Giacomo Licata

Cgil/ Da Tarpini a Licata

elezionelicataL’assemblea generale della Cgil di Como ha eletto Giacomo Licata  nuovo segretario provinciale della Cgil di Como. Prende il posto di Alessandro Tarpini, segretario dal 2009, ora responsabile nazionale dei frontalieri e della regione Alpina. Leggi nel seguito il comunicato della Cgil. (altro…)

Licata e Maietta/ Perché la scuola di Renzi non è buona ed è ideologica

flcAbbiamo chiesto a Giacomo Licata e Rosaria Maietta, rispettivamente segretario uscente e nuova segretaria della Flc della Cgil di Como, di riassume le motivazioni, nel merito delle questioni riguardanti la scuola, che rendono inaccettabile l’attuale proposta del governo già approvata alla Camera e ora al vaglio del Senato.

«Non ci appassionano le battaglie ideologiche. Non ci interessano le dietrologie. Troviamo sbagliato utilizzare strumentalmente la discussione accesa sulla scuola per dichiarare guerra al governo. Il dibattito nazionale sulla scuola merita rispetto, merita l’attenzione e la partecipazione di tutti gli attori coinvolti e l’auspicio è che lo scontro duro tra le lavoratrici e i lavoratori della conoscenza, l’atteggiamento rigido e autoritario del governo, generi comunque una stagione di interesse pubblico per il tema centrale dell’istruzione e della formazione pubblica.

Perdonerete questo preambolo, lo riteniamo necessario perché vorremmo che le riflessioni e le contestazioni al disegno di legge venissero considerate nel merito, senza che vi siano affibbiate valutazioni generate dalla polemica politica.

Il Ddl  non ci convince per ragioni che si vogliono qui sinteticamente analizzare.

Autonomia, Valutazione, Merito. Questi tre concetti vengono utilizzati dalla propaganda filo-governativa per costruire la narrazione attorno al DdL “La buona scuola”. E come si fa a contestare questi tre assi strategici! Potremmo ritrovarci d’accordo nell’individuazione dei tre obiettivi da raggiungere, tuttavia le ragioni della nostra contestazione si affermano sulle modalità con cui questi obiettivi si vogliono perseguire.

L’autonomia scolastica è affrontata nell’art. 2 del DDL e, grazie al lavoro delle commissioni e alle proposte portate dalle organizzazioni sindacali durante le audizioni parlamentari, si è riusciti, in questo unico caso, a migliorare sensibilmente la proposta del governo che ha scambiato l’autonomia scolastica con l’autonomia decisionale del Dirigente scolastico.

Bene l’articolazione in merito all’introduzione dell’organico dell’autonomia funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle istituzioni scolastiche come emergenti dal piano triennale dell’offerta formativa. Tuttavia, riteniamo si debba sviluppare e sostenere (cosa non fatta in questi ultimi 15 anni) l’impianto previsto dal Regolamento dell’autonomia (DPR 275/99), ovvero che:

– il Consiglio (con la presenza di tutte le componenti) detta gli indirizzi;

–  il Collegio elabora il Pof per gli aspetti didattici e tecnico professionali;

–  il dirigente scolastico partecipa a entrambi gli organismi e può orientare/influenzare le decisioni;

–  il Consiglio di istituto “adotta” il Pof valutando solo lo scostamento fra indirizzi dettati e Pof elaborato, ma non intervenendo sulle scelte didattiche.

Invece con l’attuale formulazione dell’art. 3 del DdL si declassa la didattica che viene subordinata all’organizzazione, perché le scelte del Collegio Docenti vengono subordinate sia al dirigente scolastico che al Consiglio di Istituto (anche in materia didattica, che è il cuore dell’autonomia).

Sul piano organizzativo, lo spostamento del baricentro sul Consiglio d’Istituto, lungi dal rinforzare la partecipazione della componente genitoriale e docente, in realtà lascia le cose come stanno: per dare voce a genitori e studenti occorre rendere possibile la formazione di organismi che abbiano la facoltà di esprimere pareri obbligatori e vincolanti sul percorso di costruzione del Pof.

