Como senza frontiere

1 luglio/ Presidio di Csf per un porto sicuro per l’umanità

Non è facile, in tempi come questi, appellarsi alla legge. La legge dovrebbe essere uguale per tutti – così almeno recita la frase che campeggia sulle pareti di tutti i tribunali. Ma la legge – qui, ora – non lo è più. Non lo è per le persone che migrano, non lo è per le persone e le organizzazioni che cercano di ridurre il danno, soccorrendole e accogliendole. Eppure, anche in tempi come questi, osiamo appellarci alla legge.

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Video/ Difendi la solidarietà/ Sera prima del processo degli innocenti

Il 24 giugno Jacopo Mascheroni riceverà, con tutta probabilità, la sentenza riguardo la violazione di foglio di via da lui commessa alla Marcia della pace del 2017. Jacopo, che ha ricevuto la misura preventiva a seguito dei fatti della stazione san Giovanni di Como, ha deciso di creare due momenti, Difendi la solidarietà – Atto I e Atto II, per esorcizzare lo spettro della colpevolizzazione degli innocenti e per rivendicare il reato di solidarietà.

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23 e 24 giugno/ La solidarietà non si condanna

«Sono Jacopo, detto Daitone. Nell’estate 2016 ho fatto parte delle molte persone che si sono attivate per sostenere le centinaia di migranti bloccati alla stazione di Como San Giovanni. Per aver denunciato insieme a loro l’assurdità delle procedure di trasferimento forzato su Taranto ho ricevuto un foglio di via che mi costringeva ad allontanarmi dalla città in cui sono cresciuto.
L’esserci tornato nel gennaio 2017 per partecipare alla Marcia della Pace con il mio gruppo scout ha fatto sì che venissi sottoposto a un processo penale. Lunedì 24 giugno i giudici del tribunale di Como stabiliranno se l’accaduto costituisce o meno reato. Migrare in cerca di una vita migliore non è un crimine. Essere solidali con chi è oppresso non è un crimine. Il 23 e il 24 giugno ci riuniremo per celebrare la gioia della solidarietà e la miseria di chi cerca di reprimerla, aiutami partecipando alle iniziative e diffondendo la voce!»

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Alessio Accardi, Elisa Bianchi, Cristian Forte, Guendalina e Andrea Raimondo/ Musicisti (im)possibili

Nonostante il maltempo si è svolto, con la partecipazione di una cinquantina di persone, il 19 maggio all’Ostello Bello di via Fratelli Rosselli a Como, il contest musicale a tema solidarietà, antirazzismo, accoglienza Orizzonti (im)possibili, organizzato da Centri di accoglienza straordinaria, cooperativa Lotta contro l’emarginazione, Opera don Guanella, Fondazione somaschi, Questa generazione, Symplokè e Como senza frontiere.

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19 maggio/ Orizzonti im-possibili/ Spostamento stand espositivi

A causa del maltempo, gli organizzatori della giornata Orizzonti im-possibili hanno annullato le attività previste ai Giardini del Tempio Voltiano. Si terrà comunque il contest musicale previsto per le 18.30 all’Ostello Bello di Via F.lli Rosselli 19, mentre potrete ritrovare la mostra Migra-azione e gli stand all’evento Rebbio in festa, il 15 e 16 giugno.

19 maggio/ Orizzonti im-possibili

Domenica 19 maggio dalle 15, ai Giardini del Tempio Voltiano a Como, si terrà la giornata Orizzonti (im)possibili, nata grazie alla collaborazione tra Centri di accoglienza straordinaria, cooperativa Lotta contro l’emarginazione, Opera don Guanella, Fondazione somaschi, Questa generazione, Symplokè e Como senza frontiere.

