Piano cave/ Blitz della Lega contro Bulgarograsso
Legambiente con un ampio documento illustra le novità del Piano cave approvato dal Consiglio regionale. In esso alcuni elementi positivi, ma molti punti critici oltre all’emendamento della Lega che assurdamente e con grave danno per la popolazione apre il sito di Bulgarograsso alla raccolta degli inerti. Nel seguito le considerazioni di Enzo Tiso, presidente di Legambiente Como, e dei consiglieri regionali Onorio Rosati (Avs) e Angelo Orsenigo (Pd).
«Nuovo Piano cave della Provincia di Como. Dopo l’approvazione il 4 dicembre scorso da parte della Commissione VI Ambiente, il nuovo Piano Cave quinquennale della Provincia di Como è stato approvato dal Consiglio Regionale.
Un lungo iter iniziato nel marzo 2022 con un buon documento predisposto dai tecnici della Provincia
di Como. Un piano meno invasivo rispetto al passato perché non prevede nuovi poli estrattivi ma
conferma 8 siti già esistenti, 7 per l’estrazione di sabbia e ghiaia e 1 per pietre ornamentali. C’è una
grossa attenzione nei documenti allegati al contenimento dell’impatto ambientale e al monitoraggio
dei possibili rischi durante le fasi di escavazione. Vengono date prescrizioni per un corretto recupero e
ripristino al termine dello sfruttamento delle cave. Il documento è stato poi ulteriormente migliorato
durante la fase istruttoria da osservazioni di enti come Arpa e da parte degli stessi uffici regionali.
Tutto bene quindi? Non proprio. Rimangono a nostro avviso irrisolti due grossi dubbi e perplessità già
segnalati dalle associazioni ambientaliste che hanno partecipato con proprie considerazioni alle
conferenze indette dalla Provincia e ad audizioni della Commissione Regionale.
Tralasciando osservazioni relative ad alcuni singoli poli estrattivi, compreso l’incredibile blitz riguardante il sito di Bulgarograsso, imprevedibile dai documenti istruttori. Il primo dubbio di carattere generale riguarda la stima dei fabbisogni di materiale da costruzione in ambito provinciale. Sarebbero infatti necessari per cinque anni complessivamente 3milioni e 405mila metri cubi di sabia e ghiaia di questi solo 848377 potrebbero derivare altre attività di scavo, recupero di inerti e da fonti alternative e quindi dobbiamo scavare in 5 anni ben 2milioni e 550mila metri cui di materiale vergine. Nonostante le sempre più frequenti emergenze idrogeologiche si costruisce ancora troppo! Soprattutto per strade e autostrade, poli di logistica, centri commerciali… Siamo lontani dal consumo di suolo zero e riutilizziamo ancora poco in alternativa materiale da demolizione, materiali riciclati, ma altrettanto efficaci, nuovi calcestruzzi a basso contenuto di sabbia ecc . Nella gran parte dei paesi europei nell’industria delle costruzioni si assiste ad una progressiva riduzione del prelievo di materiale nelle cave e di aumento di materiale riciclato. Noi abbiamo ancora molta strada da fare!
Per di più, sebbene nella premessa del piano si definisce come priorità l’obiettivo della autosufficienza provinciale, buona parte di questo fabbisogno è calcolato per soddisfare anche la richiesta di esportazione in Svizzera. Ben 720mila metri cubi, secondo le stime della Provincia, sarebbero destinati alla esportazione. Non è una novità. Non a caso da decenni diversi poli estrattivi sono ubicati in prossimità del confine.
La Svizzera è da tempo più attenta di noi a preservare l’ambiente e il paesaggio e preferisce importare sabbia e ghiaia dall’Italia piuttosto che sventrare le proprie colline o drenare i propri fiumi.
La Regione Lombardia non solo accetta tutto ciò per non contrastare il “libero mercato” ma lo ha addirittura favorito con un accordo transfrontaliero del marzo 2015 siglato “con l’intento di facilitare”
l’esportazione nel Canton Ticino di sabbia e ghiaia e l’importazione in Italia di rifiuti inerti di materiale
da costruzione e di materiale da scavo. Esportiamo quindi materiale di pregio alterando il territorio,
biodiversità e paesaggio per importare rifiuti! Rifiuti cosiddetti inerti ma su cui dovremmo esercitare
una attenta azione di monitoraggio per controllarne l’assenza di pericolosità.
In base a questo accordo, secondo dati del Consiglio di Stato del Canton Ticino, recentemente pubblicati dalla Provincia di Varese, ogni anno dall’Italia vengono esportati 1,2 milioni di tonnellate di sabbia e ghiaia e in cambio vengono importati 400mila tonnellate di rifiuti inerti. Siamo sicuri che questo scambio sia vantaggioso? Quanto ci costa il ripristino ambientale, ammesso che sia sempre possibile senza lasciare danni irreparabili?
