Como senza frontiere

3 ottobre/ Sono persone non numeri/ In arrivo foto e video

In arrivo l’articolo di Dario Onofrio sulla trentaduesima Marcia per i nuovi desaparecidos organizzata da Como senza frontiere, con le foto di Mara Cacciatori e Artur Borghesani e i video di Musa Drammeh sul canale youtube di ecoinformazioni. Una manifestazione che ricorre proprio il 3 ottobre, anniversario della terribile strage di Lampedusa del 2013 [Dario Onofrio, ecoinformazioni]

ARCI COMO WebTV/ “Èstate con noi/ Mare nostrum non mostrum

Dalle 11/Correnti solidali nel mare dell’indifferenza/ Acqua vitale, ma anche acqua mortale: dagli archivi di ecoinformazioni, l’intervento di Fabio Cani, il 21 dicembre 2019, durante la XXIX marcia per i nuovi desaparecidos, quei migranti inghiottiti dal mare, da decreti inumani e dall’indifferenza: in una Como frettolosa e focalizzata sull’acquisto compulsivo, le voci di Como senza frontiere, per la campagna #ioaccolgo, sono correnti contrarie alla marea nera dell’intolleranza, desiderose di lasciare nelle vite dei passanti una traccia di solidarietà e apertura. Leggi l’articolo completo su ecoinformazioni.

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ARCI COMO WebTV/ “Èstate con noi”/ Palinsesto 30 giugno/ Organizzarsi per i diritti

Dalle 12/ Facciamo un salto in avanti di due anni: “passata” (o sarebbe meglio dire insabbiata) la vicenda della stazione il 16 aprile 2018 la rete di Como senza frontiere ha fatto il punto della situazione riguardante i senza fissa dimora a Como, che già allora cominciavano a misurarsi con una drastica contrazione della disponibilità istituzionale alla loro accoglienza, già insufficiente, nonostante l’impegno mostrato dalle forze dell’attivismo sociale nell’integrarla. Nel video l’intervento di Georgia Borderi e Annamaria Francescato, leggi tutto su ecoinformazioni.

I programmi del 30 giugno.

La programmazione completa di Arci Como WebTV.

ARCI COMO WebTV/ “Èstate con noi”/ Palinsesto 30 giugno/ E purtava i scarp de tennis…

Il 29 giugno la “sanificazione” del portico della chiesa di San Francesco. È solo l’ultimo atto di una folle vicenda che da anni coinvolge i senza fissa dimora e l’incapacità del Comune di Como di occuparsi dei più deboli e fragili. Per impedire che si faccia un presidio le cui proposte poi cadano nel vuoto, con la puntata di oggi ripercorriamo alcune delle tappe che hanno portato al presidio di ieri: dall’emergenza in stazione fino alle ripetute richieste per un dormitorio permanente.

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13 giugno/ Una coperta sulle spalle in piazza Cavour

[Foto stazione San Giovanni: Claudio Fontana]

Senza tetto né diritti. Como accoglie, insieme a tante altre realtà e reti della città e del territorio, chiede a tutte le persone, cittadini e cittadine di manifestare per i diritti sabato 13 giugno dalle 15,30 in piazza Cavour a Como.

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5 giugno/ Assemblea telematica di Como senza frontiere

Venerdì 5 giugno, a partire dalle 20.45, è indetta l’assemblea “telematica” di Como senza frontiere, poiché crediamo sia indispensabile tornare a incontrarci per fare il punto della situazione e valutare esigenze e obiettivi di questa fase.

Al termine di questa mail trovate le semplici istruzioni per partecipare all’assemblea in video e in voce.

Nell’ordine del giorno:

– valutazione della situazione generale e in particolare di quella dei migranti a fronte dell’emergenza sanitaria dell’epidemia;

– valutazione delle iniziative di comunicazione intraprese nelle scorse settimane, in particolare la diffusione dei due “rapporti”, con i quali abbiamo cercato di dare adeguata diffusione non solo a informazioni e contatti utili, ma anche a quelle notizie sulla situazione del fenomeno migratorio oscurate nei media principali dall’ossessiva attenzione all’epidemia

– possibili azioni da intraprendere tra cui il coordinamento di uno sportello politico-informativo a sostegno delle procedure di “emersione” previste dalla cosiddetta sanatoria;

– valutazione sulla situazione dei migranti e dei senza fissa dimora a fronte della fine della cosiddetta “emergenza freddo”;

– organizzazione della prossima marcia a Como (data e modalità);

– valutazione sul ruolo della rete in questa fase;

– varie ed eventuali.

Qui sotto le istruzioni per l’assemblea:

Como venerdì 5 giugno 2020 20:30 – 23:30 (CEST)

Partecipa alla mia riunione da computer, tablet o smartphone.
https://www.gotomeet.me/ARCILOMBARDIA/como-3

Puoi accedere anche tramite telefono.
Stati Uniti: +1 (646) 749-3122

Codice accesso: 328-112-085

È la prima volta che usi GoToMeeting? Scarica subito l’app e preparati all’inizio della tua prima riunione:
GoToMeeting Download____________________________________

Rapporto Como senza frontiere / 2

Un aggiornamento della situazione a livello locale, ma con qualche apertura sul globale. Un modo per cercare di tenere desta l’attenzione su tante situazioni che l’epidemia ha nascosto (e peggiorato).

Ogni informazione che riteniate utile può essere inviata a

comosenzafrontiere@gmail.com

La situazione a Como

L’emergenza derivata dall’epidemia denominata covid-19 si è ripercossa in modo grave sulle persone in situazione di fragilità (migranti, native, senza fissa dimora).

