Mario Agostinelli e Laura Spezia a Sbilanciamoci!

I lavori di Sbilanciamoci sono ripresi nel pomeriggio di sabato 4 settembre nello Spazio gloria del Circolo Arci Xandù a Como. I primi due interventi sono stati di Mario Agostinellie e Laura Spezia. Mario Agostinelli, portavoce del Contratto Mondiale per l’Energia e il Clima, introduce il primo panel della sessione pomeridiana di Sbilanciamoci! affrontando i due nodi della riconversione produttiva: auto ed energia.

La tesi di fondo è quella secondo cui saremmo «ad un punto di svolta: l’incapacità del capitalismo di garantire la sopravvivenza. La cartina di tornasole è il binomio auto individuale – petrolio.

Il tentativo è sostenere la possibilità che il cambiamento che vogliamo sia messo in carico di qualche soggetto sociale – i lavoratori – e che le rappresentanze collocate in produzione e nel dibattito democratico possano farsi carico, appunto, di questo momento».

Agostinelli parte dall’assunto secondo cui «la crisi  ambientale e il conflitto sociale sono strettamente connaturati al sistema d’impresa che tende a massimizzare i fattori costitutivi del processo sui cui applica la sua organizzazione e ciò costituisce nei fatti un problema in sé».

In questo ci sarebbe un elemento mai visto prima, una novità: «non è più un problema tutto interno alla produzione, c’è piuttosto una spinta a far convergere il sistema d’impresa con la politica che sostiene quel modello. Siamo di fronte ad un passaggio in cui l’elemento da demonizzare – v. caso Fiat – è il conflitto. Il welfare europeo ha bisogno di tradire il modello da cui proviene, fino al fallimento di Copenaghen, ad esempio. Da questo punto di vista individuo nel modello nucleare la stessa ripetizione: nel grande controllo addirittura militare, in una sorta di autoritarismo d’impresa, di un’impresa che non ha vincoli sociali».

Di qui, la strategia possibile è cercare «un’alleanza tra produttori e consumatori che possa a dar vita ad un cambiamento. Siamo di fronte a elementi nuovi, nel caso dell’auto ad esempio la proprietà privata non corrisponde più allo sviluppo. Perfino “capitalisticamente” il modello dell’auto è in crisi. Il problema è la transizione ma non si può non lottare per mantenere i diritti acquisiti: Fiom lo ha capito».

Agostinelli lancia poi due proposte: «riprogettare la mobilità, affrontare cioè a monte l’inquinamento e i problemi connessi riconvertendo l’apparato produttivo. Se l’Italia investisse nella green economy quanto in Europa si investe mediamente,ovvero il 14% della propria economia, e non il 9% com’è attualmente, si calcola che avremmo a disposizione 140mila posti di lavoro. E per farlo occorre usare le reti, come Sbilanciamoci!, per fare da catalizzatori, utilizzare questo insieme di saperi per poter applicare la teoria buone pratiche».

Sulle buone pratiche utili per uscire dalla crisi – come recita il titolo del primo panel della discussione – interviene poi Laura Spezia della segreteria nazionale della Fiom.

«Mai come in questo momento – spiega la rappresentante del sindacato dei metalmeccanici – c’è bisogno di mettere al centro il lavoro considerandolo un bene comune, come l’acqua, e ciò vuol dire mettere al centro la democrazia, il contratto e i diritti. Perché in questo momento in questo paese si tenta di annullare la democrazia, cancellare i diritti, il contratto nazionale e non affrontare per nulla il tema della legalità. Le uniche aziende che sono vive in questo Paese sono le mafie. È interesse generale difendere il lavoro nell’accezione della dignità delle persone. C’è un salto di qualità negativo in questo Paese: ora non c’è solo un problema di costo del lavoro, ma anche una concezione in cui la finanza è sovrana anche rispetto ai vincoli sociali del Paese. L’assurdo è che, aldilà di come andrà a finire la disdetta del contratto nazionale, in un Paese come il nostro, con una delle Costituzioni migliori al mondo, la democrazia nei luoghi di lavoro non viene considerata. Non si chiede il parere dei diretti interessati! E intanto si rendono schiave le persone». L’emblema è il caso Fiat, ovviamente.

«Inizialmente a destra e a sinistra – e purtroppo anche in Cgil – si diceva che Pomigliano sarebbe rimasto un episodio locale, invece ora si è scatenata la cancellazione del contratto nazionale del lavoro. Ci danno spesso dei vecchi, degli “antichi” perché lo vogliamo difendere: ma se non ci sarà più il contratto nazionale del lavoro, allora non vi saranno più condizioni uguali per i lavoratori, esse dipenderanno dalle singoli aziende, dalle loro condizioni di crisi o di successo».

Per questi motivi, in un Paese in cui non esiste un ministro dello sviluppo economico, dobbiamo ragionare ed interessarci «al come e cosa produrre: la sostenibilità ambientale e quella dei diritti delle persone sono strettamente connesse. È ovvio che si tratta di ragionare in termini di transizione necessaria, però se si punta a un’economia sostenibile e non a un consumo usa e getta – che corrisponde a lavoratori usa e getta – , ci sarà anche un incremento di occupazione. È necessario incrociare le proposte di green economy con le persone e i loro diritti: il lavoro e il pianeta vanno tenuti insieme». Anche l’importanza della connessione tra tutela del pianeta e lavoro sarà al centro della manifestazione indetta dalla Fiom per il prossimo 16 ottobre, una mobilitazione per la sostenibilità (e sarà eco-compatibile nei fatti), per il lavoro, non solo per i lavoratori dipendenti metalmeccanici, per la democrazia, per il contratto nazionale di lavoro, che è una cosa che riguarda tutti. Per tutti coloro che pensano che i diritti non siano merce di scambio». Né oggetto di possibili ricatti da parte di nessuna azienda, con o senza il beneplacito del governo. [BB, ecoinformazioni]

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: