Csf/ Per il dormitorio, nonostante la mozione, il Comune non fa nulla

La Giunta di destra al governo del Comune di Como, anche dopo l’approvazione in Consiglio comunale della mozione per l’indispensabile dormitorio necessario per dare un rifugio alle tante persone costrette dall’insensibilità dell’amministrazione continua a essere inadempiente. Dopo mesi sul tema il Comune gha mandato una lettera, sbagliata anche negli destinatari apparentemente scelti a caso con esclusioni inqualificabili. La denuncia di Como senza frontiere.

«Venerdì 29 Novembre 2019, è stato protocollato in Comune, all’attenzione del sindaco della città di Como, e consegnato in copia in tutte le caselle postali dei consiglieri comunali il seguente un appello per la Convocazione di un tavolo sulle politiche dell’accoglienza a Como.

Al Sindaco della Città di Como, dr. Mario Landriscina
Al Consiglio Comunale di Como

Convocazione urgente di un tavolo sulle politiche dell’accoglienza a Como

L’istituzione di un secondo dormitorio pubblico a Como appare sempre più lontana. Nonostante la mozione, votata durante l’estate in Consiglio Comunale, impegni l’amministrazione ad individuare un immobile, eventualmente anche di proprietà di terzi, la giunta ha immediatamente abbandonato la soluzione diretta.

Dopo aver liquidato con evidente superficialità il nucleo centrale della mozione, il sindaco Landriscina e l’assessore Corengia sono passati alla fase due: il coinvolgimento dei privati per l’individuazione di un immobile da adibire a dormitorio.

E in questa seconda azione l’amministrazione dimostra di avere una visuale molto parziale e discutibile del sistema dell’accoglienza comasco.

Sono infatti ventuno i destinatari dell’appello di Landriscina, e da esso sono esclusi molti di quei soggetti che hanno creato la rete dell’accoglienza e dell’inclusione nel nostro territorio.

Per citare pochi esempi per tutti, non vi è traccia della Caritas, né della parrocchia di Rebbio e neppure dell’Arci provinciale che già nel 2016-2017 si era detta disponibile a procedere alla ristrutturazione di uno spazio comunale (individuato nell’ex Drop-in) da integrare nel sistema dell’accoglienza.

Per affrontare l’ormai annosa problematica dei senza fissa dimora e la marginalità che segna le dinamiche sociali della città, non si può lavorare per sottrazione, bisogna anzi acquisire la consapevolezza delle tante criticità che queste persone devono affrontare e lavorare concretamente per la realizzazione di spazi e servizi che garantiscano i diritti di tutte le persone.

Chiediamo quindi che il Comune di Como convochi con urgenza un tavolo di confronto sul tema oggetto della mozione che comprenda tutti i soggetti coinvolti a vario titolo nelle politiche dell’accoglienza (comprendendo anche consigliere e consiglieri proponenti originari della mozione). [Como senza frontiere]

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