Un tranquillo week end di memoria
Nei giorni passati, un docente di storia del Liceo Bottoni di Milano ha pubblicato sul sito della sua scuola una lettera aperta ai rappresentanti della comunità ebraica di Milano, agli istituti e ai musei di storia contemporanea, agli enti e istituzioni che lavorano sul tema della memoria storica, una lettera intitolata “Non potrà essere un Giorno della Memoria come gli altri”.
Così scrive, in questa «Lettera aperta di un docente di storia»:
«In qualità di docente di storia e di referente per l’educazione civica in una scuola superiore della nostra città [di Milano], desidero esprimere pubblicamente tutto il mio disagio, condiviso peraltro da tanti colleghi, nel momento in cui mi appresto con particolare difficoltà a dedicare anche questo anno iniziative e lezioni alla ricorrenza del Giorno della Memoria. Perché non potrà essere come gli altri anni, non potremo fare finta di nulla, non potremo chiudere gli occhi di fronte a quello che sta avvenendo a Gaza. Proprio una parte di quel popolo vittima della Shoah, di cui tante volte abbiamo raccontato, cercando di tenere viva la memoria e di educare i giovani alla lotta contro tutte le discriminazioni e i pregiudizi, la parte che difende e sostiene le politiche scellerate degli ultimi decenni della destra israeliana, si è trasformata in carnefice, ai danni di una popolazione inerme che in gran parte non ha responsabilità alcuna negli attacchi tragici ed esecrabili del 7 ottobre.
Nessuna ambiguità: non si tratta in alcun modo di mettere in discussione la legittimità dello stato di Israele, né di fare paragoni inconsistenti dal punto di vista storico. Chi, come il sottoscritto, ha speso tanti anni, a partire dagli studi liceali, ad approfondire e conoscere la storia del popolo ebraico e delle secolari ingiustizie da esso subite, non può mai dimenticarsene. Proprio però questa sensibilità storica e morale ci impedisce questo anno di parlare di Shoah senza pensare a Gaza. Perché la nascita e l’esistenza di Israele è direttamente collegata a quanto accadde di tragico in Europa prima e durante la Seconda Guerra Mondiale e il popolo palestinese paga da più di un secolo ormai colpe che sono in buona parte da ascrivere agli interessi geopolitici degli stati amici e alleati di Israele (prima di tutto Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti).
Nell’esprimere pubblicamente una difficoltà che sono certo è anche di tanti altri colleghi, vi chiedo nel modo più sincero di aprirvi all’ascolto e al confronto, cercando di prendere in considerazione le ragioni di chi si oppone all’occupazione israeliana e di sostenere quanti anche all’interno di quello stesso stato ha sempre cercato di fare prevalere le ragioni del dialogo e della pace. Non si tratta solo di chiedere un doveroso e immediato cessate il fuoco che ponga fine al massacro della popolazione di Gaza, ma di costruire le basi per il futuro, di Israele, dei palestinesi e dell’intero Medio Oriente.
Vi ringrazio per la considerazione che vorrete dare a queste parole.
Lorenzo Mazzi (Liceo Scientifico Statale “Piero Bottoni”)»
A noi sembra che questa lettera vada al cuore del ruolo della memoria, che deve essere viva, che deve applicarsi ai problemi della contemporaneità, che deve necessariamente confrontarsi con le criticità del mondo, anche di quelle che fanno più male.
A questa lettera le istituzioni coinvolte hanno risposto con testi evasivi o con superficiali accuse di antisemitismo.
La Giornata della Memoria 2024 avrebbe potuto essere un momento di confronto, di approfondimento, anche di conflitto civile. Invece non può essere altro che una giornata di silenzio, perché con un inedito appello chi crede di parlare in nome di quelle vittime ha chiesto di non lasciare parlare in nome di altre vittime, quelle di oggi.
Prontamente il governo ha accolto la richiesta, cancellando – per un giorno almeno – la libertà costituzionale di manifestare. Nella totale assenza di rischi per l’ordine pubblico, ma anche nella generale indifferenza per questo sovvertimento dell’ordine democratico.
Così la giornata della memoria è stata trasformata nella giornata dell’oblio. Non proprio un risultato incoraggiante. [Fabio Cani, Mariateresa Lietti, ecoinformazioni]

