Dalla serata sul ddl sicurezza
Era una sala gremita quella che ha discusso in merito al disegno di legge in materia di sicurezza urbana, in seguito all’esposizione dei caratteri salienti da parete dell’Avv. Eugenio Losco, chiamato dalle attiviste e attivisti di Como per rispondere ai nostri quesiti.
Si tratta di quello che viene definito il “Decreto Sicurezza” (DdL 1236), già passato alla Camera ed ora sotto la valutazione della Commissione in Senato, perché colpito da oltre un migliaio di emendamenti dell’opposizione, spinti anche dalle manifestazioni molto partecipate che si sono svolte da quando si è preso coscienza di quanto questo disegno di legge delineava.
Anche la presidenza della Repubblica ha sollevato aspetti critici che possono prefigurare profili di incostituzionalità. Il Consiglio d’Europa ha poi sollevato preoccupazioni, con grande indignazione della seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, che invece ha trovato inaccettabile, incomprensibile e ingerente il richiamo per i gravi rischi di violazione dei diritti umani, di diritti dei detenuti e del diritto di libertà di espressione e di manifestazione per la giustizia sociale e ambientale.
Di fatto, questo disegno di Legge colpisce i settori che danno più fastidio ai nostri governanti: gli oppositori. Con questo pacchetto sicurezza si ribalta il diritto penale e si individuano delle categorie di persone considerate pericolose per colpire le quali viene configurata la pena.
Colpisce i movimenti per la casa, con l’introduzione del nuovo reato di occupazione degli immobili; colpisce i movimenti ecologisti e il diritto di sciopero molto utilizzato dal settore logistico, con in nuovo reato di blocco stradale; colpisce chi protesta contro le grandi opere con l’introduzione del reato di resistenza a pubblico ufficiale e con tutti i nuovi reati di danneggiamento. Non si dimentica della condizione carceraria, introducendo il nuovo reato di rivolta carceraria, considerata tale anche per comportamenti di resistenza passiva.
Tutti inasprimenti e introduzioni di nuovi reati con pene talmente alte che comportano l’applicazione delle misure cautelari prima del processo, anziché quelle sostitutive previste per le pene minori.
Viene da chiedersi per la sicurezza di chi, stanno lavorando, soprattutto quando si apprende che allo stesso tempo si aumentano notevolmente le tutele per le forze dell’ordine.
Si aumenta la pena di un terzo per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, si introduce la tutela legale, l’ampliamento di possesso di armi e il reato di lesioni, anche lievi, nei confronti delle forze dell’ordine. Reato questo procedibile d’ufficio quando la riforma Cartabia stabilisce che per i comuni cittadini tali reati sono perseguibili solo in seguito a denuncia di parte.
I tratti incostituzionali sono evidenti partendo dalla mancanza di pari dignità sociale e uguaglianza davanti alla legge dei tutori dell’ordine rispetto al comune cittadino, passando per la libertà di espressione, la libertà personale, il diritto di sciopero e la libertà di circolare liberamente, ultimamente limitata delle zone rosse istituite in alcune città.
Viene colpita la solidarietà e la funzioni sociale della cooperazione qualora si agevolino o si sostengano situazioni nella fattispecie di reato legato all’occupazione di immobili.
Quando poi ci si sofferma sull’articolo 31 del DdL che stabilisce e conferma i più ampi poteri ai servizi segreti, tutto ci rimanda ai momenti più bui della storia della Repubblica, quelli della strategia della tensione, delle stragi, del progetto della P2, dei servizi deviati e dei segreti di stato, quelle vicende ancora oggi oggetto di approfondimenti giudiziari per le connessioni tra politica, servizi e terrorismo.
Di tutto questo abbiamo discusso nell’incontro informativo svolto il 9 gennaio 2025 al Centro Servizi Volontariato dell’Insubria. Siamo rimasti perplessi, indignati, abbiamo ricordato come il processo di smantellamento della struttura democratica è iniziato da molto e per mano di ogni schieramento politico. Lo sconforto per la situazione degenerante sembra togliere la capacità di reazione. Il rischio di intraprendere azioni sembra troppo elevato e oneroso sotto tutti i punti di vista. Resta la domanda di come possiamo reagire, in questo momento di indifferenza e di disimpegno generalizzato.
Sicuramente bisogna trovare i modi per informare più persone possibili e portarle a partecipare, anche solo tornando alle urne con maggiore consapevolezza e minore senso di impotenza davanti all’attuale sgangherato sistema politico elettorale. La serata informativa partecipata sul decreto sicurezza è stata un ottimo inizio e l’organizzazione di altre su temi di interesse deve essere un obiettivo comune.
Una voce, tra i partecipanti, si è levata per dire che ci vuole convergenza. Non possiamo rimanere dei singoli cittadini attivi ma disgregati e, in fondo, individualisti. La Repubblica ci riconosce i diritti come singoli ma è nelle formazioni sociali che si realizza la sovranità del popolo e la personalità del singolo. il processo di convergenza supera il concetto di fare rete. Ormai questa rete, alimentata dai social, ha le maglie larghe e, nella moltitudine delle informazioni che ci lancia, ne perdiamo la maggior parte.
Ho sentito anche dire che occorre che tutti facciano un passo indietro per osservare, riscoprire e riconoscere l’insieme dei principi che ci legano per poi convergere sugli obiettivi comuni.
Nella frustrazione, l’inorridimento e lo sconforto generale, generato del declino e dal continuo sabotaggio del progetto costituzionale la parola chiave sembra quindi essere convergenza, con tutte le implicazioni e le difficoltà che questo comporta in un territorio come il nostro, che forse più volte ha provato a convergere senza riuscirci in pieno, ma che adesso deve trovare la volontà di riprovarci perché sembra proprio essere l’unica nostra speranza. [Federica Douglas Scotti
Rappresentante Gruppo territoriale Como e Lago M5s]

