La speranza per il futuro dell’Italia passa dalla conoscenza della realtà

Vo.Ci e R.NapoletanoUna testimonianza intensa e partecipata, con analisi lucide e nette sulla situazione politica, economica e sociale, quella che il direttore de Il sole 24 ore Roberto Napoletano ha portato a Como martedì 16 luglio. Con un moderato ottimismo per il nostro futuro.  Vo. Ci. è il nome dell’associazione Volontà civile, che riassume il suo agire nel comasco con la regola delle “tre R”: relazione-riflessione-reazione. Per il primo di questi punti, come hanno spiegato Stefano Novati e Davide Banis nell’introduzione alla serata, martedì 16 luglio hanno chiesto al direttore de Il sole 24 ore Roberto Napoletano di raccontare da un punto di vista privilegiato la sua visione attuale dell’Italia, presente nel libro Promemoria italiano. Un direttore inaspettatamente critico, a tratti stroncante, nei confronti di Mario Monti e del suo governo: «I primi tre mesi sono stati importanti, abbiamo recuperato credibilità internazionale, è stata fatta una riforma previdenziale sgradevole ma necessaria. Poi, con il problema degli esodati, sintomo di una arroganza accademica dei tecnici, sono iniziati gli errori dei successivi dieci mesi: non ho mai visto un Presidente del Consiglio italiano sbagliare con così tanta ostinazione». E ancora, Napoletano ha sottolineato la responsabilità grave di far licenziare i giovani, facendoli passare dalla «generazione della precarietà eterna a quella della paura, molto più pericolosa: è un delitto in questa situazione sociale aumentare a 90 giorni il periodo di tempo tra la fine e il rinnovo di un contratto!». Mario Monti non brillava certamente per la sua empatia e umanità, ma anche questa caratteristica secondo il giornalista ligure, ma campano d’adozione, è stata un grave errore: «l’importanza di un sorriso per affrontare l’aspetto psicologico-depressivo in una crisi economica, non è facoltativo, ma obbligatorio per sentire l’umore e la coscienza del Paese». In Promemoria Italiano, Napoletano non si è limitato a raccontare le gravi difficoltà dell’Italia «uscita sconfitta dalla Terza guerra mondiale, insieme a Grecia e Spagna», ma ha esplorato il passato del nostro paese, storicamente senza memoria né lontana né recente, non tanto per un paragone impietoso con il presente quanto per raccontare figure che hanno contribuito a rendere quella che era un’economia agricola di secondo livello, prima una nazione industrializzata e successivamente una potenza economica mondiale. Citando personalità come Gabriele Pescatore, magistrato, Presidente del Consiglio ed eroe civile, e Donato Menichella, direttore generale dell’Iri e poi governatore della Banca d’Italia, passando attraverso il coraggio e il carisma del sindacalista Giuseppe Di Vittorio e l’orgoglio da «politico di professione» di Alcide De Gasperi, Napoletano è arrivato ai pranzi domenicali in famiglia, quando dai racconti del padre emergevano la voglia di riscatto e il gusto della fatica che avevano permesso all’Italia di rinascere nel secondo dopoguerra. L’incontro nel cortile del liceo Volta si è concluso con un velo di ottimismo: «Oggi i pilastri da cui ripartire sono il patrimonio artistico culturale italiano unico al mondo, la necessità di batterci per gli “Stati uniti d’Europa” e per una riforma seria della finanza speculativa. Ma il vero ottimismo parte dalla conoscenza della realtà: bisogna evitare l’ottimismo di maniera e la solita scorciatoia italiana del debito pubblico. C’è bisogno di persone che facciano meno moniti e si sporchino di più le mani, che non passino il tempo a scaricare su altri colpe e responsabilità proprie». Rileggendo l’ultima frase alla luce della cronaca recente, non sembra che siamo esattamente sulla strada giusta. Ma forse il continuo inconto-scontro con la realtà potrà davvero aiutarci a ritrovare la rotta. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni]

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