Di fatto, le loro possibilità di accesso a una quotidianità “normale” si sono ulteriormente ridotte, e molti dei percorsi di integrazione e condivisione si sono interrotti per causa di forza maggiore (ma anche per scarsa volontà di portarli avanti). Per la maggior parte delle persone che avevano intrapreso corsi o tirocini o formazioni è stato quasi impossibile proseguirli, per le disposizioni di sospensione, per i divieti di spostamento o per l’impossibilità di accedere ai dispositivi necessari per la didattica on-line.

I richiedenti asilo attualmente presenti sul territorio della provincia di Como sono circa un migliaio, tra questi circa 90 sono presso Symplokè (una metà è costituita da uomini soli, un’altra metà da donne – con o senza prole – e da piccoli nuclei familiari), circa 90 presso Exitus, circa 200 presso la cooperativa Intesa Sociale.

Le persone senza fissa dimora riferibili all’area del capoluogo sono circa 300; di questi 60/70 fanno riferimento all’“emergenza freddo” di via Sirtori, 60/70 al dormitorio di via Napoleona, circa 25 alla struttura d’emergenza della palestra Mariani, circa 20 ai Comboniani di Rebbio; un’altra settantina non è mai entrata nel circuito di questa assistenza d’emergenza, per difficoltà logistiche (o anche per resistenze personali).

Per queste persone dal 4 maggio non è più garantita l’accoglienza diurna, ed è stata progressivamente ridotta anche la somministrazione di pasti a mezzogiorno (sostituiti da cestini di cibo “freddo”); non caso alcuni porticati, come quelli dell’ex chiesa di San Francesco, sono tornati ad affollarsi. Incombe, inoltre, il rischio della chiusura dell’“emergenza freddo” a fine maggio, e anche quella della disponibilità della cucina serale nella sede del Don Guanella, gestita dalla Cooperativa Incroci.

La situazione è precaria anche per molte famiglie straniere già stabilmente insediate nella società locale, come testimoniano i referenti di alcune comunità straniere (salvadoregna, nigeriana, ma anche con altre provenienze). Una dozzina di nuclei familiari sono assistiti dalla rete Caritas e dalle parrocchie; nelle scorse settimane anche un’associazione privata di Milano si è fatta carico di circa 60 famiglie. Per molti regna sovrana l’incertezza: non riescono nemmeno a sapere (e a capire) se hanno diritto a qualche forma di aiuto oppure no, e ciò vale anche e soprattutto nei luoghi di lavoro. Il lavoro “fragile”, anche quando non proprio irregolare, è il primo a farne le spese in situazioni di debolezza e incertezza: chi lavora “a chiamata” non sa se ha diritto alla cassa integrazione o alle ferie, non sa se quel poco che ha ricevuto è da considerare una “mancia” o un “compenso” più o meno adeguato…

Gli aiuti stanziati dal governo procedono, in qualche caso, con grave lentezza; mentre in molti comuni del territorio i “buoni spesa” sono stati erogati con rapidità, nel capoluogo fino ad ora sono state evase (per la complessità delle questioni procedurali) circa metà delle domande accolte. Quasi dappertutto, comunque, non sono state applicate particolari restrizioni all’accoglimento delle richieste.

Anche da un osservatorio limitato come quello comasco si verifica il rapido aumento di situazioni di povertà e di fragilità: aumentano anche le famiglie italiane, fino a ieri in una situazione relativamente stabile, che vanno alla ricerca di aiuto per (ri)trovare lavoro e per assicurarsi qualcosa per il sostentamento. Le famiglie di origine straniera restano comunque la maggioranza (circa il 60%) di chi chiede interventi.

Così come si evidenzia la necessità di luoghi di informazione stabili e istituzionali, in grado anche di istruire le pratiche sempre più complesse, che anche i più recenti provvedimenti del governo necessitano.

Per informazioni e aggiornamenti sulle varie pratiche, consigliamo di rivolgersi a

Per informazioni e aggiornamenti sulle varie pratiche, consigliamo di rivolgersi a

todocambia

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Como senza frontiere sul provvedimento di “sanatoria”

presentato dal governo in data 13 maggio 2020

Dalla parte dei diritti delle PERSONE, per una regolarizzazione VERAÈ inaccettabile che il negriero di ieri sopravviva nei governi che oggi tornano ad incatenare la libertà degli africani, subordinandola agli stessi interessi e allo stesso potere oppressore – Santiago Agrelo Martinez, Arcivescovo di Tangeri


Nel corso della quarantena la nostra rete ha prestato assistenza a migranti cosiddetti “irregolari” che chiedevano informazioni sull’annunciata sanatoria. Lavoratori in nero, impossibilitati a uscire di casa, famiglie costrette a scegliere tra il recarsi a fare la spesa, rischiando di subire un controllo ed essere rinchiusi in un Centro per il rimpatrio, e la miseria: diversi comuni hanno legato ogni tipo di sostegno economico e di spesa solidale al possesso di un permesso di soggiorno e della residenza. Tutte persone escluse dal Servizio Sanitario Nazionale, senza un medico di base, poiché senza la possibilità di iscrizione all’anagrafe. Tutte persone che vivono e lavorano come i cittadini italiani, ma senza goderne i diritti.
È quindi con estrema amarezza che dovremo comunicare loro che il progetto di regolarizzazione, così come presentato dal governo nel testo del 13 maggio, non dà alcuna risposta ai loro urgenti bisogni e si fa beffa delle loro speranze.
Se questo decreto consentirà anche solo a una persona di avere una vita più degna sarà un passo avanti da non disprezzare, soprattutto in un momento di sofferenza globale come quello attuale. Inoltre l’ipotesi di una sanatoria sembrava una pura fantasia fino a qualche mese fa.
Tuttavia non possiamo che stare dalla parte delle migliaia di persone che ancora una volta sono state scartate dal sistema. E dobbiamo purtroppo constatare che questo provvedimento non è, nei suoi obiettivi e nella sua forma, un atto di civiltà né una vittoria sociale, poiché in prospettiva ripropone la logica coloniale e neoliberista. Nei fatti sdogana il caporalato e vede nei migranti solo “braccia” da sfruttare, solo strumenti funzionali al nostro benessere.

