Consiglio comunale

Il consiglio comunale di lunedì 7 luglio 2008

A Palazzo Cernezzi nella seduta di lunedì 7 luglio si è parlato di edifici da costruire e dell’ipotesi di abbatterne altri compreso quelli su cui si è investito 1 milione di euro in energie alternative. La minoranza sbaglia i conti non esce dall’aula e garantisce il numero legale. La maggioranza vota compatta per non rinviare la discussione di una delibera sulle monetizzazioni e poi decide di rinviarla alla settimana prossima.

Polemica in Consiglio comunale per le aperture domenicali anche per la grande distribuzione. Nelle preliminari del Consiglio di lunedì 7 luglio Gido Martinelli, Lega nord, ha preso la parola per attaccare l’operato della Giunta: «il Comune cerca di interpretare la legge regionale in modo alquanto bizzarro». Ha rincarato la dose il suo capogruppo Emanuele Lionetti che ha parlato di una fuga in avanti del Comune» e chiesto «una parola definitiva del’assessore al commercio», anche perché sono già previste 22 domeniche di apertura domenicale. Per Marcello Iantorno, Pd, il problema è anche formale «il Testo unico degli enti locali dice che a stabilire delle aperture deve essere il Consiglio comunale».
Luca Gaffuri, Pd, ha denunciato lo scioglimento delle intese per l’edificazione del polo logistico di Ponte Chiasso – Chiasso, per il trasferimento da gomma a ferro nella prospettiva della completa implementazione dell’Alptransit, un progetto che non potrà vedere la luce anche a causa del piano di recupero industriale della ex Albarelli, «le scelte strategiche di questo Comune sono solo a carattere edilizio» ha concluso il capogruppo del Pd.
Mario Lucini, Pd, ha invece rilevato i maggiori costi del nuovo ospedale S. Anna rispetto ad «una struttura similare per area, grandezza, posti letto, il nuovo ospedale di Legnano». Il nosocomio comasco consterà 23 milioni in più rispetto alla struttura varesina a causa dell’ubicazione in un luogo in cui sono servite «fondazioni speciali e deviazioni di corsi d’acqua», soldi che verranno recuperati per il consigliere del Pd «svendendo l’attuale area del S. Anna».
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha invece ricordato come in prospettiva parte degli uffici comunali verrà trasferita nei nuovi edifici che sorgeranno alla ex Ticosa ed ha chiesto chiarimenti «pare che verrà abbattuta la struttura che ospita gli uffici che verranno spostati, ma sul tetto della stessa è stato appena posizionato, per un milione di euro, il nuovo impianto di condizionamento».
Finite le preliminari è incominciata la discussione su una variante urbanistica per la realizzazione di un complesso immobiliare in via Acquanera.
Un intervento che vedrà l’abbattimento dell’attuale industria di vernici e la costruzione di quattro edifici di cinque piani per poco più di 21 mila metri cubi cui 5.500 di attrezzature per uso pubblico.
Contrario all’opera Gaffuri: «Negli ultimi cinque anni via Acquanera ha subito importanti trasformazioni, si è migliorata la qualità della vita con il recupero delle aree industriali dismesse, ma per un miglioramento della qualità della vita è ancora carente per numero di parcheggi, verde pubblico, mancano addirittura i marciapiedi». Critico anche Stefano Rudilosso, Fi, che ha espresso un parere negativo sul Piano regolatore che prevede per le periferie solo quartieri residenziali «dormitorio», e che ha chiesto di verificare la fruibilità degli standard pubblici, «che non rimangano all’interno della struttura, magari dietro cancelli che poi non permettono un libero accesso».
Bruno Magatti, Paco, ha allargato il discorso ad una più ampia qualità della vita urbana «con un aumento della popolazione cosa succederà alle scuole? E alle strutture alla persona?», per il consigliere della lista della rondine anche la nuova strada che sorgerà dietro ai novi edifici e si collegherà alla Canturina sarà un ulteriore spesa per il pubblico, che dovrà sostenere tutte le spese, economiche e sociali, di una operazione in favore di privati dimostrando anche la propria «incapacità di esigere contrappesi» accettando la monetizzazione di parte degli standard. Inoltre Magatti ha sottolineato l’incongruità di un piano di recupero industriale per una ditta che è ancora in funzione. A tutti ha risposto l’assessore D’Alessandro: «Una città senza le gru è una povera città».
È stato poi approvato all’unanimità un ordine del giorno presentato dalla consigliera Silvia Magni, Pd, per la costruzione di marciapiedi in via Acquanera e l’impegno ad istituirvi il limite a 30 km/h per sottolinearne la caratteristica di strada di quartiere.
La delibera per il nuovo complesso residenziale è stata così approvata con il voto solo della maggioranza e il voto negativo delle opposizioni che sono rimaste in aula garantendo il numero legale.
Lo stesso per l’approvazione della delibera successiva per l’attuazione di alcune nome tecniche sul calcolo delle altezze.
Il consiglio si è quindi concentrato sulla nuova proposta per la definizione delle monetizzazioni degli standard, ovvero di trasformazione di aree che dovrebbero essere destinate ad usi pubblici, come posteggi o parchi pubblici, in somme di denaro. La proposta darebbe l’autorità di decidere ad un dirigente comunale su indirizzo della Giunta, le opposizioni vorrebbero che la stessa fosse prerogativa del Consiglio. Anche il consigliere Roberto allo, Fi, ha parlato della possibilità di «fare gravi danni, nella prospettiva di fare casse».
Lucini ha chiesto, per alcuni motivi tecnici, una sospensiva della delibera, che è stata però bocciata dalla maggioranza, che dopo una mezz’ora di sospensione per chiarirsi sul da farsi, ha chiesto di sospendere la seduta per meglio approfondire l’argomento e aggiornarsi a lunedì prossimo, per il consigliere del Pd «una raffinatezza politica». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di giovedì 3 luglio 2008

Una serata inconcludente. Il consiglio comunale sull’Expo 2015 aperto, di giovedì 3 luglio al Teatro Sociale di Como, si è risolto in un elenco di speranze. Il richiamo alla realtà è venuto dal senatore Alessio Butti: «L’Expo l’ha vinta Milano e le risorse andranno là».

