8 marzo con le donne delle “primavere arabe” contro i respingimenti

Celeste Grossi con l’intervento Da una sponda all’altra: vite che contano che pubblichiamo integralmente anticipa i temi dell’iniziativa delle Donne in nero che manifesteranno in silenzio l’8 marzo dalle 18 in piazza San Fedele a Como «per far tacere il silenzio del mare e denunciare le responsabilità dei nostri governi (attuale e precedenti) sulle politiche di respingimento». Nel seguito dell’articolo anche l’Appello per i migranti tunisini dispersi e la poesia Gli scomparsi di Lance Henson. «Quest’anno abbiamo deciso di dedicare la Giornata internazionale della donna a tutte le donne che agiscono per la democrazia e per la libertà-liberazione di tutte, di tutti. In particolare vogliamo dedicarla alle donne protagoniste delle “primavere arabe” del 2011. Siamo convinte che nessuna primavera potrà fiorire nella luce estiva (né per loro, né per il mondo intero) senza i sogni e i desideri delle bambine e delle donne che, come noi, cercano di abitare il mondo con amore, giustizia e solidarietà, attraverso confini e conflitti, con la forza della tenerezza e della nonviolenza.

Nei mesi successivi alla rivolta tunisina dei gelsomini (14 gennaio 2011), alle manifestazioni in Libia represse violentemente e alla guerra (a cui anche l’Italia ha partecipato nonostante l’articolo 11 della nostra Costituzione), ci sono stati centinaia di scomparsi e di morti per i naufragi nel mare nostrum.

Molti giovani sono partiti verso l’Europa rivendicando la loro libertà di movimento. Di oltre 500 di loro non ci sono più notizie. Sono morti? Sono nei Centri di Identificazione e di Espulsione, sono nelle carceri italiane?

Dei loro nomi non sappiamo, delle loro storie nemmeno; conosciamo il mare che li porta con sé attorno ai luoghi da noi abitati. Ognuno di loro − donne, uomini, bambine e bambini − ha avuto una donna che gli ha dato la vita e adesso forse ha una striscia d’acqua a scarnificarne il corpo e a trasportarne le ossa.

Il desiderio di libertà

Il desiderio delle madri, delle sorelle, delle mogli, delle fidanzate, delle amiche, dei familiari, degli amici di conoscere la sorte delle persone care scomparse è talmente radicale da superare confini e barriere e giungere sino a noi. Porta con sé il desiderio di libertà che quegli uomini e quelle donne hanno agito nell’attraversamento del Mediterraneo.

Nella Giornata internazionale della donna vogliamo dare voce alle donne che in Africa, in Italia, in Europa, in America, nel mondo reagiscono al dolore chiedendo che nessuno, nessuna, possa scomparire, in mare o nei centri di identificazione ed espulsione o nelle prigioni o inghiottiti dall’indifferenza e dall’oblio.

Proprio come le donne messicane di Nuestras hijas de regresso a casa e come le Madres de Plaza de Mayo, siamo convinte che le figlie e i figli scomparsi “sono vivi per sempre. Desaparecidos a causa del terrore e della morte, desaparecidos a causa della menzogna e della complicità. Vivi nella vittoria dei sogni. Questi sogni che come la luce della meraviglia annunciano il giorno”.

Ignorate dalle istituzioni tunisine, italiane ed europee, le famiglie delle scomparse e degli scomparsi partiti dalla Tunisia, chiedono che le impronte, usate per schedare le persone e ostacolarne la libertà di movimento, vengano utilizzate in questo caso per sapere se e dove siano arrivati i loro figli e le loro figlie. Donne e uomini in Tunisia manifestano per ottenere che il ministro degli Esteri tunisino chieda al governo italiano una verifica sulle impronte. Noi, qui in Italia − insieme al collettivo femminista di donne native Le2511, e ad un gruppo di donne tunisine in Italia − chiediamo che Anna Maria Cancellieri, ministra degli Interni italiana raccolga la loro richiesta.

Manifesteremo in silenzio per far tacere il silenzio del mare e denunciare le responsabilità dei nostri governi (attuale e precedenti) sulle politiche di respingimento.

