Como all’Altra Europa a Roma

ASSEMBLEA-19-LUGLIOAttesa da tempo e di conseguenza molto vivace e partecipata la due giorni romana della lista L’Altra Europa con Tsipras. Così definisce l’assemblea del 19 luglio a Roma Bruno Saladino, uno dei sette esponenti comaschi che hanno partecipato ai lavori che sono stati caratterizzati da un «clima complessivamente disteso e collaborativo. Nessuno strascico polemico sul dopo-elezioni e intenti dichiaratamente unitari». 

«La serata di venerdì 18 luglio è stata dedicata al comizio di Alexis Tsipras, in piazza Farnese, accompagnato dagli interventi dei tre eurodeputati: Curzio Maltese, Eleonora Forenza, Barbara Spinelli. Piazza affollata e coinvolta.

Nella giornata di sabato 19 assemblea nazionale della lista. Al mattino sessione plenaria; nel pomeriggio gruppi tematici e loro conclusioni in plenaria.

Sul palco, a dirigere i lavori, vari esponenti dei comitati (nazionale, regionali e locali) assortiti per genere, provenienza geografica, appartenenza/esperienza politica.

Clima complessivamente disteso e collaborativo. Nessuno strascico polemico sul dopo-elezioni e intenti dichiaratamente unitari (rimarcati da applausi ogniqualvolta se ne faceva esplicito cenno).
Attenta e motivata la folta delegazione comasca composta da 7 membri.

L’ampiezza e il numero degli interventi consiglia un resoconto sommario. Mi soffermerò sui passaggi più significativi.

 

Alexis Tsipras [intervento letto]

Il progetto delle forze dominanti è quello di continuare la strategia di estrema austerità. Questa strategia è quella del “merkelismo”. L’Europa, sotto l’egemonia tedesca, è sempre più antidemocratica e sempre più autoritaria. Da qui il nostro forte impegno, nel nuovo gruppo della Sinistra Europea, per la rifondazione dell’Europa su base democratica, sociale ed ecologica. La sinistra cresce significativamente nel continente: in Grecia, per la prima volta, con Syriza la sinistra è la più grande forza politica del paese e si candida a governare. In Spagna la Sinistra Unita, il Podemos e altre forze di sinistra più piccole si sono avvicinate al 25%. Inoltre, nel paese iberico, si è avuta la grande sorpresa della sinistra dei movimenti, una forza politica nata dagli Indignati, che è riuscita a ottenere l’8% dei voti e a eleggere cinque deputati.

In Portogallo, il blocco di sinistra e il Partito Comunista si avvicinano al 20%.

Ci sono tre pilastri per una proposta politica di sinistra in Europa.

Il primo è la natura di classe della nostra lotta (noi rappresentiamo la società dal basso e lottiamo per la redistribuzione della ricchezza); il secondo pilastro riguarda il salvataggio delle nostre  società e dei diritti e delle libertà democratiche. Il terzo pilastro è costituito da un nuovo internazionalismo di sinistra, un nuovo europeismo di sinistra, che è emerso anche  attraverso la mia candidatura per la presidenza della Commissione europea e dalla percezione che l’Europa oggi  rappresenta il terreno della lotta politica e di classe: non possiamo costruire un’isola socialista, in una nazione, in un solo Stato…

In Italia per me è stato un grande onore aver rappresentato L’Altra Europa, da lontano, rappresentando una sinistra sociale e politica con una tradizione molto lunga. Una tradizione di lotte sociali, movimenti e collettivi ed una tradizione politica. La sinistra di Gramsci, di Togliatti, di Berlinguer, di Spinelli, si è incontrata con la sinistra greca, cercando di impostare un piano per il futuro, la nostra convivenza, i nostri problemi comuni, la nostra prospettiva in Europa.

La socialdemocrazia affronta una crisi intrinseca, pur con eccezioni come la vittoria di Renzi nelle elezioni europee. Renzi sarà giudicato nel medio termine. La sua grande responsabilità sono le aspettative che ha alimentato nel popolo italiano. Per fornire una risposta strategica ai problemi del paese non basta perseguire un allentamento del fiscal compact, ma la sua abrogazione e l’adozione di investimenti pubblici europei per la crescita e l’occupazione. L’austerità non è un prerequisito per lo sviluppo, ma al contrario l’austerità nega lo sviluppo.