Se davvero l’obiettivo è tutelare la salute delle persone presenti in Italia, nativi e non, e garantire diritti a chi ne è stato privato da leggi inique (Bossi-Fini e Decreti Sicurezza), perché il governo non decreta una regolarizzazione complessiva e generalizzata? Dando invece i documenti esclusivamente a braccianti, colf e badanti si delinea solo una cinica motivazione: tutelare il profitto.

Come già evidenziato dalle mobilitazioni di ieri davanti alle prefetture, il testo diffuso dal governo presta il fianco, nel merito, ad applicazioni in sintonia con gli interessi della criminalità (evidenziando i rischi – già purtroppo verificatisi in passato – di compravendita di contratti falsi e di scaricamento sugli stessi lavoratori dell’onere di 400 euro per ogni domanda di regolarizzazione). Per quale motivo chi ha sfruttato fino a ieri dovrebbe improvvisamente modificare la sua condotta criminale?
Non avevamo particolari aspettative sulla condotta di questo governo, di cui ancora stiamo aspettando la tanto sbandierata discontinuità dal precedente. Basti pensare che le aberranti Leggi Sicurezza non sono ancora state abolite, gli accordi con la Libia sono stati rinnovati e molte navi delle ONG si trovano ancora bloccate nei porti, chiusi con la scusa della pandemia.
Ma almeno non si sbandieri di avere a cuore i diritti degli oppressi.
Allo stesso tempo non possiamo che biasimare la condotta delle opposizioni al provvedimento, sia quella nel governo, rappresentata dal Movimento 5 Stelle, che ha operato per depotenziare il decreto, sia quella delle destre, che hanno ancora una volta dimostrato di anteporre alla salute pubblica e alla dignità umana biechi interessi economici ed elettorali.
Del resto i rapporti tra alcune parti politiche e la criminalità organizzata che controlla lo sfruttamento nei campi sono ampiamente documentati, come attestano, ad esempio, i recenti arresti in Calabria.

Per questo, aderiamo allo sciopero nazionale dei braccianti proclamato per il prossimo 21 maggio contro le ingiustizie di questo provvedimento e contemporaneamente rilanciamo con urgenza le rivendicazioni della campagna nazionale “Siamo qui – Sanatoria subito!”.

In particolare chiediamo un provvedimento immediato con:

■ una sanatoria generalizzata ed incondizionata per tutti i cittadini e le cittadine stranieri/e sprovvisti di titolo di soggiorno, che veda come unico requisito la presenza attuale in Italia;■ una sanatoria delle “procedure in corso” articolata in:- rinnovo automatico con presunzione dei requisiti dei permessi di soggiorno in scadenza o già scaduti;- conversione automatica su istanza di parte e con presunzione dei requisiti di tutti i permessi di soggiorno, compresi quelli totalmente o parzialmente non convertibili;

– blocco delle espulsioni, degli allontanamenti già in corso o avviabili, nonché dei trattenimenti nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), dei quali si chiede l’immediata chiusura, e il definitivo mutamento della destinazione a tale uso della struttura di via Corelli a Milano.

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Sciopero dei braccianti

Per chiedere una vera regolarizzazione delle persone e non un semplice via libera allo sfruttamento del lavoro migrantge, è stato proclamato un sciopero: «Noi braccianti, delusi dalle misure del decreto, non raccoglieremo la frutta e la verdura il 21 maggio 2020: sarà sciopero degli invisibili. Non vanno regolarizzate le braccia, ma gli esseri umani».

Guarda il video dell’attivista e sindacalista Aboubakar Soumahoro:

Aboubakar.jpg

intervento su facebook

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Appello per la sanatoria dei migranti irregolari ai tempi del Covid-19

“Siamo qui – Sanatoria subito!”

Como senza frontiere ha aderito all’appello per la sanatoria dei migranti irregolari promossa da

Legal Team Italia, Campagna LasciateCIEntrare, Progetto Melting Pot Europa, Medicina Democratica

che riproponiamo come base su cui sviluppare un’azione di pressione perché la “sanatoria” elaborata dal governo si sviluppi in una vera regolarizzazione

Ai tempi del Coronavirus, lo sguardo e l’attenzione della politica e dei media sulla situazione in Italia si focalizzano sugli effetti sanitari, sociali ed economici della diffusione del virus, lasciando in stand by tutto ciò che costituisce mera ordinaria amministrazione.
In qualche modo è inevitabile: lo stato di emergenza porta con sé una serie di ricadute, sulle quali si stanno esprimendo con diversi approcci e punti di vista tanto opinionisti mainstream, quanto settori di movimento, interrogandosi su temi che vanno dalle conseguenze dei cambiamenti climatici e delle sperimentazioni bio-tecnologiche sulla diffusione dei virus, agli effetti dei processi di dismissione della sanità pubblica in favore dell’imprenditoria privata, alle tutele necessarie per assicurare reddito ai lavoratori, in specie precari, colpiti dalla sospensione o comunque dalla contrazione dell’attività e ancora al modello di società autoritaria che si sperimenta con l’adozione di misure che non solo limitano la socialità, ma comprimono diritti fondamentali quali quelli di riunione, di circolazione, di sciopero.

In questo scenario è scomparsa dal dibattito pubblico, semmai ci fosse entrata, la discussione, pur ancora allo stato embrionale, sulla possibilità per il governo di emanare un provvedimento di sanatoria dei migranti che soggiornano irregolarmente nel nostro Paese, tema oggetto dell’ordine del giorno votato il 23 dicembre 2019 dalla Camera dei Deputati in sede di approvazione della legge di bilancio e ribadito dalla ministra dell’interno Lamorgese il successivo 15 gennaio 2020. Il tema, però, non può essere accantonato e rimandato a tempi migliori; anzi, diventa ancor più rilevante e urgente nella contingenza che ci troviamo ad attraversare.