Per quanto riguarda i temi della Valutazione e del Merito occorre realizzare un’operazione verità. Il testo del DDL, affronta le due questioni esclusivamente negli articoli 9 e 13. Quello che colpisce è che, dopo decenni di dibattito sulla costruzione di un sistema di valorizzazione professionale e premialità si decide di liquidare questi due importanti temi delegando alla figura del dirigente scolastico ogni scelta. Vengono assegnati al DS nuovi poteri che sostanzialmente gli consentirebbero di scegliere i docenti funzionali all’organico dell’autonomia e di distribuire risorse economiche a un numero residuo di personale (200 milioni di euro da suddividere per le 10 mila istituzioni scolastiche del territorio nazionale).

Siamo di fronte a conseguenze che rischiano di compromettere tutele e diritti fondamentali. Per portare avanti l’offerta formativa della singola istituzione scolastica si vuole affermare il principio che ogni scuola, a dire il vero ogni preside, debba poter scegliere il docente (più capace? più Idoneo? più Adeguato? più asservito).

“Basta graduatorie e punteggi” affermano alcuni renziani straripanti di boria e tracotanza! Ora, il principio sarebbe anche affascinante. Tuttavia occorre necessariamente costruire levelli di intermediazione che prevedano la salvaguardia di diritti fondamentali (ad esempio la legge 104 finalizzata all’assistenza al disabile). O forse si vuole rendere la scuola pubblica un luogo neutro e impermeabile a diritti previsti da norme superiori ed estesi a tutti i lavoratori? Ci preoccupa l’approccio semplicistico, per certi aspetti ideologico, con cui il testo del disegno di legge affronta il tema della mobilità professionale.

E, ovviamente, non possiamo non stigmatizzare la totale assenza di previsione di una fase negoziale relativamente alla mobilità. Oggi il tema della mobilità è squisitamente contrattuale. Si vuole renderlo discrezionale e gestito unilateralmente dall’amministrazione per il tramite del dirigente scolastico.

Per non parlare della cosiddetta premialità. Ancora in questa occasione, con l’articolo 13 (Valorizzazione del merito del personale docente) si delega al preside la facoltà di decidere a chi distribuire il premio ,che consisterebbe comunque in una cifra non superiore alle 20 mila euro per istituzione scolastiche e che al netto delle tasse significherebbero poco più di 10 mila euro.

Anche in questo caso l’approccio è stato ideologico e demagogico. “Mai più fannulloni e assenteisti” oppure “Premi ai più meritevoli” affermano, grondanti di orgoglio, gli esperti governativi. Peccato che lo scenario che si prospetta preveda pochi soldi per pochi eletti e il fannullone prenderà lo stesso stipendio del 95% del personale che non avrà accesso al premio individuale.

La libertà d’insegnamento ed il lavoro docente ne saranno pesantemente condizionati. n questo modo è destinata a deperire la dimensione cooperativa, collegiale e non competitiva del lavoro docente, che è la forza della nostra scuola.

Il Ddl mortifica l’autonomia professionale dei docenti perché la valorizzazione viene ridotta ad un premio erogato da un dirigente che diventa autorità salariale (caso unico nel lavoro pubblico e anche nel privato). Il salario è materia contrattuale e non deve essere trattata in un Ddl. Non è sufficiente e probabilmente rischia di avere conseguenze peggiorative proporre un Comitato di valutazione con genitori e studenti.

Le materie attinenti al rapporto di lavoro (salario, formazione, orario, premialità) debbono essere trattate in sede negoziale. Questa richiesta è stata avanzata a gran voce dai lavoratori e non è stata accolta.

In merito alle stabilizzazioni dei precari, giudichiamo insufficiente e inadeguato il piano assunzioni previsto dal governo perché non fornisce risposte a tutti i precari aventi titolo (quindi iscritti Gae, abilitati Pas, Tfa della seconda fascia, idonei del concorso, laureati in scienze della formazione primaria): coloro che in questi anni hanno garantito il funzionamento delle scuole, hanno conseguito costosi titoli di abilitazione tramite percorsi istituiti dallo stesso Miur e hanno più di 36 mesi di servizio. Devono essere stabilizzati a tempo indeterminato prima di bandire un nuovo concorso. Su questo serve un decreto legge urgente.

