Intervenga l’Europa dei diritti e delle libertà

Il sindaco di Palermo ha richiesto l’avvio della procedura di infrazione prevista dall’art. 7 del Trattato dell’Unione Europea sui diritti umani, denunciando la grave violazione di questi “valori comuni” attraverso l’adozione di provvedimenti normativi (Decreti sicurezza) e amministrativi (Direttive sulle Forze di Polizia) da parte dello Stato italiano.

«L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà,  della democrazia, dell’uguaglianza,  dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini». (art. 2 Tue). Questo il testo a cui Leoluca Orlando ha fatto particolare riferimento.

La procedura invocata è stata fino ad oggi aperta solo nei confronti di due Stati membri: la Polonia e l’Ungheria. Per la Polonia la procedura è stata avviata da parte della Commissione europea per grave rischio di violazione dello Stato di diritto determinata dall’approvazione di leggi costituzionali che andrebbero  ad intaccare la indipendenza della magistratura e la divisione tra i poteri dello Stato. Per l’ Ungheria invece è  stato direttamente il Parlamento europeo che ha avviato la procedura per grave violazione, non solo grave rischio, proprio dei valori richiamati dall’ articolo 2 del Trattato (libertà di stampa, discriminazione di genere, respingimenti migranti, costruzione del muro).

Per questo motivo il sindaco di Palermo ha inviato la sua richiesta sia al presidente del Parlamento Europeo, sia alla Presidenza della Commissione Europea, sia agli Stati membri. Infatti la complessa procedura dell’ art. 7 può essere attivata da tutti questi organi istituzionali con differenti maggioranze qualificate e numerosi passaggi di garanzia prima di giungere ad applicare le sanzioni nei confronti di accertati gravi e persistenti comportamenti da parte di uno Stato membro, in violazione dell’art.2, sanzioni che possono giungere anche alla sospensione del diritto di voto nel Consiglio d’Europa!
La richiesta di attivazione da parte di Leoluca Orlando non ha, pertanto, solo un valore simbolico, ma mi sostanzia nell’utilizzo di uno strumento giuridico di salvaguardia dei principi e dei diritti fondanti l’Unione europea.
Quei principi e quei diritti più volte attaccati dalle politiche sovraniste,  oggetto di vilipendio durante tutta la recente campagna elettorale europea.
Gli strumenti di politica del diritto esistono, ma sono destinati ad arrugginire se non si utilizzano. Certo non tutto può essere affrontato con il ricorso alle leggi,  segnate dal limite del diritto stesso e dalle carenze della giustizia umana, spesso il rispetto delle norme è stato invocato per giustificare comportamenti esecrabili , basti pensare al processo di Norimberga e ai più recenti processi instaurati nei confronti dei crimini di guerra dove l’ obbedienza agli ordini o alle leggi vigenti si trasforma in una dichiarazione di innocenza.
L’ invocazione del povero mugnaio di Bertold Brecht contro l’abuso dell’imperatore: «Esiste dunque un giudice a Berlino» resta attuale e tragicamente applicabile di fronte ai ritorni della storia e agli ottundimenti  della memoria.
Grazie allora al sindaco di Palermo che con la sua azione politica ce lo ha ricordato. [Grazia Villa per ecoinformazioni]

Leggi il testo del documento presentato da Leoluca Orlando, sindaco di Palermo.

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