Ghiacciai/ Bene ecologico a rischio estinzione
Nella serata di giovedì 28 novembre, il comune di Canzo ha ospitato l’incontro Grotte glaciali e cambiamento climatico, organizzato dal Coordinamento salviamo il Monte san Primo, con l’intervento di Paola Tognini, geologa e speleologa del Gruppo grotte Milano.
L’iniziativa è stata organizzata all’interno dell’attività di consapevolizzazione ed informazione ambientale portata avanti dal coordinamento, nell’ambito della mobilitazione contro il rinnovamento delle stazioni sciistiche del Monte san Primo, area che a causa del riscaldamento globale non sarebbe più considerabile fruibile per attività sciistiche.
In apertura, Roberto Fumagalli del circolo ambiente “Ilaria Alpi” ha riassunto lo stato dell’arte della campagna contro gli interventi di manutenzione agli impianti sciistici della cima sopra Canzo. Il progetto si prospetta estremamente dannoso per l’ambiente, da realizzare spendendo oltre cinque milioni di euro provenienti da enti pubblici e che verrebbe realizzato in un’area ormai senza neve naturale. L’investimento sul san Primo è la prova della sconsideratezza di una politica locale e regionale prona alla turistificazione di cui il comasco è da anni simbolo e totalmente disinteressata alla sostenibilità climatica nonostante la crisi ambientale sia ormai un fatto conclamato a livello globale.

L’intervento di Paola Tognini, corredato da numerose diapositive, ha analizzato il ruolo dei ghiacciai all’interno dell’ecosistema: considerati più che altro come bellezze naturali nel senso comune, essi in realtà costituiscono una risorsa idrologica fondamentale. Infatti, costituiscono il 30% della fornitura d’acqua dei fiumi nei periodi estivi; un dato che, in periodi di siccità come quello vissuto anche in Lombardia tra il 2022 e il 2023, si alza fino ad approssimarsi al 100%. In considerazione di questo aspetto, la relatrice ha mostrato dei filmati in time-lapse che mostrano quanto vertiginoso sia il processo di scioglimento a cui stanno andando incontro. L’arretramento della cosiddetta “fronte”, la parte anteriore del ghiacciaio, quella per intendersi più ammirata dai turisti, comporta una perdita di 5 chilometri cubi d’acqua all’anno. Se non si agisce in fretta, le proiezioni dei climatologi e dei glaciologi rappresentano che il 92% dei ghiacciai attualmente esistenti rischia di andare perso entro il 2100.
In quanto speleologa, l’ospite dell’incontro ha approfondito un aspetto della “vita” del ghiacciaio che gli stessi glaciologi tendono a sottovalutare: le grotte glaciali. Queste formazioni glacio-acquatiche si creano quando, nel corso dei propri spostamenti, il ghiacciaio si crepa e rompe; nelle spaccature entra l’acqua piovana, che essendo più calda del ghiaccio lo scioglie, creando delle cavità. All’interno di queste calotte entra poi l’aria che, a sua volta calda (e sempre più, a causa del riscaldamento globale), contribuisce all’espansione delle grotte.
Favorite dal surriscaldamento dell’ambiente, queste strutture contribuiscono a propria volta al collasso dei ghiacciai, dato che diventano veicolo “nascosto” di canali acquosi, neve sciolta, che viene sottratta al ghiacciaio. Quando le grotte crollano, ampie porzioni di ghiacciaio vengono perdute all’improvviso, contribuendo al processo di scioglimento.
I ghiacciai sono una realtà purtroppo sempre più lontana dall’immaginario locale, ma la loro influenza sugli ecosistemi delle aree prealpine e pianeggianti è comunque molto importante, come ha spiegato Tognini. Azioni come quella sul san Primo e in generale l’inazione o la negazione delle dinamiche che la biosfera sta subendo a causa dell’azione inquinante umana sono deleterie e contribuiscono non solo alla scomparsa dei ghiacciai, ma anche a rendere i fenomeni nevosi sempre più rari a bassa quota.
La relatrice ha sottolineato l’importanza di un’azione politica sistemica, di livello macro, per cambiare le cose (e la Cop29 ha mostrato che ben poco si sta facendo in questo senso), ma ha poi puntualizzato come anche l’azione dei singoli, le scelte di consumo e gli stili di vita domestici, in qualche misura possono contribuire ad attenuare un processo che minaccia di essere irreversibile. In ogni caso, il fatto che agire sia urgente è conclamato da studi scientifici, negare i quali non contribuirà in nessuna misura a cambiare la situazione né ad evitare un rischio di stravolgimento ambientale ed estinzione dell’uomo che sembra sempre più imminente. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