Vogliamo un confronto e un dialogo vero, crediamo che molte delle materie trattate dal Ddl vadano ricondotte dentro la loro cornice naturale, il Contratto nazionale. Le nostre proteste non sono un rigurgito conservatore, denotano invece la nostra voglia di partecipazione e codeterminazione alla ricostruzione della Scuola pubblica». [Giacomo Licata e Rosaria Maietta, Cgil Como]

Legge sugli appalti: al via anche a Como la raccolta firme

1035196-bandiere_20cgilGaranzia dei trattamenti dei lavoratori impiegati negli appalti privati e pubblici; contrasto alle pratiche di concorrenza sleale tra le imprese; tutela dell’occupazione nei cambi di appalto. Sono in estrema sintesi i punti che qualificano la proposta di legge di iniziativa popolare sul tema appalti, promossa dalla Cgil

La Camera del Lavoro di Como ha presentato le iniziative sul territorio e nei luoghi di lavoro. Si terranno dei banchetti il 12 marzo al Valduce, il 16 al S. Anna, il 19 all’Artsana a Grandate e Casinò di Campione, il 20 alla Cosmint di Olgiate Comasco. In quelle occasioni, oltre che nelle sedi, si potrà firmare.
I settori in cui si annida il malaffare sono soprattutto tre: trasporti, servizi e edilizia.
«Le gare d’appalto – spiega il segretario provinciale Alessandro Tarpini – spesso non rispettano la legge. Aggiungiamoci anche le cooperative pirata, spesso capitanate da personaggi con guai giudiziari alle spalle e, in molti casi, dopo aver vinto la gara non pagano i contributi e scaricano il fallimento sulla collettività attraverso il fondo di garanzia dell’ Inps. In particolare, quando parliamo di servizi alla persona, appaltati soprattutto dalle pubbliche amministrazioni, ci riferiamo a situazioni in cui si va oltre la dignità delle persone – commenta il segretario provinciale della Cgil, Alessandro Tarpini – bisogna intervenire sui meccanismi che hanno creato la situazione in cui ci troviamo».
«Nel lavoro appaltato sono coinvolti tra i 10 e i 13 mila lavoratori – aggiunge il componente della segreteria della Camera del Lavoro Giacomo Licata – numeri importanti, che necessitano di regolarizzazione. È necessario introdurre tutele uniformi su tutte le tipologie di appalto nei diversi luoghi di lavoro, oltre ad avere norme di lavoro».
«Per capire le condizioni economiche è sufficiente pensare al caso S. Anna – commenta Ivan Garganigo, segretario provinciale FilcamsCgil – lavoratori percepiscono tra i seicento e gli ottocento euro. Si chiede all’Italia di riconoscere ciò che sta facendo l’Unione in tema di appalti».

«Dove è presente il sindacato – rincara la dose Marco Fontana, segretario provinciale Filt – i cambi di appalto sono controllati. È il caso dei Corrieri come ad esempio Bartolini. Gli assunti dovrebbero essere al terzo livello di stipendio ma sono invece al sesto».

 

Video/ Pessima la scuola di Renzi, devastata dall’ideologia liberista e anticostituzionale

buonascuola21novUn’occasione importante per analizzare con profondità e competenza e dialogare senza pregiudizi e accondiscendenze alla propaganda governativa sulle trasformazioni della scuola volute da Renzi quella offerta da Sel con l’incontro Legge di iniziativa popolare La buona scuola venerdì 21 novembre alla ex Circoscrizione 6 di Como. L’iniziativa ha raccolto una ventina di addetti ai lavori (in massima parte insegnanti) che hanno esaminato le molte criticità della proposta renziana che è stata giudicata assai negativamente da tutti gli interventi. Per Alessia Petraglia (senatrice Sel, 7° commissione Istruzione e Beni culturali), Giacomo Licata (segretario provinciale Cgil Flc), Salvatore Anzaldi (segretario provinciale Cub scuola), Anna Toffoletti dirigente scolastica Istituto comprensivo di Galbiate e  Marco Lorenzini (coordinatore provinciale Sel) relatrici e relatori dell’incontro e per Gianfranco Giudice, Luigi Tavecchio, Gianluigi Fammartino e Celeste Grossi che hanno animato il dibattito non solo la proposta che la maggioranza di governo vuole imporre dopo una consultazione truccata alla scuola è in grado di devastare il settore della formazione pubblica,  ma in essa sono contenuti pericolosi elementi anticostituzionali che costituiscono un grave pericolo per la democrazia italiana. Una speranza nasce dalla sostanziale inapplicabilità di alcune parti, evidentemente scritte con esclusivo intento propagandistico, che risulteranno non trasferibili in provvedimenti di legge. Presto on line su canale di ecoinformazioni i video degli interventi.

