Como senza frontiere

20 novembre/ Assemblea Csf

Mercoledì 20 novembre alle 21, presso l’Oratorio di Rebbio, assemblea della rete Como senza frontiere.

Per discutere di molti importanti argomenti, tra cui: Mese della Pace, dormitorio/”emergenza” freddo, incontro sulle migrazioni ambientali, incontro sui Decreti sicurezza, Scuola popolare di cittadinanza di Rebbio, proposta ricevuta da Milano senza frontiere per una sanatoria per quanti non hanno documenti di soggiorno. [DN]

Per ulteriori informazioni
www.comosenzafrontiere.wordpress.com
comosenzafrontiere@gmail.com

No CPR: a Milano in corteo per i diritti di tutte e tutti, migranti e nativi

Il corteo organizzato dalla rete No Cpr (a cui aderiscono fin dall’origine anche la rete Como senza frontiere e Arci Lombardia) ha portato circa 1500 persone a sfilare a Milano da piazzale Piola fino all’attacco di via Corelli, per manifestare l’opposizione totale alla riapertura dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (nuovo nome dei famigerati Cie – Centri di Identificazione ed Espulsione).

Durante il lungo percorso si sono succeduti numerosi interventi dal camion degli organizzatori, per sottolineare i molti e diversi aspetti della mobilitazione contro i Cpr e i Decreti Sicurezza, che anche il nuovo governo succeduto a quello in cui era protagonista il razzismo di Salvini non ha intenzione di cancellare, né di modificare radicalmente.

Nel corteo, oltre a una marcata solidarietà con il popolo curdo, oggetto di questi giorni dell’aggressione militare della Turchia, con la complicità di tutte le potenze mondiali, comprese quelle europee, erano evidenti la partecipazione giovanile e – forse ancora di più – quella femminile.

Di seguito, una sintesi per immagini del corteo.

Sul canale di ecoinformazioni altri video della manifestazione.

[foto Fabio Cani, ecoinformazioni]

12 ottobre/ Como senza frontiere alla Manifestazione No Cpr a Milano

Sabato 12 ottobre alle 14,30 da piazzale Piola al Cpr di via Corelli a Milano, Como senza frontiere che è parte della rete No Cpr invita tutti e tutte a partecipare alla Manifestazione contro i Cpr e i decreti sicurezza. Giustizia sociale, giustizia climatica, diritti per tutte e per tutti. [Fi, ecoinformazioni]

Staffetta solidale intorno al Lario: la tappa di Como e Cernobbio

L’arrivo della staffetta a Como

La staffetta solidale promossa da Un miglio non ci basta, che ha percorso l’intero periplo del Lago di Como nelle giornate di venerdì, sabato e domenica 4, 5 e 6 ottobre, è passata questa mattina da Como e poi si è trasferita a Cernobbio.

A Como, durante la marcia per i nuovi desaparecidos di Como senza frontiere, dedicata anche a ribadire il No ai Centri di espulsione per migranti (Cpr), ci sono stati vari interventi, tra cui quello di Como senza frontiere, di Francesca di Un miglio non ci basta, di don Giusto Della Valle parroco di Rebbio e di Celeste Grossi.

Poi, a Cernobbio, dopo il trasferimento a piedi o in bicicletta, l’intervento di Paolo Limonta, maestro elementare e consigliere comunale di Milano, e le canzoni sull’emigrazione di D’Altrocanto (Franco Dall’Olio, Sandro Tangredi e Bruno Venturini).
Di seguito una cronaca per immagini della tappa di Como e Cernobbio. [foto Fabio Cani, ecoinformazioni] Guarda i video dell’iniziativa.