Il punto di partenza non può che essere quello del numero degli immigrati sans papier presenti in Italia; nell’evidente impossibilità di censirli, ci si deve riferire alle ricerche effettuate dagli istituti specializzati, che quantificano in oltre mezzo milione a fine 2018 le presenze irregolari, un numero che è andato aumentando nel corso degli ultimi anni e che è destinato a crescere ancora in conseguenza delle politiche bipartisan adottate dai governi, che si sono succeduti nell’ultimo decennio.

Sono molteplici le cause della crescita del numero di presenze irregolari, a iniziare dalla natura strutturale dei fenomeni migratori, di fronte alla quale sono votate al fallimento le politiche di chiusura delle frontiere adottate dall’Unione Europea, e dagli scenari di crisi internazionale coi fronti bellici apertisi negli ultimi anni, in particolare in Libia, Siria e al confine russo-ucraino. A un contesto globale che spinge moltitudini a migrare, risponde l’assoluta inadeguatezza della gestione del fenomeno da parte dell’Europa e nello specifico dell’Italia.

Nel nostro Paese, alla endemica mancanza di canali regolari e continuativi di ingresso (il sostanziale azzeramento delle pur insufficienti opportunità offerte dai flussi annuali e l’abolizione della figura dello sponsor hanno di fatto blindato le frontiere) e di qualsiasi forma di regolarizzazione a regime per chi già si trovi nel territorio italiano, si devono aggiungere la riclandestinizzazione operata dalla legge Bossi-Fini (in conseguenza del rapporto inscindibile tra disponibilità di un lavoro e permesso di soggiorno) e gli effetti della controriforma salviniana, che ha abrogato le norme che consentivano il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari ai richiedenti asilo.

Proprio il tema dei richiedenti asilo impone qualche, seppur breve, considerazione ulteriore: le domande presentate in Italia tra 2017 e 2018 sono state 175.000 circa; al termine della procedura amministrativa per il vaglio delle richieste e dei gradi di giudizio per i ricorsi contro i provvedimenti di diniego (che si sono assestati tra il 60 e il 70%), è lecito attendersi che almeno altre 100.000 persone andranno ad aggiungersi al numero delle presenze irregolari. In assenza di un intervento legislativo, il numero dei migranti sans papier è quindi destinato a lievitare ulteriormente, ricomprendendo decine di migliaia di persone che, in virtù del permesso di soggiorno temporaneo come richiedenti asilo, per anni (tanto ci vuole a portare a esaurimento la procedura davanti alle Commissioni territoriali prima e i processi giurisdizionali poi) hanno costruito relazioni sociali, svolto attività di lavoro subordinato, o comunque lavori di pubblica utilità, frequentato corsi di lingua italiana, in vista di un inserimento sociale che viene bruscamente reciso all’esito del rigetto definitivo della domanda.

Delineata per sommi capi la situazione attuale e i suoi possibili sviluppi nel breve periodo, dovrebbe apparire evidente a chiunque che non è sostenibile la presenza in Italia di 700-800 mila stranieri sprovvisti del permesso di soggiorno, e quindi deprivati dei diritti elementari della persona e destinati allo sfruttamento intensivo del lavoro nero, a sistemazioni abitative precarie, in alcuni casi alla contiguità con la microcriminalità.

La soluzione al problema non può certo essere individuata nello strumento dell’espulsione, fosse anche solo, e così ovviamente non è, per l’impossibilità concreta di eseguirne un numero così ingente. La soluzione non può che essere una e una sola: un provvedimento di sanatoria generalizzata (senza altro requisito ulteriore rispetto al mero dato fattuale della presenza in Italia), che si accompagni alla previsione per il futuro di una regolarizzazione individuale a regime, che consenta di ottenere il permesso di soggiorno allo straniero, che ne sia sprovvisto e che presenti determinati requisiti (solo a titolo esemplificativo: un’offerta di lavoro, condizioni personali di vulnerabilità, uno sponsor che si faccia carico dell’ospitalità e del mantenimento, ecc.).

Si potrebbe concludere così: un provvedimento di regolarizzazione dei sans papier è necessario e urgente, anche ai tempi del coronavirus: anche se adesso l’emergenza è (o sembra essere) un’altra, anche se l’attenzione generale in questa fase si rivolge altrove, anche se qualcuno ne approfitterebbe per imbastire una becera propaganda politica, additando al “popolo” gli untori che attraversano il mare a bordo dei barconi.

Invece, i tempi del coronavirus rendono ancor più necessario e urgente l’intervento del Governo, perché adesso alle buone ragioni della sanatoria si aggiungono anche le esigenze di tutela della salute collettiva, compresa quella delle centinaia di migliaia di migranti privi del permesso di soggiorno, che non hanno accesso alla sanità pubblica.

Il migrante irregolare non è ovviamente iscritto al Sistema Sanitario Nazionale e di conseguenza non ha un medico di base e ha diritto soltanto alle prestazioni sanitarie urgenti. Il migrante sprovvisto del permesso di soggiorno, nei casi di malattia lieve (qualche linea di febbre, un po’ di tosse) non si rivolge alle strutture sanitarie, mentre nei casi più gravi non ha alternativa al presentarsi al pronto soccorso, il che contrasterebbe con tutti i protocolli adottati per contenere la diffusione del virus. Il sans papier ha timore di presentarsi in un ospedale, perché potrebbe incappare in un controllo che lo condurrebbe all’espulsione o alla reclusione in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio. Il “clandestino” è costretto a soluzioni abitative di fortuna, in ambienti spesso degradati e insalubri, condivisi con altre persone.
Insomma, gli “invisibili” sono per molti aspetti soggetti deboli, che se non sono più esposti al contagio del virus, più di altri rischiano di subirne le conseguenze: sanitarie, per la plausibile mancanza di un intervento tempestivo, ma anche sociali, per lo stigma cui rischiano di essere sottoposti a causa di responsabilità e inefficienze non loro ascrivibili.

