Consiglio comunale

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 1 febbraio 2010

Bocciata la proposta di un aiuto ulteriore alle persone che offrono di forte disagio sociale. Proposta una Commissione per indirizzare il sindaco sulla sicurezza. I Verdi protestano, tra il pubblico, per l’inerzia sul superamento dei livelli di PM10.

Sicurezza in città al centro delle preliminari del consiglio comunale di lunedì 1 febbraio. Maggiori controlli nelle ore serali ai Portici Plinio ha chiesto Silvia Magni, Pd: «Mi è stato riferito di episodi spiacevoli, con bande di adolescenti che infastidiscono i passanti con cui cercano a volte di attaccare briga, in alcuni casi anche minacciando con coltelli!».
Il capogruppo del nuovo raggruppamento Liberi per Como, Luigi bottone, ha invece presentato la proposta di formazione di una «Commissione speciale per la sicurezza-controllo del territorio-polizia locale», per supportare ed aiutare il sindaco «a prevenire qualsiasi fenomeno di vandalismo», dare indirizzi guida al Consiglio per «reprimere qualsiasi forma di violenza/ reati che potrebbero sorgere nel territorio comasco» e infime «studiare le problematiche di tutti i quartieri (centrali e periferici) al fine di trovare nuove soluzioni alle esigenze dei cittadini».
Dell’appalto per la raccolta dei rifiuti a cui è risultato un solo partecipante, Econord, ha poi parlato Roberta Marzorati, Per Como, «con la clausola della piattaforma ecologica non c’è stata concorrenza…», per questo ha annunciato che l’appalto verrà fatto conoscere alla Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, che deciderà poi il da farsi.
«Asesùr, chi la roba l’è mia ciara!» è intervenuto scherzosamente in dialetto Donato Supino, Prc, rivolgendosi ad un infastidito Peverelli (che gli ha chiesto stizzito di parlare in siciliano, mentre alcuni esponenti del Pdl comaschi doc hanno apprezzato la pronuncia del vernacolo locale).
Il consigliere comunista ha anche chiesto una sessione congiunta, fra le commissioni prima e quarta, con la convocazione del presidente di Spt Spa sulla vendita di Spt Linea.
Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto di rivedere le modalità per il blocco del traffico nell’area omogenea milanese, comprendente anche Como, in cui «vengono discriminati i possessori di euro 0».
Tra il pubblico una decina di spettatori si sono presentati indossando mascherine per protestare contro l’inerzia del Comune sul superamento, da giorni, delle soglia di PM10 «è assordante il silenzio e l’atteggiamento degli amministratori – ha dichiarato Elisabetta Patelli presidente regionale dei Verdi – Mezza Lombardia ha preso dei provvedimenti qui si fa finta che il problema non esista». «Sappiamo che interventi in emergenza non sono risolutivi – ha aggiunto Patrizia Signorotto del movimento Giù la Giunta – ma devono almeno fare delle scelte».
L’assemblea ha quindi affrontato la proposta di deliberazione di indirizzo di Bruno Magatti, Paco, che proponeva di individuare delle «linee da assumere per risolvere il forte disagio sociale». «Un tema non residuale, ma culturale per la vita di tutta la città» ha sottolineato il consigliere della rondine citando anche alcuni dati: 39 persone per notte di media al centro di Prestino, 102 pasti serviti di media alla sera dall’associazione Incroci, 90 a pranzo dalla S. Vincenzo.
«Si parla di un numero di difficile definizione ma che si aggira sul centinaio di persone in difficoltà», ha precisato.
La proposta è stata quindi quella di individuare tre strutture di dimensioni contenute in città dove permettere di alloggiare, garantendone una corretta manutenzione, dare un sostegno alla formazione delle persone accolte e creare un Osservatorio permanente sull’esclusione sociale con il compito di stilare un rapporto annuale.
Un tema caro anche a Franco Fragolino, Pd, «occorre un monitoraggio continuo dei bisogni reali del territorio», nel 2007 9.529 persone si sono rivolte a enti no profit almeno una volta, che ha presentato un emendamento, passato con i soli voti della minoranza (la maggioranza si è astenuta) per attuare dei progetti di housing sociale e servizi integrati con partnership col terzo settore.
Con un’interpretazione del Regolamento contestata dalla minoranza è intervenuta l’assessora competente, nonché vicesindaca, Ezia Molinari che in un discorso fiume di più di venti minuti ha definito condivisibili i principi della delibera, ma ha espresso un parere contrario essendo gli stessi già attuati da parte dell’Amministrazione.
Ironica la replica di Magatti «facciamo una scommessa, andiamo al Crocefisso a vedere se non c’è nessuno sotto i portici a dormire con questo freddo. Se non c’è nessuno mi dimetto, se no si dimette lei..».
Alle dichiarazioni di voto Marco Butti, Pdl, ha ribadito la contrarietà del proprio partito al deliberato mentre Emanuele Lionetti, per Liberi per Como, ha dichiarato che il proprio gruppo si sarebbe astenuto.
«Abbiamo presentato una delibera al di là di ogni atteggiamento ideologico – è sbottato fragolino – per quale motivazione ideologica votate contro?».
Ai voti solo la minoranza ha sostenuto la proposta, Pdl e Lega hanno votato contro, mentre si sono astenuti Liberi per Como e il consigliere del Pdl Arturo Arcellaschi.
Luca Gaffuri, Pd, ha dunque presentato una delibera per la valorizzazione delle strutture di trasporto su ferro nel territorio comunale e intermodalità.
La “cura del ferro” data anche la diminuzione dei servizi, che «avranno ricadute sul turismo», «da 29 convogli internazionali nel 2008 siamo scesi quest’anno a 14, così Como è più lontana da Milano, dall’Italia, dall’Europa». Gaffuri ha ricordato anche il disagio dato dal passaggio come stazione capolinea da Milano Centrale a Porta Garibaldi con i problemi inerenti per chi deve proseguire per altre città. Anche le Ferrovie Nord non sono esenti da critiche dati tempi di percorrenza peggiorati rispetto al ’39, da 50 minuti a 54-56, per andare da Como al capoluogo lombardo.
L’obiettivo è il ripristino dei servizi rapidi per Milano, la valorizzazione dell’esistente, in particolare della tratta Albate-Camerlata – Chiasso servita da Tilo e servizio regionale, un migliore collegamento con Asf (orari e tariffari). Le sfide per il futuro saranno la metrotramvia e la Como – Lecco, che collega con Cantù.
L’assessore Stefano Molinari si è detto favorevole, come unica soluzione fattibile, all’introduzione di alcune corse in più per Milano dopo le 20 e il mattino, «ma il resto della delibera è in certi punti vecchia e in alcuni irrealizzabile» ha affermato suscitando il malcontento fra il pubblico di una decina di pendolari che ha resistito sino alla mezzanotte in aula.
