Violetta Bedendo

Como cultura/ Avanti anche senza capitale

Il percorso di Como capitale della cultura continua, anche se il titolo è stato concesso ad altra città.

Secondo le promesse, la squadra che ha lavorato a presentare il dossier per il bando ministeriale continua il percorso iniziato, senza alcuna modifica e ripensamento. Così, ieri l’assessorato alla Cultura del Comune di Como ha convocato una riunione delle associazioni già coinvolte nell’elaborazione e nella discussione preparatoria del dossier (che – come abbiamo più volte ribadito – non sono “tutte” le associazioni, ma solo alcune, scelte a insindacabile e imperscrutabile giudizio degli organizzatori), annunciando che tutto procede secondo programma.

In un lungo intervento l’assessore Luigi Cavadini ha ribadito tutte le indicazioni finora fornite, ha rimesso al centro dell’elaborazione culturale il problema del calendario, ha sottolineato l’importanza della comunicazione fuori dai canali tradizionali, ha lamentato la carenza di risorse, con due uniche novità: la disponibilità di una parte dei proventi della tassa di soggiorno per contribuire alle attività culturali e l’avvio di un progetto di valorizzazione delle realtà museali comasche finanziato con 150mila euro da Fondazione Cariplo (progetto che ha per titolo Fuori dal Como’).

Sono seguiti gli interventi di prammatica del sindaco di Cernobbio, Paolo Furgoni, della consigliera delegata alla Cultura del Comune di Brunate, Violetta Bedendo, e del direttore di Fondazione Volta, Salvatore Amura. Tutti hanno riconfermato la bontà del percorso intrapreso e lo sforzo per attivare tutta la sinergia possibile.

Alle parole istituzionali sono seguiti tre soli interventi dal pubblico. Nel primo Alberto Longatti ha sollecitato l’attivazione di un progetto comune tra tutti i soggetti presenti, il cui pretesto poteva essere fornito dalla prossima messa in scena al Teatro Sociale dell’Elisir d’amore, suggerimento che è stato piuttosto rudemente stoppato dall’assessore; nel secondo è stato sottolineata l’importanza di dar vita a qualche celebrazione per il centenario della morte di Antonio Sant’Elia, ricorrenza che – ha assicurato l’assessore – sarà degnamente ricordata a Como e non solo; mentre nel terzo Bruno Dal Bon ha avanzato la disponibilità della Casa della Musica a farsi promotrice di una discussione sulle e di un coordinamento delle attività musicali del territorio.

Dopo di che la riunione si è sciolta in silenzio. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Como capitale cultura: il dossier c’è

Il dossier per la seconda fase della candidatura a “Capitale italiana della cultura” è stato presentato. Una conferenza stampa nell’ora del mezzogiorno lo ha ufficialmente annunciato oggi, il giorno dopo.

ConferenzaStampa-2015sett16

Titolo dell’operazione: Estro armonico: le stagioni del lago (per chi non lo sapesse, ma sono veramente pochi, L’estro armonico è il titolo della raccolta di concerti di Antonio Vivaldi che contiene anche Le quattro stagioni).

Questa notizia è stata l’occasione per un ripasso dei punti ritenuti salienti dalle tre amministrazioni (Como, Cernobbio, Brunate), dagli altri soggetti pubblici (Camera di Commercio) e dalla squadra di tecnici (Fondazione Alessandro Volta ed esperti collegati) che hanno lavorato alla sua preparazione.

