Arrivederci prof. Leuzzi

melograno-3-150x150Luca Sassi, uno delle migliaia di allievi che Rosario Leuzzi, l’insegnante dello scientifico recentemente scomparso, ha aiutato a diventare uomini liberi, lo ricorda con affetto e riconoscenza  mettendone in luce le straordinarie capacità di docente maestro di vita.

«Settimana scorsa se n’è andato il mitico prof. Leuzzi. È morto dopo molti anni trascorsi in stato di coma. Stato in cui era caduto improvvisamente, mentre correva una corsa campestre.

Correre era una delle sue grandi passioni. Era magro, minuto, il prof. Leuzzi. Ma era quella magrezza dei corridori, che cela forza fisica e tempra mentale.

Nonostante la lunghezza del silenzio del suo coma e i tanti anni che sono trascorsi dall’epoca del liceo Giovio, le sue immagini e le sue parole sono ancora vive, forti in me, come se avessi ascoltato solo ieri la sua ultima lezione.

I ricordi più belli che ti lascia un professore non sono le nozioni , ma – se ci riesce – quegli insegnamenti che ti servono per affrontare la vita più serenamente e con maggiore profondità.

Leuzzi è uno dei professori che me ne hanno lasciati di più e più forti.

Ne voglio ricordare tre.

1. Poesia e introspezione.

Non ricordo durante quale lezione, in che occasione, Leuzzi aveva pronunciato una frase che mi aveva colpito tantissimo: “Un uomo non può dirsi tale se non tiene un diario e non legge poesie”.Non so perché ma era un concetto che mi aveva colpito subito, mi sembrava estremo, surreale: pensavo (e penso) che in effetti non sono poi in molti a leggere poesie o a scrivere un diario. Quindi siamo tutti mezzi uomini? Comunque ripenso spesso a questo insegnamento, allargando un po’ il concetto.. Non guardarsi dentro e non saper provare emozioni davanti a un libro, a una canzone o a una poesia…o, peggio, non cercare nemmeno queste emozioni, è davvero disumano.  E dovremmo essere tutti più umani. In questo senso.

2. Sincerità (fanculo la diplomazia). Leuzzi, nonostante la sua pacatezza e il suo sorriso, non era una persona accomodante e non aveva paura, quando necessario, di dire cose scomode (poco diplomatiche, per usare un eufemismo), talvolta con toni molto poco consoni al suo ruolo. Avevamo chiesto di partecipare a una manifestazione studentesca regionale, a Milano, contro i finanziamenti alla scuola privata. La scuola non doveva e non poteva darci il permesso di partecipare, ma avevamo comunque informato i professori – era la prassi – per dare loro la possibilità di riorganizzare le attività didattiche per quel giorno straordinario. La stragrande maggioranza dei nostri compagni si era detta intenzionata a partecipare alla manifestazione. Di una ventina abbondante di compagni che non si erano presentati in classe, il giorno della manifestazione a Milano eravamo in tre.  Tutti gli altri avevano usato il pretesto della manifestazione come scusa per fare un giorno di vacanza.  Tornati a scuola il giorno successivo, però, tutti si erano presentati con la giustificazione firmata dai genitori con la stessa causale: “partecipazione a manifestazione studentesca”.Leuzzi era indignato, livido di rabbia, di fronte alla superficialità con cui i genitori avevano giustificato, mentendo, i propri figli. “Dite ai vostri genitori di andare in bagno, di mettersi davanti allo specchio, guardarsi in faccia e sputarsi addosso per quello che hanno fatto!”. Figuratevi le reazioni sdegnate nei giorni a seguire di molti dei genitori della buona borghesia comasca… Da quel giorno nessuno aveva più osato bigiare contemporaneamente scuola e manifestazioni.

3. Educazione. Il ricordo più bello di tutti, però, è quello del primo incontro con il prof. Leuzzi, durante un primo giorno di scuola settembrino. Dopo essersi presentato alla classe, ci aveva distribuito il testo di una canzone di Branduardi. E poi lo aveva declamato tutto, lentamente, dall’inizio alla fine. Me lo ricordo come se fosse ieri.  Era, è un testo bellissimo, che ho cantato dentro di me innumerevoli volte e tutte quelle volte ho pensato a quel grande uomo che me l’aveva letto e fatto conoscere quel primo giorno di scuola.

Arrivederci prof.  È grazie a persone come te che non si rinuncia mai a credere nella bellezza della vita e degli uomini». [Luca Sassi]

[Nella foto  Punica granatum, protagonista di una delle straordinarie lezioni di Leuzzi su Plinio e la Naturalis historia].

Domenica e lunedì, Angelo Branduardi

No, non perdetelo il tempo ragazzi, 

non è poi tanto quanto si crede; 

date anche molto a chi ve lo chiede, 

dopo domenica è lunedì. 


Vanno le nuvole coi giorni di ieri, 

guardale bene e saprai chi eri; 

lasciala andare la gioia che hai, 

un giorno forse la ritroverai. 


Camminano le ore, 

non si fermano i minuti; 

se ne va, 

è la vita che se ne va; 

se ne va, 

di domani nessuno lo sa. 

Dopo domenica è lunedì. 


No, non perdiamolo il tempo ragazzi, 

non è poi tanto quanto pensate; 

dopo l’inverno arriva l’estate 

e di domani nessuno lo sa. 


Camminano le ore, 

non si fermano i minuti; 

 

se ne va, 

è la vita che se va; 

se ne va, 

dura solo il tempo di un gioco; 

se ne va, 

non sprecatela in sogni da poco; 

Se ne va, 

di domani nessuno lo sa. 


Non si fermano i minuti, 

dopo domenica è lunedì. 

Camminano le ore 

ed il tempo se ne va; 

non si fermano i minuti, 

di domani nessuno lo sa. 

Dopo domenica è lunedì. 


No, non perdetelo il tempo ragazzi, 

non è poi tanto quanto si crede; 

non è da tutti catturare la vita, 

non disprezzate chi non ce la fa. 


Vanno le nuvole coi giorni di ieri, 

guardale bene e saprai chi eri; 

è così fragile la giovinezza, 

non consumatela nella tristezza. 


Dopo domenica è Lunedì…

1 thought on “Arrivederci prof. Leuzzi

  1. Un 2 il secondo giorno di scuola e ritrovarsi a correre insieme dopo tanti anni …
    Quell’abbraccio inaspettato al mio matrimonio ed ora tante lacrime … Grazie per tutto , soprattutto per quel 2.

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