Dovrebbe quindi essere evidente la necessità di “agganciare” anche queste centinaia di migliaia di persone: per contenere il loro rischio di contrarre il virus, perché possano con tranquillità usufruire dei servizi della sanità pubblica nel caso di sintomatologia sospetta, perché non diventino loro malgrado veicolo di trasmissione del virus. Affinché ciò sia possibile, però, devono essere sottratte oggi, ed è già tardi, alla condizione costretta di “invisibilità”, attribuendo loro pienezza di diritti, quanto meno di quelli che il sistema riconosce come diritti universali, in primis quelli alla salute e a un’esistenza degna.

Se stiamo davvero attraversando un’emergenza sanitaria, se davvero hanno un senso tutte le misure straordinarie fino a oggi adottate e che incidono così in profondità sulle vite di tutte e tutti, allora deve essere sanatoria per tutte le persone migranti che non hanno un permesso di soggiorno, subito!

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La proposta di sanatoria dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI)

Quella di “Siamo qui – Sanatoria subito!” non è l’unica proposta concreta avanzata nelle scorse settimane,

qui di seguito anche quella dell’ASGI.

Sapere chi c’è in Italia e includerlo nei percorsi sanitari di prevenzione, diagnosi e cura è oggi indispensabile per la salute di tutti.

Centinaia le adesioni per una risposta trasversale e unitaria alla richiesta di regolarizzare le persone straniere in Italia. Persone del mondo della cultura e accademico, giornalisti, giuristi, scrittrici, assieme a centinaia di associazioni, a rappresentanza di una società civile coesa nel chiedere il riconoscimento della dignità alle centinaia di migliaia di persone straniere che, prive di permesso di soggiorno per lavoro o con un documento precario, sono esposte oggi a maggiori rischi di sfruttamento e di emarginazione sociale.

Nell’attuale emergenza sanitaria mondiale dove è impossibile il movimento delle persone, anche per il ritorno nei Paesi di origine, per effetto della chiusura dei confini di moltissimi Paesi, è oggi più che mai necessario che il Governo e il Parlamento italiano promuovano una regolarizzazione dei cittadini stranieri presenti in Italia perseguendo due obiettivi oggi imprescindibili: l’emersione dall’invisibilità di migliaia di persone che vivono e/o lavorano nel territorio italiano ed una conseguente migliore tutela della salute personale e pubblica.

“Riteniamo necessario” si legge nella premessa della proposta destinata al Governo e al Parlamento ed in particolare alla Ministra dell’Interno” non limitare la proposta a determinati settori produttivi, che rispondono alla sola esigenza di utilizzo di manodopera ove più forte è lo sfruttamento lavorativo, ma destinare la proposta a tutti/e coloro che vivono in Italia in condizione di irregolarità o di precarietà giuridica e che attraverso il permesso di soggiorno, per lavoro o per attesa occupazione, possono emergere come persone e non solo come manodopera. Soggetti di diritti e non solo braccia per il lavoro”. Perché ciò sia possibile abbiamo ipotizzato non solo l’emersione dal lavoro irregolare o precario ma anche il rilascio di un permesso di soggiorno per “ricerca occupazione”, che finalmente svincoli la persona straniera da possibili ricatti o dal mercato dei contratti che hanno contraddistinto tutte le pregresse regolarizzazioni.

“La proposta che sosteniamo – concludono le associazioni – comprende perciò una duplice possibilità: la richiesta di permesso per ‘ricerca occupazione’, di durata annuale e convertibile alla scadenza, oppure la richiesta di emersione dal lavoro irregolare, con sospensione dei procedimenti penali, amministrativi o fiscali in capo al datore di lavoro, fino all’esito del procedimento e loro estinzione in caso di definizione positiva, con rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro di durata annuale e convertibile alle condizioni di legge”.

La Proposta

Premessa

Nell’attuale emergenza sanitaria mondiale è impossibile il movimento delle persone, anche per il ritorno nei Paesi di origine, per effetto della chiusura dei confini di moltissimi Paesi.
Al tempo stesso centinaia di migliaia di persone straniere che vivono in Italia da tempo – per gran parte lavoratrici e lavoratori che occupano settori importanti del mercato del lavoro italiano (assistenza familiare, agricoltura, logistica, ecc.) o richiedenti asilo ai quali è stata negata tutela – sono prive di permesso di soggiorno, a causa della mancata programmazione nell’ultimo decennio di effettivi flussi di ingresso e della decretazione c.d. “sicurezza” del 2018.
In questo contesto avanziamo una proposta di regolarizzazione dei cittadini stranieri presenti in Italia che si articola intorno a due obiettivi oggi imprescindibili: l’emersione dall’invisibilità di migliaia di persone che vivono e/o lavorano nel territorio italiano ed una conseguente migliore tutela della salute personale e pubblica.
Sapere chi è in Italia e includerlo nei percorsi sanitari di prevenzione, diagnosi e cura è oggi indispensabile per la salute di tutti.
Anche la Commissione europea afferma che, nell’ipotesi in cui i rimpatri non possano essere effettuati “gli Stati membri dispongono di un ampio potere discrezionale per concedere il permesso di soggiorno o altra autorizzazione così da riconoscere ai migranti irregolari il diritto di soggiornare per motivi caritatevoli, umanitari o di altra natura, a norma dell’articolo 6, paragrafo 4, della direttiva 2008/115/CE (“direttiva rimpatri”).” (“Covid-19: linee guida sull’attuazione delle disposizioni dell’UE nel settore delle procedure di asilo e di rimpatrio e sul reinsediamento – (2020/C 126/02)” pag. 12, pubblicazione del 17.4.2020).

