Rifondazione/ Referendum lavoro e cittadinanza

«Il referendum sui 4+1 quesiti su diritti dei lavoratori e cittadinanza ci presenta una fotografia sociale e politica del nostro paese che già ben conosciamo. 15 milioni di cittadini e cittadine al voto su un totale di 46. 12 milioni e mezzo hanno votato SÌ ai referendum sul lavoro: Perdiamo il referendum ottenendo lo stesso numero voti che consentono invece alla Meloni di essere al governo di un paese dove la democrazia è in profonda crisi di rappresentanza ed è sempre più una ‘democratura’.

Meno di un terzo degli elettori si è espresso contro lo strapotere di padroni e padroncini sui licenziamenti, per una riduzione della precarietà del lavoro, per indennità di disoccupazione dignitosa, per maggiori garanzie di sicurezza nelle fabbriche e nei cantieri, per poter richiedere in tempi decorosi la cittadinanza italiana a persone che vivono e lavorano nel nostro paese.

Il mancato raggiungimento del quorum è stato ottenuto grazie all’azione congiunta delle associazioni padronali , impegnate nella strenua difesa di privilegi economici, dei mezzi di comunicazione di massa , che hanno condotto una sistematica campagna di disinformazione sui 5 referendum, del governo di destra e delle principali cariche dello stato – che andando oltre i confini del proprio mandato hanno propagandato l’astensionismo- e da sindacati come la Cisl che da tempo hanno una posizione vergognosamente filo governativa e filo padronale.

Il mancato raggiungimento del quorum dipende anche dal fatto che, nella coscienza del paese, la difesa dei diritti ed il riscatto sociale sono vissuti come se si trattasse di una lotta personale contro il mondo intero: gli elettori di destra che si sono astenuti, obbedendo ai richiami dei loro leader, praticano un individualismo, un egoismo e una competitività esasperata, risultato ultimo distruzione della coesione sociale e della frammentazione della classe dei lavoratori iniziata con il ventennio berlusconiano.

La campagna referendaria ha dimostrato, al di là del risultato, l’utilità che la Cgil sia tornata a mettere al centro delle proprie mobilitazioni le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici, i diritti, il salario, la lotta alla precarietà e all’impoverimento crescente delle classi popolari.

Mobilitazioni alle quale noi di Rifondazione Comunista abbiamo aderito subito, perché esse – come ci è stato riconosciuto dalla stessa Cgil – sono assolutamente coerenti con la nostra posizione di totale opposizione al Jobs Act renziano, di contrarietà alla distruzione dei diritti e alla precarizzazione già al centro delle nostre attività politiche, come era stato per le LIP sull’introduzione del reato di omicidio sul lavoro e sul salario minimo a 10 euro indicizzato al costo della vita e a carico delle imprese.

Per sostenere i 5 sì ai referendum abbiamo dovuto mettere in gioco le nostre intelligenze nella produzione autonoma di volantini e materiali informativi, ed esercitare la pratica del contatto diretto con le persone ,abbandonando quindi totalmente i momenti autoreferenziali ( divertenti ma del tutto inutili ai fini del risultato) e tornando con insistenza in luoghi come stazioni ferroviarie , mercati periferici, scuole e piccole aziende dove si tocca con mano il disastro sociale dei nostri tempi, e dove il risultato del referendum si poteva intuire in anticipo dalle risposte spaesate delle persone.

Ed è quello che, come Rifondazione Comunista, continueremo a fare, considerando la politica come una pratica quotidiana di confronto sulle nostre condizioni materiali di vita e non come sporadica vetrina elettorale». [Ordine del giorno approvato all’unanimità dal CPF di Como del 9 giugno 2025]

About The Author

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza

Scopri di più da [Arci - Giornalismo partecipato]

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere