Mese: Ottobre 2016

11 e 12 ottobre/ Lo and behold al Gloria

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A Como solo allo Spazio Gloria di Arci Xanadù in via Varesina 72 un incredibile viaggio dentro e intorno al mondo connesso e digitale in un documentario del grande Werner Herzog. Martedì 11 e mercoledì 12 ottobre alle 21 in proiezione Lo and behold.

La società moderna dipende da internet per qualsiasi necessità. Raramente ci si sofferma a pensare all’onnipotenza del medium, che ha finito per connettere online le nostre vite. Werner Herzog grazie a un insieme di interviste, dai pionieri di internet alle vittime di radiazioni wireless, documenta come il web abbia cambiato le nostre vite e come abbia dato luogo anche a nuovi fenomeni di violenza e dipendenza.

Ingresso 7 euro, ridotto 5 euro riservato ai Soci Arci. Tutto il programma dello Spazio Gloria su www.spaziogloria.com

I migranti a Como/ interpretazioni e prospettive

Si è svolto nel salone della Biblioteca Comunale di Como, nella serata di venerdì 7 ottobre, l’incontro I migranti a Como la realtà e le prospettive: oltre tre ore di interventi, di spunti, di narrazioni, di immagini, di suggestioni in una sala gremita. Tutto da rimeditare e approfondire. Impossibile darne un resoconto in qualche misura “utile”, che aggiunga qualcosa, insomma, ai molti argomenti (e anche alle criticità e contraddizioni) emerse nel corso della serata.

Per questo, vi proponiamo, come memoria e come stimolo a proseguire nel percorso, una carrellata della serata nella immagini di Claudio Fontana per ecoinformazioni.

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Como ricorda Alfonso Lissi

lissi-2016ott08-01Sabato 8 ottobre, come da tradizione ripristinata ora mai da qualche anno, l’invito della sezione Anpi di Como, ha radunato un gruppo di cittadini e rappresentanti di Istituzioni ed Associazioni al cimiterio di via Lissi a Como-Rebbio, per commemorare e ricordare il partigiano Alfonso Lissi, caduto durante la battaglia di Lenno il 3 ottobre 1944. L’introduzione a cura del presidente dell’Anpi cittadina Nicola Tirapelle ha sottolineato come questo appuntamento «ci aiuti a ricordare, a capire il passato ed a sentirci parte di un percorso che i partigiani hanno iniziato e che noi abbiamo il dovere di continuare oggi». La parola è poi passata a Francesco Dalla Mura che ha letto un breve intervento a nome della sezione (leggi qui il testo). L’assessore Marcello Iantorno, non potendo essere presente, ha inviato un messaggio a nome dell’amministrazione comunale che è stato letto durante la cerimonia (leggi qui il testo). Don Giusto Della Valle, parroco di Rebbio è intervento in seguito incentrando il suo ragionamento sulla libertà di movimento delle persone, diritto ad oggi negato a molti migranti provenienti dal Sud del mondo. Dopo una breve lettura tratta da uno scritto di Giuseppe Dossetti che ha voluto portare Grazia Lissi (nipote di Alfonso) ed il ricordo dell’Associazione Alfonso Lissi per parola di Giuseppe Caruana, l’intervento conclusivo è stato affidato a Renzo Pigni che con la lucidità e la passione che lo contraddistingue ha ricordato Lissi, mettendo in guardia i giovani sul futuro e sui preoccupati rigurgiati nazifascisti che si fanno sempre più pericolosi nell’Europa di oggi. Presenti alla commemorazione i familiari di Lissi, tra i quali il fratello Erminio, i consiglieri comunali Patrizia Lissi (nipote di Alfonso), Andrèe Cesareo e Luca Ceruti, l’Anpi provinciale di Como, rappresentanti dei partiti Prc, Pd e Psi, alcune sigle sindacali della Cgil quali la Funzione Pubblica oltre a rappresentati di Arci, Como senza frontiere, Italia Cuba, Isituto P.A. Perretta e Soci Coop di Como. [jl, ecoinformazioni – foto Fabio Cani e Francesco Dalla Mura]

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L’Introduzione del presidente dell’Anpi cittadina Nicola Tirapelle

 

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Erminio Lissi e la moglie Vanda

 

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Grazia Lissi e Renzo Pigni

 

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10 ottobre/ Bordo visita il Campo governativo Cri-Caritas

francobordoPer entrare ci vuole un parlamentare e Franco Bordo, per la terza volta in visita a Como, ci sarà alle 14 di lunedì 10 ottobre. Quindi i cancelli di via Regina Teodolinda si dovranno aprire e permettere che si diradi la nebbia sul non luogo dell’accoglienza comasco. Parteciperanno alla delegazione il coordinatore provinciale Marco Lorenzini, i consiglieri di Paco-Sel  Luigi Nessi e Celeste Grossi, l’assessore alle politiche sociali di Paco-Sel Bruno Magatti e Manuela Serrentino del Forum salute di Sinistra italiana.