Discreta partecipazione al Consiglio comunale aperto al Teatro Sociale di Como, una sfilata dei maggiorenti cittadini. Tema della serata Expo 2015 dal titolo Nutrire il pianeta, energia per la vita. Poco più di un terzo della platea riservata alle autorità, a ridossso del palco, il resto per il pubblico “comune” con anche dei posti vuoti sul fondo. Trionfante il presidente del Consiglio Mario Pastore, organizzatore dell’evento: «Alle 21, fra platea e palchi, erano presenti 460 persone, amministratori e cittadini». La platea contiene 398 posti e i palchi aperti erano tre o quattro, per lo più per la stampa. «Avrebbe fatto piacere qualche cittadino in più» ha affermato Stefano Rudilosso, consigliere comunale di Fi, mentre Vittorio Mottola, del Pd, ha criticato la bassa presenza di amministratori locali della provincia. Mario Pastore gli ha risposto che i rappresentanti di altre amministrazioni erano una quarantina.
Una serata inconcludente, se l’obiettivo era quello di aprire una discussione sull’Expo 2015 anche con associazioni e cittadini la scaletta stessa degli interventi ha contribuito a far scemare la partecipazione. Le associazioni inscritte a parlare hanno avuto la parola solo dopo una interminabile carrellata di autorità, quando ormai la maggior parte dei presenti se ne era andata. Già alle 22 i non amministratori erano rimasti una novantina e anche molti rappresentanti pubblici avevano abbandonato il campo, tanto che il sindaco Stefano Bruni li ha segnalati «come un pessimo esempio».
Dopo i saluti, letti da Pastore, delle autorità che non hanno potuto essere presenti: il presidente regionale Formigoni, l’assessore regionale Albertoni, l’assessore del Comune di Milano Mascaretti e il vescovo di Como Coletti, ed un breve discorso del sindaco Bruni, è stato proiettato il video promozionale per Expo 2015, una elaborazione grafica tridimensionale al computer che presentava il centro del capoluogo lombardo e i padiglioni della Fiera.
I numeri dell’evento sono stati ricordati dal sindaco di Como: l’arrivo di 30 milioni di persone, «investimenti pubblici per 4 miliardi di euro e dieci volte tanti attesi dai privati».
Sostanzialmente tutti d’accordo sulla necessità di disinquinare il primo bacino del lago, la implementazione della metropolitana leggera, in una più ampia «cura del ferro» per i trasporti lombardi come sottolineato da Luca Gaffuri, consigliere regionale Pd, il campus universitario al S. Martino e fare in modo che l’Expo non si traduca in un evento “milanocentrico”.
Si sono avuti accenni lirici con Gianluca Lombardi, capogruppo in Consiglio comunale di Fi, per cui l’Expo «è una fiche da giocare» che gli ha provocato «un’ebrezza strana», mentre per Emanuele Lionetti, capogruppo in Consiglio comunale della Lega: «è la nostra olimpiade!»
Ha rotto il clima di grandi intese il senatore Alessio Butti, An, scettico sulla capacità di fare squadra dei comaschi: «In altri luoghi esiste un modello organizzativo che a Como non c’è». Anche per le speranze di una ricaduta economica sul territorio ha ricordato che «l’Expo l’ha vinta Milano e le risorse andranno là», specificando anche la cifra di quasi un miliardo e mezzo stanziato per i sei anni dal 2009 a l 2015, del denaro che sarà gestito direttamente dal sindaco meneghino, nominato commissario, come ha ricordato la deputata Chiara Braga, Pd. Per recuperare fondi a Como è intervenuto Vincenzo Sapere, consigliere comunale socialista, «bisogna svegliare la città soprattutto i privati».
Dopo l’intervento del parlamentare Luca Volontè, Udc, su Como città dell’energia che ha dato i natali a Volta, hanno preso la parola anche alcuni rappresentanti delle associazioni: Angelo Maiocchi, Camera di commercio, ha spinto per il campus e il “Chilometro della conoscenza”, Ubaldo Moschioni, Rotary, ha dato la disponibilità della sua associazione a lavorare per l’Expo, «bisogna sviluppare le nostre prerogative» ha invece affermato Ilvo Tolu della Società Politeama.
Una proposta differente quella del consigliere comunale di Paco Bruno Magatti che ha ricordato che Como è città messaggera di Pace e facendo riferimento anche al tema dell’esposizione ha proposto di «organizzare un incontro con i rappresentanti delle altre città per la Pace sull’acqua. Un bene che per alcuni è un diritto universale mentre altri lo considerano un oggetto commerciabile». Per la centralità dell’uomo ed un miglioramento della qualità della vita è intervenuta la consigliera comunale Roberta Marzorati, Per Como, per una valorizzazione del Parco Spina Verde e la creazione del Parco di interesse sovracomunale del Cosia. Marcello Iantorno, Pd, ha ricordato che il tema dell’esposizione è l’alimentazione e «la data dell’esposizione non è casuale, l‘Onu s’era data l’obiettivo di dimezzare la fame nel mondo per tale data e non ci si è riuscita, anzi è aumentata». Proprio questo ha fatto affermare a Donato Supino, Prc, che «per la fame nel mondo si fanno profitti su grandi eventi con grandi opere, senza riflettere sulle diseguaglianze».
È poi intervenuta Edi Borgianni di Territorio precario che ha attaccato la logica delle grandi opere e auspicato che quanto verrà intrapreso per l’Expo segua un iter più trasparente di quello delle paratie comasche. Cortella Simonetta dell’Onaf, organizzazione nazionale assaggiatori formaggi, ha invece rilevato che «si parla poco di formaggi e della nostra tradizione agroalimentare».
«La formula del Consiglio aperto è perfettibile» ha riconosciuto il sindaco Stefano Bruni chiudendo la serata. «Le provocazioni che sono state fatte sono degne di nota perché esprimono differenti sensibilità – ha detto il primo cittadino comasco – L’Expo va diviso in due momenti. Uno culturale, dal tema, sullo sviluppo economico, la fame e la solidarietà, che potrà magari essere oggetto di un dibattito aperto magari in biblioteca. L’altro è la gestione dell’impatto sul territorio dell’evento con le sue ricadute, di cui dobbiamo cercare di approfittare». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio provinciale di martedì 1 luglio 2008

Meno investimenti di quelli previsti e un avanzo d’amministrazione da dividere tra Swap, finanziamento di impegni di spesa e incertezze sulla Serravalle s.p.a. Il bilancio consultivo 2007 viene approvato nel consiglio di martedì 1 luglio, riaprendo le polemiche sui rimborsi della giunta.

