Taglio ai Patronati, a rischio il 30% del servizio

patronatiLa Legge di stabilità propone una riduzione significativa del “Fondo Patronati”. A rischio una buona fetta dei servizi agli utenti anche nel Comasco. Definito un piano di protesta unitario.

«Ci metterà in ginocchio». È questa, in estrema sintesi, la denuncia che i patronati del Ce – Pa comasco (cui fanno riferimento le strutture di Cgil, Cisl, Uil e Acli) lanciano alla proposta contenuta nella nuova Legge di stabilità.
Il Fondo è alimentato da una quota dei versamenti dei contributi previdenziali obbligatori di tutti i lavoratori dipendenti. Facendo i conti, dal 2015 si tratterà di un ammanco del 30%. A ciò non corrisponderà una diminuzione delle tasse per i cittadini: semplicemente una parte dell’aliquota sarà utilizzata per fare altro (e, a oggi, non si sa bene cosa).
Qualche numero. A livello nazionale, il sistema patronale consente allo stato di risparmiare ben 657 milioni. In provincia, nel 2013, sono state aperte 75785 pratiche nei 108 recapiti. Sono circa 26 le sedi distribuite  su tutto il territorio, a fronte delle  4 dell’Inps e una dell’Inail. Dal 2010, il lavoro è aumentato del 30%.
«Verrà quindi a mancare un punto di riferimento per l’utenza, specie per quella più fragile», spiegano i responsabili territoriali dei patronati. «Un esempio?  – dice Salvatore Monteduro, segretario Uil – I 130 mila disoccupati del territorio».
Già, perché i tagli costringeranno a ridurre il servizio, a oggi interamente gratuito per tutti, iscritti ai sindacati e non, che significa pure lasciare a casa i dipendenti.
«I conti sono presto fatti – spiega Gerardo Larghi, segretario Cisl dei Laghi – su quarantuno dipendenti, tredici persone sono a rischio». Alessandro Tarpini, segretario Cgil, rincara la dose: «In soldoni, per la Camera del Lavoro di Como saranno 200 mila euro in meno. E considerate che già ora l’Inca è in deficit».
Al momento, la legge non permette ai patronati di fatturare. Per i cittadini, quali saranno le soluzioni? Rivolgersi all’Inps e affrontare la famigerata e temibile procedura telematica (per molti un vero e proprio incubo), oppure mettersi nelle mani di privati, un mercato illegale già presente nella “clientela immigrata”. «A 50 metri dalla nostra sede – continua Tarpini c’è un sedicente ufficio in cui le pratiche costano 80 euro».
Venerdì 7 novembre i responsabili locali incontreranno il prefetto. Sabato 15 novembre in tutta Italia si organizzeranno presidi informativi sulle attività dei patronati. A Como, l’appuntamento è dalle 10 alle 16 a Porta Torre. Inoltre, all’indirizzo http://www.tituteliamo.it è possibile firmare la petizione on line.
Si sta aprendo – in attesa di una marcia indietro dell’esecutivo –  un nuovo capitolo dello scontro fra governo e sindacati. «Non siamo dei semplici passacarte – conclude Maria Luisa Seveso, presidente delle Acli – il nostro è un lavoro nel merito, si difendono i diritti». E forse il punto è proprio quello.  [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

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