Iniziata la discussione è quasi subito stata aggiornata alla seduta di lunedì prossimo data l’ora. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Bocciata la proposta di un aiuto ulteriore alle persone che offrono di forte disagio sociale. Proposta una Commissione per indirizzare il sindaco sulla sicurezza. I Verdi protestano, tra il pubblico, per l’inerzia sul superamento dei livelli di PM10.
Sicurezza in città al centro delle preliminari del consiglio comunale di lunedì 1 febbraio. Maggiori controlli nelle ore serali ai Portici Plinio ha chiesto Silvia Magni, Pd: «Mi è stato riferito di episodi spiacevoli, con bande di adolescenti che infastidiscono i passanti con cui cercano a volte di attaccare briga, in alcuni casi anche minacciando con coltelli!».Il capogruppo del nuovo raggruppamento Liberi per Como, Luigi bottone, ha invece presentato la proposta di formazione di una «Commissione speciale per la sicurezza-controllo del territorio-polizia locale», per supportare ed aiutare il sindaco «a prevenire qualsiasi fenomeno di vandalismo», dare indirizzi guida al Consiglio per «reprimere qualsiasi forma di violenza/ reati che potrebbero sorgere nel territorio comasco» e infime «studiare le problematiche di tutti i quartieri (centrali e periferici) al fine di trovare nuove soluzioni alle esigenze dei cittadini».Dell’appalto per la raccolta dei rifiuti a cui è risultato un solo partecipante, Econord, ha poi parlato Roberta Marzorati, Per Como, «con la clausola della piattaforma ecologica non c’è stata concorrenza…», per questo ha annunciato che l’appalto verrà fatto conoscere alla Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, che deciderà poi il da farsi.«Asesùr, chi la roba l’è mia ciara!» è intervenuto scherzosamente in dialetto Donato Supino, Prc, rivolgendosi ad un infastidito Peverelli (che gli ha chiesto stizzito di parlare in siciliano, mentre alcuni esponenti del Pdl comaschi doc hanno apprezzato la pronuncia del vernacolo locale).Il consigliere comunista ha anche chiesto una sessione congiunta, fra le commissioni prima e quarta, con la convocazione del presidente di Spt Spa sulla vendita di Spt Linea.Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto di rivedere le modalità per il blocco del traffico nell’area omogenea milanese, comprendente anche Como, in cui «vengono discriminati i possessori di euro 0».Tra il pubblico una decina di spettatori si sono presentati indossando mascherine per protestare contro l’inerzia del Comune sul superamento, da giorni, delle soglia di PM10 «è assordante il silenzio e l’atteggiamento degli amministratori – ha dichiarato Elisabetta Patelli presidente regionale dei Verdi – Mezza Lombardia ha preso dei provvedimenti qui si fa finta che il problema non esista». «Sappiamo che interventi in emergenza non sono risolutivi – ha aggiunto Patrizia Signorotto del movimento Giù la Giunta – ma devono almeno fare delle scelte».L’assemblea ha quindi affrontato la proposta di deliberazione di indirizzo di Bruno Magatti, Paco, che proponeva di individuare delle «linee da assumere per risolvere il forte disagio sociale». «Un tema non residuale, ma culturale per la vita di tutta la città» ha sottolineato il consigliere della rondine citando anche alcuni dati: 39 persone per notte di media al centro di Prestino, 102 pasti serviti di media alla sera dall’associazione Incroci, 90 a pranzo dalla S. Vincenzo.«Si parla di un numero di difficile definizione ma che si aggira sul centinaio di persone in difficoltà», ha precisato.La proposta è stata quindi quella di individuare tre strutture di dimensioni contenute in città dove permettere di alloggiare, garantendone una corretta manutenzione, dare un sostegno alla formazione delle persone accolte e creare un Osservatorio permanente sull’esclusione sociale con il compito di stilare un rapporto annuale.Un tema caro anche a Franco Fragolino, Pd, «occorre un monitoraggio continuo dei bisogni reali del territorio», nel 2007 9.529 persone si sono rivolte a enti no profit almeno una volta, che ha presentato un emendamento, passato con i soli voti della minoranza (la maggioranza si è astenuta) per attuare dei progetti di housing sociale e servizi integrati con partnership col terzo settore.Con un’interpretazione del Regolamento contestata dalla minoranza è intervenuta l’assessora competente, nonché vicesindaca, Ezia Molinari che in un discorso fiume di più di venti minuti ha definito condivisibili i principi della delibera, ma ha espresso un parere contrario essendo gli stessi già attuati da parte dell’Amministrazione.Ironica la replica di Magatti «facciamo una scommessa, andiamo al Crocefisso a vedere se non c’è nessuno sotto i portici a dormire con questo freddo. Se non c’è nessuno mi dimetto, se no si dimette lei..».Alle dichiarazioni di voto Marco Butti, Pdl, ha ribadito la contrarietà del proprio partito al deliberato mentre Emanuele Lionetti, per Liberi per Como, ha dichiarato che il proprio gruppo si sarebbe astenuto.«Abbiamo presentato una delibera al di là di ogni atteggiamento ideologico – è sbottato fragolino – per quale motivazione ideologica votate contro?».Ai voti solo la minoranza ha sostenuto la proposta, Pdl e Lega hanno votato contro, mentre si sono astenuti Liberi per Como e il consigliere del Pdl Arturo Arcellaschi.Luca Gaffuri, Pd, ha dunque presentato una delibera per la valorizzazione delle strutture di trasporto su ferro nel territorio comunale e intermodalità.La “cura del ferro” data anche la diminuzione dei servizi, che «avranno ricadute sul turismo», «da 29 convogli internazionali nel 2008 siamo scesi quest’anno a 14, così Como è più lontana da Milano, dall’Italia, dall’Europa». Gaffuri ha ricordato anche il disagio dato dal passaggio come stazione capolinea da Milano Centrale a Porta Garibaldi con i problemi inerenti per chi deve proseguire per altre città. Anche le Ferrovie Nord non sono esenti da critiche dati tempi di percorrenza peggiorati rispetto al ’39, da 50 minuti a 54-56, per andare da Como al capoluogo lombardo.L’obiettivo è il ripristino dei servizi rapidi per Milano, la valorizzazione dell’esistente, in particolare della tratta Albate-Camerlata – Chiasso servita da Tilo e servizio regionale, un migliore collegamento con Asf (orari e tariffari). Le sfide per il futuro saranno la metrotramvia e la Como – Lecco, che collega con Cantù.L’assessore Stefano Molinari si è detto favorevole, come unica soluzione fattibile, all’introduzione di alcune corse in più per Milano dopo le 20 e il mattino, «ma il resto della delibera è in certi punti vecchia e in alcuni irrealizzabile» ha affermato suscitando il malcontento fra il pubblico di una decina di pendolari che ha resistito sino alla mezzanotte in aula.Iniziata la discussione è quasi subito stata aggiornata alla seduta di lunedì prossimo data l’ora. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 11 gennaio 2010

