Un’altra inclusione è possibile

Lo scorso 6 maggio si è tenuta alla Biblioteca Spazio Volta di Lurate Caccivio la terza serata del ciclo Diritto alla salute organizzata da InTERRAgire, dal titolo Accoglienza e percorsi inclusivi – Per una società attenta alla cura. L’incontro ha riguardato in particolare le persone fragili portatrici di disabilità, le cui difficoltà (proprie e quelle dei caregivers) sono state raccontate da volontarie, medici, genitori e persone provenienti dal mondo della scuola, che hanno tracciato un quadro completo dei sistemi di assistenza statale e non.

Un’altra sala piena per il ciclo di incontri organizzato da InTERRAgire, aperta dalla sindaca Anna Gargano e introdotta da Serena Arrighi, con un sentito ricordo di Giacomo Armellini, una delle colonne portanti del volontariato luratese, venuto a mancare il mese scorso.

Anita De Paoli

Quando si tratta il tema dei diritti delle persone portatrici di disabilità si rischia spesso di assumere una narrazione che metta l’accento sulla pietà e sulla commiserazione.

Fin dal titolo della serata e andando poi sugli interventi, però, si è subito utilizzata una narrazione diversa, focalizzata più sui meccanismi che vengono messi in moto da enti, dalla società civile e dal Terzo Settore per supportare e, appunto, includere i più fragili.

Dall’intervento di Anita De Paoli, che ha principalmente raccontato la sua esperienza nel centro Fondazione Mariani per il bambino fragile, presso l’Ospedale Sant’Anna di Como, si sono evinte subito le difficoltà che le e i caregivers hanno nell’organizzare anche solo le giornate delle persone di cui si prendono cura, impegnate a incastrare numerosi appuntamenti fra medici ed educatori.

Nicoletta Guzzetti

Subito dopo ha preso parola la dottoressa Nicoletta Guzzetti, Dirigente scolastica dell’IC di Lurate Caccivio, che in un intervento più tecnico ha spiegato l’avanzamento italiano nell’inclusione delle fragilità a scuola, sia dal punto di vista delle e degli studenti portatrici e portatori di disabilità che di tutti quegli altri soggetti che necessitano di essere seguiti per potersi integrare meglio con la classe e con i programmi scolastici. Sentire queste parole da parte di una dirigente, nonostante tutti i problemi conosciuti del sistema scolastico, ha fatto capire ai presenti la qualità della scuola italiana da questo punto di vista. Con buona pace, ci viene da scrivere, di chi vorrebbe classi separate con la scusa di favorire “merito ed eccellenza”.

Andrea Catelli, direttore del consorzio Servizi sociali dell’Olgiatese, ha invece posto l’accento sul prendersi cura delle fragilità come comunità, non solamente da un punto di vista di servizi che rispondono a dei bisogni, realizzando in tal modo una inclusione “vera”. È emerso infatti, anche dall’ultimo intervento della dottoressa Francesca Baitieri, come più che “prendersi cura” e basta, si stia cercando di adottare un modello che non ascolta solo i bisogni delle persone, ma anche i loro desideri, cercando di metterli nella condizione di poter sperimentare occupazioni e interessi diversi e di poter stare più a contatto con la società, che relega spesso le persone portatrici di disabilità ai margini.

La serata si è conclusa con una carrellata di testimonianze, a cominciare da quella di Fausto Clerici, sportivo non vedente che ha raccontato di come «un angelo vestito da runner» gli ha cambiato la vita quando, a causa di una rara malattia, ha perso la vista.
Sono intervenuti anche genitori e volontarie, con un racconto particolarmente toccante da parte di Pamela Franchi e Francesca Cappello, che grazie alla parrocchia di Rebbio e a don Giusto sono riuscite a fare una esperienza di volontariato in un centro per ragazzi con disabilità in Ucraina, mostrandoci un altro lato terrificante della guerra dove chi ha meno degli altri si ritrova ancora più escluso e senza possibilità di recupero.

Ovviamente, l’apporto degli enti pubblici non può mancare, specialmente nei casi più gravi come quelli raccontati da alcuni testimoni intervenuti a fine serata, e fa riflettere come, all’inizio di quest’anno, la giunta alla guida della regione Lombardia abbia provato a tagliare di tagliare fondi destinati alla cura delle persone con disabilità gravi, salvo poi fare un passo indietro e ripristinare parzialmente (e solo per il 2024) le risorse destinate ai caregivers familiari.

In una situazione in cui il sistema sanitario pubblico, specialmente in Lombardia, è sempre più messo a dura prova da tagli e carenza di personale, mentre si favorisce in modo esplicito il privato, viene spontaneo da pensare che servirebbero più serate come quella del 6 maggio, per rendere più consapevoli le persone sulle responsabilità che ognuno ha nei confronti anche dei soggetti più fragili e marginalizzati e per favorire una consapevolezza civile e politica diversa da quella dell’individualismo, che porta a non voler né vedere né capire i problemi altrui. [Dario Onofrio, ecoinformazioni]

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