La Uaar comasca per la laicità dell’ospedale S. Anna

Pubblichiamo il comunicato stampa della sezione comasca dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar) contro l’affissione dei crocefissi nel nuovo Ospedale S. Anna

«Dai giornali locali si legge che il vescovo di Como benedirà i crocefissi che saranno distribuiti in ogni dove nel nuovo ospedale pubblico di Como.
Troviamo che la notizia sia una dimostrazione solo del servilismo di chi, forse, fa politica amministrativa a livello locale e delle istituzioni sanitarie che si limitano a ribadire che sono controllate da Comunione e Liberazione e, di conseguenza, degli altri cittadini (non credenti, diversamente credenti) nulla importa.
Sarebbe cortese che i rappresentanti politici non clericali si degnassero di protestare pubblicamente per questa sgradevole invasione di campo che dopo scuola e tribunali impone un simbolo religioso pure dove una persona può vivere momenti difficili e di sofferenza personale.
Si rammenta che la scusa burocratica è richiamarsi ad alcune disposizioni emanate in piena era fascista tra il 1924 e il 1928 (regî decreti e, nel caso dei tribunali, addirittura una circolare ministeriale), la presenza del crocifisso ha trovato una base giuridica che le successive novità legislative non hanno scalfito, nonostante la Costituzione del 1948 statuisca l’eguaglianza delle religioni di fronte alla legge e nonostante diverse sentenze della Corte Costituzionale riaffermanti la laicità dello Stato e la supremazia dei principî costituzionali su altre norme e leggi. Diverse richieste di rimozione formulate negli ultimi anni sono state invariabilmente cassate proprio in base alla mancata esplicita abrogazione delle norme del ventennio. Vedete un po’ se vi sembra una posizione adeguata ai tempi ed al fatto che nel 1984 risulterebbe abrogata la definizione di “religione di stato” del concordato fascista ma che, nei fatti, prosegue a vivere per l’indifferenza un po’ furba di chi non vuole inimicarsi un importante potere temporale ed una discreta area di consenso elettorale. Non si venga poi in campagna elettorale a parlare di laicità dello Stato».

 

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