 La maggioranza promette: il muro giù a febbraio. La Lega si smarca: quota di difesa più bassa e responsabilità. Le opposizioni si dividono: Dario Valli, Bruno Magatti e Donato Supino rimangono in aula e assicurano il numero legale,  mentre gli altri se ne vanno.

Movimentate preliminari al Consiglio comunale di lunedì 11 gennaio. Vittorio Nottola, Pd, ha lamentato il proliferare dei colombi a Sagnino chiedendo di prendere provvedimenti, «fanno i nidi anche nella canne fumarie con i disagi conseguenti», scatenando la reazione ed un battibecco con il padre del consigliere Luigi Bottone, Gruppo misto, che era fra il pubblico e che ha difeso i volatili esponendo un cartello, prontamente fatto togliere dalla polizia locale, che individuava nelle buche il vero problema del quartiere.
«Cosa è stato fatto per l’Abruzzo?» ha chiesto invece Marcello Iantorno sempre del Pd, che ha poi incalzato sulla situazione delle buche stradali causate dalla neve, anche dopo un grave incidente che ha visto coinvolta una persona in viale Giulio Cesare, «dovete intervenire immediatamente!».
Donato Supino, Prc, è ritornato alla gara d’appalto per la raccolta dei rifiuti dopo che l’assessore al verde gli aveva di rivolgersi alla magistratura se aveva notizia di quacosa d’irregolare: «Peverelli ha dichiarato in aula che non avrebbe presenziato ala gara di appalto, quindi qualche dubbio ce l’ha anche lui!».
Il Consiglio è così iniziato, in diretta televisiva, riprendendo il dibattito sulle mozioni presentate da maggioranza e opposizioni sul sistema di paratie a lago. Un ordine del giorno rispettato solo a tratti data la presentazione di una nuova variante di progetto da parte del sindaco nella seduta precedente che ha volente o nolente spinto molti consiglieri ad interrogarsi su questa nuova prospettiva o sulle paratie in generale, stimolando i consiglieri Vincenzo Sapere, Gruppo misto, e Massimo Serrentino, Pdl, a chiedere di ritornare all’ordine.
Il primo a prendere la parola è stato Alessandro Rapinese, Area 2010, che ha chiesto chi ha deciso le varianti e quanto è stato speso sinora, recriminando «nessuno ci aveva detto che ci avrebbero tolto la vista del lago».
«Quello presentato non può definirsi un progetto – ha dichiarato Giampiero Ajani, Lega – è una semplice dichiarazione di intenti», tra l’altro, ha rimarcato il capogruppo del carroccio, «non si vede chi è l’estensore. Non c’è la firma». Ajani ha così ribadito la necessità dell’abbattimento del muro «prima delle elezioni» e ha chiesto l’abbassamento della soglia di difesa da 200.30, una cretinata per il consigliere visti i livelli delle maggiori piene del lago, a 200,00.
Roberta Marzorati, Per Como, ha chiesto precisazioni sulla variante, chiedendo lumi soprattutto sull’assetto fognario e denunciando «si era detto che il direttore dei lavori sarebbe stato pagato alla fine a me risulta che abbia già ricevuto un compenso».
«A febbraio il muro verrà eliminato» ha affermato, tra l’altro, Gianluca Lombardi, Pdl, a cui è toccata la difesa del progetto e delle varianti.
Bruno Magatti, Paco, ha esposto la propria mozione che chiedeva l’impegno del Consorzio dell’Adda a rispettare un range di oscillazione del livello del lago, l’abbassamento della soglia dei 200.30 e il coinvolgimento nella riprogettazione «delle molte risorse culturali e progettuali presenti nel territorio comasco». A questa proposta il consigliere della rondine ha aggiunto quattro emendamenti, per un intervento modulare contro le esondazioni, per la salvaguardi dei tigli del lungolago, del molo di S. Agostino e per assicurare da eventuali problemi creati dalla subsidenza le strutture vicine al fronte lago perché «le modifiche della falda modificano la subsiidenza». Marco Butti, Pdl, l’ha poi definita «una mozione meritevole di approfondimento per alcuni punti».
Mottola, dopo una bagarre col presidente Pettignano su una livella, mostrata per spiegare delle rilevazioni sul cantiere fatte, ha precisato diverse “sbavature” dei rendering proposti come quello di non far vedere precisamente l’allaccio fra la passeggiata e la strada, coperto da persone e da macchine, oltre ai dossi per rallentare il traffico ipotizzati e già smentiti: «non sono anche questi cartoni animati, come il sindaco aveva definito quelli della Provincia?».
Mario Lucini, Pd, avvalendosi dell’ausilio di alcune slide ha chiesto alcune precisazioni, come i giorni di sospensione del cantiere, ribadendo la certezza delle lesioni agli edifici prospicienti, proponendo, se dovesse essere approvata l’ultima variante, di abbassare la “gobba” nel mezzo della passeggiata su cui erano inserite le paratoie a ventola per far meglio vedere il lago.
Chiarezza sulla variante è stata chiesta da Luca Gaffuri, Pd, «le varianti sono del 5 per cento, ma il responsabile Viola ha detto che si poteva arrivare al 70 per cento, presenteremo un’interrogazione per avere chiarimenti».
Contrariato anche Emanuele Lionetti, Lega, «io sapevo che il muro doveva già essere abbattuto, ora mi si dice a febbraio…», che ha chiesto di individuare le responsabilità per tutti gli errori commessi. Anche Pasquale Buono, Pdl, ha esordito con un «sarò critico finché non avrò visto abbattuto il muro».
Ha denunciato la sudditanza dalle decisioni milanesi Bruno Saladino, Pd, che ha denunciato «il marchingegno multimediale della scorsa seduta è costato 4 mila euro!».
Più circostanziato l’architetto Dario Valli, Area 2010, «Quale concorso di idee avete intenzione di fare? Il primo lotto quando sarà finito? Mi è stato risposto quando sarà stata posata la pavimentazione. Quindi sarà fatto un concorso internazionale per decidere quali panchine e cestini mettere? Una selezione per scegliere dal miglior catalogo i migliori cestini della spazzatura?».
Dopo la proposta del presidente Pettignano, in sostituzione dell’assente Pastore, il Consiglio ha votato di proseguire ad oltranza la seduta, con i soli voti della maggioranza.
Aperta la discussione sugli emendamenti alla mozione Magatti il sindaco si è detto favorevole ad alcuni, perché «non chiuso in una orgogliosa difesa, ma viceversa alla ricerca di soluzioni migliori», quello sulla modulazione e quello per la salvaguardia delle piante. Dopo un ulteriore modifica proposta da Supino. Sono stati votati, e sono passati, gli emendamenti, di cui uno risistemato per essere gradito al sindaco e la mozione definitiva per punti, bocciata la parte di premesse sgradita al primo cittadino.
Dato lo sfilacciamento tra le fila della maggioranza che aveva chiesto di rimanere ad oltranza le minoranze, tranne Paco, Prc e Valli, hanno abbandonato l’aula per far venire meno il numero legale.
I tre presenti hanno permesso di proseguire il dibattito e le votazioni sulla mozione Magatti. Alla fine della quale, quando avrebbero dovute essere affrontate le successive mozioni, il presidente del Consiglio, contrariamente alla decisone presa di proseguire la seduta ad oltranza ha dichiarato sciolta l’assemblea. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di como di mercoledì 21 gennaio 2009

 

cernezziDenunciata dalle minoranze la beffa della Social card e lo scandalo di tre assessori inquisiti. Solidarietà. Poi il Consiglio si occupa ancora delle Grandi mostre con i consueti esercizi di fronda del centro destra. Il Consiglio comunale di mercoledì 21                                  gennaio si chiude ancora senza una decisione.

«Dov’è la Provincia di Como? Dov’è il Comune? Quando ci sarà un accordo per Expo 2015?» ha chiesto, nelle preliminari del Consiglio comunale di mercoledì 21 gennaio, Luca Gaffuri, Pd, in seguito all’accordo fra il sindaco di Milano ed il Comune di Campione d’Italia per l’evento che coinvolgerà il capoluogo lombardo, e non solo, fra sei anni.

Pasquale Buono ha invece chiesto chiarimenti sull’utilizzo dei posteggi riservati, per le attività istituzionali, ai consiglieri comunali chiedendo maggiori controlli.

Ha parlato di «beffa», a proposito della Social Card, Franco Fragolino del Pd sottolineando la differenza fra il numero di tessere consegnate fra il Meridione e l’Italia settentrionale e ricordando che su 3 mila persone sotto la soglia di povertà nella provincia comasca solo 1.063 al 15 di gennaio hanno ricevuto la Social Card. Dati che gli hanno fatto affermare che un sistema centralizzato come quello attuato non possa capire le esigenze del territorio e che sarebbe stato meglio affidarsi a chi opera in ambito locale.

Vittorio Mottola, Pd, ha denunciato la situazione dei ragazzi del centro socio educativo delle serre di Mogano: «Gli abbiamo tolto l’acqua, poi le borse lavoro ed ora chiediamo l’Isee per l’eventuale eliminazione della mensa».

«Abbiamo tre assessori sottoposti ad indagine per fatti connessi alle funzioni pubbliche esercitate e anche tre dipendenti comunali, tra cui un capo di gabinetto – ha esclamato Marcello Iantorno del Pd – per questo chiediamo di trattare la nostra proposta sulla moralità». Una delibera già presentata e per accantonata che dovrebbe essere discussa giovedì 29 gennaio. Il consigliere democratico ha poi chiesto l’autosospensione entro sette giorni per il vicesindaco, nell’occhio del ciclone per il caso dei rimborsi chilometrici quando era in Provincia, se no le minoranze presenteranno una mozione di sfiducia. Pronta la reazione di Roberto Rallo, Fi, che ha espresso la propria solidarietà a Cattaneo riconoscendogli il merito di avere posto la questione delle sue dimissioni.

Aperti i lavori il dibattito consiliare e ritornato sui chiarimenti alla delibera proposta da una parte di Forza Italia e dall’Udc sulle grandi mostre.

Una serie di precisazioni tecniche sulle modalità di presentazione della delibera sono venute dai banchi della maggioranza con Veronica Airoldi, Fi, mentre da più voci sono state chieste precisazioni economiche e soprattutto è stato posto il problema degli sponsor.

Per l’assessore Gaddi quelli storici hanno dato la propria disponibilità a contribuire alla mostra del 2009, ma non ci sono impegni scritti, «che di norma si fanno dopo la firma dei contratti con i prestatori» ha precisato.

Frecciate sono arrivate da Marco Butti, An, che ha chiesto un cambiamento di metodo nella gestione, con l’ipotesi di nascita di una fondazione, e ha citato agenzie di raccolta di sponsorizzazioni. Caustico anche Giampietro Ajani, Lega, che ha attaccato pesantemente l’assessore alla cultura.

Luigi Bottone, Udc, uno dei firmatari della delibera ha difeso a spada tratta le grandi mostre tanto da affermare che «non fare le mostre equivale ad impedire la cultura», attaccando chi nella maggioranza a suo dire vuole scaricare ogni responsabilità su Gaddi e per questioni come la vendita della Ticosa, sempre posticipata, non si straccia le vesti.

Accordo per sostenere le mostre bipartisan: «per il sesto anno di seguito mi accingo a d appoggiare l’avventura delle mostre» ha dichiarato Bruno Saladino, Pd, al di là di chi afferma che così possa fare da stampella alla maggioranza ha precisato.

Donato Supino, Prc, ha spostato l’attenzione sulle priorità da dare alla politica cittadina ricordando le priorità sociali, «il Comune ha tagliato 116 mila euro alla Ca’ d’industria!».

Una priorità condivisa da Roberto Tenace , An, che ha chiesto un maggiore coinvolgimento delle categorie interessate alle mostre.