Mario Lucini sindaco di Como, Luigi Cavadini assessore alla Cultura dello stesso Comune, Violetta Bedendo consigliera delegata alla Cultura dal sindaco di Brunate, Marco Galimberti vicepresidente della Camera di Commercio, Paolo Furgoni sindaco di Cernobbio e Salvatore Amura direttore della Fondazione Alessandro Volta hanno ribadito in modo pressoché unanime che: la preparazione della candidatura è stata un’ulteriore spinta a costruire una rete di relazioni; l’obiettivo è quello di costruire un sistema integrato per la promozione e la valorizzazione del patrimonio culturale; l’obiettivo è quello di valorizzare le iniziative esistenti, integrandole in un progetto più ampio e – in prospettiva – magari convogliarlo verso un tema comune; si è fatto tesoro di tutto quanto è stato fatto in questi ultimi anni; in questi ultimi anni (due o tre, secondo le interpretazioni) Como ha conosciuto un rinascimento culturale; è la conferma che Como crede nella cultura come fattore di sviluppo economico; è stato fatto un grande lavoro di squadra; è stato un percorso educativo per tutti. Eccetera.

Per quel che riguarda il “calendario” della “capitale”, l’ipotesi è articolata intorno al 2016 ed è sostanzialmente la ridistribuzione/razionalizzazione dell’esistente (ma solo delle “eccellenze”) lungo le quattro stagioni. Il nuovo “evento” previsto per rinvigorire la stagione morta sarà ovviamente centrato su Volta e la Luce: 8208 Volt, Lake Como Light Design. Messe sostanzialmente da parte, almeno in questa fase, le tanto sbandierate proposte venute dalla “partecipazione popolare”.

Per quel che riguarda i luoghi, il “waterfront” (cioè il lungo lago, in italiano nel testo) è considerato il biglietto da visita culturale della città. In questo contesto, risulta centrale il ruolo del Tempio Voltiano, per il quale si ipotizza un intervento di valorizzazione/rinnovamento (grazie alla sponsorizzazione privata), di Villa Olmo, per la quale si convoglia nel dossier di candidatura anche la congrua dotazione di Fondazione Cariplo per lavori di adeguamento non ancora avviati (5 milioni di euro, ovvero quasi la metà del budget ipotizzato nel dossier) e del chilometro della Conoscenza. Cancellati invece gli interventi già più volte sbandierati per il Politeama e l’ex Casa del Fascio, per ovvia impossibilità a realizzarli (ma non era difficile saperlo fin dall’inizio).

Il dossier – conclude Salvatore Amura – è «la fotografia di un territorio in movimento».

Fine della prima parte, ovvero della comunicazione.

Seconda parte, ovvero dell’incomprensione.

A sedere in platea non c’è solo “la stampa”, ci sono anche molte persone di quelle associazioni, organizzazioni, gruppi e varie altre amenità che in questi anni per la cultura si sono spese. Quando cominciano le domande si tocca con mano lo scollamento tra quel dossier (che, per quanto d’ora in poi disponibile, nessuno ha ancora ben capito cosa contiene) e la realtà, o meglio “le” realtà, anche quelle che hanno bene o male partecipato all’elaborazione. Le domande puntano a capire cosa ci sia “veramente” dietro, più ancora che dentro, il dossier, quali siano i reali obiettivi e le reali possibilità di trasformare quest’“occasione” in una realtà. Non pare che ci sia grande compatibilità tra le diverse visioni dall’una e dall’altra parte del tavolo. A un certo punto, tra gli astanti si prova a sintetizzare la situazione così: forse quella fotografia di un territorio in movimento è riuscita sfuocata, e le teste e le mani sono rimaste fuori.

Si agitano, per altro, a volte, dietro le domande e le risposte, questioni mal poste e mal concepite: il calendario “unico”, la “governance culturale”, la promozione “centralizzata”, il “tema” e via discorrendo. Questioni che avrebbero evidentemente bisogno di una messa a punto, prima di avviare la discussione sul programma, e che invece in questa fase sono state messe da parte. A tratti si ha l’impressione che quel lavoro di percorso partecipato, sempre proclamato come essenziale, sia tutto da costruire, anzi addirittura da concepire.

Col rischio che, nel frattempo, si vada verso una sorta di “oligarchia culturale” in cui solo chi ha guadagnato visibilità avrà il diritto di cittadinanza.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Leggi Il testo word del dossier di candidatura.

Scarica la versione pdf del dossier di candidatura.

 

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