L’approvazione del bilancio consultivo 2007 è stata per il consiglio provinciale di martedì 1 luglio l’occasione per un ampia riflessione – sull’onda delle denunce svolte dalla stampa locale – sui costi di funzionamento dell’ente comasco e sulle prospettive future.
Ha aperto la discussione l’assessore al bilancio Patrizio Tambini che ha sottolineato il buon risultato finanziario dello scorso anno, che fa registrare un avanzo di oltre sette milioni di euro. «Purtroppo quasi cinque milioni di questi sono però fondi vincolati, soldi ricevuti da amministrazioni superiori per progetti specifici – ha continuato l’assessore – e poco meno di un milione sono fondi per il finanziamento di spese in conto capitale. Ne rimangono quindi un milione e 700 mila. Ribadendo la volontà di utilizzare questi fondi per spese in conto capitale come prevede la legge, ci sono però almeno due problemi: il primo riguarda i famosi Swap, che potrebbero portare a costi aggiuntivi non previsti perché ancora non documentati, per cui accantoneremo nel fondo di riserva circa 550 mila euro. D’altra parte non è ancora chiara la situazione di Serravalle s.p.a. che forse non distribuirà i dividendi tra gli azionisti».
Gli ha fatto eco una vera e propria bordata di numeri di Mauro Guerra (Pd): «La somma delle spese correnti e dei rimborsi prestiti è superiore alle entrate correnti di 4 milioni e 110 mila euro, così dobbiamo applicare l’avanzo per spese correnti per 5 milioni 900 mila euro, mentre ne utilizziamo solo 750 mila euro per spese in conto capitale. L’inverso di quanto affermano i principi classici della finanza pubblica. Se confrontiamo poi le spese reali rispetto alle previsioni per il 2007, registriamo un 19,8 per cento in meno, abbiamo quindi fatto il venti per cento in meno degli investimenti previsti. Allo stesso tempo la spesa corrente è aumentata dell’11 per cento rispetto alle previsioni, salendo da 91 milioni a 100. Ciò denota un peggioramento della qualità della spesa. Come se non bastasse assistiamo a una pesante caduta dell’autonomia tributaria: a parità di tasse riscosse, nel 2007 la spesa corrente è quasi doppia rispetto a quella del 2004».
Secondo l’esponente democratico il trasferimento avvenuto negli ultimi anni di molte funzioni dalla regione non basta a spiegare la difficile situazione finanziaria: «Sono state fatte scelte politiche che non condividiamo, perciò dovremmo di nuovo ripensare al modo di essere e operare dell’ente, che vada nella direzione di una provincia più snella, di maggior coordinamento dei comuni e di minor amministrazione diretta».
Plaudendo alla puntuale analisi di Guerra, Renato Tettamanti, Prc, ha aggiunto altri due argomenti di critica: la vertenza aperta con il personale provinciale per il contratto territoriale che ha avuto momenti di tensione e l’aumento (più 10 per cento) dell’indennità di giunta. «Ora si vuole proporre come contentino l’aumento anche ai consiglieri, nonostante siano state fatte nel 2007 più sedute di quante previste».
Entrambi gli esponenti delle minoranze hanno concluso i loro interventi dichiarando voto contrario.
Concorde con le critiche e le preoccupazioni anche il capogruppo di Forza Italia Serafino Grassi, che esprime preoccupazione anche per il trend storico che conferma il quadro economico evidenziato. «Forse c’è stato poco controllo negli anni passati, ci impegneremo ad invertire la tendenza e contenere le spese»
Rosangela Arrighi, Pd, ha invece proposto un fiabesco confronto: «Sotto elezioni eravate tutti cicale, per voi tutto andava bene e non esitavate a vendere il patrimonio così da assicurare ad ognuno la sua parte di profitto. Ora che i nodi sono venuti al pettine siamo tutti formiche. In questo quadro mi amareggia l’aumento dell’indennità di giunta e la stessa proposta per quella dei consiglieri». Arrighi ha poi ricordato le considerazioni redatte dai revisori dei conti: limitare i rimborsi spese, recuperare tutti i crediti prima che vengano prescritti, affinare i controlli interni e in ultimo «compilare specifici conti di dettaglio per centri di spesa», cioè scrivere meglio il bilancio così da poter individuare gli importi erogati per ogni singolo servizio.
Sia dai banchi della maggioranza che dell’opposizione è arrivato l’invito ad un ripensamento generale delle funzioni dell’ente, perché una limatura, seppur doverosa, alle spese di funzione non è sufficiente a risolvere la critica situazione finanziaria.
Approvato con i soli voti della maggioranza il bilancio consultivo si è passato all’esame di due ordini del giorno: l’opposizione ha proposto, richiamando il suggerimento del revisore dei conti una razionalizzazione delle spese di rimborso, al centro in questi giorni di un’accesa polemica sulla carta stampata. Giordano Minotti, capogruppo della Lega nord, ha difeso l’operato della giunta, ricordando l’importanza della presenza degli assessori sul territorio in occasioni di sagre e feste, ma ha poi suggerito il taglio o la riduzione delle auto blu, da sostituire con un noleggio o con i mezzi propri. Un altro esponente leghista, Ivano Bianchi si è invece scagliato contro l’opposizione incolpandola di aver fornito ai giornali i dettagli di costo per i rimborsi della giunta. Gli ha risposto stizzito Mauro Guerra: «I dati sono pubblici, quindi i giornali ne sarebbero comunque venuti a conoscenza. In ogni caso non è nascondendo le cifre che si risolvono le questioni». La proposta è risultata comunque indigesta alla maggioranza, che l’ha bocciata. Approvato invece l’ordine del giorno della maggioranza che riprendeva il discorso della razionalizzazione dei costi degli organi istituzionali, aggiungendo un impegno a lavorare nel campo dell’energia e della banda larga.
Per ultimo si è quindi arrivati per la concessione a titolo gratuito di 400 metri quadri di terreno in via Castelnuovo all’Università dell’Insubria. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 30 giugno 2008

I contatori non sempre sono precisi nel fare i conti. L’inquinamento della Ticosa non è così rischioso per l’assessore D’Alessandro. Con il voto contrario delle minoranze, tranne per l’astensione di Area 2010 e dell’Udc, è stata approvato il Bilancio consuntivo 2007.