Mario Lucini, Pd, ha ricordato quindi l’approvazione delle precedenti mostre facendo dei parallelismi con quella di Picasso, ed il buco che il Comune aveva dovuto coprire dopo il ritiro del Ministero dei beni culturali, citando un ordine del giorno, allora approvato all’unanimità, che imponeva di mettere nei contratti con Csu di specificare il budget comunale e che in caso di sforamento avrebbe provveduto l’azienda di via Giulini, una formula che non è stata ripresa negli ultimi contratti.

Bruno Magatti, Paco, si è chiesto «ma se è vero che ci sono stati 1,9 milioni di indotti, dove sono i beneficiari  che dovrebbero essere qui alla porta a dirci di andare avanti?». Il capogruppo di Paco ha poi invitato Gaddi a diventare un direttore artistico di mostre, un lavoro in cui non avrà sicuramente tutti i grattacapi che lo coinvolgono in quanto assessore ed ha svolto un discorso più in generale sul finanziamento alla cultura.

Per ultimo Gaffuri ha affermato l’importanza della scadenza annuale delle mostre anche in prospettiva per arrivare all’Expo anche per caratterizzare Como in campo culturale perché la città non diventi una periferia di Milano.

La seduta si è conclusa data l’ora tarda e la discussione verrà aggiornata a lunedì prossimo in cui saranno in discussione anche tre emendamenti proposti da una parte della maggioranza, per ridurre le spese a 280 mila euro, prendere l’impegno di realizzare il programma elettorale (tra i firmatari anche il sindaco) e non il Piano culturale proposto dall’assessore alla Cultura, e l’assunzione dei rischi di economici da parte della società affidataria. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 15 dicembre 2008

 

cernezzi4Il Consiglio comunale di lunedì 15 dicembre si incaglia sul regolamento di bilancio che viene rimandato. Approvati definitivamente i nuovi condomini all’ex Consorzio agrario e nominati i rappresentanti nella commissione biblioteca.

Preliminari

Il Consiglio si raccoglie in memoria di due personaggi della politica locale recentemente scomparsi, Gianpiero Ajani, Lega nord, ha ricordato la figura di Airoldi, già consigliere provinciale del suo partito, mentre Roberto Rallo, Fi, ha chiesto un minuto di silenzio per l’ex sindaco Felice Bernasconi.

Nuove rivelazioni sono state fatte da Roberta Marzorati, Per Como, che ha raccolto la testimonianza di Angelo Veronelli, del 1915, figlio di uno dei badilanti che hanno contribuito ad edificare lo stadio Sinigaglia «ci sono sì le scorie della fonderia di Dongo – ha chiarito la consigliera citando – allora non si buttava niente e le scorie andavano benissimo perché era un terreno acquitrinoso», ma la novità è data dal fatto che per le fondazioni «del campo Gigi Meroni di Albate sono state usate le scorie dell’Omita che all’epoca non faceva solo telai».

Dopo la neve e la pioggia è stata ricordato la condizione nella quale versano le strade cittadine; Mario Lucini, Pd, ha citato lo stato del drenaggio sulla Madruzza e per Carlo Ghirri, Gruppo misto – Popolari liberali, «non è possibile che le strade si sbriciolino in pochissimo tempo!».

Un appello per la democrazia è venuto poi da Lucini che ha rilevato come ben quattro Circoscrizioni cittadine, la 2, 3, 5 e 7, abbiano fatto convocazioni di urgenza «su questioni non improvvise – ed ha aggiunto – alla 7 addirittura è stata fatta una convocazione il 15 per il 17 dicembre alle 24 e in seconda convocazione il 18 alle 21».

Regolamento di Bilancio

L’assemblea di Palazzo Cernezzi si arena nelle secche del nuovo regolamento di Bilancio. Dopo delle prime precisazioni del ragioniere capo Buononto le opposizioni danno battaglia sulla nuova regolamentazione rivendicando la possibilità di modifiche agli indirizzi dati in Bilancio previsionale per far fronte ad emergenze e casi imprevisti. «Una norma infelicemente scritta, di impossibile applicazione» per Marcello Iantorno, mentre per l’assessore Colombo non si tratta di un problema così importante dato che «la casistica è così limitata». In ogni modo si è trovato un accordo sulla sospensione delibera che verrà riproposta prossimamente con delle modifiche concordate.

L’ex consorzio agrario

Solo alle 23 è ripresa la discussione ed è stato approvato definitivamente il piano di recupero dell’ex Consorzio agrario proposto dalla Sagi, dopo la possibilità di osservazioni pubbliche. Come in prima battuta si è riconfermato il voto negativo delle opposizioni, «per il notevole impatto in termini volumetrici in una zona che non riteniamo di interesse residenziale» ha spiegato Lucini, quello positivo della maggioranza con al sola astensione della consigliere Simone di Forza Italia.

La Commissione biblioteca

Come ultimo atto prima di sciogliere la seduta sono poi stati eletti i rappresentanti consiliari nella Commissione della Biblioteca comunale Alessandro Rapinese, Area 2010, per le opposizioni e Etta Sosio, Fi, e Ajani per l a maggioranza. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 11 dicembre

cernezzi2Il Consiglio comunale di giovedì 11 dicembre approva il leggero ampliamento di Villa Flori e la riduzione delle fasce di rispetto cimiteriale per i cimiteri frazionali, liberando per le opposizioni nuove aree per la speculazione edilizia.

Ancora Cardina nelle preliminari del Consiglio comunale di giovedì 11 dicembre. Sia Mario Lucini, Pd, che Marco Butti, An, hanno citato l’ormai famoso cantiere che ha portato in Procura i residenti. Lucini ha presentato una risposta data dal Comune alle famiglie residenti prima ancora dell’inizio dei lavori in cui gli uffici rassicuravano sulla liceità dell’intervento, il problema però per il consigliere democratico è che la sola conformità urbanistica non è sufficiente in aree non dotate di adeguata urbanizzazione, così come nel caso di Cardina dove la strada è troppo stretta e non riesce a sopportare i camion troppo pesanti. Una situazione insostenibile tanto che i residenti «hanno ricevuto minacce dal responsabile del cantiere» ha spiegato Butti che ha chiesto poi l’inserimento della collina nel Parco della Spina Verde.

Villa Flori
Il Consiglio è così iniziato con la discussione della delibera numero 70 sull’ampliamento di Villa Flori in via per Cernobbio e Alesando Rapinese, Area 2010, rientrato da un periodo di ferie e aggiornatosi sulle ultime inchieste giornalistiche, ha esordito chiedendo «il sindaco, la moglie del sindaco, la sorella del sindaco, la cugina del sindaco, il pronipote, la zia hanno una qualche quota nell’azienda che farà i lavori?». «Faccia una richiesta scritta» ha affermato Bruni uscendo visibilmente stizzito dall’aula. «Mi sembra una domanda legittima – ha risposto il consigliere di Area 2010 – visto che il sindaco a volte si dimentica cose che possono essere imbarazzanti».
Prima di essere approvata con i voti della maggioranza e di Area 2010, la delibera ha scatenato un dibattito sulla cementificazione del lago «è un intervento di riqualificazione ma è comunque del cemento in più – ha affermato Vittorio Mottola del Pd, l’unico che ha votato contro – blocchiamoci, rischiamo di penalizzare la bellezza del nostro territorio». Al contrario per Bruno Magatti, Paco, «procedere senza il consumo di territorio è un elemento positivo».