I respingimenti

I respingimenti − che l’Italia da anni attua e che noi da anni denunciamo come inumani e ingiusti − sono stati recentemente condannati anche dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.La Corte ha dichiarato che l’Italia nel caso Hirsi (200 persone respinte verso la Libia nel 2009) non ha rispettato l’articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura. Ha stabilito che l’Italia ha violato il divieto alle espulsioni collettive (è la seconda volta in sessanta anni chela Corte condanna per questo uno stato) e non ha rispettato il diritto delle vittime (24 persone, 11 somale e 13 eritree, rintracciate in Libia e assistite dal Consiglio Italiano per i Rifugiati) di fare ricorso presso i tribunali italiani.

L’8 marzo vogliamo, dare simbolicamente, almeno per un giorno, cittadinanza in questo Paese che le ha respinte e le ha costrette ad un viaggio forse mortale a quelle persone che non incontreremo mai e che sarebbero potute diventare nostre concittadine.

Continueremo a chiedere che venga fermata la macchina dei respingimenti verso il Nord Africa perché vogliamo vivere in un paese accogliente. Vogliamo dire che c’è un’altra Italia che ci siamo anche noi: radicate nelle piazze, con le teste vicine al cielo a costruire un mondo libero da guerre, violenze e povertà. [Celeste Grossi, Donne in nero Como].

 

Appello per i migranti tunisini dispersi

نداء من أجل التونسيين المهاجرين المفقودين

Appel pour les migrants tunisiens disparus

Petition for missing Tunisian migrants

Unterstützungsaufruf für die vermissten tunesischen Migranten

Prova a immaginare: tuo fratello o tuo figlio parte e non dà più notizie di sé dopo la sua partenza. Non è arrivato? Non lo sai, potrebbe essere stato arrestato nello stato di arrivo che non prevede che si possa arrivare semplicemente partendo e che per questo arresta quelli che arrivano mettendoli nei centri di detenzione o in prigione. Aspetti qualche giorno, guardi immagini alla televisione del luogo in cui potrebbe essere arrivato, per sperare di vederlo. Capisci anche che tuo figlio o tuo fratello non è l’unico a non aver telefonato dopo essere partito. Insieme alle altre famiglie chiedi allora alle autorità del tuo paese di informarsi, di capire se sono tutti in qualche carcere, speri che lo siano anche se temi che non vengano trattati bene. Ma le autorità non fanno nulla, non chiedono e non ti ascoltano, per mesi. Tu nel frattempo fai presidi, manifestazioni, parli con i rappresentanti di alcune associazioni, con i giornalisti, porti la foto di tuo figlio o di tuo fratello ovunque, ti affidi a ogni persona che viene dall’altro paese, le dai le foto, la data di nascita, le impronte digitali. Vuoi sapere.

Ma non accade nulla e cominci a immaginare: potrebbe essere in una cella di isolamento, potrebbe essere stato arrestato come passeur, potrebbe essersi rivoltato nel centro di detenzione, potrebbe… Potrebbe essere in Italia, ma forse a Malta, forse in Libia.

Immagini, tu? Per alcune e alcuni di noi non si tratta di immaginare perché è quello che ci è successo. Sono partiti dalla Tunisia con le barche e in molti non hanno più dato notizia di sé. Sono morti? Sono in carcere? Sono…?

Per saperlo chiediamo ora alle autorità italiane e tunisine di collaborare. Sarebbe molto semplice, perché in Tunisia le carte di identità sono con le impronte digitali e in Italia esistono i rilievi dattiloscopici dei migranti identificati o detenuti. Chiediamo, allora, che i parenti dei dispersi possano fare una domanda al Ministero degli esteri tunisino affinché fornisca le impronte digitali al Ministero degli interni italiano e a questo chiediamo di rispondere.

 Immagini, tu? Se riesci a immaginare ti chiediamo di sostenere con una firma questo appello. Per firmare: hamadi30@yahoo.it.

  

Gli scomparsi

Da qualche parte nell’oscurità illuminata dalla luna

appena prima dell’alba

qualcuno accende una candela

lei passa la mano sulla

foto di un figlio o una figlia

forse un marito

un volto sparito nelle nebbie della guerra

li chiamano

gli scomparsi

questi volti su centinaia di muri

ovunque nel mondo

compaiono in migliaia di manifestazioni

portati per le strade dalle donne

gli uccelli che le sorvolano

riconoscono i solchi scuri

del loro pianto

e uniscono il proprio canto al loro.

Ascolta

stanno cantando.

[…]

[Lance Henson, da Canto di rivoluzione. Another train ride e altre poesie, 1998].

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