Un altro dubbio riguarda l’efficacia dei controlli sulla corretta modalità di escavazione e trasporto, sulla puntuale esecuzione dei monitoraggi ambientali e sul ripristino dei luoghi. Non troviamo infatti nel piano indicazioni per il potenziamento degli attuali pochissimi addetti al controllo e degli strumenti a loro disposizione e neppure per la formazione e per il coordinamento di questo personale appartenente a diversi enti interessati: Comuni, Provincia, Arpa, Ats, Agenzia delle Dogane…
Alcuni degli ambiti estrattivi si trovano, per ammissione stessa degli estensori del piano, in zone molto vicine o addirittura all’interno di parchi e zone comunque di pregio o delicate Se l’attività di vigilanza e controllo non è puntuale e soprattutto coordinata viene reso vano quanto scritto in materia di tutela, pur con dovizia di particolari. In passato abbiamo assistito a scempi che hanno lasciato ferite al territorio e al paesaggio non ancora risanate». [Enzo Tiso, Legambiente Como]
Avs e Pd contro
Onorio Rosati (Avs): «Il piano contiene elementi positivi, anche se ancora troppo materiale cavato viene esportato in Svizzera. Incerto poi il futuro di alcuni ambiti estrattivi esauriti. Inaccettabile la proposta della Lega di modificare, in Aula, la destinazione finale di uno degli ambiti estrattivi non più attivi». Il Consiglio regionale ha discusso e votato il nuovo Piano cave della provincia di Como.
Al termine del dibattito il consigliere regionale Rosati (AVS) ha espresso il suo voto di contrarietà.
«Il Piano contiene alcune elementi positivi, come il non incremento dei quantitativi di escavazione nel periodo di durata del piano. Purtroppo, il piano prevede invece quantitativi molto consistenti di materiale cavato – circa il 30% – di esportazione verso la Svizzera. Una scelta che contraddice il principio di autosufficienza provinciale. Non sono inoltre chiari i destini futuri di alcuni ambiti estrattivi, per quanto riguarda il loro recupero. Sull’attività di riciclo dei materiali da costruzione, in alternativa all’attività di escavazione, il piano è ancora timido e poco innovativo. Infine, non è accettabile che, dopo mesi di lavoro in sede di Commissione, il piano provinciale venga modificato in Aula con un emendamento della Lega che cambia la destinazione d’uso di un ambito estrattivo in esaurimento e questo senza alcun coinvolgimento del Comune interessato». [Onorio Rosati Avs]
«Il Piano Cave della Provincia di Como ha avuto un iter molto lungo – sottolinea il Consigliere Regionale Angelo Orsenigo – i lavori da parte dell’ente Provincia di Como sono stati avviati nel 2020, la redazione del nuovo piano è partita nel 2022.
Fino al giorno pirma . gli obiettivi del piano sembravano essere condivisi da tutti, includendo la maggior parte delle osservazioni delle associazioni ambientaliste». «Non abbiamo però potuto in alcun modo soprassedere all’emendamento presentato all’ultimo momento dal consigliere leghista Pase, per altro nemmeno residente nel Comasco. La richiesta di inserire la possibilità di rendere l’area delle cave di Bulgarograsso atta all’insediamento di attività di lavorazione di rifiuti inerti anziché recuperarla a destinazione agricola, non è rispettosa di tutto il lavoro svolto dalla commissione. Gli stessi uffici, durante l’istruttoria amministrativa regionale, avevano già dato in precedenza parere negativo su questa possibilità, perché il territorio ha necessità di ritrovare un proprio equilibrio ambientale, evidenziando che un’eventuale attività di riciclaggio di rifiuti inerti in quell’area, perdipiù collocata all’interno del Parco del Lura, andrebbe a generare una serie importante di criticità sul territorio, in termini di viabilità, rumore e polveri, che non sono state valutate. Per rispetto di tutti gli organi istituzionali, i tecnici e gli amministratori, è necessario che tutti gli aspetti vengano condivisi e presentati in Commissione perché tutti abbiano la possibilità di fare le opportune analisi e approfondimenti. Ci chiediamo come mai non se ne sia discusso in Commissione e come mai, tra tutte le richieste da parte degli operatori, solo questa sia stata portata in Consiglio Regionale.
Quello che è accaduto, invece, in Consiglio ha più il sapore del blitz che ha voluto inserire un incomprensibile emendamento a quello che era un documento già condiviso» [Pd, Angelo Orsenigo].