Presto on line tutti gli altri video

21 novembre/ La buona scuola di iniziativa popolare

buonascuolaVenerdì 21 novembre alle 17.45 nell’ex Circoscrizione 6 in via Grandi 21 a Como si svolgerà l’incontro Legge di iniziativa popolare La buona scuola. Il titolo è lo stesso della proposta di Renzi ma la legge proposta da Sel è pensata per realizzare  una  «scuola di tutti per tutti, è la scuola della Costituzione, è la scuola che alla competizione preferisce la cooperazione, è la scuola che stimola le intelligenze, il pensiero critico e le diverse forme del sapere, senza lasciare nessuno per strada…. È la buona scuola». Interverranno: Alessia Petraglia (senatrice Sel, 7° commissione Istruzione e Beni culturali), Giacomo Licata (segretario provinciale Cgil Flc), Salvatore Anzaldi (segretario provinciale Cub scuola), Anna Toffoletti (dirigente scolastica Istituto comprensivo di Galbiate), Marco Lorenzini (coordinatore provinciale Sel).

 

Stop all’austerità: quattro sì contro il fiscal compact

LOGO STOP AUSTERITA'_4Anche a Como è cominciata la raccolta delle firme per la presentazione dei quattro referendum con cui s’intende modificare alcune parti della legge 243, quella che dà attuazione al principio di equilibrio del bilancio pubblico, introdotto nella Costituzione. Leggi i quattro quesiti referendari, il comitato promotore e quello sostenitore

In Europa, le politiche di austerità non hanno raggiunto l’obiettivo prefissato. Lo dicono i dati: negli ultimi sette anni, i disoccupati nella zona euro sono cresciuti da undici a diciannove milioni e l’obiettivo di portare nel 2015 il disavanzo deficit/Pil sotto il tetto del 3% pare compromesso.  In Italia, i giovani senza lavoro sono il 43%, quasi tre milioni d’imprese hanno chiuso e il valore della ricchezza nazionale si è ridotto. Per questa ragione economisti, giuristi, sindacati e associazioni di diversa estrazione politica (da Mario Baldassarri, sotto segretario nel governo Berlusconi a Cesare Salvi, politico ex Ds) hanno deciso di raccogliere le firme per presentare quattro referendum con l’obiettivo di modificare la legge 243, quella che ha recepito il fiscal compact.
La dead line è fissata per il 30 settembre: entro quella data bisogna raggiungere quota cinquecentomila. A Como, al momento, è possibile firmare nelle prime due settimane di settembre nelle sedi Cgil di Como e Cantù; ogni sabato, in Largo Miglio, dalle 10 alle 14 oppure dal 4 al 7 settembre a Bulgarograsso, dalle 20.30 alle 22.30 in occasione della festa provinciale dell’ Arci. Altri appuntamenti saranno comunicati nei prossimi giorni dal comitato stop austerità.
«Vogliamo mettere in discussione – spiega Marco Lorenzini, coordinatore provinciale di Sel – il concetto di austerità ottusa, fatta di tagli allo stato sociale e di assenza d’investimenti per il futuro delle imprese e dei giovani».  In tutta Europa, solo l’Italia ha inserito il pareggio di bilancio in Costituzione: «I quesiti vanno a modificare alcune parti della legge così da rendere meno dura l’applicazione dell’equilibrio di bilancio – continua Lorenzini -. Per non sforare, L’Europa non può imporre il taglio alle spese sociali per la scuola e la sanità, né la privatizzazione dei beni comuni.  Bisogna investire per rilanciare l’economia, ricorrendo pure al debito se necessario».
La campagna mette al centro delle critiche le politiche europee e non ha alcuna connotazione anti governativa. «Un italiano su dieci è in condizione di povertà assoluta – sottolinea Celeste Grossi,  dell’Assemblea nazionale di Sel, – la Caritas parla di un flagello assoluto e per la Cgil la crisi è una catastrofe umanitaria. I referendum hanno lo scopo di permettere al popolo sovrano di riprendersi l’idea di un nuovo sviluppo che abbia al centro la crescita». «Aderiamo alla raccolta sia a livello nazionale che locale – dice Jlenia Luraschi, direttivo provinciale Arci – e durante la festa d’inizio settembre sarà possibile firmare».
La Cgil fa parte del comitato sostenitore: «Le politiche di austerità non sono più tollerabili – spiega Giacomo Licata, componente della segreteria provinciale della Cgil -. Non siamo anti europeisti:  crediamo fortemente in un’Europa che investe sul lavoro. Malgrado il poco tempo disponibile, impegneremo le energie delle nostre categorie nella raccolta firme».
Il patto di stabilità sta stritolando le amministrazioni comunali che, spesso, anche se virtuose, non possono spendere soldi. «La situazione è paradossale – commenta Luigino Nessi, consigliere comunale di Paco-Sel – e il sistema va cambiato. A Como, ad esempio, il fiscal compact ci impedisce d’incidere come vorremmo sul benessere dei cittadini».  Incrementa la dose Guido Rovi, consigliere comunale del Pd: «Un conto è tagliare gli sprechi, un altro è bloccare gli investimenti. Va risolta questa contraddizione».
La campagna a Como è appoggiata da un vasto numero di realtà e associazioni, tra le quali l’Arci e  il Circolo comasco della Decrescita felice: «Questi temi fanno parte della nostra battaglia per una concezione economica diversa – spiega Giorgio Fontana – non possiamo però fermarci qua, il discorso dovrà essere portato avanti oltre il 30 settembre». [aq, ecoinformazioni]

