti da undici a diciannove milioni e l’obiettivo di portare nel 2015 il disavanzo deficit/Pil sotto il tetto del 3% pare compromesso.  In Italia, i giovani senza lavoro sono il 43%, quasi tre milioni d’imprese hanno chiuso e il valore della ricchezza nazionale si è ridotto. Per questa ragione economisti, giuristi, sindacati e associazioni di diversa estrazione politica (da Mario Baldassarri, sotto segretario nel governo Berlusconi a Cesare Salvi, politico ex Ds) hanno deciso di raccogliere le firme per presentare quattro referendum con l’obiettivo di modificare la legge 243, quella che ha recepito il fiscal compact.
La dead line è fissata per il 30 settembre: entro quella data bisogna raggiungere quota cinquecentomila. A Como, al momento, è possibile firmare nelle prime due settimane di settembre nelle sedi Cgil di Como e Cantù; ogni sabato, in Largo Miglio, dalle 10 alle 14 oppure dal 4 al 7 settembre a Bulgarograsso, dalle 20.30 alle 22.30 in occasione della festa provinciale dell’ Arci. Altri appuntamenti saranno comunicati nei prossimi giorni dal comitato stop austerità.
«Vogliamo mettere in discussione – spiega Marco Lorenzini, coordinatore provinciale di Sel – il concetto di austerità ottusa, fatta di tagli allo stato sociale e di assenza d’investimenti per il futuro delle imprese e dei giovani».  In tutta Europa, solo l’Italia ha inserito il pareggio di bilancio in Costituzione: «I quesiti vanno a modificare alcune parti della legge così da rendere meno dura l’applicazione dell’equilibrio di bilancio – continua Lorenzini -. Per non sforare, L’Europa non può imporre il taglio alle spese sociali per la scuola e la sanità, né la privatizzazione dei beni comuni.  Bisogna investire per rilanciare l’economia, ricorrendo pure al debito se necessario».
La campagna mette al centro delle critiche le politiche europee e non ha alcuna connotazione anti governativa. «Un italiano su dieci è in condizione di povertà assoluta – sottolinea Celeste Grossi,  dell’Assemblea nazionale di Sel, – la Caritas parla di un flagello assoluto e per la Cgil la crisi è una catastrofe umanitaria. I referendum hanno lo scopo di permettere al popolo sovrano di riprendersi l’idea di un nuovo sviluppo che abbia al centro la crescita». «Aderiamo alla raccolta sia a livello nazionale che locale – dice Jlenia Luraschi, direttivo provinciale Arci – e durante la festa d’inizio settembre sarà possibile firmare».
La Cgil fa parte del comitato sostenitore: «Le politiche di austerità non sono più tollerabili – spiega Giacomo Licata, componente della segreteria provinciale della Cgil -. Non siamo anti europeisti:  crediamo fortemente in un’Europa che investe sul lavoro. Malgrado il poco tempo disponibile, impegneremo le energie delle nostre categorie nella raccolta firme».
Il patto di stabilità sta stritolando le amministrazioni comunali che, spesso, anche se virtuose, non possono spendere soldi. «La situazione è paradossale – commenta Luigino Nessi, consigliere comunale di Paco-Sel – e il sistema va cambiato. A Como, ad esempio, il fiscal compact ci impedisce d’incidere come vorremmo sul benessere dei cittadini».  Incrementa la dose Guido Rovi, consigliere comunale del Pd: «Un conto è tagliare gli sprechi, un altro è bloccare gli investimenti. Va risolta questa contraddizione».
La campagna a Como è appoggiata da un vasto numero di realtà e associazioni, tra le quali l’Arci e  il Circolo comasco della Decrescita felice: «Questi temi fanno parte della nostra battaglia per una concezione economica diversa – spiega Giorgio Fontana – non possiamo però fermarci qua, il discorso dovrà essere portato avanti oltre il 30 settembre». [aq, ecoinformazioni]

Ecoinformazioni è un circolo Arci

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