L’intervento di Francesca, di un Miglio non ci basta.
L’intervento di don Giusto Della Valle
Il passaggio dal Monumento alla Resistenza Europea
Il passaggio da Villa Olmo
Sulla strada per Cernobbio
L’intervento di Paolo Limonta
A Cernobbio, presso l’imbarcadero
Sandro Tangredi
D’Altro Canto (Franco Dall’Olio, Sandro Tagredi, Bruno Venturini)

Staffetta solidale per conoscere le migrazioni

È una staffetta particolarmente composita, varia e multiculturale (e anche allegra) quella che nei giorni 4, 5 e 6 ottobre percorrerà le sponde del Lago di Como per far conoscere a un pubblico il più vasto possibile il complesso fenomeno delle migrazioni, che molto spesso assume i toni più drammatici proprio perché respinto dalla coscienza collettiva.

Quindi, per continuare a parlare di questi temi e modificare quanto più possibile la distorta percezione che – purtroppo – una buona parte della “gente” ne ha, un gruppo di persone e realtà del Centro Lago ha pensato di provare a girare tutte le sponde per parlare e fare discutere. Gli appuntamenti dei tre giorni sono moltissimi [vedi il programma qui sopra], e i tratti tra una tappa e l’altra saranno percorsi in vario modo: a piedi, in bicicletta, in barca o in battello.

La tappa di Como e Cernobbio, domenica 6 ottobre, a partire dalle 11.30 circa (quando la staffetta arriverà a Como in piazza Cavour) e fino alle 14.50 (quando a Cernobbio si imbarcherà su un battello di linea per fare ritorno in Tremezzina) è anch’essa varia e articolata, organizzata con la collaborazione di Como senza frontiere, dei Cas, della Parada par tucc e della parrocchia di Rebbio. Ci sarà la marcia “per i nuovi desaparecidos” di Como senza frontiere (dedicata anche al rifiuto dei CPR – nuovi luoghi di detenzione ed espulsione per migranti, di cui si chiede l’immediata cancellazione), ci sarà l’intervento di don Giusto Della Valle, ci sarà qualche gruppo di animazione (trampolieri forse e giocolieri…). Poi a piedi o in bicicletta si andrà a Cernobbio (si può anche prendere i mezzi pubblici, ma attenzione che domenica a Villa Erba c’è Orticolario e l’intasamento è assicurato), dove ci sarà l’intervento di Paolo Limonta, maestro elementare di Milano e vicepresidente della commissione Affari sociali del Consiglio comunale milanese); infine qualche canzone sugli emigranti con alcuni musicisti del gruppo D’Altrocanto.

L’intenzione è quella di una tre giorni di approfondimento serio ma anche festoso. Quante più persone parteciperanno, quanto più la staffetta sarà solidale e riuscita.

[FC, ecoinformazioni]

Rimettiamo in ordine il dormitorio

Nella telenovela della mozione “sul dormitorio” in Consiglio comunale a Como lunedì 22 luglio è andato in scena un nuovo episodio, tutt’altro che edificante.

Avendo cercato di seguire i lavori del consiglio e il “dibattito” connesso fin dal primo sorgere, mi sembra il caso di provare a riflettere su tutta la vicenda, anche per rimettere in una prospettiva corretta molte affermazioni, più o meno approssimative, ascoltate in queste settimane.

In primis si impone una riflessione sui caratteri generali della discussione. Se un’amministrazione civica e, con essa, un consiglio comunale non sono in grado di trovare tempi e modi perché la discussione di un argomento così “sensibile” si possa svolgere con modalità civili, e non spezzettata in mille rivoli nel corso di più mesi, già si evidenzia una inadeguatezza di fondo, una incapacità di affrontare i temi di fondo della situazione sociale, al di fuori della logica dell’emergenza, che appare l’unica che questa politica è in grado di cogliere. So bene che l’argomento in discussione è stato definito “non prioritario”, ma anche questo è specchio di una visione deformata, incapace di cogliere i problemi (e di provare a risolverli) prima che precipitino nel baratro della drammaticità irrisolvibile. Una seconda riflessione si impone poi per molte forzature imposte alla questione da parte di chi si è fatto carico della diffusione al pubblico di tali questioni. Se il “degrado” è diventato la chiave dominante dell’analisi, se i “bivacchi” sono additati al pubblico ludibrio, se la responsabilità di tale situazione è attribuita, più o meno consapevolmente, tanto all’amministrazione quanto al popolo dei “senza fissa dimora” è perché è stata del tutto rimossa dalla coscienza la dimensione dei “diritti” (che qui si esprimono al livello di base, quello proprio dei “diritti umani” connessi alla dignità della persona), perché le criticità sociali non vengono più percepite come problemi “vivi” ma solo e unicamente come oggetto della chiacchiera politica, nel senso – ahimè – peggiore del termine.