Prime preliminari dedicate ai bambini nel Consiglio comunale di lunedì 30 giugno, con due interventi uno di Roberta Marzorati, Per Como, sulla sicurezza dei bambini nelle strutture dell’infanzia e uno di Alessandro Rapinese, Area 2010, a favore della pulizia e dell’apertura domenicale dei giardinetti pubblici di via Vittorio Emanuele. Silvia Magni, Pd, ha invece chiesto delucidazioni e che venga data una risposta alla Circoscrizione di Albate per quanto riguarda i lavori di sistemazione delle fognature in piazza 4 novembre.
Mario Lucini, Pd, ha chiesto poi spiegazioni sull’area del S. Anna: «Cosa accadrà per i 144 mila metri cubi di area destinata ai servizi alla persona? Quando tra questi vengono fatti rientrare anche banche e un bowling. La famosa cittadella sanitaria nascerà sul 10 per cento di quest’area?».
Iniziato il Consiglio sono state innanzitutto discusse due interpellanze. La prima presentata da Donato Supino, Prc, sui vecchi contatori del gas con membrana naturale, dilatabile, che segnerebbero consumi in eccesso a sfavore delle famiglie, per il consigliere comunista in città sono ancora il 29 per cento. «Perizie tecniche promosse dalla Procura della Repubblica – ha affermato il consigliere di Rifondazione – hanno dato risultati di una variazione rispetto ai consumi effettivi dal 6 al 15 per cento».
Rassicurante l’assessore Colombo: «Dalla risposta ad una mia interrogazione in proposito l’azienda dichiara che non sembrerebbe ci siano casi eccessivi» e, seguendo le tempistiche di legge, Acsm starebbe progressivamente sostituendo i vecchi contatori. Per l’assessore ci potranno anche essere dei miglioramenti con la gestione diretta dell’ufficio metrico, fino ad ora facente capo alla Camera di commercio, da parte del Comune.
La seconda interpellanza, presentata da Mario Lucini, trattava della Ticosa. «I dati sui rilevamenti – ha esordito il consigliere del Pd – della Multidevelopment sui terreni dell’area ex Ticosa che superano i limiti di legge, non solo per zone residenziali ma anche per quelle industriali, non sono stati dati all’Arpa. Come mai?».
Per l’assessore D’Alessandro «è stata montata una campagna stampa sulla pericolosità dell’inquinamento» e si chiarirà tutto con il Piano operativo di bonifica.
Il consigliere Lucini ha ricordato anche le implicazioni penali per la messa in scurezza di aree nel centro abitato, soprattutto per un luogo in cui sono state rilevate «una perdita di gasolio arrivata sino in falda e resti di Pcb vicino alla centralina elettrica», senza comunicare nulla a nessuno. «Quando si hanno dei dati simili non possono essere tenuti in un cassetto!» ha concluso.
La discussione si è poi rivolta al Bilancio consuntivo 2007 di Palazzo Cernezzi. L’assessore Colombo ha illustrato la delibera evidenziando le minori spese per personale e servizi, «ci sono 15 milioni di avanzo, di cui 10 bloccati», questo grazie anche «ai dividendi di Acsm che quest’anno sono stati interessanti». Anche l’indebitamento pro capite è calato dal 2006 all’anno successivo da 950 euro a 753 euro ed è anche diminuita la dipendenza dall’intervento statale, dal 40 al 38,4 per cento.
Per Luca Gaffuri, Pd, i 5 milioni di avanzo non hanno ragione d’essere «indicano l’incapacità di dare servizi ai cittadini, il bilancio comunale dovrebbe essere in pareggio». Il capogruppo del Pd ha poi individuato alcuni dati come la crescita della pressione fiscale, del 20 per cento negli ultimi 5 anni, ed un aumento del 49 per cento dei trasferimenti erariali. «Sono stati venduti i gioielli di famiglia come la Milano – Serravalle e la Ticosa. L’assessore deve dare delle risposte politiche, quelle tecniche erano da dare precedentemente». Il consigliere del suo stesso partito Vittorio Mottola ha invece sottolineato l’alto importo dei crediti non riscossi dal Comune, 3 milioni.
Per Dario Valli, Area 2010, questo bilancio «traccia il profilo di una città immobilizzata, che non riesce a spendere, con un aumento della pressione fiscale». Quando si fanno interventi si tratta sempre di «opere di bassissimo cabotaggio e – si è interrogato il capogruppo di Area 2010 – il fatto che diminuiscano i trasferimenti da parte dello stato è un fatto positivo?».
Bruno Magatti, Paco, ha chiesto una maggiore attenzione, con relazioni esaustive, sugli interventi sociali dell’amministrazione comunale. E ha rilevato come siano stati messi fra gli obiettivi raggiunti opere come la zonizzazione acustica, quella che non era stata fatta e per cui si dimesso Peverelli, in sostanza «la relazione dell’assessore è stata alla camomilla e i dati del consuntivo non vanno confrontati con l’ultimo bilancio di assestamento, ma con il preventivo di inizio anno, se no è troppo facile!».
Roberto Rallo, Fi, ha invece chiesto chiarimenti sugli amministratori nominati nelle partecipate la cui mancanza di rapporti col Consiglio è causa di «irritazione».
Dopo qualche altro intervento della maggioranza, tra cui quello di Giampiero Ajani, Lega, contro l’affidamento di incarichi in altre regioni specialmente al sud, a tutti ha risposto l’assessore Colombo, che ha ricordato come nel 2007 col rispetto del patto di stabilità non ci siano stati aumenti di imposte per i cittadini. L’aumento delle entrate per l’assessore è stato determinato anche dalla lotta all’evasione mentre la diminuzione dei contributi statali è indice di una minore dipendenza da essi del Comune.
Ai voti, con l’astensione di Udc e Area 2010 e il voto contrario delle altre minoranze, il Bilancio consuntivo 2007 di Palazzo Cernezzi è stato approvato. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 24 giugno 2008

La Giunta va sotto al 90° minuto. Approvata al Consiglio comunale di lunedì 23 giugno l’estensione della durata dei biglietti urbani da 75 a 90 minuti.

Polemica sul ritiro dei rifiuti in piazza Duomo nelle dichiarazioni preliminari al Consiglio comunale di lunedì 23 giugno, il consigliere Pasquale Buono, Fi, ha evidenziato la mancata raccolta degli stessi, così come apparso sui quotidiani locali. Gli ha prontamente risposto l’assessore Peverelli per cui bisogna stare attenti al giorno del ritiro e gli esercenti «dovrebbero anche andare incontro agli operatori che devono entrare nel vicolo uno alla volta» dato l’ingombro all’ingresso dovuto dai tavolini ed altro.
Sulle cartine geografiche distribuite dagli uffici del turismo è invece intervenuto Emanuele Lionetti, Lega Nord, che ha sottolineato come vengano stampate spese della amministrazione provinciale ed ha invitato l’assessore al turismo «a trovare una piccola somma per contribuire alle spese».
Insediato il Consiglio i lavori si sono concentrati sulla delibera sulle Tariffe del trasporto pubblico urbano a cui sono stati presentati degli emendamenti da parte dei consiglieri dell’opposizione.
Il primo firmatario Donato Supino, Prc, ha spiegato gli interventi richiesti: uno sconto proporzionale per ogni abbonamento annuale oltre al primo per famiglia, rateizzabili, uno sconto sull’abbonamento annuale, incrementare la durata dei biglietti da 75 a 90 minuti, concordare tra Asf, Navigazione e Ferrovie Nord la possibilità di un biglietto urbano unico. «Le aziende sono “pigre” per il calcolo della spartizione dei costi – ha spiegato il consigliere di Rifondazione – ma vanno stimolate in tal senso».
Concorde sostanzialmente su tutto l’assessore Caradonna, il consigliere Bruno Magatti, Paco, ha ricordato il clima di collaborazione su questi argomenti instauratosi negli ultimi mesi, tranne che per alcuni punti.
L’assessore ha proposto un abbonamento studentesco annuale di 200 euro per 12 mesi, 2 in più degli attuali 10, che verrebbe a costare alle casse comunali 30 euro cadauno. Per quanto riguarda gli sconti famiglia l’azienda di trasporti si è detta disponibile al dialogo – ha continuato Caradonna – salvo concordare col Comune anche le maggiori spese che dovrà sostenere.
Anche per l’accordo fra i vettori l’assessore sì è dimostrato disponibile anche se sarà un’opzione complicata a breve termine e, incalzato da Vincenzo Sapere, Gruppo misto, sulla tempistica, si è dichiarato «ottimista».
Un parere contrario sull’estensione della durata dei biglietti da 75 a 90 minuti «non crediamo che per una città come Como sia necessario quando anche in altre città come Milano la durata è di 75 minuti» ha affermato l’assessore.
Assolutanente contrario Magatti «se un anziano deve andare da Prestino a P. Chiasso ci vogliono, ad orario, 41 minuti più altrettanti per tornare, se deve fare una commissione non ha il tempo per farlo, così come se deve andare in centro».
I dati sul passaggio dai biglietti a strappo a quelli a tempo sono stati ricordati dall’ingegnere Lorini del Comune, che ha anche dichiarato che le linee 3 e 11 hanno dei problemi che verranno risolti con il prossimo orario invernale, «in sei mesi l’azienda ha registrato un decremento delle entrate di 100 mila euro ovvero il calo dell’utilizzo di biglietti a strappo del 10 per cento, per una media di 1,3 viaggi per biglietto».
Gli emendamenti sono quindi stati modificati per raggiungere un più ampio consenso introducendo l’abbonamento studenti annuale così come proposto dall’assessore. Tutti d’accordo tranne che per l’estensione della durata dei biglietti su cui il parere di Giunta è rimasto negativo. Ai voti però, grazie all’astensione di una parte di Forza Italia, l’estensione territoriale è passata. La delibera emendata è stata così approvata all’unanimità. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di giovedì 19 giugno 2008

