La vendetta non costruisce la Pace

In Tunisia una delle tre nuove commissioni istituzionali discute di verità e giustizia per le vittime della dittatura. Nel paese si tengono riunioni affollate, si studia, si guarda nel dettaglio l’esperienza sudafricana e le altre che, con risultati alterni, hanno provato a sostituire la vendetta con la giustizia. Si respira aria di civiltà. La stessa aria c’è dentro le Convenzioni di Ginevra. Sono parte integrante del diritto internazionale e affrontano un paradosso che pare irrisolvibile. Una lunga serie di trattati impongono ai combattenti il rispetto dell’umanità. La prima se la inventò Henri Dudant dopo aver visto gli orrori della battaglia di Solferino nel 1859. Quella sul trattamento dei prigionieri di guerra è del 1849. Molto più antica è la discussione sul tirannicidio, aperta dal filosofo Giovanni di Salisbury che visse nel 1100. Scrisse che il popolo poteva uccidere il sovrano se egli avesse violato il patto con le leggi divine. E in questa discussione si sono impegnate menti eccelse per quasi mille anni. L’Occidente del Terzo Millennio consegnerà invece ai posteri le foto taroccate di Bin Laden massacrato, i video con il sangue di un figlio di Gheddafi, il clip di Saddam Hussein appeso al cappio. Ha risolto così, come in un telefilm di bassa lega, interrogativi etici, giuridici, politici su cui si sono arrovellati secoli di Storia. I ragazzi di New York fanno festa per la morte del nemico. Non è colpa loro se il messaggio culturale di questo nostro mondo dice che l’unica alternativa all’ingiustizia e alla violenza è la guerra, la vendetta e l’assassinio. [da Arcireport]

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