La proposta che sosteniamo comprende una duplice possibilità: la richiesta di permesso per “ricerca occupazione”, di durata annuale e convertibile alla scadenza, oppure la richiesta di emersione dal lavoro irregolare, con sospensione dei procedimenti penali, amministrativi o fiscali in capo al datore di lavoro, fino all’esito del procedimento e loro estinzione in caso di definizione positiva, con rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro di durata annuale e convertibile alle condizioni di legge.

Ecco la nostra proposta:

Per i/le cittadini/e stranieri/e che dimostrino, mediante idonea documentazione, la presenza in Italia alla data del 29 febbraio 2020, in condizioni di irregolarità o anche di regolarità ma con permesso non convertibile in lavoro, è rilasciato, a richiesta, un permesso di soggiorno per ricerca occupazione, rinnovabile e convertibile alle condizioni di legge, oppure un permesso di soggiorno per lavoro qualora alla predetta data del 29 febbraio 2020 o alla data della domanda il richiedente abbia in corso un rapporto di lavoro. Entrambi permessi hanno la durata di 1 anno dalla data del rilascio o quella maggiore secondo le disposizioni di cui all’art. 5, co. 3 d.lgs. 286/98. La domanda può essere presentata a partire da 8 giorni successivi alla entrata in vigore del presente decreto legge.

Dalla data di entrata in vigore del presente decreto legge e fino alla conclusione del procedimento di emersione sono sospesi i procedimenti penali e amministrativi nei confronti del datore di lavoro e del lavoratore per le violazioni delle norme: a) relative all’ingresso e al soggiorno nel territorio nazionale, con esclusione di quelle di cui all’articolo 12 del d.lgs. 286/98 b) relative all’impiego di lavoratori, anche se rivestano carattere finanziario, fiscale, previdenziale o assistenziale.

La sottoscrizione del contratto di soggiorno, congiuntamente alla comunicazione obbligatoria di assunzione all’INPS, e il rilascio del permesso di soggiorno comportano, rispettivamente, per il datore di lavoro e il lavoratore l’estinzione dei reati e degli illeciti amministrativi relativi alle violazioni di cui al comma che precede. Il datore di lavoro assolve agli obblighi di natura fiscale, previdenziale e assistenziale relativi al pregresso periodo di lavoro tramite il versamento di un contributo forfettario pari ad € 500,00 per ogni lavoratore.

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Appello per l’immediato dissequestro delle navi umanitarie

La nave umanitaria Alan Kurdi della ONG tedesca Sea Eye è stata sottoposta a fermo amministrativo in seguito a provvedimento della Capitaneria di porto di Palermo, su probabile pressione dei comandi militari e dai vertici politici romani. Dopo poche ore, anche la Aita Mari, ormeggiata vicino alla Alan Kurdi, veniva sottoposta ad un provvedimento fotocopia di fermo amministrativo.

«L’ispezione – hanno spiegato dalla Guardia Costiera – ha evidenziato diverse irregolarità di natura tecnica e operativa tali da compromettere non solo la sicurezza degli equipaggi, ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo, nel corso del servizio di assistenza svolto».

Una argomentazione che non è nuova, questa. Risale agli scorsi anni, al periodo in cui Salvini esercitava i “pieni poteri” in materia di sbarchi dal Ministero dell’Interno. Una tesi che porta all’inammissibile conseguenza che qualsiasi imbarcazione soccorritrice non avesse i “requisiti tecnici” per soccorrere dei naufragi, per non infrangere le leggi della burocrazia marittima, li dovrebbe abbandonare al loro destino in mare, senza intervenire immediatamente, come invece è sancito dalle Convenzioni internazionali.

La misura amministrativa adottata nei confronti della Alan Kurdi e poi della Aita Mari, ha come conseguenza il fermo a tempo indeterminato di due delle poche navi umanitarie che ancora operano attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale, mentre si dà spazio e copertura ai pescherecci fantasma maltesi che operano respingimenti verso la Libia. Teniamo anche presente che il Governo tiene ormeggiate in porto o al limite delle acque territoriali le imbarcazioni di soccorso veloce della Guardia Costiera italiana ed i mezzi della Guardia di Finanza, che hanno l’ordine di intervenire solo in assetto Frontex o nel momento in cui i barconi entrano nelle acque territoriali italiane.

L’espediente burocratico del fermo amministrativo escogitato per bloccare il soccorso umanitario nelle acque internazionali ripropone dunque una tattica già sperimentata dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Un analogo provvedimento infatti era stato adottato nei confronti della Sea Watch 3 nel porto di Catania. In quella occasione la ONG tedesca dichiarava che «le autorità, sotto chiara pressione politica, sono alla ricerca di ogni pretesto tecnico per fermare l’attività di soccorso in mare». Esattamente come accade ancora oggi.

Dopo il pesante provvedimento di fermo amministrativo adottato dalla Capitaneria di porto di Palermo si prospettano possibili processi nei confronti dei responsabili della Alan Kurdi è della Aita Mari alle quali si contesta di non avere le dotazioni tecniche e di sicurezza per tutte le persone soccorse, oltre a possibili reati ambientali. I naufraghi forse avrebbero dovuto scomparire in mare senza essere soccorsi, nei giorni in cui dopo i primi SOS nessuno stato interveniva, considerato che le navi delle Ong non avevano gli stessi “requisiti tecnici” di una nave da crociera o di un traghetto!

