Paco-Sel/ A Como si riconoscono le Unioni civili

unioniciviliCeleste Grossi e Ermanno Pizzotti, portavoce di Paco-Sel, ritengono che «Qualunque sia la scelta che il Consiglio comunale di Como assumerà, il 28 ottobre, sulle tre mozioni relative alle unioni civili i diritti civili in città avranno fatto un passo avanti». La sinistra della coalizione che sostiene la Giunta Lucini dichiara di aver deciso di « presentare la nostra mozione, ritenendo che il testo di quella presentata dagli altri gruppi di maggioranza sia elusivo, laddove non ha il coraggio di fare esplicito uso del termine “omosessuali” e poco concreto, non prevedendo l’istituzione del Registro delle Unioni civili». Leggi il comunicato.

«Qualunque sia la scelta che il Consiglio comunale di Como assumerà, il 28 ottobre, sulle tre mozioni relative alle unioni civili − quella presentata da Adesso Como, quella presentata da Stefano Legnani, Andrée Cesareo, Patrizia Lissi del Pd, Marco Tettamanti di Como Civica, Marco Servettini di Amo la mia città, e quella presentata da Luigi Nessi e Vincenzo Sapere di Paco-Sel − i diritti civili in città avranno fatto un passo avanti.

Le decisioni che seguiranno alla scelta consiliare andranno a rispondere a una richiesta di giustizia, che consentirà a tante persone di affrontare con maggiore serenità la vita quotidiana.

Sottolineiamo con soddisfazione che quale che sia la mozione che verrà approvata dalla maggioranza dei consiglieri, essa impegna la Giunta a riconoscere le coppie eterosessuali e omosessuali basate su vincolo affettivo anziché matrimoniale. La scelta del Consiglio di riconoscere, nel rispetto delle proprie competenze e con la consapevolezza dei propri limiti, le unioni civili acquisisce un importante valore simbolico (siamo consapevoli che il riconoscimento a livello comunale non è sufficiente a colmare il vuoto normativo nazionale) e concreto al fine di superare ogni discriminazione. In attesa che il Parlamento del nostro Paese legiferi in merito, attuando quei principi di laicità e pluralismo cui si ispirarono madri e padri costituenti, di certo appartenenti a “fedi” diverse fra loro, ma uniti dal comune rispetto della persona e delle sue scelte, il Comune di Como ha ritenuto di dover dare risposte ai propri cittadini, nella convinzione che i diritti o sono di tutte, di tutti, o non sono.

Arriviamo alla discussione consiliare dopo un percorso lungo e travagliato. Da oltre un anno Paco-Sel ha proposto il confronto sul tema dei diritti, nel tentativo di costruire una linea comune della maggioranza di centro sinistra. Avremmo preferito presentare una delibera, uno strumento più appropriato ed efficace che dispone l’applicazione di precise direttive del Consiglio sulla base di un testo modificabile in aula da parte di tutti i consiglieri e le consigliere, indipendentemente dalla loro collocazione nella maggioranza o nella minoranza. E riteniamo che su una questione così rilevante il Consiglio comunale avrebbe potuto agire in modo coeso.

Abbiamo deciso di presentare la nostra mozione, ritenendo che il testo di quella presentata dagli altri gruppi di maggioranza sia elusivo, laddove non ha il coraggio di fare esplicito uso del termine “omosessuali” e poco concreto, non prevedendo l’istituzione del Registro delle Unioni civili.

A voler fugare definitivamente i dubbi circa la reale portata dei Registri comunali citiamo la decisione del Tar Toscana del 2001, nella quale il giudice amministrativo, respingendo in toto un ricorso contro l’istituzione del Registro nel Comune di Firenze, afferma testualmente che «Il registro comunale sulle unioni civili non è diretto a creare un nuovo status, ma ad assicurare a siffatte formazioni sociali, che sono un dato di fatto che non può essere ignorato, parità di trattamento rispetto alle tradizionali coppie di fatto o alle convivenze di varia natura […] e ovviamente nei limiti del rispetto dei principi derivanti dalla legislazione statale o regionale delle varie materie coinvolte […]; tale limite, se pur non espresso nella specie, deriva all’evidenza dal sistema di gerarchia delle fonti, che caratterizza il nostro ordinamento pluralistico. Rientra quindi nell’autonomia comunale la tenuta di registri, diversi e ulteriori rispetto a quelli dello stato civile e dell’anagrafe, di carattere particolare e diretti alla rilevazione di dati della realtà sociale, che possono essere utili per l’esplicazione delle competenze comunali e per la loro programmazione a fini amministrativi e finanziari».

E c’è un ulteriore aspetto molto concreto: nel regolamento da noi proposto l’iscrizione al Registro delle Unioni civili sarà idonea a conferire ai componenti dell’unione la qualifica di “parente prossimo” ai fini della possibilità di prestare assistenza nel territorio del Comune di Como al proprio o alla propria partner. [Celeste Grossi e Ermanno Pizzotti, portavoce di Paco-Sel]

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