Riduzione delle aree di rispetto cimiteriale
Il dibattito si è quindi spostato sulla riduzione delle fasce di rispetto cimiteriale, nei cimiteri frazionali, da 100 a 50 metri e su un emendamento proposto dalle opposizioni e spiegato da Lucini.
«La legge consente questa riduzione – ha precisato Lucini, in un’aula semivuota ai banchi della maggioranza – non obbliga» in sostanza la proposta delle opposizioni era quella di consentire una riduzione laddove si riteneva necessaria per eventuali ampliamenti dei cimiteri. «È una legge che nasce a causa dell’espansione delle città e per potere allargare i cimiteri – ha infatti ribadito Magatti – se questo concetto venisse capovolto sarebbe un errore di prospettive insensato e imprudente».
Dopo una breve sospensione per una consultazione e le parole dell’assessore D’Alessandro, per cui l’ipotesi era fattibile ma politicamente non condivisibile dato che «non c’è più la necessità di avere così ampie fasce» poiché «siamo a livelli di sicurezza sanitaria che fanno sì che non siano più necessarie», la maggioranza ha bocciato, con 16 voti contrari contro 15 favorevoli ed un astenuto, l’emendamento.
Questa votazione ha contrariato le opposizioni i cui rappresentanti hanno dichiarato se fosse passato l’emendamento avrebbero votato a favore della deliberazione, ma che in queste condizioni venivano a mancare le condizioni.
Per Roberto Rallo, Fi, ci sono «garanzie certe che non ci sarà un uso “inverso” del provvedimento e verrà garantito la possibilità di sviluppo di cimiteri come quello di Monte Olimpino». «Ma non ci sarà più la possibilità di garantire gli sviluppi dei cimiteri! – ha urlato Lucini – i 50 metri di area liberata non saranno più utilizzabili per le espansioni» ed ha aggiunto «non potete bocciare un emendamento per il suo esatto contrario!».
Questo ha nuovamente fatto richiedere alla maggioranza la possibilità di una consultazione. Al rientro Stefano Molinari, An, ha dichiarato che sì «i 50 metri in meno potrebbero essere edificabili, ma abbiamo la certezza che non lo saranno quando andremo a votare il Pgt».
«Un atto di fede nei confronti della Giunta – gli ha risposto Magatti – gli avete dato carta bianca, come all’assessore che avete sfiduciato».
D’Alessandro sentitosi chiamare in causa ha voluto precisare che, a norma di regolamento, non è stato sfiduciato «ma politicamente sì» ha ribadito il consigliere di Paco.
Messa ai voti al delibera è stata approvata dalla maggioranza con 18 voti a favore, 14 contrari un astenuto delle minoranze.

Il regolamento contabilità
L’assessore Colombo ha presentato poi il nuovo regolamento contabilità a cui sono state poste le prime domande di chiarimento da parte dei consiglieri fino a quando, data l’ora, la seduta è stata sospesa. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di domenica 30 novembre 2008

cernezziÈ in cominciata la discussione sull’assestamento di Bilancio nel Consiglio comunale straordinario di domenica 30 novembre. Il sindaco al centro delle preliminari per i sui rapporti con A2A rispetto alla nuova società che nascerà dalla fusione di Acsm e Agam.

Attacco al sindaco nelle preliminari del Consiglio comunale straordinario di domenica 30 novembre Luigi Bottone, Udc, ha esplicitato gli interrogativi di parte della maggioranza: «Sono meravigliato dell’atteggiamento del sindaco, che non ha mai riferito della sua carica in una partecipata di A2A». Il consigliere centrista ha poi continuato: «sarebbe sto meglio che durante la votazione della fusione Acsm – Agam il sindaco uscisse».
Anche per Marcello Iantorno, Pd, «si tratta di fatti di estrema gravità», tanto che, anche a proposito della mancata nomina dei rappresentanti del Cda di Acsm, senza le direttive d’indirizzo del Consiglio, ha preso contatti con la Consob.
Iniziata la seduta, unico gruppo assente Area 2010, l’assesore al Bilancio Colombo ha illustrato la manovra.
Aumentano le spese e gli investimenti sul territorio, e i fondi di riserva, ma per quasi 97 milioni di entrate ce ne sono 100 di uscite. I prestiti si aggirano sui 7 milioni, anche perché dal bilancio 2008 sono alla fine state scorporate le entrate della vendita dell’area ex Ticosa. Con «cauto ottimismo, è previsto il rispetto del patto di stabilità» ha affermato l’assessore. I buchi fondamentalmente sono dati da 600 mila euro di multe in meno e dalla Ticosa. Colombo ha rivendicato il rispetto di una serie di priorità, dettate dal Consiglio, sugli interventi fatti con le disponibilità finanziarie, dal wireless in biblioteca all’acquisizione dell’intero Politeama. Positiva per l’assessore anche la lotta all’evasione con un recupero di gettito Ici.
Proteste dalle minoranze per la mancata convocazione di Iantorno e Gaffuri, del Pd, e per la consegna dei materiali da studiare il giorno stesso, Supino Prc, nella Commissione che ha, anticipatamente, visto l’assestamento di Bilancio prima del Consiglio. Anche sulla validità di un procedura che vede una convocazione d’urgenza dell’assemblea nell’ultimo giorno di novembre, per una discussione che si protrarrà per altre due sedute di dicembre sono state fatte eccezioni dalle minoranze. Per il vice segretario generale Emoroso in ogni modo «l’assestamento non è un atto obbligatorio» e quindi non è così vincolante, tanto più che «non vi è giurisprudenza costante sull’argomento». Contrario il parere di Iantorno per cui ci potrebbe essere il rischio di scioglimento del Consiglio.
Dopo le domande dei consiglieri, e le prime risposte, sulla relazione dell’assessore la seduta si è sciolta per riprendere questa sera. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 17 novembre 2008

cernezzi5Approvata la fusione di Agam e Acsm. A Camnago Volta manca ancora l‘acqua. Triplicano i costi della bonifica della ex Ticosa.

 

Camnago senz’acqua
«Amministrazione scandalosa! Si diletta in azzardi finanziari mentre lascia i cittadini senz’acqua» questo il testo di uno dei cartelli mostrati dai cittadini di Camnago Volta che continuano ad essere senz’acqua e si sono presentati al Consiglio comunale del 17 novembre. «Domenica l’acqua non c’è stata praticamente per tutto il giorno – ha affermato Mario Lucini, Per Como, nelle preliminari – la mancanza d’acqua manda in blocco anche le caldaie del riscaldamento!». «Gli oneri di urbanizzazione sosno stati pagati – ha concluso il consigliere di Per Como – nel 2008 l’acqua è un diritto!».
Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto l’introduzione di un tavolo permanente sulla sicurezza per i bus, che ha già chiesto con una lettera al prefetto, alla luce dell’incidente tra Porleza e Menaggio in cui un automezzo ha perso le ruote.

Bonifica Ticosa
«Non costringeteci ad andare in Procura» ha chiesto Mario Lucini, Pd, per la bonifica dell’area ex Ticosa. Per il consigliere democratico l’amministrazione deve trasmettere copia delle indagini agli enti di controllo competenti, anche per evitare l’eventualità che avvengano blocchi del cantiere una volta avviato. Lucini ha rivelato al Consiglio che Multidevelopment ha prodotto un documento in cui stima che per i punti da bonificare individuati dal Comune le spese saranno superiori di 270 mila euro, inoltre ha in aree non considerata dal Piano di bonifica, ma di cui è già stato riscontrato l’inquinamento, per altri 2.250.000 euro. Secondo gli accordi il Comune «promettente venditore si accollerà le spese di bonifica» e la prima stima, da parte di Palazzo Cernezzi, di 1.329.000 euro triplicherebbe, sommando le spese aggiuntive proposte, per raggiungere i 3.849.000 euro.