Si completa così la progressiva eliminazione delle navi umanitarie dal Mediterraneo centrale. I Governi vogliono allontanare ogni possibile testimone degli effetti tragici delle loro politiche di abbandono in alto mare e di respingimento in Libia. Emblematico in questo senso, quando accade a Malta, il cui Governo fa entrare a La Valletta, e ripartire subito verso sud, un peschereccio ombra che serve a respingere i migranti in Libia, addirittura senza bandiera e segni identificativi, senza neppure rispettare gli obblighi di quarantena, per non parlare di “requisiti tecnici”. Lo stesso Governo italiano, nell’ambito di Frontex, collabora con le autorità maltesi nel tracciamento delle imbarcazioni che si avvicinano alle coste di Malta e Lampedusa e, nel frattempo, nega l’indicazione di un porto di sbarco sicuro al mercantile Marina 2, con il suo carico dolente di naufraghi da giorni in alto mare, abbandonati a bordo di una nave inadeguata ad assolvere qualsiasi funzione di soccorso, e priva di personale formato per le attività SAR.

In questo scenario, le navi umanitarie sono state costrette ad impegnarsi nel Mediterraneo centrale e sopperire alla mancanza di mezzi di soccorso degli Stati europei che hanno ritirato le migliori unità delle loro guardie costiere per dedicarsi esclusivamente alle attività di contrasto dell’“immigrazione illegale” sotto coordinamento di Frontex, senza peraltro riuscire ad arrestare neppure gli scafisti, e senza naturalmente sconfiggere i trafficanti che gestiscono le partenze dalla Libia e dalla Tunisia.

Tutti i soccorsi operati dalle ONG nel Mediterraneo centrale sono avvenuti in stato di necessità, per fare fronte agli obblighi di salvataggio dei naufraghi imposti dalle Convenzioni internazionali. Lo hanno affermato tribunali e procure italiani, lo conferma la Corte di Cassazione con la sentenza del 20 febbraio 2020 sul caso Rackete.

La Aita Mari, adesso ormeggiata a Palermo vicino alla Alan Kurdi, è stata coinvolta in un evento di soccorso nella notte tra il 13 ed il 14 aprile, mentre la nave di Sea Eye che attendeva dalle autorità italiane l’indicazione di un POS (porto sicuro), è stata costretta a derivare al largo di Trapani. Mentre la Aita Mari vagava in alto mare poco a nord di Lampedusa, senza un porto sicuro di sbarco, nella stessa notte tra il 13 ed il 14 aprile, poco più a sud dell’isola si verificava un respingimento illegale con il coinvolgimento di una grossa nave commerciale, la IVAN, e l’intervento di un finto peschereccio maltese-libico che riportava i naufraghi a Tripoli. In quella stessa notte 12 persone perdevano la vita a 30 miglia a sud di Lampedusa.

Coloro che considerano la Libia un porto sicuro dovrebbero visitare i sopravvissuti nel terribile centro di detenzione in cui si trovano. Nessuno può onestamente ignorare oggi l’ipocrisia dei “salvataggi” operati dalla Guardia costiera libica”.

Sulle navi umanitarie come la Alan Kurdi e la Aita Mari, i naufraghi non hanno pagato un biglietto per imbarcarsi, e non sarebbero mai saliti, se ci fossero stati i mezzi di soccorso che gli stati avrebbero avuto il dovere di approntare nel Mediterraneo centrale, coordinandosi tra loro, in osservanza degli obblighi di ricerca e soccorso sanciti dalle Convenzioni internazionali e dai regolamenti europei.

La Aita Mari era addirittura in fase di rientro verso la Spagna, con un equipaggio ridotto al minimo, senza la squadra di soccorso, quando è stata costretta ad intervenire per salvare vite umane che altrimenti si sarebbero perse in mare per la colpevole inerzia e responsabilità dei governi e degli stati europei.

Le realtà promotrici invitano alla più ampia mobilitazione nazionale ed europea con presidii nei porti, nelle Prefetture e dovunque si possa esprimere la nostra Solidarietà alle ONG delle navi umanitarie per fermare la macelleria sociale della Fortezza Europa.

LASCIATELI ANDARE A SALVARE VITE UMANE!

Apriamo i porti all’accoglienza! Ora e sempre Resistenza!

LasciateCIEntrare, Rete Antirazzista Catanese, CarovaneMigranti, Adif, Ongi Etorri Errefuxiatuak, Caravana Abriendo Fronteras

Per informazioni o adesioni: info@lasciatecientrare.it

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Alcuni articoli segnalati da Open migration

1. A Lampedusa strutture piene, migranti lasciati dormire sul molo

A Lampedusa nel giro di 24 ore sono sbarcate 140 persone. Come racconta Alessandra Ziniti su Repubblica “in 76 erano arrivati sabato, altri 60 ieri presi a bordo da una unità della Guardia costiera mentre un altro gruppo di 90 alla deriva su un gommone in zona Sar è stato raccolto da un mercantile, con la preoccupazione che si ripeta quanto già denunciato da molte Ong nei giorni scorsi quando le autorità de La Valletta avrebbero dato ordine ad un altro mercantile di riconsegnare i migranti ai libici”.

Le 140 persone appena arrivate vanno ad aggiungersi ai 110 già in isolamento nell’hotspot, ed è solo grazie alla solidarietà del parroco e della gente di Lampedusa se dopo 35 ore sul molo Favaloro all’addiaccio, sono al riparo in attesa di destinazione.

www.repubblica.it

www.agensir.it

2. Riprendono le partenze dalla Libia

L’aumento degli sbarchi a Lampedusa e l’intensificarsi delle partenze nelle ultime settimane, tra cui un gran numero di bengalesi che da anni lavoravano in Libia, è un pessimo segnale ed è dovuto fortemente all’esito degli scontri che proprio in questi giorni si sono fatti più intensi.

Come ci racconta Nancy Porsia in questo approfondimento, in Libia gli scontri tra le due fazioni che si contendono il controllo del paese non conoscono soste e non risparmiano nessuno, nemmeno gli ospedali. Insomma anche durante l’emergenza Coronavirus unità e sforzi per la salute collettiva sembrano venire molto dopo la conquista del potere.

Hassan Zakariya Omer su The New Humanitarian, racconta in prima persona la sua esperienza di rifugiato bloccato in Libia tra guerra e Coronavirus.