Un quartiere, una piazza, un ponte, un cancello: l’area ex Fisac quasi ultimata

La ristrutturazione dello spazio ex Fisac ed ex Trevitex di Camerlata sta per imboccare l’ultimo tratto del percorso e il Comune di Como si preoccupa di presentarne i risultati alla popolazione (soprattutto del quartiere). Questo il tema dell’incontro pubblico convocato nell’aula magna della scuola “Fogazzaro” a pochi metri dal luogo dell’intervento.

L’assessore alla Pianificazione Urbanistica, Lorenzo Spallino, espone in apertura il lungo iter dell’intervento edilizio, che affonda le radici almeno nel 1994, mentre l’ultima fase, quella che vie definita di “riqualificazione” prende l’avvio almeno nel 2011. Una riqualificazione che intende mettere a disposizione del quartiere una piazza, in una zona che soffre della mancanza di spazi collettivi e socializzanti, e che ne soffrirà sempre di più in futuro, stante la pressione demografica che l’ulteriore espansione edilizia, che pare inarrestabile, porterà (sull’area dell’ex Sant’Anna è previsto nei prossimi tempi l’insediamento di circa 1200 nuovi residenti).

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E dunque una nuova piazza di circa 2000 mq e un «percorso protetto» in direzione del Liceo “Giovio”, interventi che si inseriscono in un quadro di interventi più ampio, finanziato con il 70% degli introiti degli oneri di urbanizzazione, che comprende anche interventi sulla via Paoli, sulla via Varesina e sulla via Giussani.

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All’architetto Fabio Nonis, del gruppo progettuale, spetta il compito di illustrare le caratteristiche di questo nuovo «luogo di fruizione», che sarà al tempo stesso uno «spazio di rappresentanza» e un «recupero della memoria» di quanto è stato raso al suolo (una delle industrie tessili più importanti e più interessanti dal punto di vista architettonico della città, di cui l’ultimo relitto sopravissuto – la palazzina degli uffici di cui si è a lungo discusso – era sinceramente il brano meno significativo). Nella storia del tessile, perciò, si sono scovati gli elementi decorativi che vivacizzeranno l’allestimento architettonico dello spazio: alcuni ovviamente ripescati dallo sterminato repertorio di disegni di cui i «foulard» (che paiono essere l’unico prodotto tessile degno di memoria) erano pieni, e altri inopinatamente reperiti grazie a degli innocui strafalcioni (come la teca museale con i vari tipi di bozzoli, scambiata per «teca con cui venivano fatti essiccare i bachi»! vetro compreso, si intende…). Ma naturalmente la discussione si accentra sull’ormai noto ponte che scavalca la via Badone. L’architetto Nonis delinea le scelte progettuali che hanno portato alla sinuosità del percorso (inevitabile il riferimento alla flessuosità dei tessuti serici, ma si potevano citare anche le onde del lago) e quelle che hanno obbligato a una realizzazione di parziale funzionalità, con forti pendenze e «gradoni» che ne impediscono la percorrenza a chi ha difficoltà di deambulazione, a carrozzelle, passeggini, biciclette ecc. In sostanza al ponte è affidato un obiettivo specifico: quello di accompagnare «la massa degli studenti del Giovio» da piazza Camerlata alla sede scolastica, indirizzandoli dalla nuova piazza verso il percorso interno tra le nuove case dell’area ex Fisac (attualmente parzialmente chiuso, ma che dovrà essere riaperto, perché su di esso grava una servitù pubblica di passo, fino ad oggi scarsamente rispettata), e poi, superata via Cuzzi e risistemato il tratto finale di percorso, verso un ingresso laterale del Liceo. Come ha dichiarato l’architetto Nonis, «il ponte deve essere attrattivo, perché se il ponte non funziona per farci passare gli studenti, risulta inutile». Per tutti gli altri, infatti, continuerà a funzionare il passaggio pedonale a raso, all’innesto di via Badone con via Paoli, ulteriormente razionalizzato con sistemi di «semafori intelligenti».