Fusione
Iniziato il Consiglio, con all’ordine del giorno la delibera di fusione di Acsm e Agam, Marcello Iantorno, Pd, ha posto una questione pregiudiziale sulla «validità del Consiglio di amministrazione di Acsm» con la richiesta di presentare i decreti di nomina dei suoi membri, iniziando una vivace discussione con i consiglieri di Forza Italia Rallo e Lombardi. Per l’avvocato Fabiano non ci sono problemi procedurali e l’esponente del Partito democratico ha chiesto così una sospensiva della delibera che è stata bocciata dalla maggioranza.
Gli ultimi quattro emendamenti presentati dalle opposizioni, sulla nomina di un comitato esecutivo e di suoi compiti, sulla possibilità del rinnovo dei patti parasociali e sull’amministratore delegato, sono quindi stati bocciati dalla maggioranza consiliare.
Alcuni consiglieri di maggioranza sono stati colpiti dalla lettura, da parte di Luca Gaffuri, Pd, di un emendamento approvato dal Comune di Monza che vincola «all’integrale rispetto del patto parasociale», una clausola che potrebbe entrare in contrasto con i due emendamenti della maggioranza, approvati nella seduta precedente, sulla possibilità del mantenimento del vincolo del 4 per cento, oltre la fine del 2009, sulla proprietà salvo che per le due amministrazioni comunali coinvolte e la nomina di un Comitato esecutivo.
Finiti gli emendamenti si è passati agli ordini del giorno tutti bocciati.
Il primo, proposto da Donato Supino, Prc, chiedeva lo scorporo del settore acqua da Acsm per la tutela di un bene fondamentale che, per il consigliere comunista, dovrebbe essere gestito da una società pubblica a salvaguardia di operazioni affaristiche.
Il terzo, proposto da Gaffuri, prendendo spunto dai documenti presentati dai Cgil e Cisl, chiedeva la tutela occupazionale e la presentazione di un progetto industriale, l’invito ad unirsi alle altre aziende del settore della provincia di Como e un maggiore coinvolgimento dei lavoratori nella scelta degli indirizzi aziendali. Contrario il sindaco per cui «si chiede di fare qualcosa che già si farà, un’azienda quotata in borsa vive di piani aziendali»; «e dov’è allora?» ha urlato qualcuno dai banchi della minoranza.
La seduta s’è incagliata sul secondo ordine del giorno sugli indirizzi di nomina dei rappresentanti del Comune nelle partecipate per cui le minoranze hanno chiesto una votazione a scrutinio segreto data la presenza in aula del presidente di Acsm e coordinatore provinciale di Fi Pozzi. Ne è nato un acceso dibattito per Corengia, An sintomo di «una maggioranza debole se si devono impiegare tre quarti d’ora per decidere se votare con voto segreto oppure no». Sulla interpretazione del regolamento e dello statuto comunale, nonché della giurisprudenza, è nato un serrato confronto fra gli avvocati Iantorno e Fabiano, che ha affermato l’inconsistenza della richiesta. Al voto, palese, per protesta il Pd e Per Como hanno abbandonato l’aula, mentre Gaffuri ha prospettato un voto di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio Mario Pastore: «Lei da quando è stato eletto rappresenta l’intero Consiglio comunale, questa sera non è stato così e questo ci porterà a chiedere una mozione di sfiducia nei suoi confronti».
«Diventiamo azionisti di minoranza, minoritari rispetto a Monza e Milano – ha affermato nelle dichiarazioni di voto finali Dario Valli di Area 2010 – non ho capito come possa essere ritenuto vantaggioso per Como, data anche la mancanza di un paino industriale». Un voto contrario come quello di Supino che all’ilarità della maggioranza quando ha affermato la sua contrarietà alla delibera, considerata scontata, ha rivendicato: «il mio voto è libero, non so quanto lo sia il vostro!» e a proposito dell’influenza di Pozzi ha ribadito quella che ha definito come «incompatibilità morale».
Per il Gruppo misto Ghiri ha parlato di alcune perplessità ma ha dichiarato un voto favorevole «come atto di solidarietà politica per la costituzione del gruppo unico del Popolo delle libertà». A favore anche Lega, An e Fi oltre che Vincenzo Sapere del Gruppo misto di minoranza per cui la presenza pubblica è tutelata, anche perché A2A è a maggioranza di capitale pubblico. Per l’astensione Bruno Magatti di Paco, che ha definito la fusione «un’operazione aziendale che allontanerà sempre più i cittadini dall’azienda» e la speranza del ritorno ad una gestione pubblica dell’acqua dato lo scarso vantaggio economico che ha per ora il settore, e per il Pd Gaffuri.
L’incorporazione di Agam è per Luca Gaffuri «giustificabile, il soggetto che ci perde è Monza e ci guadagna molto A2A. Como ne esce bene; rafforzeremo le nostre partecipazioni», ma per il capogruppo del Pd è «il bilancio delle tre serate di dibattito che non va bene. Il sindaco ha trattato il Consiglio con fastidio, il cui ruolo è stato svilito». «Tra tre anni probabilmente l’obiettivo sarà vendere» ha concluso Gaffuri prima di lasciare l’aula.
Al voto finale la maggioranza ha approvato la fusione con i soli voti contrari di Area 2010 e Rifondazione. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di giovedì 13 novembre 2008

cernezzi3Al consiglio comunale di giovedì 13 novembre nel cuore della notte la maggioranza non riesce a garantire il numero legale. Rimandata a lunedì 17 novembre l’approvazione della fusione fra Acsm e Agam.

Nelle preliminari del Consiglio comunale del 13 novembre Vittorio Mottola, Pd, ha espresso la speranza di poter vedere iniziare prima della fine dell’anno i lavori per l’allargamento del cimitero di Monte Olimpino, Pasquale Buono, Fi, ha riproposto il problema degli odori del depuratore comasco che disturbano i vicini e che già un anno fa fecero una raccolta firme chiedendo lo spostamento della struttura, Mario Molteni, Per Como, ha ricordato che sono trascorsi ventuno giorni dalla sua denuncia della mancanza di illuminazione ai giardini a lago senza che sia successo nulla. Per ultimo Alessandro Rapinese, Area 2010, ha chiesto di implementare il sito dl Comune per il pagamento delle bollette, così com’è stampato sulle stesse.

In memoria
Appena aperta la seduta il sindaco ha ricordato la figura del vescovo emerito di Como, Alessandro Maggiolini, per lui un «gigante», un punto di riferimento in un periodo storico in cui, «a causa di un malinteso senso della modernità, molti hanno rinunciato alla testimonianza». Per il primo cittadino comasco Maggiolini «ha saputo cogliere e documentare la deriva dei tempi, regalandoci pagine al tempo stesso liriche e dure, sicuramente magistrali dal punto di vista dell’indagine filosofica e dell’ortodossia cattolica». Inoltre ha aggiunto Bruni: «La sua analisi sul rapporto con le altre confessioni religiose su cui ruota l’attualità internazionale, come sempre, è stata condotta con impareggiabile onestà intellettuale, rilevando che il vero seme dell’intolleranza si sviluppa proprio nel momento in cui si rinuncia al proprio patrimonio etico e spirituale».
Finito il discorso l’assemblea di Palazzo Cernezzi e il pubblico si sono raccolti in un minuto di silenzio.

Fusione
La seconda serata di dibattito sulla fusione Agam – Acsm è così incominciata con l’intervento di Pierangelo Gervasoni, Gruppo misto, che ha ribadito la sa perplessità sullo spostamento della sede legale da Como a Monza, e ha poi esclamato, a proposito dell’inceneritore comasco: «Diciamolo ai nostri cittadini che andiamo a bruciare i rifiuti di Monza».
«Logiche che stanno allontanando l’azienda del territorio» per Molteni, per cui «spesso dopo queste operazioni ci si trova con le tariffe aumentate». Il consigliere di Per Como ha difeso i beni primari e chiesto di «abbandonare le logiche della convenienza finanziaria e borsistica».
Luca Gaffuri, Pd, ha chiesto di sapere il nome della futura società lasciato nella delibera ancora in sospeso e difeso gli emendamenti delle opposizioni, migliorativi di una situazione che vede il pericolo, «allo scadere dei patti di sindacato, tra tre anni, della vendita completa di Acsm».
«Noi siamo qui a discutere – ha affermato animatamente Bruno Magatti di Paco – ciò che i Consigli di amministrazione di Acsm e Agam hanno già deliberato!». Per il consigliere della rondine la capacità del Consiglio comunale di dettare un indirizzo alle proprie partecipate è ormai una battaglia persa e «queste società, nate da investimenti pubblici, stanno andando gradatamente verso la totale privatizzazione».
Magatti si è quindi scagliato contro un sistema di designazioni politiche che «fa impallidire il socialismo reale dell’Unione sovietica», riferendosi a Giorgio Pozzi, presidente di Acsm, designato a tale incarico dal sindaco di Como, nonché commissario provinciale di Forza Italia e quindi “superiore” politico del primo cittadino comasco.
Un’affermazione che ha avuto una pronta risposta dal coordinatore cittadino del partito, Stefano Rudilosso, per cui «nessuno ha fatto pressioni sui consiglieri comunali di Forza Italia che sono convinti della necessità di questa operazione ben studiata».
Nella replica il sindaco ha ribadito che «gli allegati della delibera non sono modificabili, perché vengono votati così come sono anche dal Consiglio comunale di Monza». L’unica possibilità di modifica è alla delibera in cui possono essere espressi degli indirizzi. Il primo cittadino si è espresso contro la possibilità dell’introduzione di un diritto di prelazione proposto dalle minoranze all’interno del patto sociale che a suo parere garantisce già così come formulato il ruolo dei capoluoghi del Lario e della Brianza e ha chiarito che non ci sono problemi di conflitto di interessi per il suo ruolo e quello di Pozzi.
Qualche sfilacciamento nella maggioranza, una parte della quale avrebbe forse potuto essere favorevole a qualche emendamento presentato dalle opposizioni, ha richiesto una sospensione. Tornata in aula ricompattata ha però iniziato a subire alcune defezioni, con diversi consiglieri che hanno lentamente abbandonato la seduta.
Data l’ora e l’elevato numero di emendamenti, dodici, e ordini del giorno, tre, il Consiglio ha deciso di proseguire la seduta ad oltranza anche perché l’impegno del sindaco con il Comune di Monza, in assemblea contemporaneamente a quello di Como, era di raggiungere il risultato della fusione entro la fine della serata.
Sono stati accolti i primi due emendamenti presentati dalla maggioranza. Il numero uno presentato da Alleanza nazionale e sub-emendato dall’opposizione, con il solo parere negativo di Donato Supino, Prc, impegna il Cda della nuova società a creare un Comitato esecutivo a cui saranno demandate alcune decisioni di sua competenza. Il secondo impegna il sindaco a sondare le parti per vedere la loro disponibilità di togliere i limiti temporali per il blocco al 4 per cento per l’acquisto di azioni per i soggetti che non siano i due Comuni interessati nella fusione. In caso contrario il sindaco avrà il mandato per riproporre la questione a fusione avvenuta cercando di modificare lo statuto.
Bocciati sette degli altri emendamenti proposti dalle minoranze, mentre il numero dei consiglieri della maggioranza e della minoranza con l’avanzare della notte ha cominciato lentamente a scemare.
Un accalorato Marcello Iantorno ha accusato i consiglieri di maggioranza di avere poco rispetto di se stessi e di ratificare senza autonomia di giudizio scelte prese da altri.
«Perderemo il controllo di Acsm, allo scadere dei patti parasociali, senza guadagnarci nulla – ha dichiarato Rapinese abbandonando l’aula per protesta – forse era meglio fare come Varese, che ha venduto, e ha portato a casa un po’ di soldi, mentre i comaschi non incasseranno un centesimo».
Dopo che le minoranze hanno garantito la votazione, e la bocciatura, di quattro dei loro emendamenti hanno abbandonato l’aula facendo mancare il numero legale alla seduta. La maggioranza si è ritrovata con solo 19 consiglieri più il sindaco e alla una e mezza di notte la seduta è stata dichiarata deserta. Facce nere e tirate fra i rappresentanti della maggioranza e dei forzisti in particolare che hanno subito fatto capannello attorno al commissario Pozzi, mentre alcuni inveivano sommessamente contro i collegi che hanno abbandonato l’aula facendo rimandare l’operazione di fusione. La discussione riprenderà lunedì prossimo senza più bisogno di un numero legale qualificato. [Michele Donegana, eco informazioni]