Eletta la nuova segreteria della Cgil Como

cgilA conclusione del percorso congressuale, il direttivo della Cgil comasca ha eletto la nuova segreteria provinciale.
I componenti sono Alessandro Tarpini (segretario generale della Camera del Lavoro di Como), Roberta Sfardini, Lucia Cassina, Giacomo Licata, Francesco Di Salvo.

Giacomo Licata rieletto segretario della Flc

1458673_10202273983393545_1769578788_nIl direttivo della Flc  provinciale lariana ha confermato segretario per il secondo mandato Giacomo Licata.  Alla situazione comasca il segretario provinciale della Flc-Cgil ha dedicato la parte conclusiva della sua relazione: «Occorre un piano dell’offerta formativa territoriale coniugata alla vocazione del nostro territorio. In questo perimetro vanno fatte le scelte di indirizzi scolastici, di alternanza formazione-lavoro, di istruzione e formazione professionale e di alta formazione tecnica e universitaria. Abbiamo detto che la vocazione del nostro territorio si ispira al tessile, al legno-arredo e al metal-meccanico? E allora prevediamo – ha continuato Licata – per questi ambiti filiere formative che prevedano specifici e corrispondenti corsi di studio (operatore, tecnico, tecnico superiore e laureato), di alternanza scuola-lavoro e di apprendistato e che offrano allo studente-lavoratore di scegliere il percorso più congeniale alle proprie ambizioni e alle aziende di attingere a tutte le figure professionali previste».

Sul tema università, il segretario provinciale Flc ha poi sottolineato l’appoggio al campus: «Riteniamo che nella logica degli investimenti territoriali che rappresentano il perno su cui strutturare il piano del lavoro, occorre indirizzare ogni sforzo possibile alla costruzione del campus universitario, per fare di Como, oltre che semplice sede logistica degli atenei, un vero e proprio polo di accoglienza univeristaria. Auspichiamo che lo sforzo realizzato da Univercomo venga sostenuto da tutti i soggetti coinvolti, dagli enti locali e dalla Regione».

«Capodanno 2013: non passarlo da solo»

bannercapodannosmall«Se il tuo contratto sta per scadere rivolgiti alla Cgil» è l’invito che il sindacato rivolge ai moltissimi lavoratori che il 31 dicembre rischiano di non veder rinnovato il proprio contratto. Una campagna di assistenza e tutela per dire basta ai “regali” sgraditi di fine anno”. Nidil, Fp e Flc invitano i lavoratori a rivolgersi alla Cgil per fare subito una valutazione del contratto proposto (altro…)

«Saremo a fianco degli studenti per difendere il lavoro e la scuola pubblica»

In occasione del confermato sciopero della scuola di sabato 24 novembre, la Flc Cgil di Como organizza alle ore 9 di sabato un presidio in piazza Cavour, come gli studenti delle scuole superiori. «Saremo a fianco degli studenti per difendere il lavoro e la scuola pubblica. Vogliono far rientrare dalla finestra l’aumento dell’orario di lavoro». Le altre organizzazioni sindacali hanno ritirato la loro adesione allo sciopero.  Leggi il volantino (altro…)

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