La città incontra il carcere

La città di Como ha incontrato il carcere nella serata di martedì 20 maggio. Era prevista una camminata da Albate al Bassone, ma la pioggia ha costretto a rimanere all’interno della chiesa, alla presenza del sindaco Rapinese e del vescovo cardinale Cantoni.  

Importante la loro presenza per dare anche simbolicamente un segno di apertura e di ascolto della città alle persone ristrette (il termine “ristretti” viene usato in luogo di “detenuti” e rende il senso di restrizione fisica e psichica della situazione carceraria), in un momento storico in cui il populismo penale enfatizza la dimensione punitiva e il ricorso al carcere  inteso come luogo chiuso, estraneo al resto della comunità. Don Zeno, il frate cappellano del carcere, ha organizzato la serata e introdotto i volontari che hanno letto le testimonianze scritte da uomini e donne ristretti al Bassone. Testimonianze intense che lasciavano trasparire la dimensione pesante della reclusione, ma anche il valore umano delle relazioni, il bisogno di essere ascoltati senza sentirsi giudicati e ridotti alle azioni negative e ai reati, anche pesanti, commessi nella propria storia di vita. Un cammino difficile, lungo e impegnativo, possibile ma reso più difficile da un contesto che non lo sostiene e non lo favorisce per la situazione carceraria in generale: il sovraffollamento, la carenza di educatori, la scarsa possibilità di impegni lavorativi e di attività formative. In questo contesto è di grande importanza la presenza costante dei volontari, uno spiraglio di luce verso il mondo esterno, l’esperienza di relazioni umane accoglienti e che danno un senso concreto alla dignità delle persone. Un’esperienza che arricchisce gli stessi volontari, come testimoniava la loro voce, segno di una partecipazione intensa che coinvolgeva i presenti nella lettura delle testimonianze: storie di vita molto diverse accomunate da una presa di coscienza e responsabilizzazione e, al tempo stesso, eco di una grande fragilità, materiale, sociale ed esistenziale. Ma i volontari non possono supplire e sostituire l’impegno delle istituzioni perché le lunghe giornate del carcere possano assolvere a quella funzione rieducativa e risocializzante affidatagli dalla costituzione per dare senso alla pena e non ridurla ad una forma di vendetta affidata allo stato. Per tutti gli operatori  un ambiente di lavoro difficile, una relazione con persone molto provate, in una fase difficile della loro vita che può condurre alla disperazione, alla perdita di speranza, al semplice adattamento passivo o a comportamenti dettati dalla rabbia, quando non da un forte disagio psichico.  La speranza di trasformazione e di dare un nuovo senso alla propria vita coinvolge la società esterna al carcere. Importante che il sindaco abbia riconosciuto come tutti possano commettere errori anche gravi nel corso della loro vita e debba essere offerta una possibilità di riscatto. Il mondo del carcere e le persone che lo costituiscono fanno parte della comunità e non son sono estranee. Intra e non extra, ha sottolineato il vescovo di Como cardinal Cantoni che ha collocato questo senso di comune appartenenza, che non esclude nessuno, anche chi ha commesso gravi reati,in una dimensione religiosa, richiamando la costante attenzione per il mondo del carcere di papa Francesco e le parole di papa Leone sull’amore di Dio che è amore per tutti nella comune famiglia umana. La musica di volontari ha accompagnato l’incontro come avviene durante le celebrazioni liturgiche all’interno del carcere. A conclusione dell’incontro è stata data lettura di un appello dei ristretti del carcere del Bassone rivolto alle autorità civili e religiose perché la volontà di riscatto e di trasformazione positiva della propria vita possa realizzarsi, per non essere lasciati da parte e in solitudine, soprattutto nel momento delicatissimo dell’uscita dal carcere. Grande importanza è data al lavoro, per ritrovare autostima e accettazione sociale nella vita quotidiana, oltre che per garantirsi le possibilità materiali di una vita dignitosa. In particolare poi viene sottolineato il bisogno di avere una casa senza la quale non è possibile immaginare un consolidamento delle proprie condizioni vita. Non bisogna dimenticare come la legge già preveda, a precise condizioni, misure alternative e un’esecuzione esterna della pena che però non sono realizzabili in assenza di un domicilio. A queste concrete misure, in particolare legate al ritrovamento di situazioni abitative, è chiamata la comunità cittadina e in particolare l’amministrazione comunale e la diocesi perché diano seguito in modo operativo a quell’apertura e attenzione mostrata in questa occasione nei confronti delle persone ristrette. [Claudio Fontana, ecoinformazioni] [Foto Claudio Fontana, ecoinformazioni]

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