Laici e clericali si confrontano sulla istituzione della Consulta per la famiglia al Cosiglio comunale del 19 giugno.

«Il pass che ci autorizza a posteggiare per le sedute in via Perti vale anche per tutte le zone della città?» così ha esordito nel Consiglio comunale di giovedì 19 giugno Donato Supino, Prc, invitando i vigili a multare la macchina di un consigliere di maggioranza in palese divieto di sosta di fronte al Municipio. Dopo di lui Roberta Marzorati, Per Como, ha riportato la testimonianza, corredata da fotografie, della madre di un bambino disabile che ha documentato come le rampe di accesso al marciapiede comunale fossero bloccate dalle macchine dei consiglieri, oltre all’elevatore in cortile ingombrato dalle biciclette dei dipendenti. «Cose non vere» per l’assessore Caradonna.
Ha preso poi la parola Gianluca Lombardi, capogruppo Fi, lodando il ministro Brunetta e auspicando maggiore trasparenza sui costi della politica anche nel Comune di Como: «Da noi non succede come in Provincia». E sempre su Villa Gallia è intervenuto Emanuele Lionetti, capogruppo Lega Nord, affermando che i rimborsi spese denunciati sui giornali locali sono una vergogna: «Soprattutto con un bilancio regolarmente approvato. C’è qualcosa che non funziona».
Un acceso diverbio è nato poi tra Vittorio Mottola, Pd, e l’assessore Caradonna, quando il primo ha richiesto urgentemente il taglio dell’erba nei giardini e lungo le strade di Sagnino per la festa del santo patrono che vedrà anche la partecipazione del vescovo, tanto da far dire al presidente del consiglio Mario Pastore: «Assessore non può essere così provocatorio con i consiglieri».
È quindi ripreso il dibattito sulla Consulta per la famiglia e sono stati discussi gli emendamenti proposti dalla maggioranza.
Veronica Airoldi, Fi, ha proposto di eliminare la possibilità di decisioni d’urgenza del presidente della Consulta, l’eliminazione di rapporti diretti con i partiti politici ed il fatto che i rappresentanti delle associazioni debbano essere «con regolare permesso di presenza», intendi di soggiorno. Tutte proposte accettate dal Consiglio, anche se l’ultima per Mario Lucini, Pd, sfiora il ridicolo «è stato riscritto tutto un articolo solo per aggiungervi alla fine un passaggio sui permessi di soggiorno. Si alimenta un terrore per lo straniero ingiustificato». «È un passaggio un po’ volgarotto» ha chiosato Roberto Rallo di Forza Italia. Non è passata invece la proposta di aumentare gli anni di operatività sul territorio cittadino delle associazioni che vogliono aderire alla Consulta, da uno a due, perché un solo anno è stato ritenuto sufficiente per garantire che l’associazione non sia fittizia. Un passaggio controverso che ha fatto dire al consigliere Rallo che prima di approvare questo regolamento «qualcuno aveva un disegno ben preciso a monte». Bocciati anche altri due emendamenti proposti da Stefano Rudilosso, Fi, per controllare la “genuinità” delle associazioni.
Tutti concordi invece per permettere alle associazioni di far parte di più consulte, attualmente l’unica attiva è quella sull’handicap. Accordo trovato anche per consentire ai consiglieri comunali e agli assessori di partecipare alle sedute della Consulta.
È stato poi bocciato un ordine del giorno, proposto dal Pd, per garantire un budget alla nuova struttura.
È stata insomma una discussione che ha visto gli schieramenti mischiarsi e confondersi, solo due sono state le costanti di voto della serata: l’astensione di Alessandro Rapinese, Area 2010, e il voto contrario di Supino. Anche Bruno Magatti si è dato un indirizzo costante «voterò a favore di tutti quegli emendamenti che iniziano con eliminare, se eliminiamo tutto forse arriveremo a qualcosa di soddisfacente». Il consigliere di Paco ha espresso una «radicale contrarietà» alla Consulta che «serve solo per dare un messaggio esterno a qualcuno. Vescovo, parroco o a qualche rappresentante di lobby». «Il documento presentato ai candidati prima dalle elezioni dal Forum delle famiglie comasche – ha continuato Magatti – chiede delle risposte politiche, invece l’unica risposta che gli si dà è la costituzione di questa Consulta». «Il problema fondamentale – ha concluso il consigliere di Paco – è quello della laicità, contro questa operazione clericale». Parere negativo anche dal rappresentante di Rifondazione per «un provvedimento opportunista. Altre strutture democratiche come le Circoscrizioni sono nate dall’esperienza e dalle esigenze dei Comitati che erano sorti spontaneamente e non è questo il caso. Per di più i proponenti sono legati ad una concezione di famiglia clericale». Recisamente contrario anche Rapinese che dopo l’astensione sugli emendamenti ha votare contro una Consulta «che svilisce il ruolo dei consiglieri comunali». Unico della maggioranza Rallo da «laico ed anzi da ateo devoto» ha espresso parere contrario «anche perché questo potrebbe essere il precedente per dare il via alle consulte le più disparate». Già una per la cultura è stata chiesta in aula da Bruno Saladino del Partito democratico. Un’unica astensione quella di Marcello Iantorno. Da notare il voto favorevole di Rudilosso che nonostante la sua personale contrarietà al provvedimento essendo coordinatore cittadino di FI ha votato a favore. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 16 giugno 2008

Supino chiede chiarimenti al sindaco sugli incarichi plurimi di Gandola. Lombardi attacca i venditori di ombrelli ambulanti. Continua il dibattito sulla Consulta per la famiglia del Comune di Como, per Magatti «un’operazione ipocrita».