E veniamo all’attualità della mozione.

È andata persa – e non mi pare questione da poco – la consapevolezza che questa non è la prima volta che si affrontano questi argomenti, e che già nei mesi scorsi una mozione sulle questioni dei senza fissa dimora (locali o in transito poco importa) era stata discussa, su sollecitazione della rete Como senza frontiere e con la firma di Svolta civica, e velocemente respinta. Ed è andata altrettanto dispersa la memoria che questo problema è stato ripetutamente sollevato da tutti i molti soggetti che si occupano di grave marginalità, migrazioni e disagio sociale, senza ricevere risposte adeguate (persino dalla precedente amministrazione di centrosinistra!) . Dov’erano tutte le persone (amministratori, politici, giornalisti, commentatori…) che adesso scoprono il problema?

La mozione “trasversale” è certamente benvenuta, anche se tardiva. Lo abbiamo già pubblicamente scritto, senza acredine, con l’intento di “sveltire la pratica”, evidenziandone gli elementi già risaputi e su cui – se così si può dire – non ci dovrebbe essere nemmeno bisogno di discutere. Su questi argomenti abbiamo ripetutamente chiesto udienza alle autorità (sindaco, prefetto), senza ricevere grandi risposte; nell’ultimo incontro che abbiamo avuto con il sindaco – con una rapida comparsa dell’allora assessora Locatelli – le risposte sono state “no, no, no”, sulla base dell’esigenza di “fare media” tra opposti sentimenti della cittadinanza (!). Abbiamo poi ripetutamente chiesto l’attenzione del Consiglio comunale, senza – in realtà – grandi successi. Abbiamo anche partecipato a una recente audizione della commissione sicurezza del Consiglio comunale dove in parecchi, e con differenti esperienze e sensibilità, abbiamo cercato di rappresentare ai consiglieri presenti la complessità di tale situazione e – quindi – la complessità degli indilazionabili interventi. Di tutto questo mi sembra che sia rimasta solo la memoria dei numeri… Meglio che niente.

Ora la mozione è diventata ostaggio delle logiche partitiche internamente, o subito attorno alla maggioranza. L’emendamento di Fratelli d’Italia cerca di “mettere il cappello” sulla mozione, invocando un inasprimento della logica securitaria e a questo subordinando il proprio voto favorevole. Alla risposta negativa di uno dei firmatari della mozione – Bruno Magatti – che ha sottolineato la perversità di questo atteggiamento che cerca di far dire alla mozione cose inutilmente repressive, si è sollevato lo scandalo, perché a questo punto sarebbe sua la responsabilità di “non far approvare” la mozione. Non ha invece sollevato nessuno scandalo la “rivendicazione” della politicità dell’emendamento da parte del consigliere Ferretti di Fratelli d’Italia, condita non solo con una ​stucchevole retorica sulla vicinanza alle persone, ma anche con la falsa primogenitura di Alessio Butti sull’attenzione al problema dei senza fissa dimora. Primogenitura falsa (e pelosa) quant’altre mai, poiché arrivava al momento della chiusura del campo governativo dopo che tutte le associazioni di volontariato e le realtà di attivismo sociale – compresa Como senza frontiere – avevano messo in evidenza la drammatica strutturalità del problema. Bene, se Fratelli d’Italia ha a cuore così profondamente (per quanto tardivamente) il destino delle persone senza fissa dimora, non ha che da votare la mozione anche senza il proprio inutile emendamento, ormai decaduto. Insieme a tutti gli altri, senza rivendicare primogeniture inesistenti.