Il consiglio comunale di Como di lunedì 10 novembre 2008

cernezzi2Fusione Acsm e Agm – A2A. D’Alessando imita Berlusconi e da del coglione a chi si oppone.

Sicurezza a Monte Olimpino al centro delle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 10 novembre. Marco Butti, An, ha segnalato «un tentativo di violenza nei pressi del bar Eden nei confronti di una donna quarantenne da parte di due giovani» venerdì 7 novembre alle 22 e chiesto quindi maggiore sicurezza, invitando il sindaco a farsi promotore di un’iniziativa nei confronti del Comitato provinciale per la sicurezza. Anche Mario Molteni, Per Como, ha citato episodi di vandalismo vicino alla chiesa di San Zenone di Monte Olimpino: «Alcuni giovani bivaccano sul sagrato, sporcando, nel giorni di Ognissanti hanno spaccato bottiglie gettandole contro la facciata della chiesa, e il 7 sera hanno distrutto la bacheca informativa della parrocchia».
Donato Supino, Prc, ha parlato delle dichiarazioni dei redditi dei consiglieri comunali: «Posso anche capire chi si è dimenticato di presentarle, ma non» – ha aggiunto – «quelli che si credono al disopra della legge, come l’assessore D’Alessandro che sulla stampa locale ha detto di rivolgersi all’Agenzia delle entrate». Quanto meno icastica la risposta dell’interessato che ha dato del coglione al consigliere dell’opposizione.
Luigi Bottone, Udc, ha ribadito la sua segnalazione dell’inquinamento a Villa Olmo, dopo gli ultimi versamenti di gasolio.
Vittorio Mottola, Pd, a seguito di un incontro fra cittadini e rappresentanti dell’amministrazione, ha chiesto certezze sul finanziamento delle ristrutturazione della palestra di Ponte Chiasso.
Emanuele Lionetti, Lega, ha chiesto «la pulizia della tomba di Alfredo Gaffuri, il mecenate che ha donato ala città il teatro Politeama».
Vincenzo Sapere, Gruppo misto, ha preso le difese degli otto inquilini morosi delle case popolari comunali che sono stati sfrattati dall’amministrazione. Pronta la reazione dell’assessore Cenetiempo: «Si tratta di un provvedimento nato dopo che negli ultimi anni, dopo ripetute comunicazioni, non si sono mai degnati di telefonare o presentarsi in Comune per concordare un piano di rientro, così come è avvenuto per altri. Noi non vogliamo buttare fuori di casa nessuno».
Dopo un applauso unanime per la nomina del consigliere Enrico Gelpi, Fi, già presidente dell’Automobile Club d’Italia, nel Consiglio mondiale dello sport automobilistico, massimo organo istituzionale dello sport su quattro ruote in seno alla Federazione internazionale dell’automobile, è cominciato l’assemblea sulla decisione di fusione fra Acsm e Agam, azienda simile di Monza.
Acsm – Agam: Lo stato delle cose.
Attualmente Acsm è per il 40,5% del Comune di Como, per il 20% di A2A (azienda nata dalla fusione di Aem e Amsa di Milano e di Asm di Brescia, che controlla al 100% la Bas di Bergamo, la più grande multiutility italiana), per il 3,2% di Edison (controllata per il 61,3% da Transalpina di energia, a sua volta controllata da Delmi per il 50%, di cui A2A detiene con il 51%), la quota restante è sul mercato.
Agam si divide fra un 75,01% del Comune di Monza, un 24,99% di A2A, il resto sul mercato.
Alla fusione delle due aziende, Agam scomparirà venendo inglobata in Acsm, con un rapporto di cambio delle azioni da un minimo di 0,62 ad un massimo di 0,66 con quelle di Acsm, la proprietà verrà ripartita per il 29,1% al Comune di Monza, 24,8% a Como, 21,9% a A2A, 1,9% a Edison e 22,2% al mercato.
A2A è per il 27,5% del Comune di Milano e per una quota identica del Comune di Brescia; ha messo sul mercato il 35,1% e, come dichiarato dal sindaco di Como, è «100 volte più grande di Acsm e Agam messe assieme».
Per garantire una forma di controllo da parte dei due Comuni interessati per i primi tre anni varrà un patto parasociale che impone a Monza di non scendere sotto il livello azionario di Como e a A2A di non superare quello comasco.
Fino al 31 dicembre 2009 poi ad altri soggetti, che non siano il Comune di Como e di Monza, non sarà permesso di possedere più del 4%.
Nel Consiglio di amministrazione della nuova azienda il Comune di Como avrà 3 rappresentanti, così come Monza, contro i 2 di A2A e 2 della minoranza. L’azienda milanese avrà l’amministratore delegato, che proporaà al consiglio i piani industriali, mentre i Comuni a nord del capoluogo lombardo si spartiranno la presidenza e la vicepresidenza a rotazione con, nei primi due anni, Como nel ruolo di vice.
Per la segreteria Cgil, Filcem – Cgil, Fp – Cgil per Acsm «la scelta effettuata due anni fa, di scendere al di sotto del 50% di proprietà pubblica, risulta oggi, anche alla luce di questa ulteriore trasformazione, inadeguata». Un passaggio definito dai firmatari come una «mera strategia prevalentemente finanziaria» senza «adeguate ricadute positive per i cittadini utenti». Segreteria Cisl, Femca – Cisl e Rsu Cisl Acsm hanno ribadito in un loro documento «la necessità di avere un progetto per l’aggregazione, attorno ad Acsm, di tutte le piccole aziende municipalizzate nel nostro territorio». La centrale sindacale di via Brambilla ritiene in ogni modo «positivo e da sostenere il progetto di fusione ed aggregazione».
D’accordo i due sindacati sulla difesa dell’occupazione, la richiesta della presentazione di un piano industriale e il mantenimento dei presidi e delle sedi operative.

