A 80 anni dagli scioperi antifascisti del ’44 una serie di iniziative a Como e Lecco
Durante la mattina del 6 marzo 1944, a un segnale convenuto, anche le fabbriche del Comasco (le poche che erano ancora in grado di lavorare) si fermarono. È uno dei momenti più importanti della lunga lotta contro il fascismo e l’occupazione nazista, punto di saldatura della resistenza armata e della disobbedienza civile: è il momento in cui il fascismo e il nazismo capiscono che per loro non c’è più futuro, anche se l’agonia sarà ancora lunga e dolorosa per tutti e tutte.
A 80 anni da quei giorni, che Como e Lecco condivisero con tutta l’Itali settentrionale, approfondimenti, riflessioni e attualizzazioni si impongono: quegli scioperi – strumento prioritario dell’agire e della soggettività del movimento di lavoratori e lavoratrici – parlano un linguaggio che è totalmente valido anche nel presente, pur considerando tutte le grandi differenze tra oggi e ottant’anni fa. Sono scioperi che, sotto l’oppressione nazi-fascista, si esprimono per la pace e contro la guerra, per il lavoro più umano, per la vita più giusta, per la libertà, contro il fascismo.
Non c’è molto da aggiungere per sapere che l’impegno (e il messaggio) è di una stringente attualità.
Proprio per restituire, almeno in parte, la grande ricchezza di quella mobilitazione e il suo significato tutto pregnante, le realtà democratiche e antifasciste hanno pensato di dar vita il 5 marzo, nel corso della mattina dalle 10 alle 13 nell’auditorium della Biblioteca Comunale “P. Borsellino” di Como, a un incontro con molte voci e molti contributi: interventi di taglio storico, interviste registrate negli anni scorsi con i testimoni di quelle lotte e di quelle repressioni, video sui problemi attuali del lavoro, letture di documenti, musiche, immagini…
Di fronte a un pubblico di giovani studenti e di delegate e delegati sindacali, con l’obiettivo dichiarato di suscitare interesse, sollevare domande, e – non per ultima cosa – di provare a saldare le diverse generazioni, anche nella storia, con la speranza che già nell’incontro “corale” ci sia la partecipazione (le domande, le osservazioni) del pubblico.
Oltre all’incontro, in Biblioteca è allestita la mostra “Con le fabbriche dalle lotte operaie alla libertà”, realizzata dieci anni fa in occasione del 70° anniversario degli scioperi, che offre una sintesi delle vicende di quei mesi. Al piano superiore una piccola mostra bibliografica presenta alcuni dei contributi fondamentali sugli scioperi e sull’attività della Resistenza in quel fondamentale passaggio storico; si può anche leggere l’articolo che l’8 marzo del 1944 “La Provincia di Como”, organo del Partito Fascista Repubblicano comasco, fu “costretta” a scrivere per cercare di minimizzare l’accaduto, ma in realtà certificandone l’importanza. Nella mostra anche un omaggio alle lavoratrici e ai lavoratori che – in conseguenza degli scioperi – dovettero affrontare la deportazione (e, molti, anche la morte nei lager): una serie di immagini li ricorda. Le due esposizioni resteranno disponibili alla pubblica visione per tre settimane.
Il giorno seguente, 6 marzo, data esatta degli scioperi, si terrà la commemorazione ufficiale al Cimitero monumentale di Como, davanti alla lapide che ricorda i deportati della Tintoria Comense (quelli della Tintoria Castagna sono ricordati nel monumento commemorativo di tutti i resistenti comaschi, sempre al Cimitero monumentale).
Giovedì 7 marzo, poi, a Lecco si terrà il corrispondente ricordo per gli scioperi e le deportazioni dalle fabbriche lecchesi, con un incontro di approfondimento nell’aula magna del Liceo “Manzoni” in via XI febbraio. [Fabio Cani, ecoinformazioni]