Per questa ragione ci deve essere una forte sinistra alla sinistra della socialdemocrazia, una sinistra che prospetti una soluzione alternativa per l’Europa. Per questo motivo c’è la necessità di una forte sinistra in Italia che non occupi solo uno spazio di denuncia, ma rivendichi un ruolo di governo per il Paese.

Se qualcuno tenta di trovare una ricetta per la ricostruzione della sinistra italiana direi che ha bisogno di una miscela con il 30% di Syriza, 30% di Podemos e 40% della vostra ricca esperienza, perché rappresentate una sinistra molto ricca con la vostra attività sociale, culturale, le vostre reti di attivisti e la ricca esperienza nelle amministrazioni locali. “L’Altra Europa” dovrebbe rappresentare uno spazio di dialogo e di riflessione della sinistra, uno spazio di azione collettiva su questioni che sono accettate da tutti, cercando di garantire una partecipazione democratica della base.

 

Marco Revelli

L’ intervento molto ampio ha costituito il vero e proprio canovaccio politico dei lavori. Consiglio la lettura integrale del testo disponibile in rete.

Revelli ha analizzato con puntiglio certosino il voto europeo soffermandosi sui flussi, sui tipi di elettorato, sulla composizione sociologica dei nostri voti, sui rischi corsi dalla sinistra alternativa in caso di sconfitta della nostra lista (…per questo è giusto considerare quel milione centotremila duecentotre voti come un “piccolo miracolo”) … Il nostro è un voto essenzialmente “urbano”, “informato”, “giovane”, forse più “femminile”.

“Il nostro risultato è il prodotto di una molteplicità di tasselli, nessuno dei quali può essere assunto come decisivo, e senza nessuno dei quali avremmo potuto stare sopra la soglia. D’altra parte  nessuna delle formazioni politiche della tradizionale “sinistra a sinistra del Pd” avrebbe potuto affrontare e sopravvivere da sola alla prova elettorale. Ad un’analisi più propriamente politica non sfugge che le formazioni della sinistra radicale sono tutte, in maggiore o minore misura, in via di logoramento o in preda a emorragie tendenzialmente irreversibili. Le fallimentari esperienze prima della Sinistra arcobaleno, poi di Rivoluzione civile hanno tracciato una linea di non ritorno. Organizzarsi separatamente o praticare frettolose alleanze elettorali di cartello significa votarsi all’irrilevanza elettorale e politica.

Resta il fatto, tuttavia, che senza le formazioni residuali della sinistra difficilmente si sarebbe potuto doppiare il capo di buona speranza del milione e centomila voti, dal momento che almeno la metà di esso arrivava da dentro le mura della vecchia “nuova sinistra” organizzata, e l’altra metà da fuori di quelle mura ma da una terra incognita, la cui dimensione e reale aspettativa ci erano sconosciute”.

Segue una lunga analisi sullo stato liquido/gassoso dell’attuale quadro politico in costante e perenne trasformazione, a partire dalla volatilità degli elettorati. Si passa poi “alla questione del rapporto tra l’esperienza della lista L’Altra Europa con Tsipras e il suo prolungamento futuro, con la stessa ambizione di lavorare a un processo di costruzione di una soggettività politica nuova, nazionale questa volta anche se concepita come parte integrante di un progetto europeo”.

E’ chiaro che dallo stato emergenziale imposto dalla situazione anomala di partenza (tipo di “governance” senza dubbio oligarchica, affidata com’era alla verticalità dell’organismo dei “garanti”, e dallo spazio limitato per la discussione collettiva ….) si deve ora uscire. Ma è anche l’avvento del “renzismo” ad avere modificato profondamente il contesto politico nazionale. Severa, spietata, lucida la parte dell’intervento di Revelli relativa al nuovo corso italiano: ”il renzismo – come già in buona parte a suo tempo il grillismo – ha modificato la logica (e la geografia) profonda del sistema politico italiano, con un potenziale distruttivo estremo.

Per molti aspetti, la vittoria elettorale di Renzi è una vittoria contro il suo partito. E’ stato incoronato, con quel suffragio trasversale, più in quanto rottamatore del Pd che non come suo leader e rappresentate. Come liquidatore di quel ceto politico assemblato, con gli strumenti del Porcellum, da Bersani, e rivelatosi nella sua miseria prima in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica, poi nelle pieghe del passaggio da Bersani a Letta, infine datosi senza nemmeno trattare sul prezzo, alla velocità della luce, al nuovo conquistatore.