A questo punto si scatena la discussione, perché i residenti presenti contestano questo tipo di scelte, e la reale utilità del ponte. Tra le altre questioni sollevate, meriterebbe una riflessione approfondita quella sulla reale provenienza dei flussi di studenti verso il Giovio (una buona parte, in effetti, non proviene dalla piazza di Camerlata). Lamentano anche un difetto di comunicazione, perché il ponte è stato presentato come «ciclopedonale», cosa che non è. «È vero, – ammette a un certo punto l’architetto Cosenza, dirigente del settore Urbanistica, Edilizia privata e Suap del Comune di Como – il ponte avrebbe dovuto essere così», ma poi, approfondendo le verifiche, si è capito che così non si sarebbe potuto fare…

E comunque l’ipertrofico ponte ormai c’è, la piazza quasi. La discussione rischia di essere accademica. La progettazione partecipata, di cui poco oltre il confine si continua a sperimentare, resta dalle nostre parti una pia illusione.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

C’è vita nelle scuole comasche

Featured Image -- 54087Ritorna l’attivismo politico sociale degli studenti comaschi. Si è avviato con l’assemblea del 7 ottobre degli Studenti senza frontiere un percorso di protagonismo giovanile per aprire le scuole alla realtà oggi tenuta furori da programmi burocratizzati e da dirigenti attenti principalmente a non prendersi alcuna responsabilità e paternalisticamente a decidere anche quali sono le attività studentesche legittime.
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In mostra a Chiasso la grafica pubblicitaria di Federico Seneca

Si inaugura sabato 8 ottobre alle ore 17 la nuova mostra del m.a.x. museo di Chiasso, dedicata a Federico Seneca, uno dei protagonisti dell’immagine grafica del Novecento.

Certamente il suo nome è meno famoso delle sue opere (quanti saprebbero dire che che è lui l’autore delle illustrazioni dei Baci Perugina? e sarebbe meglio pensarlo come l’ideatore del “concetto” stesso dei Baci, se non si vuole usare l’espressione esterofila più corrente di concept), ma basta un rapido giro per l’esposizione di Chiasso per convincersi che ci siamo nutriti a lungo delle immagini e delle suggestioni da lui elaborate.

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La mostra ha quindi il merito di proporre non solo le sue opere più note (quelle per Perugina e Buitoni, in primo luogo, di cui fu art director, quando ancora non si diceva così: uno dei primi in Italia) ma anche molte altre, meno universalmente riconosciute, ma altrettanto interessanti, a partire dai suoi esordi art-nouveau nella natia Fano, fino ad arrivare alle sue creazioni più asciutte e quasi astratte degli ultimi anni.

Soprattutto, il lavoro delle curatrici – grazie anche alla totale disponibilità della famiglia Seneca, che ha conservato moltissimi materiali, e di un’istituzione museale di importanza fondamentale come la Collezione Salce di Treviso – riesce a mettere in evidenza il percorso creativo e progettuale di Federico Seneca, a tratti straordinariamente innovativo e personale.

Di grandissimo interesse sono per esempio i modelli in gesso, modellati dal lui stesso, per darsi la possibilità di studiare gli effetti di luce e di ombre da restituire poi nell’elaborazione grafica per le opere a stampa: un procedimento che può apparire oggi incredibilmente complesso e che invece affonda le sue radici nell’arte “classica” del disegno, ben diversa dalla concezione iconica contemporanea che ritiene l’immagine fin dall’origine a due dimensioni.

Altrettanto notevoli, e altrettanto stimolanti, sono le sue schematiche articolazioni della disposizione delle figure umane: una schematizzazione “astratta” che, più ancora che alle formalizzazioni del razionalismo tedesco degli anni Trenta, sembra alludere alle sperimentazioni pop dei decenni più recenti.

L’allestimento dell’esposizione è chiara e narrativamente ineccepibile: la successione delle varie elaborazioni relative allo stesso soggetto, o allo stesso prodotto, riesce davvero a rendere vivo il processo ideativo di Federico Seneca, e al tempo stesso la continua variazione delle tipologie proposte (grandi manifesti, pagine a stampa, bozzetti, schemi, prove di stampa, sculture eccetera) permette una fruizione attenta e divertita dell’intero percorso.

Alla fine la sensazione iniziale di avere “già visto” tutte quelle figure si mischia con quella conclusiva di averle “viste davvero” solo adesso.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune immagini dell’allestimento

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Federico Seneca (1891-1976). Segno e forma nella pubblicità

a cura di Marta Mazza e Nicoletta Ossanna Cavadini

m.a.x. museo

via Dante Alighieri 6

Chiasso

9 ottobre 2016 – 22 gennaio 2017

 

Orari: martedì-domenica ore 10.00-12.00, 14.00-18.00, lunedì chiuso

 

Ingresso

Intero: CHF/Euro 10.-

Ridotto (AVS, AI, studenti, TCS, TCI, FAI SWISS, FAI, convenzionati): CHF/Euro 7.-

Scolaresche e gruppi di minimo 15 persone: CHF/Euro 5.-

Metà prezzo: Chiasso Card

Gratuito: bambini fino a 7 anni, giornalisti, Passaporto Musei svizzeri, ICOM, Visarte, Aiap, associazione amici del m.a.x. museo

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