Twitter.com/ValeriAlice

3. Prime ammissioni da Malta: “Da tre anni respingimenti segreti verso la Libia”

In tempo di ripresa delle partenze dalla Libia, non si può non osservare la posizione ambigua di Malta.

Dopo le accuse di accordo con le autorità libiche, anche il New York Times si interessa alla situazione maltese e fa luce sulla gestione dei soccorsi in mare da parte del Governo dell’isola. In questa inchiesta Patrick Kingsley e Haley Willis raccontano come la Valletta abbia arruolato una flotta privata di pescherecci incaricandola di respingere i migranti verso la Libia.

“Ma davvero – si chiede Nello Scavo – La Valletta ha potuto agire indisturbata senza che il principale vicino, l’Italia, si accorgesse di nulla?”.

Intanto, 78 persone sono in attesa di poter sbarcare a Sud di Lampedusa, a bordo della nave maltese “Marina”. L’Italia, poco incline a concedere lo sbarco, accusa Malta di aver indirizzato la barca verso il porto italiano.

www.nytimes.com

www.avvenire.it

www.mediterraneocronaca.it

4. Intanto continua l’inchiesta sulla Strage di Pasqua

Omar, Mogos, Hzqiel, Hdru, Huruy, Teklay, Nohom, Kidus, Debesay e i tre Filmon: i nomi e i volti dei giovani lasciati a morire in mare il giorno di Pasqua, sono stati resi pubblici anche a Malta, dove è in corso l’inchiesta per attestare le responsabilità della strage.

twitter.com

Salpati da Sabratha tra il 9 e il 10 aprile, per tre giorni hanno atteso senza cibo il barcone dei trafficanti, Nello Scavo ricostruisce la loro storia.

5. Salute e diritti dei braccianti: una questione europea

Scrive l’Eu Observer che i braccianti senza documenti rischiano di diventare in questo periodo di emergenza Covid l’elefante nella stanza che tutti vedono, ma che tutti fanno finta di ignorare.

Se più di un’organizzazione di settore ha fatto notare come le frontiere chiuse e l’impossibilità di impiegare i lavoratori stagionali (in prevalenza) est europei, rischiano di mettere a repentaglio la raccolta di frutta e verdura e l’intera filiera agroalimentare, cosa fare con i migranti spesso senza documenti proveniente da paesi terzi e impiegati nei campi?

Molte voci della società civile europea – la Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili è tra i firmatari – hanno scritto alla Commissione Europea chiedendo di proteggere i diritti e la salute dei lavoratori senza documenti.

euobserver.com

www.politico.com

picum.org

7. Durante la pandemia non si può revocare il permesso di soggiorno

Non accogliere la richiesta di sospensiva del decreto di rigetto della domanda di protezione internazionale mentre la pandemia Covid-19 è in pieno corso significherebbe pregiudicare la tutela della salute individuale e collettiva.

Il mancato accoglimento della richiesta – spiegano dal sito Cronache di ordinario Razzismo – avrebbe infatti comportato la revoca del permesso di soggiorno per richiesta di asilo e la conseguente cancellazione della loro iscrizione al servizio sanitario nazionale.

twitter.com

8. In Grecia 400 migranti trasferiti dalle isole alla terraferma

Domenica scorsa il governo greco ha trasferito 395 persone dal campo profughi di Moria, sull’isola di Lesbo, a strutture di accoglienza sulla terraferma.

twitter.com

La mossa è arrivata dopo le ripetute insistenze delle istituzioni Ue, timorose che il Coronavirus prendesse piede nei campi greci. Secondo gli ultimi dati dell’Unhcr ci sarebbero circa 38.700 tra migranti e richiedenti asilo bloccati sulle isole greche dell’Egeo.

E ancora

– Una breve riflessione del Sindaco di Riace:

www.pressenza.com

– La lettera del Papa a Mediterranea:

www.avvenire.it

– Riguardo ai Nuovi Desaparecidos, i volti e i nomi delle vittime della strage di Pasqua:

www.avvenire.it

3 aprile/ Arciwebtv/ Cinegiornale 27 gennaio 2018

Dalle 15/ Dalll’archivio ecoinformazioni riproponiamo il cinegiornale del 27 gennaio 2018. In questa edizione parte del progetto Connessioni controcorrente il video di Vanessa Magni, montato da Abramo Francescato, della XX marcia per i nuovi desaparecidos e lo spot del primo milioni di contatti per il blog di ecoinformazioni, voce del pacifismo lariano. Leggi l’articolo su ecoinformazioni.com.

Gli altri programmi del 3 aprile.

La programmazione completa di Arci Como WebTV.

Video/ Contrasto tra consumismo e umanità

Davvero stridente, il 21 dicembre pomeriggio, il contrasto che si è colto nettamente, in via Cesare Cantù (già nota come Largo Miglio) a Como, tra il passaggio dei compulsivi del consumismo, diretti alle funzioni insane di adorazione del “pacchettino carino”, “dell’offerta speciale storica” e di ogni balocchificio, e gli attivisti e le attiviste di Como senza frontiere impegnati, con la XXIX Marcia per i nuovi desaparecidos, a sviluppare controinformazione sulla mattanza dei migranti ancora in corso nel Mare mostrum di Minniti e Salvini.

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Csf/ Per il dormitorio, nonostante la mozione, il Comune non fa nulla

La Giunta di destra al governo del Comune di Como, anche dopo l’approvazione in Consiglio comunale della mozione per l’indispensabile dormitorio necessario per dare un rifugio alle tante persone costrette dall’insensibilità dell’amministrazione continua a essere inadempiente. Dopo mesi sul tema il Comune gha mandato una lettera, sbagliata anche negli destinatari apparentemente scelti a caso con esclusioni inqualificabili. La denuncia di Como senza frontiere.

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