Ci aspetta la ricerca di un “nostro popolo”, che finora ci è mancato e che si conquista solo frequentandolo. Standogli dentro, e insieme.

Abbiamo bisogno di “manifestare” – di prendere l’iniziativa e la piazza, contro la rassegnazione e l’isolamento -, ma anche, e tanto, di pensare. Di mobilitare quel potenziale culturale che ha fatto la differenza nella campagna elettorale ….come si viene configurando il rapporto tra le generazioni? Tra i generi? Tra le aree geografiche? Tra lavoro e ambiente? Tra compagni? Dobbiamo inventare una modalità di decisione collettiva che non ci schiacci nella routine burocratica o all’opposto nella conflittualità permanente, che sappia tenere insieme le differenze in un rispetto che non sia indifferenza, che riesca a produrre una capacità di parola collettiva in tempi di individualismo devastante. Vi pare poco?

Ce n’è abbastanza per lasciare da parte i dettagli, su cui spesso ci dividiamo, e concentrarci sulle cose importanti, su cui è indispensabile che ci uniamo”.

 

Barbara Spinelli

Dobbiamo cambiare l’Europa; dobbiamo puntare a un New Deal non solo dell’economia, ma della cultura, della democrazia; a un’Unione Europea solidale, a un federalismo solidale. L’austerità è incompatibile con il progresso sociale e divide l’Europa. Ai partiti della nostra area dobbiamo chiedere di fare un passo indietro per farne uno grande in avanti.

Il ‘renzismo’ non è parte della socialdemocrazia europea (Spinelli sottolinea in questo la diversità di opinione rispetto a Tsipras) ma è una forma di centrismo autoritario.

Ci sono state situazioni che potevano portare a rotture e scissioni durante la campagna elettorale ed esiste a sinistra un impulso a ripetere scissioni che dobbiamo superare. La nostra forza è nel programma da portare avanti e difendere. La scadenza elettorale è un momento importante ma se non ci riusciamo per le regionali dovremo esser pronti per le politiche. Massima opposizione ai tentativi in atto di stravolgere la nostra Costituzione e di approvare leggi elettorali illiberali (vedi sbarramento all’8%). Sul tema dell’immigrazione lottare in Europa per l’apertura permanente di corridoi umanitari. Andare oltre la protesta e la rabbia.

 

Gruppi di lavoro

I report dei gruppi di lavoroin cui si è suddivisa l’assemblea saranno pubblicati sul sito della lista  non appena disponibili.

Personalmente ho partecipato al gruppoDemocrazia, Costituzione, legge elettorale, referendum.Il Gruppo considera il progetto Renzi-Berlusconi di stravolgimento della Carta costituzionale e di riscrittura della legge elettorale, come l’espressione del più pericoloso tentativo di offrire alle politiche di austerità la cornice istituzionale più confacente.

Nel mirino del progetto reazionario di Renzi e Berlusconi vi è, innanzitutto, l’obiettivo di sterilizzare ogni espressione della sovranità popolare: introduzione di soglie di sbarramento e di marchingegni elettorali che escludono dalle assemblee elettive milioni di elettori e di elettrici e che spingono chi non si sente rappresentato verso l’astensionismo; crescita abnorme del numero delle firme necessarie per promuovere referendum popolari o proposte di legge di iniziativa popolare.

La cancellazione del Senato elettivo e la sua riduzione a Camera di serie B sbilanciano ulteriormente il Parlamento a favore dell’Esecutivo; Il Presidente della Repubblica e la grande maggioranza dei giudici della corte costituzionali e una parte del CSM, grazie ad una legge elettorale truffaldina e anticostituzionale, saranno nominati e sotto il pieno controllo del Capo della maggioranza parlamentare.

Proposte nel breveperiodo: lanciare un appello a tutte le associazioni, le reti, i movimenti politici per la costruire insieme a Roma, in autunno, una grande manifestazione nazionale.
Organizzare nei territori una campagna diffusa di informazione che contrasti la disinformazione che sull’argomento delle riforme costituzionali i grandi mezzi di comunicazione stanno portando avanti.
Costruire con i nostri eletti al Parlamento europeo una iniziativa europea che getti l’allarme sulla svolta autoritaria in Italia. [Bruno Saladino per ecoinformazioni]

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