Il sindaco di Como Bruni ha giustificato la fusione per «la situazione del mercato, con le norme sulla crescente liberalizzazione» che richiederebbero «grandi investimenti in una situazione di crescente difficoltà». Per il primo cittadino comasco Acsm è «un’azienda piccola, brillante in molti settori, con alcune perdite nel settore dell’acqua, ma con utili interessanti». Per Bruni il mercato renderà sempre più difficile la vita alle piccole aziende che rischiano di venire mangiate dalle grosse compagnie e la fusione fra le due società servirà a rafforzare Acsm con «una operazione a carattere industriale non finanziaria», un tentativo che, ha aggiunto il sindaco, era stato tentato con Bas di Bergamo, ma che, abortito, si è risolto con l’incorporazione della ditta bergamasca nella bresciana Asm. Un’altra via è stata scelta da Varese che ha venduto il 90% delle proprie azioni ad A2A. In conclusione il sindaco ha esplicitato tre possibilità per la ex municipalizzata comasca: rimanere fermi e perdere competitività, vendere o unirsi con un’altra realtà per non scomparire.
Per il primo cittadino comasco, dopo la fusione e la garanzia delle prerogative comasche con i patti parasociali, ognuno sarà libero di fare le proprie scelte, avendo in ogni modo i due Comuni il controllo del 49% della società.
Molte critiche sono piovute sulla gestione della questione da parte della amministrazione. Prima fra tutte quella sulla documentazione, necessaria a poter valutare l’argomento trattato. La relazione della società di revisione è stata consegnata solo nel pomeriggio della seduta e le altre carte sono arrivate nel corso della settimana precedente in ondate successive. Tutto per arrivare ad un paio di sedute che si tengono in contemporanea nel capoluogo della Brianza e ottenere un’approvazione entro giovedì prossimo.
«Il Consiglio comunale deve ratificare la volontà di qualcun altro?» si è chiesto Alessandro Rapinese, Area 2010, che ha ricordato come l’assemblea di Palazzo Cernezzi «stia valutando, la fusione non è imposta», e si è lamentato del poco tempo per lo studio degli incartamenti.
«Oggi Acsm è una società piccola gestita da noi consiglieri, sana, che produce utili, con alcuni punti di debolezza identificati» ha aggiunto il consigliere di Area 2010, che ha espresso la paura, allo scadere dei patti parasociali, di perdere il controllo della società, anche perché dopo tre anni «A2A e Monza avranno il 51% della proprietà». In una situazione in cui «noi siamo quotati in borsa e abbiamo un inceneritore» caratteristiche che Monza non ha.
Per Supino, che con Rapinese è stato l’unico a votare contro la proposta nelle Commissioni prima di andare in aula, si tratta di una «scelta avventata per i suoi aspetti sociali», e ha portato l’esempio di Asf in cui la nomina dell’amministratore delegato lasciata al privato ha portato a politiche contrarie a quando la gestione era pubblica. «Non si prevede un piano industriale» ha aggiunto il consigliere comunista che ha anche rivendicato il ruolo centrale dell’acqua come bene pubblico primario.
«Perché la sede amministrativa sarà a Monza?» si è chiesto Emanuele Lionetti, Lega, che comunque ha espresso fiducia nell’operato del sindaco.
Marco Butti ha parlato di «perplessità sulla governance» chiedendo «di evitare l’annullamento della soglia del 4%» per mantenere al Comune un ruolo nelle strategie del futuro dell’azienda.
«In Commissione abbiamo chiesto di vedere il piano industriale e ci è stato risposto che non c’è – ha denunciato Marcello Iantorno, Pd, che ha chiesto – una serie di modifiche agli accordi che sono negativi per Como». Il consigliere democratico ha poi attaccato, presente in aula Pozzi, presidente Acsm, «la palese incompatibilità sul piano etico – politico della presenza di vertici di partito ai vari livelli provinciale, regionale e nazionale nelle partecipate».
La discussione riprenderà giovedì 13 novembre. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di como di martedì 4 novembre

cernezziCamnago Volta senz’acqua, giardini a lago al buio. Le opposizioni garantiscono nuovamente il numero legale al Consiglio di martedì 4 novembre. Rimandate le votazioni su zonizzazione acustica e tangenziale di Como.

Residenti di Camnago Volta senz’acqua al Consiglio comunale di martedì 4 novembre per protestare contro una situazione che si protrae «da circa due anni» per un approvvigionamento che «è andato via via scemando fino a raggiungere nel corso dell’ultimo anno livelli del tutto insufficienti», come si legge nella lettera indirizzata al sindaco di Como, alla presidente della Circoscrizione 4, al prefetto e alla direzione Acsm. Una situazione che ha costretto i residenti delle vie Zampiero, Aquileia, Maestri Campionesi «a fare scorta di acqua (quando c’è) in bottiglioni e taniche per soddisfare il minimo fabbisogno giornaliero».
Gli abitanti di Camnago Volta Superiore si sono presentati con sacche di plastica di acqua per le emergenze distribuiti da Acsm e il loro problema è stato portato a conoscenza del Consiglio tramite Mario Molteni, Per Como, che nelle preliminari ha ricordato come la mancanza «sia soprattutto nelle fasce mattutine e serali quando tutti usano l’acqua» per una quarantina di famiglia con anche situazioni di criticità per le fasce più deboli.
Il capogruppo di Per Como ha anche inscenato una protesta per la mancata sistemazione dell’illuminazione ai giardini a lago presentandosi con un cartello con scritto i giorni, dodici, da quando ha fatto la prima segnalazione a Palazzo Cernezzi.
Luigi Bottone, Udc, ha invece attaccato il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Benedetto Scaglione per le dichiarazioni, che lo hanno lasciato stupefatto, sulle droghe leggere.
«È indispensabile che si usino le procedure corrette» ha dichiarato Mario Lucini, Pd, per il piano di recupero dell’area ex Danzas, vicino alla stazione di Como San Giovanni, pur non dichiarandosi contrario alla riqualificazione dell’area, il consigliere ha affermato che «non si tratta di un ampliamento di attività» e essendoci la possibilità di costruire alberghi anche in altre zone del territorio comunale non si dovrebbe passare attraverso lo Sportello unico per le attività produttive, una procedura semplificata che porta solo ad una ratifica in Consiglio e non a una discussione sugli sviluppi edilizi della città.
Dopo uno screzio tra Donato Supino, Prc, e l’assessore Peverelli a proposito di dichiarazioni fatte dal sindaco a Esansione Tv è iniziata la seduta consiliare.
L’assessore Veronelli ha spiegato il progetto Como in tempo 2, finanziato da Regione Lombardia, che si pone come obiettivo una migliore accessibilità degli uffici pubblici, con anche il potenziamento dei Mercoledì del cittadino, l’apertura ad orario continuato degli uffici pubblici in città, per un piano territoriale degli orari, soprattutto per le scuole, per cui sono in corso contatti con Asf per l’introduzione di scuolabus. I previsione l’implementazione di strumenti informatici per la creazione di un calendario degli appuntamenti che possa essere d’aiuto per un migliore programmazione degli sessi e di attività di supporto.
Una relazione che non ha entusiasmato i consiglieri tanto che i pochi presenti in aula per lo più discutevano dei fatti propri, una situazione che ha fatto chiedere da Lucini la verifica del numero legale. Uscite le opposizioni questo è venuto a mancare e dopo i quindici minuti a regolamento si è andati alla seconda conta. Qui le minoranze, in 9 su 26 presenti, hanno permesso la continuazione della seduta rientrando in aula.
Il nuovo piano di zonizzazione acustica è stato così presentato da Elena Lolli della Oikos, la ditta che ha vinto l’appalto per le rilevazioni, che ha anche spiegato la genesi della legislazione nell’ambito acustico. Per l’esperta Como non affronta «una situazione drammatica» anche se sulle arterie principali i parametri vengono sempre superati, infatti l’unico problema acustico segnalato dai cittadini è quello del traffico automobilistico.
Approvato il Piano potranno partire i piani di risanamento delle zone che più soffrono dell’inquinamento acustico. Sulla zonizzazione qualche perplessità è stata sollevata dalle minoranze per alcune aree ed è stato chiesto qualche chiarimento. Anche Gianpiero Ajani, Lega, ha espresso la paura «di avere documenti zoppi che non si possono applicare».
Sul piano sono stati proposti due ordini del giorni e otto emendamenti e, in attesa dei pareri dei tecnici, il voto finale è stato rimandato a giovedì 6 novembre.
Nell’ultima parte del Consiglio si è discusso del peduncolo via Tentorio – via Canturina della tangenziale di Como. Il Consiglio avrebbe dovuto approvare il progetto preliminare approvato dal Cipe nel 2007, ma sono intervenute le indiscrezioni raccolte da alcuni residenti che hanno espresso il timore di ritrovarsi la strada sotto le finestre di casa.
Le voci di un cambiamento di tracciato per il progetto definitivo hanno fatto esprimere a Lucini la propria perplessità e contrarietà dato che tali notizie non sono state date ai consiglieri e per questo è stato presentato un emendamento che chiede al Consiglio di ritenere vincolante il progetto preliminare e quindi di non avvicinare il tracciato alle case nella stesura definitiva. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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