Problemi dei trasporti al centro delle dichiarazioni preliminari del Consiglio comunale di lunedì 16 giugno. Donato Supino, Prc, ha chiesto al sindaco di relazionare sulla risposta di Gianandrea Gandola presidente di Spt sul perché dell’accumolo di cariche che comporta «uno stipendio di 71 mila euro circa, per un’azienda di tre milioni di fatturato di cui il 50 per cento derivante dagli affitti degli immobili, un rapporto sproporzionato». Inoltre ha aggiunto il consigliere di Rifondazione essendo Gandola nominato dalla Provincia si crea una sproporzione all’interno del consiglio di amministrazione a favore di quest’ultima «bisogna valutare la tutela del patrimonio comunale». Silvia Magni, Pd, ha invece segnalato che in alcune pensile non sono stati cambiati gli orari dei bus creando disagi per gli utenti.
Gianluca Lombardi, capogruppo Fi, ha sottolineato la chiusura dell’autosilo di via Auguadri, per essere utilizzato dalle persone coinvolte per l’organizzazione, durante l’intera giornata della Notte bianca, quando «avrebbe potuto essere aperto sino alle sei di sera all’inizio dell’iniziativa». Un a perdita per i commercianti del centro che , per il consigliere forzista, subiscono anche la concorrenza dei venditori ambulanti dio ombrelli, che da qualche settimana si incontrano per le vie della città murata, che per quanto riguarda il tempo «portano pure sfortuna!».
Prima della prosecuzione della discussione sulla è stato reso noto il ritiro della mozione di sfiducia all’assessore Enrico Cenetiempo, ex Udc, proposta dal capogruppo Udc Luigi Bottone. Quest’ultimo ha motivato il ritiro della stessa per il mancato rispetto dei tempi tecnici per la sua discussione, un’affermazione che ha stupito il presidente del Consiglio Mario Pastore «lei era presente alla riunione dei capigruppo quando è stato deciso di discuterla oggi, avrebbe potuto far presente che era necessario discuterla prima».
Il consiglio ha così ritornato a parlare della Consulta famigliare.
Marcello Iantorno, Pd, ha risposto agli attacchi alla proposta portati dall’area liberal di Forza Italia, la Consulta non sminuirebbe i poteri e le competenze del Consiglio «le sue decisioni non avranno caratteristiche di obbligatorietà e vincolo». La famiglia poi ha sempre avuto per il consigliere democratico un posto speciale nella legislazione a partire dal diritto romano, sino al Codice civile italiano dell’Ottocento e del Novecento, passando per il Codice napoleonico.
Un’impostazione “alta” del dibattito come sottolineato dal primo cittadino: «Mi sembra che si sia voluto dare un tono di importanza su questa delibera che è sì significativa, ma non fino al punto in cui si è arrivati». «Qualcuno è andato fuori strada» ha aggiunto Bruni. «La famiglia è il fondamento della nostra società: un uomo e una donna, che se hanno la grazia di nostro Signore e se li vogliono fare, dei figli». La Consulta servirà per il sindaco per avere un rapporto vero con il territorio in piena libertà però: «Se non ci si incontrerà con loro si dirà anche di no».
È quindi incominciata la discussione dei 13 emendamenti proposti sia da maggioranza che dalla opposizione. Il primo presentato da Franco Fragolino, Pd, per il cambiamento del nome mettendo l’accento sulle associazioni famigliari è stato bocciato, così come il secondo, presentato da Iantorno, che avrebbe voluto aggiungere un riferimento all’articolo 2 della Costituzione. Non è passato neanche l’emendamento sei, proposto da Iantorno, che chiedeva alcuni ritocchi sulle relazioni che la Consulta dovrà dare al Comune e il primo punto del cinque, sempre del consigliere del Pd. Il terzo emendamento che chiariva alcuni aspetti procedurali è passato a grande maggioranza esattamente come il primo punto del quarto e gli ultimi due punti del quinto delle preposizioni migliorative che chiariscono dei punti del regolamento della Consulta sulla rappresentanza comunale nella stessa. La seconda parte del quarto emendamento è stata trasformata dai proponenti in un ordine del giorno per il reperimento di una sede e per la consulta e lo stanziamento di un budget per rendere veramente indipendente la struttura futura.
Una discussione che ha profondamente irritato il consigliere Bruno Magatti, Paco, per cui la Consulta non è che una «mostruosità», che serve solo per «accreditare se stessi a sostegno di questa iniziativa e far diventare autorevole un organo che non sembra capace di esprimere qualcosa di particolare». Anche sulla questione del budget per la nuova struttura Magatti ha attaccato i suoi difensori «da due anni non ci sono più soldi per l’attività corrente dei gruppi consiliari e si fa fatica a fare politica per i rappresentanti eletti democraticamente». Dello stesso parere Roberto Rallo: «Facciamoci dire quanto costerà questo giochino». Per il consigliere di Paco la costituzione del nuovo organismo è una «operazione ipocrita. Fare lobby per qualcuno che ha bisogno di accreditarsi presso determinate lobby». Giovedì prossimo il consiglio continuerà la discussione sugli emendamenti e l’ordine del giorno rimasti. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di giovedì 12 giugno 2008

Ritirata la delibera sul regolamento di accesso agli asili nido comunali. Verrà riproposta una nuova versione dopo l’estate. Bloccata la possibilità di fare ostruzionismo a oltranza. È iniziata la discussione sulla Consulta comunale per la famiglia.