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L’attualità del 25 aprile: l’impegno per i diritti

Nella giornata del 25 aprile 2019, a Como, il discorso di Luigino Nessi, chiamato a prendere la parola sul palco dall’Anpi, è stato un discorso forte, sincero, attuale. Non a caso si è concluso con un accorato appello alle responsabilità di oggi: ad affrontare il dovere della solidarietà e dell’accoglienza, con un richiamo alle drammatiche condizioni in cui molte persone senza fissa dimora sono costrette a vivere e con la consegna al sindaco della città di un appello, diffuso a livello nazionale e già consegnato nei giorni scorsi ai sindaci di molte città capoluogo di provincia, per il riconoscimento del diritto dei richiedenti asilo nelle liste anagrafiche.

Il momento della consegna dell’appello.

L’appello (e la sua consegna pubblica) ha già suscitato qualche reazione scomposta da parte di esponenti della giunta cittadina, e segnatamente (come era facile aspettarsi) da parte di coloro che più da vicino si richiamano alle pratiche oppressive e repressive di osservanza salviniana. A queste persone bisogna, prima di tutto, consigliare di leggere nel dettaglio l’appello che è stato redatto da un gruppo di realtà (Campagna LasciateCIEntrare, Melting Pot Europa, Naga Onlus, Mai più lager – No ai CPR, Legal Team Italia, con l’adesione, tra gli altri, dell’ASGI – Associazione per gli studi Giuridici sull’Immigrazione) con una vasta esperienza nel campo dell’accoglienza e delle sue norme, ed è un appello ricco di indicazioni legislative e che si inserisce a pieno titolo nell’osservanza della legge; è – quindi – un appello squisitamente istituzionale. Dunque, con piena ragione è stato consegnato al “primo cittadino”, nel pieno rispetto delle istituzioni, durante un momento pubblico.

Ma c’è un ulteriore aspetto che mette bene in evidenza non solo la legittimità, ma addirittura l’opportunità, di legare quell’appello alla Festa della Liberazione, ovvero alla celebrazione della riconquistata dignità civile da parte della nazione, da cui hanno avuto origine la Repubblica e la Costituzione. Tale aspetto è la fedeltà all’articolo 2 della Costituzione medesima, che recita: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Consigliamo a chi ha responsabilità istituzionali di leggerlo – e rileggerlo – bene. Per le parole che vengono usate e anche per quelle che sono assenti. Come si sa (o si dovrebbe sapere), la Costituzione italiana fa un uso sorvegliatissimo della lingua italiana, sottoposta a una accurata revisione anche – se così si può dire – dal punto di vista letterario. (Anche per questo andrebbe rimeditata dalla politica attuale, che troppo spesso parla a vanvera.) Nel testo c’è un aggettivo «inderogabili» direttamente connesso ai «doveri di solidarietà». Inderogabili. Ma ci sono anche delle parole che mancano, che invece sono quasi ossessivamente ripetute in tutto il primo titolo della Costituzione; queste parole sono «cittadini e cittadine». Sorprendente? Niente affatto. Significa che quei doveri «inderogabili» (e reciprocamente i diritti che ne conseguono) si devono applicare a tutte le persone, indipendentemente dalla loro cittadinanza italiana, indipendentemente da ogni considerazione. Questi doveri e diritti vengono poi chiariti da altri articoli dalla costituzione, a partire da quello subito seguente che sancisce il dovere dello Stato a operare per rimuovere le difficoltà di accesso ai diritti. Ma l’articolo 2 può bastare a garantire che il gesto di Luigino Nessi, ieri, sul palco del 25 Aprile, è un gesto non solo legittimo, ma «doveroso».

Doveroso anche per quanto riguarda la necessità di riportare le istanze di carattere generale a livello locale. Per questo, l’appello nazionale è sottoscritto nel nostro territorio da Como senza frontiere, Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti e Anpi provinciale, che hanno condiviso e sostenuto il gesto di Luigino Nessi sul palco. Perché i doveri e i diritti sono di tutti e tutte, o di nessuno. [Fabio Cani – Como senza frontiere, econformazioni]

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