Di passaggio bisogna anche notare che non ha destato scandalo nemmeno che a una essenziale “preliminare” del consigliere Fanetti del PD sulla questione del richiedente asilo a cui viene tuttora negata l’iscrizione all’anagrafe nonostante la sentenza della magistratura, l’assessore Pettignano non abbia trovato di meglio che rispondere “Beh, se dobbiamo dargli la carta d’identità, gliela daremo”. Punto.

Dunque: al Consiglio comunale, e in primo luogo alla Giunta che governa la città, vorremmo chiedere di affrontare seriamente il problema, perché la mozione non basta (visto che poi serve metterla in pratica), perché non basta nemmeno un nuovo dormitorio, perché la “grave marginalità” (locale o migrante non fa differenza) resta “senza dimora” se non viene posta nella prospettiva del riconoscimento dei diritti.

Senza dei quali davvero non c’è dimora per il discorso politico amministrativo, incapace di elaborare una strategia per i problemi della città. [Fabio Cani, portavoce di Como senza frontiere]

Compleanno Csf/ grazie dei regali

La prima “marcia per i nuovi desaparecidos” di Como senza frontiere, il 14 luglio 2016,
dieci giorni dopo la fondazione della rete

Quando tre anni fa, su impulso della Scuola di italiano della parrocchia di Rebbio, demmo vita a Como senza frontiere, una rete che si è andata estendendo aumentando sempre di più attività e impegno per i Diritti dei migranti e dell’intera società, non avremmo mai pensato di dover far fronte non solo all’ignoranza (anche allora tra le cause principali della percezione errata del fenomeno migratorio) e ai pregiudizi (fenomeni certo non nuovi nella società e nella politica italiana) ma anche a razzismo, cattiveria e violenza che sono la cifra dell’azione dell’attuale governo del Paese. C’è davvero tanto da fare, ma chi come il nostro giornale (insieme a tante altre organizzazioni, associazioni, forze politiche, sindacati, singole persone) ha creduto fin dall’inizio a questa avventura oggi può dire grazie per due bellissimi regali ricevuti da CSF per il suo terzo compleanno: segno che la giustizia esiste anche in un paese martoriato dall’egoismo sbruffone. L’assoluzione perché la solidarietà non è reato di Jacopo e la liberazione di Carola perché il soccorso in mare non è un crimine sono davvero i più bei doni che potessimo desiderare. Grazie alla Magistratura, grazie a tutti e tutte coloro che lottano per uno stato di diritto e per i Diritti umani. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Video/ La Bella Como con Sea Watch

Piazza Grimoldi, piazza della legalità costituzionale. Il presidio lunedì 1 luglio dalle 20,30 indetto da Como senza frontiere la rete che unisce il mondo dell’accoglienza e dei Diritti umani comasco (dalla Parrocchia di Rebbio alla Cgil, dal Prc a L’isola che c’è, dai Comboniani a Sinistra italiana, dall’Arci al Coordinamento comasco per la Pace, a Emergency a tante altre associazioni, gruppi politici, singole persone) ha raccolto alcune centinaia di persone contro il disprezzo della legge che porta ad arrestare chi presta soccorso e lascia in libertà chi attacca umanità e Costituzione. Già on line l’articolo di Pietro Caresana, foto e, sul canale di ecoinformazioni, i video con tutti gli interventi dell’iniziativa.

Sea watch/ Arci: #FreeCarola

Sostegno e solidarietà dell’Arci alla Capitana della Sea Watch 3 arrestata dopo l’attracco a Lampedusa. L’Arci partecipa al presidio di Csf di lunedì 1 luglio a Como. L’Arci nazionale esprime il proprio sostegno e la propria solidarietà alla Capitana della Sea-Watch 3 arrestata nella notte dopo l’attracco a Lampedusa.

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