Ritirata la delibera sul regolamento per i servizi alla prima infanzia nel Consiglio comunale di giovedì 12 giugno. Il sindaco Stefano Bruni non ha voluto «continuare un iter per un testo complesso, con risultati incerti» ed ha deciso di «ritirare la delibera per riproporla successivamente, appena dopo l’estate». Una scelta motivata dal fatto che «con gli emendamenti ed i subemendamenti c’era il rischio di non rendere omogeneo il testo finale e di non andare incontro alle richieste degli uffici che chiedono un metodo per formare graduatorie evitando gli innumerevoli pareggi che li mettono in imbarazzo». Per Donato Supino, Prc, «un ritorno al buonsenso».
Nella seduta precedente Bruno Magatti, Paco, aveva chiarito, con l’avvallo del vicesegretario generale Emoroso, la possibilità di fare ostruzionismo con la presentazione di subemendamenti. La risposta dell’Ufficio di presidenza del consiglio ha quindi cercato di limitare questa possibilità con una interpretazione restrittiva. Una nuova spiegazione regolamentare che ha fatto inalberare alcuni consiglieri: Supino ha stigmatizzato il fatto che «ogni volta che si incontra un intoppo lo si toglie di mezzo con atteggiamenti di maggioranza» per di più con un provvedimento forzato perché «non è vero che la materia non è disciplinata», una interpretazione condivisa da Marcello Iantorno, Pd, per cui «quando le cose sono chiare non hanno bisogno di essere interpretate».
Mario Lucini, Pd, ha proposto di riflettere sull’argomento e posticiparne la discussione, mentre Luca Gaffuri, Pd, condividendo lo spirito del provvedimento, per una maggiore funzionalità del Consiglio, ha chiesto una interpretazione più simile a quella di casi analoghi trattati nel Regolamento.
Tentativi di calmare gli animi sono giunti da parte della maggioranza con la proposta di Claudio Corengia, An, di un gentlemen’s agreement. Una posizione inaccettabile per Ma gatti: «Ora che sappiamo di avere questo strumento dovremmo cercare di non usarlo. In questo sistema maggioritario sappiamo bene chi tiene il manganello. Questa è una interpretazione soggettiva e politica del Regolamento e sappiamo tutti che le procedure sono il fondamento della democrazia se no non c’è più democrazia».
La nuova interpretazione è stata quindi approvata con un voto trasversale. Anche parte delle minoranze ha votato a favore della proposta dell’ufficio di presidenza e parte della maggioranza, come Roberto Rallo, Fi, e Guido Martinelli, Lega, che hanno votato contro.
L’assessora Veronelli ha successivamente presentato il progetto di Consulta comunale per la famiglia e il regolamento annesso. Una nuova struttura per l’assessora che rientra in un percorso di sviluppo e tutela della famiglia che ha già visto la nascita, nel 2001, della Consulta regionale e che lo sviluppo a livello locale di simili esperienze, «per consentire di coinvolgere e valorizzare la associazioni famigliari», innanzitutto a Verona, dal 1997, per poi essere adottate a Bergamo, Brescia e Marsala. La nuova struttura dovrà quindi a servire per Anna Veronelli a «incentivare una cultura per la famiglia e della famiglia».
Un tema delicato che supera le contrapposizioni tra gli schieramenti tanto che dopo il passaggio in Commissione la proposta ha raccolto solo due voti favorevoli, quattro contrari e due astensioni.
Per Magatti le consulte dovrebbero essere approntate solo per particolari Categorie che non riescono ad essere rappresentate dalla politica come immigrati extracomunitari o portatori di handicap perché «l’appartenere e vivere la famiglia è un’esperienza diffusa fra i consiglieri comunali e non si capisce perché delegare ad altri questo ambito». Tanto più che pur apprezzando il lavoro delle associazioni per la famiglia, un ambito che conosce e di cui fa parte, non lo ritiene così aperto anzi «un po’ élitario». Per il consigliere di Paco la discussione sulla famiglia in comune è paradossale quando 50 bambini sono rimasti fuori dagli asili nido restando nelle liste di attesa dovendo così rivolgersi al privato sociale. Un mondo per Magatti di cui le associazioni famigliari, tramite reti di associazionismo, cooperative, fanno parte. «Si fanno delle grandi dichiarazioni di principio demagogiche – ha concluso il consigliere di Paco – vi invito a ritirare la delibera».
Un altro punto di vista quello di Franco Fragolino, Pd, «sono complessivamente d’accordo, ma bisogna chiarire alcuni punti». Per il consigliere del Partito democratico non bisogna fare confusioni fra i ruoli e accavallare il forum delle associazioni famigliari e la Consulta per la famiglia «che non può essere la fotocopia della prima». «La consulta – ha continuato Fragolino – dovrà essere lo strumento dell’amministrazione che parla con la città che deve potere lavorare in piena autonomia ed essere quindi dotata di un proprio budget». Sostanzialmente a favore anche Gaffuri: «la famiglia è uno dei soggetti più deboli presenti nella nostra società, tutte le statistiche parlano delle grandi difficoltà economiche e relazionali di questo soggetto».
Contraria alla Consulta anche l’area liberal del gruppo di Forza Italia. Per Roberto Rallo «bisogna porsi il problema della rappresentatività di queste associazioni» anzi la loro promozione come vere rappresentanti della volontà della popolazione «è un atteggiamento fascista di chi non crede nella democrazia rappresentativa». Un attacco diretto anche all’assessora «se c’è bisogno della consulta vuol dire che c’è un black-out, non c’è connessione, fra te e il mondo dell’associazionismo». Stefano Rudilosso, Fi, si è invece interrogato su chi e cosa rappresentano le associazioni delle famiglie e ha chiesto di definire cosa s’intende per famiglia perché parlarne in generale «significa parlare di tutto o nulla».
La serata si è conclusa con la provocazione di Supino che ha chiesto se eventualmente anche associazioni a favore delle famiglie omosessuali possano entrare a far parte della Consulta e con Giampiero Ajani, Lega, che ha chiesto se la struttura proposta comporterà oneri per le casse comunali. La discussione è quindi stata rimandata al prossimo consiglio comunale. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di martedì 10 giugno 2008

Nel Consiglio comunale di martedì 10 giugno le opposizioni fanno ostruzionismo contro l’emendamento discriminatorio nei confronti degli extracomunitari nel settantesimo della promulgazione delle leggi razziali in Italia.

Nelle preliminari al Consiglio comunale di martedì 10 giugno Vincenzo Sapere, Gruppo misto, ha chiesto di trovare «una qualche via di uscita» per la situazione del bar battello a lago che soffre del cantiere per le paratie, Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto di mettere in sicurezza l’ex asilo nido di P. Chiasso, attualmente abbastanza facilmente accessibile per le persone non autorizzate, e Donato Supino, Prc, ha chiesto di «fare una verifica sul percorso estivo della linea urbana 3, che collega la stazione delle Ferrovie Nord di Grandate-Breccia con quella di Como-Camerlata, senza neanche permettere l’interscambio con la linea 6 attestata alla Motorizzazione civile». Uno spreco per il consigliere di Rifondazione per un percorso che «non viene utilizzato dai cittadini».
Il Consiglio ha quindi votato, e approvato con il solo voto contrario delle minoranze, l’emendamento al Regolamento per i servizi alla prima infanzia ritenuto discriminante dalle opposizioni che abbandonata l’aula, nella seduta precedente, avevano fatto venire a mancare il numero legale.
Il dibattito si è così incentrato su una altro emendamento allo stesso regolamento presentato dal gruppo di Alleanza nazionale che chiedeva 5 punti in più in graduatoria per un bambino con entrambi od un genitore italiano, 3 se comunitario e 0 se extracomunitario.
Durante l’illustrazione della proposta lo stesso presentatore Claudio Corengia, An, ha fatto dell’ironia dichiarandosi certo che quanto presentato sarebbe stato bollato come «contrario ai diritti dell’uomo». Il consigliere di Alleanza nazionale ha poi continuato «non c’è nessun intento punitivo, discriminatorio, di razzismo o di violare i diritti di chicchessia, solo ribadire che i cittadini italiani debbano avere un punteggio superiore nel momento in cui si stilano le graduatorie». «Un concetto che deve essere esteso ad altre situazioni – ha continuato il consigliere – come le case popolari».
Questo emendamento, così come presentato, ha avuto un parere negativo da parte dei tecnici del Comune e, interrogato in proposito, l’avvocato Fabiano ha spiegato come avrebbe potuto essere migliorato venendo «impostato in un’altra direzione, di ragionevolezza, su un criterio quantitativo».
Aperta la discussione Mottola ha definito la proposta «un’offesa per la specie umana», Bruno Magatti, Paco, ha parlato di una «situazione imbarazzante quando si parla di un avanzo di 15 milioni, come se il Comune dovesse fare profitti come un’azienda, e si discute su chi deve accedere e non sul costruire servizi», mentre per Marcello Intorno, Pd, «è aberrante che nel Consiglio comunale di una città civile ed europea entrino elementi che dovrebbero essere consegnati alla pattumiera della storia».
Pronta la risposta del primo cittadino Stefano Bruni: «Si usano sempre paroloni grossissimi, secondo me a sproposito in questo caso. Oggi la situazione dell’accesso ai nostri nidi vede una sempre maggiore occupazione di posti da parte di famiglie extracomunitarie, questo perché i nostri meccanismi di accesso non prevedevano che la tipologia famigliare fosse quella che è oggi». «La presenza di italiani negli asili nido – ha continuato il sindaco – è minoritaria o largamente minoritaria. Una situazione penalizzante per i figli dei comaschi. Questo emendamento va nella direzione di correggere un’anomalia, una disparità di trattamento».
Quindi, anche dopo il parere tecnico dell’avvocato Fabiano, Marco Butti, An, ha chiesto una sospensiva per valutare eventuali modifiche e dopo i 5 minuti, che sono diventati tre quarti d’ora, la seduta è ripresa.
La nuova proposta presentata è stata quindi quella di istituire «una percentuale minima dell’ottanta per cento per ciascuno asilo ai bambini con uno od entrambi i genitori italiani», nel caso in cui non fossero sufficienti le domande la priorità spetterebbe ai figli dei comunitari e solo quando anche queste saranno esaurite «potranno essere ammessi tutti gli altri bambini». Anche nella Germani nazista venne approvata nel 1933 la Legge contro il sovraffollamento delle scuole e università tedesche che ridusse il numero dei non ariani al 1,5%.
Mario Lucini, Pd, ha così rilevato che i residenti in città, italiani e non, che lavorano e pagano le tasse non sono più uguali «ma qualcuno è più uguale degli altri» e ha ricordato le cifre ufficiali: su 485 bambini iscritti agli asili nido 125 sono i bambini stranieri, il 25,7%, con una punta del 63% in un unico asilo, a Camerlata, e picchi del 40% in via Passeri e in via Italia Libera. Ed ha terminato affermando che «se passa questo emendamento sarà una vergogna per la nostra città!».
Dopo un chiarimento tecnico sulla possibilità di proporre subemendamenti, così come fatto dalla maggioranza, le minoranze hanno fatto ostruzionismo proponendone quasi trenta. La seduta è stata così aggiornata a giovedì 12 giugno. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 26 maggio 2008

La maggioranza fa la voce grossa, ma non ha i numeri. Sospesa la seduta del consiglio comunale di lunedì 26 maggio per mancanza del numero legale. Ancora polemiche sulla Steet parade comasca e un appello per i bambini degli immigrati irregolari.

Polemiche bipartisan sulla Street parade comasca nelle preliminari al consiglio comunale. Pasquale Buono, Fi, che aveva già chiesto delucidazioni sull’evento all’inizio di maggio, ha sottolineato come le autorizzazioni siano state date dalla Prefettura e dalla Questura e come il Comune non abbia avuto voce in capitolo in questa scelta. «Ognuno può divertirsi come crede – ha continuato il consigliere forzista – ma se il nostro obiettivo è che la città vada verso il bello. Sabato scorso si è andati verso il brutto». Anche per Bruno Magatti, Paco, «una situazione come sabato non può essere riproposta. Tutte le iniziative devono tenere presente una logica di governo dei tempi e degli spazi». Marco Butti, capogruppo di An, ha alzato i toni: «Queste manifestazioni becere non è più possibile che si verifichino a Como, non è un problema prettamente viabilistico, è stata una pura presa per i fondelli dell’amministrazione comunale che ha dovuto subire mille vandali, vi invito a leggere il documento pubblicato in Internet dagli organizzatori». Unica voce discorde quella di Marcello Iantorno, Pd, che ha attaccato l’assessore Caradonna «non si può permettere di definire come animali, branco, i partecipanti alla manifestazione di sabato. Lei deve essere in grado di dialogare con i giovani anche ai fini della loro integrazione».
“Dei bambini invisibili” ha invece parlato la consigliera Roberta Marzorati, Per Como, citando un appello dei pediatri comaschi: «Con l’introduzione del reato di immigrazione illegale c’è il rischio che i genitori, per non farsi identificare, ritirino i bambini dalle scuole e non li facciano curare con effetti pesanti per la loro salute».
Un tema, quello dell’immigrazione che è poi stato al centro del dibattito consiliare.
Dopo l’approvazione da parte della maggioranza di alcuni cambiamenti alla proposta di Regolamento per le graduatorie per l’accesso agli asili comunali l’assemblea di palazzo Cernezzi si è animata sulla proposta di Roberto Rallo, Fi, di privilegiare, a parità di punteggio, gli italiani residenti a Como.
«Ci sarà chi con superficialità dirà che siamo razzisti – ha spiegato il consigliere forzista – ma non può che essere così, attribuire diritti differenti a chi non è cittadino, vi invito a guardare la nostra Costituzione e a vedere i diritti dei cittadini e degli stranieri».
Anche per Claudio Corengia, An, «chi è ospite passa in secondo piano rispetto al padrone di casa». Le opposizioni hanno ricordato come la norma sia discriminante anche per i cittadini comunitari. Iantorno ha ricordato il decreto del presidente della Repubblica 394/99 che impone un principio di parità per l’istruzione scolastica anche per tutte le persone che non hanno la cittadinanza italiana. Una vibrante ed accorata protesta è venuta dalla consigliera Marzorati: «Ma vi siete chiesti cosa fanno le mamme di quei bambini? Sono qui ad accudire e pulire i nostri anziani e i bambini li portano all’asilo anche con la febbre perché se stanno a casa un solo giorno rischiano di essere licenziate!».
Il parere tecnico del segretario generale Oliviero Emoroso ha chiarito l’impostazione data alla proposta. «La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è contraria a differenze etniche e religiose, così come i principi della direttiva comunitaria». Non ci possono essere discriminazioni all’accesso ai servizi durante la formazione dei punteggi della graduatoria, ha continuato il tecnico comunale, ma una volta assegnato il valore si possono fare delle preferenze.
L’emendamento con la proposta di variazione al regolamento per i servizi alla prima infanzia è quindi andato al voto. Le minoranze hanno abbandonato l’aula e la maggioranza non ha raggiunto il numero legale. Riconvocato il consiglio un quarto d’ora più tardi all’appello mancava un ulteriore consigliere di maggioranza e di fronte ai consiglieri presenti il presidente Mario Pastore ha dichiarato deserta la seduta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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